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Utero in affitto/Ottima sentenza della Cassazione, ora appello delle Associazioni per le Elezioni Europee


La sentenza delle sezioni riunite della Cassazione, che stabilisce il divieto di trascrizione all’anagrafe dei figli avuti all’estero tramite la maternità surrogata, fornisce finalmente una risposta chiara ai continui tentativi di aggirare la legislazione in vigore da parte di alcuni Comuni italiani. L’utero in affitto nel nostro paese è vietato e non sono possibili automatici riconoscimenti genitoriali degli adulti senza relazione biologica con il minore. La campagna delle trascrizioni intentata nei Tribunali e negli enti locali aveva lo scopo finale di mettere davanti al fatto compiuto lo Stato italiano. La Cassazione correttamente indica come unica strada percorribile l’adozione in casi particolari così come prevede la normativa vigente.
E’ ora necessario che la politica, anche in vista delle elezioni europee, si pronunci dismettendo le ambiguità di questi anni, affinché siano confermate e rafforzate misure a difesa dei bambini che non possono essere soggetti di cui si dispone a piacimento per soddisfare i desideri degli adulti.
Per questo, noi, insieme alla CIAMS, Coalizione Internazionale per l'Abolizione della Maternità Surrogata, chiediamo ai candidati e alle candidate progressiste alle Elezione europee del 26 Maggio 2019 di esprimersi con un netto NO a qualsiasi ipotesi di regolamentazione della surrogazione di maternità, sottoscrivendo l'appello seguente:
Le Istituzioni europee a più riprese si sono espresse contro la pratica della maternità surrogata con Risoluzioni e dispositivi votati dal Parlamento europeo e dal Consiglio d’Europa. In vista delle elezioni europee le associazioni e gruppi che in Italia si riconoscono con il lavoro svolto dalla rete internazionale contro l’utero in affitto, propongono ai candidati delle liste europeiste e progressiste italiane di sottoscrivere un chiaro impegno che si sostanzia in otto punti sotto riportati.
NO, NON BISOGNA REGOLAMENTARE LA GPA MA ABOLIRLA



1.- La gpa, ovvero la surrogazione di maternità, consiste nella mercificazione del corpo di una donna utilizzata come portatrice
2.- la gpa non è altro che la vendita di bambini (*)
3- La surrogazione di maternità è lo sfruttamento della capacità riproduttiva femminile e l'uso di una donna per soddisfare i desideri altrui.
4.- La surrogazione di maternità non mira a soddisfare un diritto. Non esiste diritto alla maternità, né al figlio, esiste la possibilità o meno di essere genitore.
5.- La surrogazione di maternità non fa che aumentare la disuguaglianza tra le donne.
6.- Voler regolamentare la surrogazione di maternità non fa che organizzare una nuova modalità di tratta delle donne.
7. La surrogazione di maternità viola i diritti dei bambini e i diritti delle donne contribuendo a una società fondata sull'uso e il maltrattamento delle persone più vulnerabili e più povere, una società costituita di esseri umani di prima e di seconda categoria, favorendo un ordine mondiale disuguale e discriminatorio tra gli esseri umani.
8.- I desideri di diventare genitori possono essere soddisfatti da forme che non comportino lo sfruttamento né la commercializzazione delle donne e dei bambini.
(*) Nel suo rapporto di attività del 2018, la Referente speciale dell'ONU sulla vendita e lo sfruttamento sessuale dei bambini riconosce che «la sostanza delle convenzioni di gpa praticate, anche nei paesi cosiddetti sviluppati, è nient'altro che la vendita di bambini, qualunque siano gli artifici giuridici impiegati»


Roma, 8 maggio 2019


ARCILESBICA
SE NON ORA QUANDO - LIBERE
SE NON ORA QUANDO - GENOVA
RADFEM ITALIA
RUA Resistenza all'Utero in Affitto
GRUPPO GAY CONTRO UTERO IN AFFITTO

Inizio modulo

Presentazione del libro "Gli uomini ci rubano tutto. Riprendersi il corpo, il femminismo, il mondo: un manifesto"


“(…)L’occupazione non va, il gap salariale si amplia, le carriere restano bloccate, la violenza sessista non dà cenni di flessione. Ma è la parola in sé – donna – che nella propaganda non tira più. Ci sono diritti molto più cool da difendere, quelli delle donne sono roba vecchia e per niente sexy”. La UILPA Milano e Lombardia ha il piacere di invitarvi alla presentazione del libro di Marina Terragni "Gli uomini ci rubano tutto. Riprendersi il corpo, il femminismo, il mondo: un manifesto”, che si terrà presso il salone Polotti, sede UIL di Milano, il prossimo 29 gennaio alle ore 17.30.
Dialogheranno con l’autrice -  giornalista, blogger, autrice di vari saggi tra cui ‘ La scomparsa delle donne’, ‘ Un gioco da ragazze’ , ‘ Temporary Mother. Utero in affitto e mercato dei figli’ -  la responsabile nazionale del Coordinamento Pari Opportunità e Politiche di genere della UIL, Laura Pulcini, la Presidente della Commissione Politiche per il Lavoro e Sviluppo economico del Comune di Milano, Laura Specchio, la Segretaria generale UILPA Milano e Lombardia, Eloisa Dacquino.

