Giornate della lettura a Milano

Milano inaugura l'inizio della Primavera con le "Giornate della Lettura", progetto ideato dall'Assessore alla Cultura del Comune di Milano Massimiliano Finazzer Flory, che vedrà coinvolte le Istituzioni cittadine in due importanti appuntamenti: sabato 21 marzo dalle 10 alle 15 al Piccolo Teatro Strehler, scrittori, filosofi e saggisti tra cui Antonio Scurati, Armando Torno,Antonella Boralevi, Giancarlo Dettori, Giulio Giorello, Franca Nuti, Elisabetta Sgarbi, Carlo Sini, racconteranno il libro che ha cambiato la loro vita
Domenica 22 marzo - dalle 21 alle 24 - sempre al Piccolo Teatro , sarà la volta di "Il copione che ha cambiato la mia vita è...": in scena Daniele Abbado, Giulio Bosetti, Maddalena Crippa, Cesare Lievi, Lorenzo Loris, Laura Marinoni, Renzo Martinelli, Andrée Ruth Shammah, Serena Sinigaglia, Ferruccio Soleri, Franca Valeri, Patrizia Zappa Mulas a 'raccontare' il testo teatrale che ha segnato una svolta nella loro esperienza artistica e personale.
E proprio Domenica 22 alle 10,30 , altro appuntamento da non mancare sarà quello a Palazzo di Giustizia di Milano: 'maratona letteraria' organizzata dal Presidente del Tribunale dott.ssa Livia Pomodoro, sulla nostra Costituzione Italiana.
Così, approffittando di questo appuntamento, a noi piace unirci al coro e leggere - o meglio invitare Voi a leggere - ciò che nel 1920 ha anticipato la nostra Costituzione : la Carta di Libertà del Carnaro, Costituzione della Reggenza del Carnaro proclamata da Gabriele d'Annunzio I'8 settembre 1920.