«Ancora troppi gap occupazionali e reddituali» «La strada da percorrere è ancora lunga, partire dalla contrattazione di genere»


Analisi UIL: Le donne che lavorano, in Italia, sono ancora troppo poche, con un tasso di occupazione femminile molto lontano dagli obiettivi Europei (60%): nel terzo trimestre 2018, si attesta al 49,4%, rispetto al 68,5% del tasso di occupazione maschile. 

Le retribuzioni delle donne, inoltre, continuano a essere nettamente inferiori rispetto a quelle degli uomini, con un gap retributivo del 31,5% nel settore privato.

È quanto emerge da un’analisi del Servizio Mercato del lavoro della Uil, elaborata sulla base dei principali dati macroeconomici italiani, in occasione dell’8 marzo, con l’obiettivo di dare una lettura di genere aggiornata degli indicatori del mercato del lavoro, con un focus sulle retribuzioni e sulle dichiarazioni dei redditi.

Tra scoraggiamento e motivi familiari, in Italia, le donne che non lavorano sono circa 3,5 milioni, a fronte di 677 mila uomini inattivi per le medesime motivazioni. Se guardiamo alla mancata ricerca di un lavoro per motivi familiari, e quindi di cura connessi alla presenza di familiari anziani e figli, si rileva che il rapporto donna/uomo che non lavorano per tale causa è di 20 a 1.

Dall’insufficienza dei servizi di cura (servizi per l’infanzia e assistenza ai non autosufficienti), unitamente all’alto costo per accedere a tali servizi, ne deriva una difficoltà per le donne di conciliare la vita privata con il lavoro. Ne è prova, non solo l’alto numero di donne inattive, ma anche l’alta percentuale di ricorso ad un orario di lavoro part-time:  3,1 milioni di donne sono in part- time rispetto a 1,1 milioni di uomini.

Così come, l’analisi dei dati sulle dimissioni volontarie entro l’anno di vita del bambino segnala come tale istituto riguardi soprattutto la componente femminile dove 8 dimissioni su 10 sono rassegnate da donne. Nel 2017 sono state complessivamente convalidate 39.738 dimissioni e risoluzioni consensuali, di cui 30.672 presentate da lavoratrici, un numero questo in crescita del 2,6% rispetto al 2016. (Dati Ispettorato Nazionale del Lavoro).

Secondo una nostra elaborazione dei dati Istat, riferiti ai primi tre trimestri del 2018, emerge che su oltre 23 milioni di occupati, il 42,1% è donna (circa 9,8 milioni). Le lavoratrici dipendenti assorbono il 45,3% dell’occupazione subordinata (pari a 8,1 milioni), prevalentemente nei ruoli di impiegate e operaie.  Bassa l’incidenza delle donne nel profilo della dirigenza (32,2%) e nel lavoro autonomo (3 donne ogni 10 uomini).

Nel III trimestre 2018, il tasso di disoccupazione femminile è pari al 10,4%, più alto dell’ 1,8% rispetto a quello della componente maschile e alla media nazionale che si attesta al 9,3%.

Nel Mezzogiorno il tasso di disoccupazione femminile è più alto: 19,3%, maggiore di oltre 10 punti percentuali rispetto alle donne del Centro e di 12,7 punti se confrontato con le donne del Nord.

Lo studio della Uil ha, inoltre, analizzato il cosiddetto gender pay gap, attraverso l’ausilio di dati di fonte amministrativa (INPS) e del Ministero delle Finanze (MEF).

Da una nostra elaborazione effettuata sui dati dell’Inps - estratti dall’Osservatorio sui lavoratori dipendenti privati (al netto degli agricoli) - abbiamo riscontrato come, a parità di inquadramento contrattuale, le donne percepiscano una retribuzione media mensile inferiore, con retribuzioni molto basse per le lavoratrici del Mezzogiorno.

Avvalendoci delle Dichiarazioni dei Redditi anno 2017, è stato ulteriormente possibile evidenziare un gender gap reddituale in cui, mediamente, la donna dichiara un reddito inferiore del 40,5% rispetto a quello dell’uomo (15.249 euro medi l’anno a fronte dei 25.614 euro degli uomini).

Tutti questi dati dimostrano come la strada da percorrere sia ancora lunga: attivo e proattivo deve essere il nostro impegno a partire dalla contrattazione collettiva in ottica di genere.