«Fiume, libero comune italico da secoli, pel voto unanime dei cittadini e per la voce legittima del Consiglionazionale, dichiarò liberamente la sua dedizione piena ed intiera alla madre patria, il 30 ottobre 1918. Il suo diritto è triplice, come l'armatura impenetrabile del mito romano.
Fiume è l'estrema custode italica delle Giulie, è l'estrema rocca della cultura latina, è l'ultima portatrice del segno dantesco. Per lei, di secolo in secolo, di vicenda in vicenda, di lotta in lotta, di passione in passione, si serbò italiano il Carnaro di Dante. Da lei s'irraggiarono e s'irraggiano gli spiriti dell'italianità per le coste e per le isole, da Volosca a Laurana, da Moschiena ad Albona, da Veglia a Lussino, da Cherso ad Arbe.
E questo è il suo diritto storico.
Fiume, come già l'originaria Tarsatica posta contro la testata australe del Vallo liburnico, sorge e si stende di qua dalle Giulie. È pienamente compresa entro quel cerchio che la tradizione la storia e la scienza confermano confine sacro d'Italia. E questo è il suo diritto terrestre. Fiume con tenacissimo volere, eroica nel superare patimenti insidie violenze d'ogni sorta, rivendica da due anni la libertà di scegliersi il suo destino e il suo compito, in forza di quel giusto principio dichiarato ai popoli da taluno dei suoi stessi avversarii ingiusti.
E questo è il suo diritto umano.
Le contrastano il triplice diritto l'iniquità la cupidigia e la prepotenza straniere; a cui non si oppone la trista Italia, che lascia disconoscere e annientare la sua propria vittoria.
Per ciò il popolo della libera città di Fiume, sempre fisso al suo fato latino e sempre inteso al compimento del suo voto legittimo, delibera di rinnovellare i suoi ordinamenti secondo lo spirito della sua vita nuova, non limitandoli al territorio che sotto il titolo di Corpus separatum era assegnato alla corona ungarica, ma offrendoli alla fraterna elezione di quelle comunità adriatiche le quali desiderassero di rompere gli indugi, di scuotere l'opprimente tristezza e d'insorgere e di risorgere nel nome della nuova Italia.
Così, nel nome della nuova Italia, il popolo di Fiume costituito in giustizia e in libertà fa giuramento di combattere con tutte le sue forze, fino all'estremo, per mantenere contro chiunque la contiguità della sua terra alla madre patria, assertore e difensore perpetuo dei termini alpini segnati da Dio e da Roma.
DEI FONDAMENTI
I - Il popolo sovrano di Fiume, valendosi della sua sovranità non oppugnabile, né violabile, fa centro del suo libero stato il suo «Corpus separatum», con tutte le sue strade ferrate e con l'intiero suo porto.
Ma, come è fermo nel voler mantenere contigua la sua terra alla madre patria dalla parte di ponente; non rinunzia a un più giusto e più sicuro confine orientale che sia per essere determinato da prossime vicende politiche e da concordati conclusi coi comuni rurali e marittimi attratti dal regime del porto franco e dalla larghezza dei nuovi statuti.
II - La Reggenza italiana del Carnaro è costituita dalla terra di Fiume, dalle isole di antica tradizione veneta che per voto dichiararono di aderire alle sue fortune; e da tutte quelle comunità affini che per atto sincero di adesione possano esservi accolte secondo lo spirito di un'apposita legge prudenziale.
III - La Reggenza italiana del Carnaro è un governo schietto di popolo - res populi - che ha per fondamento la potenza del lavoro produttivo e per ordinamento le più larghe e le più varie forme dell'autonomia quale fu intesa ed esercitata nei quattro secoli gloriosi del nostro periodo comunale.
IV - La Reggenza riconosce e conferma la sovranità di tutti i cittadini senza divario di sesso, di stirpe, di lingua, di classe, di religione.
Ma amplia ed innalza e sostiene sopra ogni altro diritto i diritti dei produttori; abolisce o riduce la centralità soverchiante dei poteri costituiti; scompartisce le forze e gli officii; cosicché dal gioco armonico delle diversità sia fatta sempre vigorosa e più ricca la vita comune.
V - La Reggenza protegge, difende, preserva tutte le libertà e tutti i diritti popolari; assicura l'ordine interno con la disciplina e con la giustizia; si studia di ricondurre i giorni e le opere verso quel senso di virtuosa gioia che deve rinnovare dal profondo il popolo finalmente affrancato da un regime uniforme di soggezioni e di menzogne; costantemente si sforza di elevare la dignità e di accrescere la prosperità di tutti i cittadini, cosicché il ricevere la cittadinanza possa dal forestiero essere considerato nobile titolo e altissimo onore,come era un tempo il vivere con legge romana.
VI - Tutti i cittadini dello Stato, d'ambedue i sessi, sono e si sentono eguali davanti alla nuova legge.L'esercizio dei diritti riconosciuti dalla costituzione non può essere menomato né soppresso in alcuno se non per consegueza di giudizio pubblico e di condanna solenne.
VII - Le libertà fondamentali di pensiero, di stampa, di riunione, di associazione sono dagli statuti garantite atutti i cittadini.
Ogni culto religioso è ammesso, è rispettato e può edificare il suo tempio; ma nessun cittadino invochi la suacredenza e i suoi riti per sottrarsi all'adempimento dei doveri prescritti dalla legge viva.
L'abuso delle libertà statutarie, quando tenda a un fine illecito e turbi l'equilibrio della convivenza civile, può essere punito da apposite leggi; ma queste non devono in alcun modo ledere il principio perfetto di esse libertà.
VIII - Gli statuti garantiscono a tutti i cittadini d'ambedue i sessi: l'istruzione primaria in scuole chiare e salubri; l'educazione corporea in palestre aperte e fornite, il lavoro remunerato con un minimo di salario bastevole a ben vivere; l'assistenza nelle infermità, nella invalitudine, nella disoccupazione involontaria; la pensione di riposo per la vecchiaia; l'uso dei beni legittimamente acquistati; l'inviolabilità del domicilio; l'habeas corpus; il risarcimento dei danni in caso di errore giudiziario o di abusato potere.
IX - Lo Stato non riconosce la proprietà come il dominio assoluto della persona sopra la cosa, ma la considera come la più utile delle funzioni sociali.
Nessuna proprietà può essere riservata alla persona quasi fosse una sua parte; né può esser lecito che tal proprietario infingardo la lasci inerte o ne disponga malamente, ad esclusione di ogni altro.
Unico titolo legittimo di dominio su qualsiasi mezzo di produzione e di scambio è il lavoro.
Solo il lavoro è padrone della sostanza resa massimamente fruttuosa e massimamente profittevole all'economia generale.
X - Il porto, la stazione, le strade ferrate comprese nel territorio fumàno sono proprietà perpetua
incontestabile ed inalienabile dello Stato.
È concesso - con un Breve del Porto franco - ampio e libero esercizio di commercio, di industria, di navigazione a tutti gli stranieri come agli indigeni, in perfetta parità di buon trattamento e immunità da gabelle ingorde e incolumità di persone e di cose.
XI - Una Banca nazionale del Carnaro, vigilata dalla Reggenza, ha l'incarico di emettere la carta moneta e di eseguire ogni altra operazione di credito.
Una legge apposita ne determinerà i modi e le regole, distinguendo nel tempo medesimo i diritti gli obblighi e gli oneri delle Banche già nel territorio operanti e di quelle che fossero per esservi fondate.
XII - Tutti i cittadini d'ambedue i sessi hanno facoltà piena di scegliere e di esercitare industrie professioni arti e mestieri.
Le industrie iniziate e alimentate dal denaro estraneo e ogni esercizio consentito a estranei troveranno le loro norme in una legge liberale.
XIII - Tre specie di spiriti e di forze concorrono all'ordinamento al movimento e all'incremento
dell'università: i Cittadini; le Corporazioni; i Comuni.
XIV - Tre sono le credenze religiose collocate sopra tutte le altre nella università dei Comuni giurati: la vita è bella, e degna che severamente e magnificamente la viva l'uomo rifatto intiero dalla libertà; l'uomo intiero è colui che sa ogni giorno inventare la sua propria virtù per ogni giorno offrire ai suoi fratelli un nuovo dono; il lavoro, anche il più umile, anche il più oscuro, se sia bene eseguito, tende alla bellezza e orna il mondo.
DEI CITTADINI
XV - Hanno grado e titolo di cittadini nella Reggenza tutti i cittadini presentemente noverati nella libera città di Fiume; tutti i cittadini appartenenti alle altre comunità che chiedono di far parte del nuovo Stato e vi sieno accolte; tutti coloro che per pubblico decreto del popolo sieno di cittadinanza privilegiati; tutti coloro che, avendo chiesta la cittadinanza legale, l'abbiano per decreto ottenuta.
XVI -I cittadini della Reggenza sono investiti di tutti i diritti civili e politici nel punto in cui compiono il ventesimo anno di età.
Senza distinzione di sesso diventano legittimamente elettori ed eleggibili per tutte le cariche
.
XVII - Saranno privi dei diritti politici, con regolare sentenza, i cittadini condannati in pena d'infamia; ribelli al servizio militare per la difesa del territorio; morosi al pagamento delle tasse; parassiti incorreggibili a carico della comunità, se non sieno corporalmente incapaci di lavorare per malattia o per vecchiezza.
DELLE CORPORAZIONI
XVIII - Lo Stato è la volontà comune e lo sforzo comune del popolo verso un sempre più alto grado di materiale e spirituale vigore. Soltanto i produttori assidui della ricchezza comune e i creatori assidui della potenza comune sono nella Reggenza i compiuti cittadini e costituiscono con essa una sola sostanza operante, una sola pienezza ascendente.
Qualunque sia la specie del lavoro fornito, di mano o d'ingegno, d'industria o d'arte, di ordinamento o di eseguimento, tutti sono per obbligo inscritti in una delle dieci Corporazioni costituite che prendono dal Comune l'imagine della lor figura, ma svolgono liberamente la loro energia e liberamente determinano gli obblighi mutui e le mutue provvidenze.
XIX - Alla prima Corporazione sono inscritti gli operai salariati dell'industria, dell'agricoltura, del
commercio, dei trasporti; e gli artigiani minuti e i piccoli proprietarii di terre che compiano essi medesimi la fatica rurale o che abbiano aiutatori pochi e avventizii.
La Corporazione seconda raccoglie tutti gli addetti ai corpi tecnici e amministrativi di ogni privata azienda industriale e rurale, esclusi i comproprietarii di essa azienda.
Nella terza si radunano tutti gli addetti alle aziende commerciali, che non sieno veri operai; e anche da questa sono esclusi i comproprietarii.
La quarta Corporazione associa i datori d'opra in imprese d'industria, d'agricoltura, di commercio, di trasporti, quando essi non siano soltanto proprietarii e comproprietarii ma - secondo lo spirito dei nuovi statuti - conduttori sagaci e accrescitori assidui dell'azienda.
Sono compresi nella quinta tutti i pubblici impiegati comunali e statuali di qualsiasi ordine.
La sesta comprende il fiore intellettuale del popolo: la gioventù studiosa e i suoi maestri: gli insegnanti delle scuole pubbliche e gli studenti degli istituti superiori; gli scultori, i pittori, i decorati, gli architetti, i musici, tutti quelli che esercitano le arti belle, le arti sceniche, le arti ornative.
Della settima fanno parte tutti quelli che esercitano professioni libere non considerate nelle precedenti rassegne.
L'ottava è costituita dalle Società cooperatrici di produzione, di lavoro e di consumo, industriali e agrarie; e non può essere rappresentata se non dagli amministratori alle Società stesse preposti.
La nona assomma tutta la gente di mare.
La decima non ha arte né novero né vocabolo.
La sua pienezza è attesa come quella della decima Musa.
È riservata alle forze misteriose del popolo in travaglio e in ascendimento. È quasi una figura votiva consacrata al genio ignoto, all'apparizione dell'uomo novissimo, alle trasfigurazioni ideali delle opere e dei giorni, alla compiuta liberazione dello spirito sopra l'ànsito penoso e il sudore di sangue.
È rappresentata, nel santuario civico, da una lampada ardente che porta inscritta un'antica parola toscana dell'epoca dei Comuni, stupenda allusione a una forma spiritualizzata del lavoro umano: «Fatica senza fatica».
XX - Ogni corporazione svolge il diritto di una compiuta persona giuridica compiutamente riconosciuta dallo Stato. Sceglie i suoi consoli; manifesta nelle sue adunanze la sua volontà; detta i suoi patti, i suoi capitoli, le sue convenzioni; regola secondo la sua saggezza e secondo le sue esperienze la propria autonomia; provvede ai suoi bisogni e accresce il suo patrimonio riscotendo dai consociati una imposta pecuniaria in misura della mercede, dello stipendio, del profitto d'azienda, del lucro professionale; difende in ogni campo la sua propria classe e si sforza di accrescerne la dignità; si studia di condurre a perfezione la tecnica delle arti e dei mestieri; cerca di disciplinare il lavoro volgendolo verso modelli di moderna bellezza; incorpora lavoratori minuti per animarli e avviarli a miglior prova; consacra gli obblighi del mutuo soccorso; determina le provvidenze in favore dei compagni infermi o indeboliti; inventa le sue insegne, i suoi emblemi, le sue musiche, i suoi canti, le sue preghiere; instituisce le sue cerimonie e i suoi riti; concorre, quanto più magnificamente possa, all'apparato delle comuni allegrezze, delle feste anniversarie, dei giuochi terrestri e marini; venera i suoi morti, onora i suoi decani, celebra i suoi eroi.
XXI - Le attinenze fra la Reggenza e le Corporazioni, e fra l'una e l'altra corporazione, sono regolate nei modi medesimi che gli statuti definiscono nel regolare le dipendenze fra i poteri centrali della Reggenza e i Comuni giurati, e fra l'uno e l'altro Comune.
I soci di ciascuna Corporazione costituiscono un libero corpo elettorale per eleggere i rappresentanti al Consiglio dei Provvisori.
Ai consoli delle Corporazioni e alle loro insegne è dovuto nelle cerimonie pubbliche il primo luogo.
DEI COMUNI
XXII - Si ristabilise per tutti i Comuni l'antico «potere normativo», che è il diritto d'autonomia pieno: il diritto particolare di darsi proprie leggi, entro il cerchio del diritto universo.
Essi esercitano in sé e per sé tutti i poteri che la Costituzione non attribuisce agli officii legislativi esecutivi e giudiziarii della Reggenza.
XXIII - A ogni Comune è data ampissima facoltà di formarsi un corpo unitario di leggi municipali,
variamente derivate dalla consuetudine propria, dalla propria indole, dall'energia trasmessa e dalla nuova coscienza. Ma deve ogni Comune chiedere per i suoi statuti la mallevadoria della Reggenza, che la concede: quando essi statuti non contengano nulla di palesemente o copertamente contrario allo spirito della Costituzione; quando essi statuti sieno approvati accettati votati dal popolo e possano essere riformati o emendati dalla volontà della schietta maggioranza cittadina.
XXIV - Ai Comuni è riconosciuto il diritto di condurre accordi, di praticare componimenti, di concludere trattati fra loro, in materia di legislazione e di amministrazione.
Ma è fatto a essi obbligo di sottoporli all'esame del Potere esecutivo centrale
.
Se il Potere stima che tali accordi componimenti trattati sieno in contrasto con lo spirito della Costituzione, li raccomanda per il giudizio inappellabile alla Corte della Ragione.
Se la Corte li dichiara illegittimi e invalidi, il potere esecutivo della Reggenza provvede a romperli e disfarli.
XXV - Quando l'ordine interno di un Comune sia turbato da fazioni, da sopraffazioni, da macchinazioni, o da una qualunque altra forma di violenza e d'insidia, quando l'integrità e la dignità di un Comune sieno minacciate o lese da un altro Comune prevaricante, il Potere esecutivo della Reggenza interviene mediatore e pacificatore, se richiedano l'intervento le autorità comunali concordi, se lo richieda il terzo dei cittadini esercitanti i diritti politici nel luogo stesso.
XXVI - Ai Comuni segnatamente si appartiene fondare l'istruzione primaria secondo le norme stabilite dal Consiglio scolastico dello Stato; nominare i giudici comunali; instituire e mantenere la polizia comunale; mettere imposte; contrarre prestiti nel territorio della Reggenza, o anche fuori del territorio ma con la mallevadoria del Governo che dimandato non la concede se non nei casi di manifesta necessità.
DEL POTERE LEGISLATIVO
XXVII - Esercitano il potere legislativo due corpi formati per elezione: il Consiglio degli Ottimi; il
Consiglio dei Provvisori.
XXVIII - Eleggono il Consiglio degli Ottimi, nei modi del suffragio universale diretto e segreto, tutti i cittadini della Reggenza che abbiano compiuto il ventesimo anno di età e che sieno investiti dei diritti politici.
Ogni cittadino votante della Reggenza può essere assunto al Consiglio degli Ottimi.
XXIX - Gli Ottimi durano nell'officio tre anni. Sono eletti in ragione di uno per ogni migliaio di elettori; ma in ogni caso non può il loro numero essere di sotto al trenta. Tutti gli elettori formano un corpo elettorale unico. L'elezione si compie nei modi del suffragio universale e della rappresentanza proporzionale.
XXX - Il Consiglio degli Ottimi ha potestà ordinatrice e legislatrice nel trattare: del Codice penale e civile, della Polizia, della Difesa nazionale, della Istruzione pubblica secondaria, delle Arti belle, dei Rapporti fra lo Stato e i Comuni.
Il Consiglio degli Ottimi per ordinario non si aduna sé non una volta l'anno, nel mese di ottobre, con brevità spiccatamente concisa.
XXXI - Il Consiglio dei Provvisori si compone di sessanta eletti, per elezione compiuta nei modi del suffragio universale segreto e con la regola della rappresentanza proporzionale.
Dieci Provvisori sono eletti dagli operai d'industria e dai lavoratori della terra; dieci dalla gente di mare; dieci dai datori d'opra; cinque dai tecnici agrarii e industriali; cinque dagli addetti alle amministrazioni delle aziende private; cinque dagli insegnanti delle scuole pubbliche, dagli studenti delle scuole superiori, e dagli altri consociati della sesta Corporazione; cinque dalle professioni libere; cinque dai pubblici impiegati; cinque dalle Società cooperatrici e di produzione, di lavoro e di consumo.