70 anni di Costituzione: la Madri Costituenti

Il prossimo 1 gennaio 2018 sarà la ricorrenza dell'entrata in vigore della nostra Costituzione, 70 anni fa. Ci saranno commemorazioni con attente riflessioni sulla qualità del pensiero e dell'etica politica dei Padri della Costituzione, ma temiamo che ancora una volta passeranno sotto silenzio il valore, la tenacia, la lungimiranza  e lo spessore etico-politico delle Madri della nostra Costituzione. Passerà sotto silenzio il fondamentale contributo portato -  benché minoranza nell'Assemblea Costituente -  affinché la nostra Costituzione fosse così anticipatrice dei principi inseriti in seguito anche nella dichiarazione ONU dei diritti umani. Le 21 elette, meno del 4% dell’intera Assemblea Costituente di 565 eletti - e soprattutto le 5 della Commissione dei 75 - hanno contribuito a fissare nella Carta Costituzionale principi fondamentali, nuove solide basi con cui ripartire e creare una nuova società, consentendo  l'ingresso delle donne nel più alto livello delle istituzioni rappresentative. Quattordici erano laureate e molte insegnanti, qualche giornalista-pubblicista, una sindacalista e una casalinga; 14 erano sposate e con figli. Molte avevano preso parte alla Resistenza, pagando spesso personalmente e a caro presso le loro scelte.
Il primo successo fu quello di ottenere che il premio della Repubblica, di £ 3000, fosse esteso anche alle vedove di guerra e alle mogli dei prigionieri, ma si devono al loro pensiero e alla loro determinazione l’art. 3 che disciplina il principio di uguaglianza, l’art. 37 che tutela il lavoro delle donne e dei minori (la parità di salario, la cancellazione della clausola di nubilato), l’art. 29 che riconosce l’uguaglianza tra i coniugi, l’art. 30 che tutela i figli nati al di fuori del matrimonio, l’art. 51 che garantisce alle donne l’ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive. Se alle idee dei Padri della Costituzione si è sempre dato il giusto riconoscimento, minor considerazione è stata rivolta alle Madri Costituenti: pochissimo spazio sui loro nomi nei libri di storia, negli articoli dei giornali, nelle trasmissioni televisive.
Per queste ragioni riteniamo che oggi sia importante - per le donne e gli uomini di ieri, oggi e domani -   nella ricorrenza della sua entrata in vigore,  ricordare il ruolo e l'importanza delle madri della  Costituzione Italiana:
Adele Bei Ciufoli, Bianca Bianchi, Laura Bianchini, Elisabetta ( Elsa) Conci, Filomena Delli Castelli, Maria Federici Agamben, Angiola Minella, Maria Fiorini Nicotra, Nadia Gallico Spano, Angela Gotelli, Angela Maria Guidi Cingolani, Nilde Jotti, Teresa Mattei, Angelina (Lina) Merlin, Rita Montagnana Togliatti, Ottavia Penna baronessa Buscemi, Elettra Pollastrini, Teresa (Estella) Noce Longo, Maria Lisa (Marisa) Cinciari Rodano,Maddalena Rossi Semproni,Vittoria Titomanlio.

Il Quinto Stato

Storie di donne, leggi, conquiste.

Lidia Poet, Franca Viola, Rosanna Oliva, nomi di donne, ai più sconosciute protagoniste di fondamentali conquiste che oggi le donne vivono come evidenti e naturali. Non è stato sempre così e per molte non lo è ancora oggi. Fino alla fine degli anni '60 l'adulterio, ma solo quello femminile, era reato e la pubblicità degli anticoncezionali era vietata. Solo dal 1960 alle donne è stato concesso di partecipare ai concorsi per accedere ai ruoli di responsabilità nelle pubbliche funzioni e solo nel 1963 hanno potuto entrare in magistratura.
Da pochissimo, e limitatamente ad alcune amministrazioni locali, è stata affermata la presenza paritaria delle donne nelle giunte e nelle società partecipate. Eppure le donne sono state protagoniste dello sviluppo industriale dei primi anni del '900, della lotta di liberazione e della fondazione della Repubblica, della ricostruzione industriale e dei movimenti degli anni '70, fino alle recenti vicende sui temi eticamente sensibili, dall'aborto alla fecondazione assistita, alla dignità nelle immagini pubblicitarie. Un cammino lungo un secolo, un percorso difficile, contrastato, conquistato, fatto anche di leggi e sentenze che hanno cambiato la vita delle donne. E non sempre in meglio.
Ileana Alesso attraverso storie,  canzoni,  film,  leggi e  sentenze, ripercorre questo cammino, descrivendo gli eventi più importanti che hanno modificato il lavoro, la famiglia, la vita delle donne italiane.