XXXII - I Provvisori durano nell'officio due anni. Non sono eleggibili se non appartengono alla
Corporazione rappresentata.
XXXIII - Per ordinario il Consiglio dei Provvisori si aduna due volte l'anno, nei mesi di maggio e di novembre, usando nel dibattito il modo laconico. Ha potestà ordinatrice e legislatrice nel trattare del Codice commerciale e marittimo; delle Discipline che conducono il lavoro continuato; dei Trasporti; delle Opere pubbliche; dei Trattati di commercio, delle dogane, delle tariffe, e d'altre materie affini; della Istruzione tecnica e professionale; delle Industrie e delle Banche; delle Arti e dei Mestieri.
XXXIV - Il Consiglio degli Ottimi e il Consiglio dei Provvisori si riuniscono una volta l'anno in un sol corpo, sul principio del mese di dicembre, costituendo un grande Consiglio nazionale sotto il titolo di Arengo del Carnaro.
L'Arengo tratta e delibera delle Relazioni con gli altri Stati; della Finanza e del Tesoro; degli Alti Studii; della riformabile Costituzione; dell'ampliata libertà.
DEL POTERE ESECUTIVO
XXXV - Esercitano il potere esecutivo della Reggenza sette Rettori partitamente eletti dall'Assemblea nazionale, dal Consiglio degli Ottimi, dal Consiglio dei Provvisori.
Il Rettore degli Affari Esteri, il Rettore delle Finanze e del Tesoro, il Rettore dell'Istruzione pubblica sono eletti dall'Assemblea nazionale.
Il Rettore dell'Interno e della Giustizia, il Rettore della Difesa nazionale sono eletti dal Consiglio degli Ottimi.
Il Consiglio dei Provvisori elegge il Rettore dell'Economia pubblica e il Rettore del Lavoro.
Il Rettore degli Affari Esteri assume titolo di Primo Rettore, e rappresenta la Reggenza al cospetto degli altri Stati «primus inter pares».
XXXVI - L'officio dei sette Rettori è stabile e continuo. Delibera di ogni cosa che non competa
all'amministrazione corrente. Il Primo Rettore regola il dibattito, e ha voto decisivo in caso di parità.
I Rettori sono eletti per un anno, e non sono rieleggibili se non per una volta sola.
Ma, dopo l'intervallo di un anno, possono essere novamente nominati.
DEL POTERE GIUDIZIARIO
XXXVII - Partecipano del potere giudiziario: i Buoni uomini, i Giudici del Lavoro, i Giudici togati, i Giudici del Maleficio, la Corte della Ragione.
XXXVIII - I Buoni uomini, eletti per fiducia popolare da tutti gli elettori dei varii comuni in misura del numero, giudicano delle controversie civili e commerciali sino al valore di cinquemila lire e sentenziano delle colpe che cadano sotto pene di durata non superiore a un anno.
XXXIX – I Giudici del Lavoro delle controversie singolari fra i salariati e i datori d'opra, fra gli stipendiati e i datori d'opra.
Essi costituiscono collegi di giudici nominati dalle Corporazioni che eleggono il Consiglio dei Provvisori.
In questa misura: due dagli operai d'industrie e dai lavoratori della terra; due dalla gente di mare; due dai datori d'opra; uno dai tecnici industriali ed agrarii; uno dalle libere professioni; uno dagli addetti alle amministrazioni delle private aziende; uno dagli impiegati pubblici; uno dagli Insegnanti, dagli studenti degli Istituti superiori e dagli altri socii della sesta Corporazione; uno dalle Società cooperatrici di produzione, di lavoro e di consumo.
I Giudici del Lavoro hanno facoltà di dividere in sezioni i loro collegi per sollecitare i giudizii, servitori pronti d'una giustizia leggera ed espeditissima.
Alle sezioni ricongiunte compete il giudizio d'appello.
XL - I Giudici togati giudicano di tutte quelle questioni civili commerciali e penali in cui i Buoni uomini e i Giudici del Lavoro non abbiano competenza, eccettuate quelle spettanti ai Giudici del Maleficio.
Costituiscono il Tribunale d'appello per le sentenze dei Buoni uomini.
Sono dalla Corte della Ragione scelti per concorsi fra i cittadini addottorati in legge.
XLI - Sette cittadini giurati, assistiti da due supplenti e presieduti da un Giudice togato, compongono il Tribunale del Maleficio, che giudica tutti i delitti di colore politico e tutti quei misfatti che sieno da punire con la privazione della libertà corporale per un tempo superiore al triennio.
XLII - Eletta dal Consiglio nazionale, la Corte della Ragione si compone di cinque membri effettivi e di due supplenti.
Dei membri effettivi almeno tre, dei supplenti almeno uno, saranno scelti fra i dottori di legge.
La Corte della Ragione giudica degli atti e decreti emanati dal Potere legislativo e dal Potere esecutivo, per accettarli conformi alla costituzione; di ogni conflitto statutario fra il Potere legislativo e il Potere esecutivo, fra la Reggenza e i Comuni, fra Comune e Comune, fra la Reggenza e le Corporazioni, fra la Reggenza e i privati, fra i Comuni e le Corporazioni, fra i Comuni e i privati; dei casi di alto tradimento contro la Reggenza per opera di cittadini partecipi del Potere legislativo e dell'esecutivo; degli attentati al diritto delle genti; delle contestazioni civili fra la Reggenza e i Comuni, fra Comune e Comune; delle trasgressioni commesse da partecipi dei poteri; delle questioni riguardanti i diritti di cittadinanza e i privi di patria; delle questioni di competenza fra i vani magistrati giudiciali.
La Corte della Ragione rivede in ultima istanza le sentenze e nomina per concorso i Giudici togati.
Ai cittadini costituiti in Corte della Ragione è fatto divieto di tenere alcun altro officio, sia nella sede sia in altro comune.
Né possono essi esercitare professione o industria o mestiere per tutta la durata della carica.
DEL COMANDANTE
XLIII - Quando la Reggenza venga in pericolo estremo e veda la sua salute nella devota sintonia d'un solo, che sappia raccogliere eccitare e condurre tutte le forze del popolo alla lotta e alla vittoria, il Consiglio nazionale solennemente adunato nell'Arengo può nominare a viva voce per voto il Comandante e a lui rimetterà la potestà suprema senza appellazione.
Il Consiglio determina il più o men breve tempo dall'imperio non dimenticando che nella Repubblica romana la dittatura durava sei mesi.
XLIV - Il Comandante, per la durata dell'imperio, assomma tutti i poteri politici e militari, lagislativi ed esecutivi.
I partecipi del Potere esecutivo assumono presso di lui officio di segretarii e commissarii.
XLV - Spirato il termine dell'imperio, il Consiglio nazionale si raduna e delibera di riconfermare il
Comandante nella carica, oppure di sostituire in suo luogo un altro cittadino, oppure di deporlo, o anche di bandirlo.
XLVI - Ogni cittadino investito dei diritti politici, sia o non sia partecipe dei poteri della Reggenza, può essere eletto al supremo officio.
DELLA DIFESA NAZIONALE
XLVII - Nella Reggenza italiana del Carnaro tutti i cittadini, d'ambedue i sessi, dall'età di diciassette anni all'età di cinquantacinque, sono obbligati al servizio militare per la difesa della terra.
Fatta la cerna, gli uomini validi servono nelle forze di terra e di mare, gli uomini meno atti e le donne salde servono nelle ambulanze, negli ospedali, nelle amministrazioni, nelle fabbriche d'armi, e in ogni altra opera ausiliaria, secondo l'attitudine e secondo la perizia di ognuno.
XLVIII - A tutti i cittadini che durante il servizio militare abbiano contratto una infermità insanabile, e alle loro famiglie in bisogno, è dovuto il largo soccorso dello Stato.
Lo Stato adotta i figli dei cittadini gloriosamente caduti in difesa della terra, soccorre i consanguinei se siano in distratta, raccomanda i nomi dei morti alla memoria della generazioni.
XLIX - In tempo di pace e di sicurezza, la Reggenza non mantiene l'esercito armato; ma tutta la nazione resta armata, nei modi prescritti dall'apposita legge, e allena con sagace sobrietà le sue forze di terra e di mare.
Lo stretto servizio è limitato ai periodi d'istruzione e ai casi di guerra guerreggiata o di pericolo prossimo.
In periodo d'istruzione e in caso di guerra, il cittadino non perde alcun dei suoi diritti civili e politici; e può esercitarli quando sieno conciliabili con la necessità della disciplina attiva.
DELL'ISTRUZIONE PUBBLICA
L - Per ogni gente di nobile origine la coltura è la più luminosa delle armi lunghe.
Per la gente adriatica, di secolo in secolo costretta a una lotta senza tregua contro l'usurpatore incolto, essa è più che un'arme: è una potenza indomabile come il diritto e come la fede
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Per il popolo di Fiume, nell'atto medesimo della sua rinascita a libertà, diviene il più efficace strumento di salute e di fortuna sopra l'insidia estranea che da secoli la stringe.
La coltura è l'arma contro la corruzioni. La coltura è la saldezza contro le deformazioni.
Sul Carnaro di Dante il culto dalla lingua di Dante è appunto il rispetto e la custodia di ciò che in tutti i tempi fu considerato come il più prezioso tesoro dei popoli, come la più alta testimonianza dalla loro nobiltà originaria, come l'indice supremo del loro sentimento di dominazione morale.
La dominazione morale è la necessità guerriera del nuovo Stato. L'esaltazione delle belle idee umane sorge dalla sua volontà di vittoria.
Mentre compisce la sua unità, mentre conquista la sua libertà, mentre instaura la sua giustizia, il nuovo Stato deve sopra tutti i suoi propositi proporsi di difendere conservare propugnare la sua unità la sua libertà la sua giustizia nella regione dello spirito.
Roma deve qui essere presente nella sua coltura.
L'Italia deve qui essere presente nella sua coltura.
Il ritmo romano, il ritmo fatale del compimento, deve ricondurre su le vie consolari l'altra stirpe inquieta che s'illude di poter cancellare le grandi vestigia e di poter falsare la grande storia.
Nella terra di specie latina, nella terra smossa dal vomere latino, l'altra stirpe sarà foggiata o prima o poi dallo spirito creatore della latinità: il quale non è se non una disciplinata armonia di tutte quelle forze che concorrono alla formazione dell'uomo libero.
Qui si forma l'uomo libero.
E qui si prepara il regno dello spirito, pur nello sforzo del lavoro a nell'acredine del traffico.
Per ciò la Reggenza italiana del Carnaro pone alla sommità delle sue leggi la coltura del popolo; fonda sul patrimonio della grande coltura latina il suo patrimonio.
LI - È instituita nella città di Fiume una Università libera, collocata in un vasto edificio capace di contenere ogni maggiore aumento di studi e di studiosi, retta dai suoi proprii statuti come la Corporazione.
Sono nella città di Fiume instituite una Scuola di Arti belle, una Scuola di Arti decorative, una Scuola di Musica, poste sopra l'abolizione di ogni vizio e pregiudizio magistrali, condotte dal più sincero e ardito spirito di ricerca della novità, rette da un acume atto a purificarle dall'ingombro dei mal dotati e a scevarare i buoni dai migliori e a secondare i migliori nella scoperta di sé e dei nuovi rapporti fra la materia difficile e il sentimento umano.
LII - Provvede a ordinare le Scuole medie il Consiglio degli Ottimi; provvede a ordinare le Scuole tecniche e professionali il Consiglio dei Provvisori; provvede a ordinare gli Alti Studii il Consiglio Nazionale.
In tutte le scuole di tutti i Comuni l'insegnamento della lingua italiana ha privilegio insigne.
Nelle Scuole medie è obbligatorio l'insegnamento dei diversi idiomi parlati in tutta la Reggenza italiana del Carnaro.
L'insegnamento primario è dato nella lingua parlata dalla maggioranza degli abitanti di ciascun Comune e nella lingua parlata dalla minoranza in corsi paralleli.
Se alcun Comune tenti di sottrarsi all'obbligo d'istituire tali corsi, la Reggenza esercita il suo diritto di provvedervi, aggravando della spesa il Comune.
LIII - Un Consiglio scolastico determina l'ordine e il modo dell'insegnamento primario, che è d'obbligo nelle scuole di tutti i Comuni.
L'insegnamento del canto corale fondato su i motivi della più ingenua poesia paesana e l'insegnamento dell'ornato su gli esempii della più fresca arte rustica hanno il primo luogo.
Compongono il Consiglio un rappresentante di ciascun Comune, due rappresentanti delle Scuole medie, due delle Scuole tecniche e professionali, due degli Istituti superiori, eletti dagli insegnanti e dagli studenti, due della Scuola di Musica, due della Scuola di Arti decorative.
LIV - Alle chiare pareti delle scuole aerate non convengono emblemi di religione né figure di parte politica.
Le scuole pubbliche accolgono i seguaci di tutte le confessioni religiose, i credenti di tutte le fedi, e quelli che possono vivere senza altare e senza Dio. Perfettamente rispettata è la libertà di coscienza. E ciascuno può fare la sua preghiera tacita
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Ma ricorrono su le pareti quelle iscrizioni sobrie che eccitano l'anima e, come i temi d'una sinfonia eroica, ripetute non perdono mai il loro potere di rapimento.
Ma ricorrono sulle pareti le imagini grandiose di quei capolavori che con la massima potenza lirica interpretano la perpetua aspirazione e la perpetua implorazione degli uomini.
DELLA RIFORMA STATUTARIA
LV - Ogni sette anni il grande Consiglio nazionale si aduna in assemblea straordinaria per la riforma della Costituzione.
Ma la Costituzione può essere riformata in ogni tempo, quando sia chiesto dal terzo dei cittadini in diritto di voto.
Hanno facoltà di proporre emendamenti al testo della Costituzione i membri del Consiglio nazionale, le rappresentanze dei Comuni, la Corte della Ragione, le Corporazioni.
DEL DIRITTO D'INIZIATIVA
LVI -Tutti i cittadini appartenenti ai corpi elettorali hanno il diritto d'iniziare proposte di leggi che riguardino le materie riservate all'opera dell'uno o dell'altro Consiglio, rispettivamente.
Ma l'iniziativa non è valida se almeno il quarto degli elettori, per l'uno o per l'altro Consiglio, non la promuova e non la sostenga.
DELLA RIPROVA POPOLARE
LVII - Tutte le leggi sancite dai due corpi del Potere legislativo possono essere sottoposte alla riprova del consenso o del dissenso pubblico quando la riprova sia domandata da un numero di elettori eguale per lo meno al quarto dei cittadini in diritto di voto.
DEL DIRITTO DI PETIZIONE
LVIII - Tutti i cittadini hanno diritto di petizione verso i corpi legislativi che da essi furono per buon diritto eletti.
DELLA INCOMPATIBILITÀ
LIX - Nessun cittadino può esercitare più di un potere né partecipare di due corpi legislativi nel tempo medesimo.
DELLA RIVOCAZIONE
LX - Ogni cittadino può essere rivocato dall'officio che occupa quando egli perda i diritti politici per sentenza confermata dalla Corte della Ragione, quando la rivocazione sia imposta per voto schietto dalla metà più uno degli inscritti al corpo elettorale.
DELLA RESPONSABILITÀ
LXI - Tutti i partecipi dei poteri e tutti i pubblici ufficiali della Reggenza sono penalmente e civilmente responsabili del danno che allo Stato al Comune alla Corporazione al semplice cittadino rechino le loro trasgressioni, per abuso, per incuria, per codardia, per inettezza.
DELLA RETRIBUZIONE
LXII - A tutti gli ufficiali pubblici, nominati negli statuti e collocati nel nuovo ordinamento, è fatta una retribuzione giusta; che una legge votata dal Consiglio nazionale determina di anno in anno.
DELLA EDILITÀ
LXIII - È instituito nella Reggenza un collegio di Edili, eletto con un discernimento fra gli uomini di gusto puro, di squisita perizia, di educazione novissima.
Più che l'edilità romana il collegio rinnovella quegli «Ufficiali dell'Ornato» della città che nel nostro Quattrocento componevano una via o una piazza con quel medesimo senso musicale che li guidava nell'apparato di una pompa repubblicana o in una rappresentazione carnascialesca.
Esso presiede al decoro dal vivere cittadino; cura la sicurezza la decenza la sanità degli edifizii pubblici e della case particolari; impedisce il deturpamento delle vie con fabbriche sconce o mal collocate; allestisce la feste civiche di terra e di mare con sobria eleganza, ricordandosi di quei padri nostri a cui per fare miracoli di gioia bastava la dolce luce, qualche leggera ghirlanda, l'arte del movimento e dell'aggruppamento umano; persuade i lavoratori che l'ornare con qualche segno di arte popolesca la più umile abitazione è un atto pio, e che v'è un sentimento religioso del mistero umano e della natura profonda nel più semplice segno che di generazione in generazione si trasmette inciso o dipinto nella madia, nella culla, nel telaio, nella conocchia, nel forziere, nel giogo; si studia di ridare al popolo l'amore della linea bella e del bel colore nelle cose che servono alla vita d'ogni giorno, mostrandogli quel che la nostra gente vecchia sapesse fare con un leggero
motivo geometrico con una stella con un fiore con un cuore con un serpe con una colomba un boccale, sopra un orcio, sopra una mezzina, sopra una panca, sopra un cofano, sopra un vassoio; si studia di dimostrare al popolo perché e come lo spirito delle antiche libertà comunali si manifestasse non soltanto nelle linee, nei rilievi, nelle connettiture delle pietre, ma perfino nell'impronta dell'uomo posta sul l'utensile fatto vivente e potente; infine, convinto che un popolo non può avere se non l'architettura che meritano la robustezza delle sue ossa e la nobiltà della sua fronte, si studia di incitare e di avviare intraprenditori e costruttori a comprendere come le nuove materie - il ferro il vetro i cementi - non domandino se non di essere inalzate alla vita armoniosa nelle invenzioni della nuova architettura.
DELLA MUSICA
LXIV - Nella Reggenza italiana dal Carnaro la Musica è una istituzione religiosa e sociale.
Ogni mille, ogni duemila anni sorge dalla profondità del popolo un inno e si perpetua.
Un grande popolo non è soltanto quello che crea il suo Dio a sua simiglianza ma quello che anche crea il suo inno per il suo Dio.