FrancoAngeli editori

L’Italia è tutta una periferia: Renzi non lo ha capito


La corsa all’interpretazione del voto di domenica (e del 5 giugno) è diventata così confusa da non riuscire a raggiungere alcun traguardo. Un politologo molto acuto come Ilvo Diamanti nella sua analisi su “la Repubblica” lo ha detto con disarmante chiarezza: i risultati delle urne hanno fatto venire meno tutti i tradizionali punti di riferimento. Ha vinto il Movimento 5 stelle? Sicuramente anche perché ha conquistato la poltrona di sindaco in due grandi città, trionfando così su due palcoscenici mediaticamente molto esposti come Roma e Torino (lo saranno anche dopo il voto, quando si comincerà a valutare l’operato delle neo-elette, Virginia Raggi e Chiara Appendino). Ma poi guardi con maggiore attenzione i dati e ti rendi conto che è andato piuttosto bene anche il centro-destra che semmai ha ottenuto il risultato “nascondendosi” dietro le liste civiche. Nel frattempo, però, la destra (che per anni ha governato con Berlusconi) cioè la Lega Nord, ha perso la sua città-simbolo, Varese.
Alla fine l’unico dato che emerge veramente con chiarezza è la sconfitta del Pd che ha lasciato per strada la metà dei comuni che occupava prima di questa tornata elettorale. Ha perso il partito di governo, ha perso il partito che si è identificato in un presidente del Consiglio che con la sua ottimistica narrazione ha provato a convincere il paese che in questi anni di sua permanenza a Palazzo Chigi tutto stava cambiando per il meglio: cresceva l’occupazione, cresceva il reddito pro-capite, crescevano le opportunità per i giovani, cresceva persino la competitività della nostra nazionale di calcio che agli Europei è approdata al secondo turno dopo essere stata umiliata due anni fa ai Mondiali. Poi, però, chiuso il giornale, o spento il televisore, o abbandonato il computer o lo smartphone, quello che un tempo sarebbe stato definito l’uomo della strada si guardava attorno e si rendeva conto che il figlio trentenne abitava ancora nella camera accanto e che la mattina, molto presto si sarebbe alzato per andare a svolgere un lavoro sottopagato (semmai con un bel voucher), che l’anziana mamma malata di alzheimer non aveva le cure adeguate perché le strutture, nonostante questo stia diventando uno dei mali del secolo per via dell’invecchiamento della popolazione, mancano e mancheranno ancora a lungo, che nel frattempo i pochi quattrini depositati in una delle trasparentissime banche italiane si erano volatilizzati.
Un vecchio adagio dice: puoi provare a prendere in giro una persona tutte le volte che vuoi; puoi provare a prendere in giro tutti una sola volta; non puoi pensare di prendere in giro tutti, tutte le volte che vuoi. Evidentemente Matteo Renzi non conosceva questo vecchio adagio e ha continuano a raccontarci una realtà che non esiste o forse esiste per i suoi amici più stretti, Sergio Marchionne, Davide Serra, mister Eataly Oscar Farinetti. Ma quella non è l’Italia (Marchionne non è proprio italiano). Soprattutto non è l’Italia delle periferie e questo paese, con la crisi, è tutto una periferia, anche quelle zone che tecnicamente non lo sarebbero.
Ecco perché al di là dei vincitori ufficiali, ha vinto il disorientamento. Non sappiamo a quale santo votarci e, allora, scegliamo quello che in momento dato ci offre le garanzie maggiori perché semmai o non ha ancora avuto il tempo per deluderci o non ci ha dato l’impressione di averci deluso. Votiamo Raggi e Appendino ma votiamo anche Luigi De Magistris che scende in piazza a Napoli armato di champagne e “rivestito” con la maglia del Napoli, l’unico segno identitario sopravvissuto al frullatore economico-sociale: la squadra del cuore.

Antonio Maglie - Blog della Fondazione Nenni

Sicurezza sul lavoro: bene iniziativa ‘Adotta una Tuta’, ora si estenda al settore pubblico


“Il tema della prevenzione e della sicurezza sul lavoro riguarda tutti da vicino ed è trasversale nei settori pubblico e privato” dichiara Eloisa Dacquino, Segretaria Generale UIL Pubblica Amministrazione Milano e Lombardia, “ A fronte di dati che in Lombardia attestano un numero ancora elevato di infortuni, anche mortali” continua Eloisa Dacquino “ abbiamo apprezzato l’iniziativa denominata ‘Adotta una Tuta. Adotta la sicurezza’ presentata dall’Assessore alle Politiche per il Lavoro Cristina Tajani, relativa alla campagna per la sicurezza nelle aziende milanesi”. “ La diffusione della cultura della prevenzione ” – aggiunge – “ è la vera sfida che dobbiamo vincere intensificando controlli, verificando adeguatezza delle risorse umane e finanziarie di contrasto non solo agli infortuni, quanto ai nuovi fattori di rischio e malattie professionali legate all’innovazione, all’uso dei moderni materiali e attrezzature ad alta tecnologia”. “Il benessere aziendale” – continua Eloisa Dacquino – “ e il rispetto delle norme, sono fattori indispensabili per garantire il miglioramento della salute e della sicurezza dei lavoratori e dei cittadini sia in ambito professionale che negli ambienti di vita”. “Per tali ragioni – aggiunge - riteniamo che sia necessario estendere l’iniziativa nel settore pubblico, nelle pubbliche amministrazioni, i cui datori di lavoro non sono esentati dal garantire standard di prevenzione e sicurezza adeguati e farsi promotori, - attraverso il coinvolgimento dei lavoratori - di buone pratiche per migliorare il benessere organizzativo” ”. “ Non vorremmo – conclude Eloisa Dacquino – “ che la prevenzione continui ad essere considerata un costo da abbattere, al pari dei tagli sin qui operati nei confronti della pubblica amministrazione”.




Milano, 9 settembre 2015

Carta di Milano





Salvaguardare il futuro del pianeta e il  diritto delle generazioni future del mondo intero a vivere esistenze  prospere e appaganti è la grande sfida per lo sviluppo del 21° secolo. Comprendere i legami fra sostenibilità ambientale ed equità è essenziale se vogliamo espandere le libertà umane per le generazioni attuali e future.”  Human Development Report 2011

Carta di Milano: un documento che mira a coinvolgere tutti i cittadini di questo pianeta nel combattere la denutrizione, la malnutrizione e lo spreco, nel promuovere un equo accesso alle risorse naturali e garantire una gestione sostenibile dei processi produttivi. Un manifesto collettivo, un atto politico e di sensibilizzazione globale sul ruolo del cibo e della nutrizione, per una migliore qualità della vita attraverso quattro prospettive interconnesse: cibo, energia, identità e dinamiche della convivenza.
Il nostro futuro è adesso.   

http://carta.milano.it/



Beni Culturali, dalla rivoluzione alla rivelazione

"Abbiamo voluto prenderci il tempo necessario per ragionare su ogni implicazione, sia pratica che di principio, che le nomine di ieri avrebbero potuto avere, a cominciare da una rapida indagine presso i nostri colleghi che esercitano la tutela e la valorizzazione nelle realtà museali più importanti d’Italia.Al di là di ogni fattore simbolicamente innovativo (il carattere internazionale del bando, il recupero dei “cervelli in fuga”, la giovane età, la massiccia rappresentanza femminile), il dato inconfutabilmente emergente è che solamente un funzionario interno al Mibact è stato ritenuto, tra tutti i concorrenti, meritevole di accedere alle nomine. Per il resto, personalità italiane e straniere provenienti da realtà diverse dal Mibact.Sulla stampa, divisa equamente a metà tra favorevoli e contrari, si parla già di difese corporative nutrite di provincialismo, ma in realtà non è quello il cuore del problema; lo straniero non soltanto  è benvenuto (se non altro per una questione di circolarità delle professioni, che vede molti tecnici italiani con prospettive di carriera decisamente più elevate che in madrepatria), ma è ulteriormente apprezzato se il suo curriculum ne comprova la preparazione culturale e l’attitudine gestionale.E il problema sta tutto qui. La UIL, dopo la pubblicazione della graduatoria d’accesso ai colloqui, ha chiesto al presidente Baratta di conoscere i criteri meritocratici adottati dalla commissione giudicante, senza ottenere risposta alcuna. Pensavamo ad inerzia, ad iperburocrazia. Invece tutto rientra, a questo punto, in un progetto folle che mira a demolire il sistema Beni Culturali una volta per tutte.Dove sta la trasparenza invocata da Franceschini, se non si riesce neanche a capire in base a quali criteri siano state nominate persone che figuravano al quinto o sesto posto della rispettiva graduatoria?Come si può apprezzare l’assottigliamento delle distanze metodologiche tra noi e l’Europa, se si mandano a dirigere luoghi importantissimi personalità di provenienza internazionale ma con una esperienza di gran lunga inferiore a chi lavora nella tutela e nella valorizzazione da almeno vent’anni e ne conosce tutte le differenti applicazioni?Non appare adeguatamente ponderato il confronto tra le esperienze professionali di Natali e di Schmidt – tanto per fare l’esempio degli Uffizi – così come la designazione di Gabriel Zuchtriegel rischia di vanificarne l’alto profilo scientifico per via di un’età (34 anni) che difficilmente giustifica un bagaglio di esperienze superiore agli archeologi interni.I nostri colleghi si sentono umiliati, offesi per il mancato riconoscimento di una professionalità profusa molto spesso in situazioni critiche (sottorganico, stipendi non adeguati al costo della vita, pagamenti arretrati da mesi, continue modifiche organizzative, etc). Non comprendono scelte che passano al di sopra delle loro teste e temono lo smantellamento completo – dopo l’abbattimento totale della struttura organizzativa del Ministero, per colpa di una riforma inapplicabile – dell’unica realtà ancora pienamente funzionante, puntellata dall’articolo 9 della Costituzione, ovvero quella della tutela, seguita a ruota dalla valorizzazione.Ecco perché suona strana tutta questa esterofilia! L’intento non sarà forse quello di ricalcare modelli organizzativi stranieri lontanissimi dal nostro retroterra culturale, dando per scontato che tutto sia adattabile all’Italia? Non vorremmo che di qui a 12 mesi si verificasse un generale allentamento delle funzioni di controllo dei nostri Istituti e dei nostri Musei sul patrimonio culturale, magari a vantaggio delle svogliature di qualche facoltoso privato….del resto, se il nostro sistema scientifico e culturale è così apprezzato nel mondo (Ministro a parte) una qualche ragione deve pur esserci! E se si è conservato per molti decenni nella forma attuale, al punto da essere meta di studi internazionali qualche merito andrà riconosciuto anche ai nostri funzionari, ormai completamente smarriti.C’è il pericolo che i nostri tecnici più preparati si sentano in dovere di guardare altrove: noi non lo vorremmo, anche perché sarebbe una sciagura totale, una dispersione di conoscenze e competenze (ma il Ministro è a conoscenza del fatto che i direttori stranieri hanno studiato nei nostri musei, le nostre collezioni, con i nostri funzionari?) da evitare ad ogni costo.Per questo non ci piace quanto è stato annunciato a gran voce, addirittura al telegionale delle 20! Non siamo alle prese con una rivoluzione, ma con una rivelazione: che il sistema amministrativo e tecnico non vale assolutamente nulla, o quantomeno che i suoi rappresentanti possono ambire a posizioni gestionali secondarie.Questo non corrisponde al Mibact che conosciamo noi che rappresentiamo il personale e l’operato di Franceschini non si differenzia in nulla di positivo rispetto ai suoi predecessori. Abbiamo l’impressione che sia solamente l’inizio, ma non siamo disposti a stare zitti, ad arretrare. Proseguiremo con i nostri contributi costruttivi, soprattutto in direzione di quella valorizzazione museale che tanto piace al Ministro e che tanto apprezzano i visitatori provenienti da ogni parte del mondo.Ma delle nomine non possiamo non chiedere conto nelle sedi più opportune. A cominciare dal mancato rispetto dell’art. 2 del DPR n. 3/1957 e dell’art. 38 del D. Lgs. n. 165/2001 sulla necessità di possedere la cittadinanza italiana, requisito rispetto al quale abbiamo allertato per tempo l’Amministrazione proprio per evitare un contenzioso che, oggi, ci appare invece inevitabile".