Se ogni rinascita d'una gente nobile è uno sforzo lirico, se ogni sentimento unanime e creatore è una potenza lirica, se ogni ordine nuovo è un ordine lirico nel senso vigoroso e impetuoso della parola, la Musica considerata come un linguaggio rituale è l'esaltatrice dell'atto di vita, dell'opera di vita.
Non sembra che la grande Musica annunzi ogni volta alla moltitudine intenta e ansiosa il regno dello spirito?

Il regno dello spirito umano non è cominciato ancora.
«Quando la materia operante su la materia potrà tener vece delle braccia dell'uomo, allora lo spirito comincerà a intravedere l'aurora della sua libertà» disse un uomo adriatico, un uomo dalmatico: il cieco veggente di Sebenico.
Come il grido del gallo eccita l'alba, la musica eccita l'aurora: «excitat auroram».
Intanto negli strumenti del lavoro e del lucro e del gioco, nelle macchine fragorose che anch'esse
obbediscono al ritmo esatto come la poesia, la Musica trova i suoi movimenti e le sue pienezze.
Delle sue pause è formato il silenzio della decima Corporazione.
LXV - Sono istituti in tutti i Comuni della Reggenza corpi corali e corpi istrumentali con sovvenzione dallo Stato.
Nella città di Fiume al collegio degli Edili è commessa l'edificazione di una Rotonda capace di almeno diecimila uditori, fornita di gradinate comode per il popolo e d'una vasta fossa per l'orchestra e per il coro.
Le grandi celebrazioni corali e orchestrali sono «totalmente gratuite» come dai padri della Chiesa è detto delle grazie di Dio.
«Statutum et ordinatum est. Iuro ego»
E questo, nel 1920.
Buona lettura...