Comunicato UILPA Ministero Beni Culturali

Cibo per l'anima

Tra conoscenze scientifiche e antiche saggezze, Franco Berrino con " Il cibo dell'uomo",  ci conduce per mano in questa 'via' della salute, che prima di ogni cosa è viaggio dentro se stessi Si, perchè essere consapevoli, prendere coscienza 'qui ed ora' che ogni attimo della nostra vita è prezioso, che questo involucro (corpo) che ci accompagna ogni istante in questa vita e oltre, è una forma cui noi - solo noi - diamo sostanza (nel bene e nel male), è di per sè un viaggio. Cita, Berrino, Antonio Machado: il suo è un invito a non cercare strade già tracciate,a non avere pregiudizi, a rivalutare il cibo semplice, ad avere cura di noi stessi attraverso la prevenzione che necessariamente si 'nutre' di una sana e corretta alimentazione. Medico,patologo,epidemiologo, già direttore del dipartimento di medicina preventiva e predittiva dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, ci consegna un prezioso volume: dalle ricerche epidemoliogiche che hanno confermato come la trasformazione del cibo che ha accompagnato la rivuzione industriale abbia avuto un ruolo importante nella genesi delle malattie croniche che caratterizzano il nostro mondo, passando dalla macrobiotica al focus sulla sindrome metabolica e all'attenzione rivolta all'universo femminile e sue patologie (tumori),ci invita con semplicità a mangiare in modo consapevole e sano. La strada, indica Berrino, " è quella della consapevolezza e dell'assunzione di responsabilità(...) usiamo il nostro potere. Scegliamo consapevolmente. La buona volontà permette la crescita della coscienza sveglia anzichè letargica...la salute e la malattia dipendono da noi, l'infelicita' dipende da noi... nostro compito occuparci del contenitore della nostra anima, che desidera bellezza, semplicità e consapevolezza (...)". Già.            Eloisa Dacquino

Franco Berrino 'Il cibo dell'uomo. La via della salute tra conoscenza scientifica e antiche saggezze', ed. FrancoAngeli

Lo sguardo rovesciato

Sottovoce *
C'è chi in modo beota (leggi selfista), fa sfoggio di sé per testimoniare la propria 'presenza' all'universo mondo senza avere cura del risultato; chi fa clic per finta; chi per anni, alla stessa ora,  fotografa lo stesso scenario nella medesima angolazione. Chi, come Vivian Maier ( baby sitter di professione), fino alla fine dei suoi giorni immortalera' per pura passione scorci urbani, impiegati in pausa pranzo e molto altro ancora, lasciandoci un affresco del suo tempo ( anni '50, Stati Uniti) di suggestiva potenza. Un lascito di immagini sterminato, ritrovato per caso nel 2009 in una casa d' aste. Una anonima tata, che per tutta la vita privilegio' la fotografia, l'arte della fotografia,  a se stessa. L'esatto opposto di ciò che accade in questa triste umanità, così presa dal proprio ombelico da sommergerci di immagini specchio in social network dedicati. E la fotografia?  Ciò che resta della fotografia prende corpo nel libro denuncia di Roberto Cotroneo " (...) Il gesto di fotografare una volta era una scelta, una volontà,  era un modo di sedere al tavolo delle identità portando con sé un oggetto perfetto per capire: la macchina, con tutte la sua capacità di scrutare. Il soggetto fotografato lo sapeva, prendeva coscienza che il gioco era iniziato, ed entrava nella parte. Il soggetto fotografato poteva avere una espressione sofferta,  oppure poteva atteggiarsi a divo e diva, replicando gesti, espressioni e movimenti che aveva visto in immagini di persone celebri. Il fotografo sapeva che fotografare un albero non era solo sfiorare uno schermo dove l'albero era già apparso, prima di scattarlo, ma si trattava di una scelta, persino di un rischio". Continua Cotroneo,  in questo libro di cui consiglio la lettura: " la fotografia non è solo memoria e ricordo. È consapevolezza,  ed è capacità di guardare e di guardarsi. Ognuno deve sapere quale fotografia si porterebbe su un'isola deserta e soprattutto perché". Delle molteplici, una: sottovoce.  Eloisa Dacquino

Roberto Cotroneo, Lo sguardo rovesciato. Come la fotografia sta cambiando le nostre vite, Utet.
* Sottovoce ph Eloisa Dacquino

La Mirabilandia del Premier: a pagare sempre i soliti noti

"Le nazioni, come gli uomini, muoiono di impercettibili scortesie. " Jean Giraudox