Teatro Scienza 2009

Che sia un anno questo per la Scienza di nuovo impulso in tema di ricerca e aiuti economici (soprattutto pubblici), ce lo auguriamo di tutto cuore; come ci auguriamo che la storica firma del Presidente degli Stati Uniti d'America, riguardo la possibilità di utilizzare cellule staminali embrionali per la ricerca, sia di buono auspicio affinchè ulteriori aperture si possano concretamente realizzare, a conforto di chi pone realmente al centro la vita, la crescita e il futuro dell'umanità sopra ogni e qualsiasi dogma.
Così, in scenari che auspichiamo possano volgere al meglio in 'scienza e coscienza' ( con buona pace della Chiesa), lunedì 16 marzo 2009 sarà al volta dei 'piccoli scienzati' a tenere banco e attenzione nella sede dell'Universatà Statale di Milano: i giovani delle scuole elementari e medie occuperanno l'Aula Magna per la seconda edizione di " Teatro Scienza 2009 ".
L'iniziativa, che punta ad appassionare i giovani allo studio delle scienze attraverso il teatro, è sostenuta e organizzata dalla Fondazione SilvioGrassetto Tronchetti Provera con la Fondazione Umberto Veronesi e il Piccolo Teatro, il Politecnico di Milano, l'Università degli Studi di Milano\Bicocca e Scienza Under 18.
Spettacoli e giochi di squadra sul web per imparare divertendosi, attraverso la scuola di Teatro con "Facciamo luce sulla materia - lo spettacolo della fisica" e alcune scene tratte da "Darwin…tra le nuvole" di Giulio Giorello per la regia di Stefano de Luca.
L'evento di apertura sarà condotto da Alessandro Cecchi Paone con Alberto Colorni, professore di Ricerca Operativa presso il Politecnico di Milano. Prevista la partecipazione dello stesso Marco Tronchetti Provera e di Umberto Veronesi, presidente della Fondazione Veronesi e del Comitato Scientifico di Teatro Scienza 2009.
Eloisa Dacquino
Lunedì 16 marzo 2009 - dalle ore 10.30 alle 13 - presso l'Aula Magna dell'Università degli Studi di Milano in Via Festa del Perdono, 7

Brigantesse, rivoltose, tarantolate, streghe

'Qualunque cosa sia dio, giustizia è figlia di un tempo lunghissimo e ha le sue origini nella natura' (Euripide)
'Civiltà antichissima raffinata e complessa, quella delle donne delle comunità arcaiche che curavano i malati, determinavano i tempi della festa, del piacere, della vita e della morte.. che credeva ogni cosa governata da un'anima intelligente e senziente, con cui comunicare...cultura che Chiesa e Stato demonizzarono e distrussero'.

Questo il racconto - ancora oggi difficile - delle culture minoritarie, dei popoli marginali, subalterni, avversari del potere costituito; di società e comunità di donne ( uomini) liberi, che vivevano a stretto contatto con la natura, nell'affascinante ricostruzione della storia delle streghe e delle 'donne contro' che Michela Zucca affronta nell'interessante libro ' Donne delinquenti', per i tipi della Simone edizioni.
Attraverso la raccolta e l'esame di miti e leggende, di racconti e modi di dire, Michela Zucca ridà voce e dignità a chi non ha potuto tramandare 'la propria versione dei fatti', a donne 'contro' cacciate a suon di roghi e benedizioni dalle città in cui dominava il clero per rifugiarsi sulle Alpi; attraverso trame di frammenti (racconti, atti di processi e cronache salvate dalla distruzione), emerge il senso nascosto, profondo, di vite intrecciate a una trama che ancora resiste e vive.
Storie di donne a chiudere questa settimana di "celebrazioni", per dimostrare che un altro mondo è possibile e sopravvive nel ricordo e nella memoria della gente delle Alpi e delle montagne.
Ancora alle donne, dopo l'8 di marzo, il mio personale invito.