Non stupisce l'idiosincrasia del tesseramento, oggetto dell'ultimo attacco - in ordine di tempo - sferrato ai sindacati dal Premier Renzi: l'idea che i processi democratici e partecipativi di qualunque associazione (e quindi anche dei partiti politici),  possano essere sostituiti da forme alternative di 'baronia' mediatica,  é coerente con la visione di un partito (democratico?), che ha consentito a chiunque l'elezione del proprio Segretario in cambio di due euro. D'altronde l'idea di abolire gli iscritti non é nuova nelle fila renziane (qualcuno ricorderà le affermazioni di Michele Emiliano); si acclama e sostiene (senza discutere), il leader più cool che questa modernità e questo  'nuovismo' (così arcaici) impongono, da un popolo  che si vorrebbe sempre più di social, tele, twitter dipendente. E il perché é presto detto: l'esercizio della democrazia impone rispetto, dialogo, ascolto; esige di dare senso, diritti e doveri a chi liberamente, impegnandosi in prima persona, decide di aderire a una comunità. Impone che il tempo dedicato alla discussione e alla proposta possa essere esercitato. Ma il tempo é nemico della modernità, e con la globalizzazione il nostro interlocutore é ovunque:  al confronto  si preferisce l'uso di slogan e hastag,  alla  discussione e al rispetto  la "gogna" mediatica di chi osa contrapporre idee e proposte diverse, alla dialettica parlamentare il ricorso continuo al voto di fiducia. Ciò che resta, in questa bolla d'aria in cui il paese sembra imprigionato, é un  partito che attraverso il suo leader, nonché capo del Governo,  sembra non essere in grado di rispettare  la storia e la lunga militanza di milioni di persone che ancora credono nei valori della comunità,  della  gratuità,  della democrazia, delle Istituzioni.  E tra questi certamente donne e uomini che nella loro veste di servitori dello Stato, si sentono quotidianamente offesi e calpestati nell'esercizio dei propri doveri: non si trova  tempo per aprire il confronto con chi li rappresenta, non si trovano risorse per rinnovare i contratti scaduti da oltre sei anni. Non si trova tempo per discutere delle molte idee e proposte che i sindacati unitariamente avanzano per riformare realmente ed efficacemente la Pubblica Amministrazione. Questo tempo lo si riserva ad inutili passerelle, spot e pseudo riforme,  mentre la spesa pubblica continua ad aumentare di pari passo alle consulenze commissionate a "professionisti": dagli 898 milioni di euro del 2009,  ai 990 del 2011 e il miliardo di euro del 2012, si è passati ai 1.150 del 2015. Agli annunci mirabolanti di risorse da destinare per la banda larga, infrastrutture e chi più ne ha ne metta, non un euro per chi quotidianamente tutela e salvaguardia il welfare nel nostro paese.  E mentre tutto ciò accade, viene varato un provvedimento che anziché combattere l'evasione fiscale, la incentiva: la non punibilità per le dichiarazioni che differiscono del 10% e l'aver innalzato da 50 mila a 150 mila euro la soglia per la procedibilita' penale. Un regalo agli evasori, con buona pace dei pensionati e lavoratori dipendenti,  tassati alla fonte. Qualcosa non torna, caro premier, e non solo nei conti: ai facili slogan, anteponga con atti concreti, attraverso il confronto, il benessere della collettività; alle diatribe di partito e a questo triste e malcelato consociativismo, il bene del paese.  

Eloisa Dacquino
10 agosto 2015  

Riforma della PA, il bluff é servito

Riforma Pa, Cgil Cisl Uil: “Un’illusione pensare di cambiare la Pa con nuove norme. Per innovare i servizi e valorizzare i lavoratori servono i contratti”. “Una grande illusione pensare di cambiare la Pa attraverso nuove norme. La Pubblica amministrazione si cambia, per davvero e in positivo, solo attraverso il coinvolgimento di chi ogni giorno ci lavora e, tra mille difficoltà, garantisce i servizi pubblici ai cittadini. Basta giochi di prestigio, bisogna riaprire la contrattazione”, questo il commento di Rossana Dettori, Giovanni Faverin, Giovanni Torluccio e Nicola Turco – segretari generali di Fp-Cgil Cisl-Fp Uil-Fpl e Uil-Pa - dopo l’approvazione definitiva del ddl Madia. “Questo governo, come gli altri, resta ancorato ad una illusoria funzione taumaturgica delle norme” attaccano Dettori, Faverin, Torluccio e Turco. “A partire dalla rilegificazione del rapporto di lavoro, dalla riduzione degli spazi di negoziazione, dall’inasprimento dei controlli di merito e di compatibilità economico-finanziaria dei contratti. E ancora una volta manca il coraggio di intervenire sui nodi decisivi: riorganizzazione dei servizi e investimento nelle professionalità”.
“In questo modo, si mantiene una Pa autoreferenziale, volutamente disorganizzata, costruita per legge e complicazioni normative calate dall’alto”, rimarcano i segretari. “Vogliamo il contratto subito. Per rendere esigibile il sacrosanto diritto al rinnovo del contratto di milioni di lavoratrici e lavoratori della Pa, e per il rilancio dei servizi pubblici contro gli eccessi normativi che anche questa millantata riforma nasconde, a partire dalla dozzina di decreti delegati da approvare nei prossimi mesi. Ancora norme e cavilli che non produrranno alcun miglioramento sulla condizione reale delle persone”. “Contrattare e coinvolgere i lavoratori è l’unica chiave di un vero processo di efficientamento dei servizi e valorizzazione dei lavoratori. Per questo, soprattutto dopo l'ennesima forzatura, va riaperta immediatamente la contrattazione”. Una forzatura, proseguono le quattro sigle, “che traspare anche dall'approvazione del dl enti locali. Qui, dopo passi avanti fatti sui temi del personale, rimangono tutte in piedi pesanti criticità, sia in vista dei prossimi e pesantissimi tagli agli enti locali, che metterebbero in serio e irreversibile pericolo l'erogazione dei servizi pubblici, sia per la nuova scure che si abbatterà sui fondi della sanità”. “Il progetto di progressiva riduzione dello spazio pubblico è chiaro, anche in vista di quella che raccontano sarà una riduzione delle tasse ma che inevitabilmente si tradurrà in nuovi tagli agli enti locali. Avvertiamo il governo: il lavoro pubblico non sarà il bancomat del governo per una, anche questa illusoria, riduzione delle tasse. Se il governo vuol mettere un tassello vero per l’innovazione, apra subito il tavolo contrattuale”.

Beni culturali, occorre voltare pagina

I lavoratori del Ministero dei Beni Culturali garantiscono ogni anno la fruibilità del patrimonio culturale italiano a beneficio di cittadini e turisti da tutto il mondo, con un evidente ritorno economico per le casse dello Stato. Tuttavia, è proprio lo Stato che continua a disconoscere sistematicamente il valore generato da questo grande impegno. Negli ultimi anni 15 anni il flusso di visitatori è aumentato e, conseguentemente, anche l’ammontare degli introiti. E ciò, grazie in particolare agli accordi sulla produttività sottoscritti dalle OO.SS. che hanno consentito l’apertura dei siti culturali in gestione statale per 11 ore al giorno e 352 giorni l’anno. Eppure sono anni che il Ministero dell’Economia, nonostante i dati che attestano i guadagni effettivi di produttività e le annunciate “semplificazioni” che avrebbero dovuto velocizzare l’utilizzo dei fondi dedicati, non fa che ritardare il pagamento ai lavoratori delle prestazioni svolte. Tutto ciò ovviamente si somma al blocco dei salari, questione che va avanti da sei anni per tutto il pubblico impiego! Ora il Governo sta tentando addirittura lo scippo delle risorse variabili del FUA, desinate alla produttività. Il prolungamento degli orari, i turni, le festività, le aperture straordinarie vanno retribuite! A tutto ciò ci aggiungono la mancanza di valorizzazione professionale dei lavoratori e le annose carenze di organico che affliggono le strutture del Ministero tutto. Non è più tollerabile giustificare disorganizzazione e disservizi. Da Uilpa, Fp Cgil, Cisl Fp, un monito: “Il sistema Mibact lo cambiamo noi: più servizi, più attenzione all’utenza, più benessere organizzativo, più coinvolgimento dei lavoratori. E trasparenza e legalità su appalti e concessioni.”

Milano, lezioni sul futuro

Nell'ambito dell'iniziativa  " Officina Expo. Sei lezioni sul futuro", a cura di Alessandro Bertante  e Antonio Scurati, il 28 luglio 2015 alle ore 18 Marco Paolini parlerà di  "Uomini e animali", sullo sfondo dello 'Sposalizio della vergine' di Raffaello, presso la Pinacoteca di Brera.


"Il futuro è un tema dimenticato e irresistibile. Soprattutto è un tema inevitabile. Non lo si può aggirare ma non lo si può affrontare se non con la forza di una visione e di un racconto. Dopotutto, siamo una specie che racconta storie, che alza lo sguardo verso l’orizzonte. Lo facciamo per spiegarci il mondo. Lo facciamo, soprattutto, per “stare al mondo”, per donare un senso al nostro esserci, per dare forma al tempo(...)".
E.D.

Incontro successivo il prossimo 14 settembre alle ore 18.30, con Javier Cercas al Castello Sforzesco.

Natura Naturans.



 

Fino al 28 febbraio 2016 Villa Panza ospiterà “Natura naturans. Roxy Paine e Meg Webster (Opere dal 1982 al 2015), una mostra che intende riflettere -  in concomitanza con Expo Milano 2015 Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita -  sul tema della natura come generatrice e fonte di vita. Ventotto grandi opere e installazioni, realizzate tra il 1982 e il 2015, sono ospitate lungo un percorso che si snoda tra gli spazi interni ed esterni della villa, cercando un armonioso equilibrio fra natura, architettura e le opere della collezione permanente. I due artisti, con modalità differenti, mettono in evidenza la forza creatrice della natura e la contraddizione che nasce nella società contemporanea dallo sfruttamento di tali energie da parte dell'uomo.
Roxy Paine (New York, 1966) lavora seguendo il principio della traslazione e trasformazione, con materiali sintetici di provenienza industriale, colonizzando gli ambienti con opere che riproducono fiori, piante e funghi. Meg Webster (San Francisco, 1944) declina questa tematica realizzando veri e propri monumenti dedicati alla terra, sorgente instancabile di vita.
Alcuni lavori sono stati appositamente costruiti in villa, mentre altri provengono da istituzioni internazionali come il Solomon R. Guggenheim Museum, il The New School Art Collection e il Whitney Museum of American Art di New York, il Museo Cantonale di Lugano, l'Israel Museum di Gerusalemme e altri ancora da collezioni private e dalla Panza Collection di Mendrisio. 
   
             Curatatrici Anna Bernardini, Angela Vettese - Ente Promotore FAI Fondo Ambiente Italiano