Specializzata in antropologia alpina e storia della stregoneria, Michela Zucca ha svolto il suo lavoro di campo fra gli sciamani sudamericani amazzonici; fondatrice della rete delle donne delle Alpi, lavora al centro di ecologia alpina di Trento e si occupa di sviluppo sostenibile di aree rurali marginali, formazione, valorizzazione del territorio, progetti europei.
Con 'Donne delinquenti' riprende i fili della tradizione aprendoci a un mondo, a un sentire comune, per troppo tempo relegato nell’oblio della memoria, invitandoci ancora a cantare, contare, incantare: il filo rosso della 'rivolta' di genere fatta di gesti, sentimenti tramandati e di lenta opposizione non si è ancora spezzato.
Nei nostri cuori, la rivoluzione è solo iniziata.
Eloisa Dacquino

"Oltre il muro": le donne di Annie Wobbler

Con uno degli spettacoli più attesi della stagione “Oltre il muro”, Elisabetta Pozzi sarà in scena al Teatro Libero di Milano dal 12 al 15 marzo con “Annie Wobbler ", di Arnold Wesker.
Nello spettacolo tre donne si inseguono, si citano e si anticipano l'un l'altra. L'autore si sofferma sul linguaggio, sul travaglio, sul flusso verbale interiore del “Personaggio Donna”. Wesker fruga nell'identità multipla della voce portante, nell'animo di una protagonista che si sdoppia, si triplica, orienta le battute verso zone oscure di sé, dialogando con interlocutori di riflesso e di comodo che somigliano a un io-diverso.

La storia è presto detta: ANNIE è una vecchia signora sola e abbandonata , una sorta di barbona che va a servizio da una povera famiglia di ebrei, ricorda la sua triste vita e descrive la famiglia presso cui lavora.
Presa dallo sfaccendio inutile e attento dei vecchi, esegue i suoi piccoli riti, inseguendo la trama intricata dei ricordi, fino alla nenia che porta verso la trance, il punto di non ritorno, la dissolvenza. Quando ha finito, si toglie gli stracci che ha indosso e si trasforma in ANNA, una studentessa da poco laureata, dai capelli rossi vestita con un abito nero, indecisa se andare o meno all'appuntamento con il suo ragazzo che si rivelerà in seguito diverso da quelli precedenti, per poi vestire i panni di ANNABELLA, scrittrice il cui terzo romanzo è un grande successo, che di sé decide di dare un'immagine ingannevole: nella prima intervista offre un'immagine di modestia; nella seconda un'immagine di scrittrice arrogante e nella terza, stanca di recitare, rivela la sua - una scrittrice terrorizzata dalla paura di essere mediocre.
Bandita dunque ogni morale indotta, qualunque vittimismo esemplare, Elisabetta Pozzi mette in scena uno spettacolo in cui la profondità e la capacità di esternare è donna: cosa che Wesker , del temperamento femminile, ha percepito a fondo, rivelandolo.

Formatasi presso la scuola del Teatro di Genova, Elisabetta Pozzi ha iniziato a recitare spettacoli a fianco di Giorgio Albertazzi che la sceglie come protagonista, ne "Il fu Mattia Pascal";per le sue interpretazioni è stata insignita di quattro Premi Ubu, due premi della critica ed il Premio E. Duse.
Teatro Libero - via Savona 10 - Milano - biglietteria@teatrolibero.it - www.teatrolibero.it

Rain, pioggia di buonumore allo Strehler

Rappresentato con successo in tutto il mondo, dal 10 al 22 marzo il Piccolo Teatro Strehler ospiterà il Cirque Éloize con 'Rain', spettacolo che fonde teatro, circo, acrobazia ,danza, giocoleria e musica.
Piove, per questo anticipo di primavera sul Piccolo di Milano e sono gocce di energia ed emozioni che corrono dal palcoscenico alla platea, per uno spettacolo che rappresenta il secondo momento di “La Trilogia del Cielo”, progetto da poco giunto a compimento tra la compagnia canadese e il regista Daniele Finzi PascaIn Nomade - dichiara il regista - abbiamo alzato lo sguardo e abbiamo scoperto che, la notte, il cielo è infinito; in Rain, da quel cielo è piovuta su di noi una libertà nostalgica; in Nebbia, il cielo scende come un mantello che copre le nostre spalle e protegge i nostri sogni".

Daniele Finzi Pasca si ispira al mondo dei sogni, alle immagini della propria infanzia e con Rain sfoglia le pagine della memoria: in un teatro, una compagnia di artisti circensi prova uno spettacolo, tra ricordi di amori vissuti, passioni segrete, frammenti di intimità.
Amo ancora quella sensazione di libertà - dichiara il regista - le scarpe piene d’acqua, i vestiti inzuppati, i capelli fradici. ‘Lascia che piova’, usavamo dire. Era come se qualsiasi cosa il cielo ci regalasse fosse benaccetta, sole o pioggia, non faceva differenza; le cose più inaspettate venivano dal cielo: messaggi, segni, promesse. Sul nostro palcoscenico non cadrà solo la pioggia,pioveranno anche sorprese,lo spettacolo è pervaso da un sentimento particolare, una sorta di nostalgia, come un insolito bisogno di ritornare nella casa in cui sei nato, la casa in cui un tempo viveva la tua famiglia, dove sono le tue radici. A casa nostra chiamavamo questa bellissima e dolce malinconia che si prova mentre si guarda il tramonto ‘pioggia negli occhi’. Voglio che questo spettacolo sia come una carezza, semplice, diretta, piena di sensualità e di tenera speranza”.

Dimenticatevi dunque il grigiore del cielo quando piove e unitevi alle danze: Rain è danzare sotto la pioggia, è la felicità assoluta che appare negli occhi dei bambini mentre saltano nelle pozzanghere a piedi nudi.

Piccolo Teatro Strehler -largo Greppi M2 Lanza - Milano

CANTO POPOLARE: parole e suoni per Pier Paolo Pasolini


Un incontro tra tre diverse personalità artistiche per un concerto intenso tra poesia e musica: ‘Canto Popolare’ in scena al Teatro Oscar dal 6 al 15 marzo, propone un percorso poetico all’interno dell’opera di uno dei più grandi scrittori del ’900 italiano, a cui l’eccezionale talento di Maddalena Crippa dà voce e vita, insieme alle atmosfere musicali realizzate da Paolo Schianchi.


La voce di Maddalena Crippa, raffinata e intensa attrice, si veste dell’opera e del pensiero di Pasolini: artista segnato e tormentato egli stesso dalle vicende del nostro paese, ‘indagato’, insultato, oltraggiato, mai realmente scoperto e ancora oggi amato, tra le pieghe di espressioni molteplici che lo hanno visto partecipare e soccombere alla società a lui contemporanea, mette a nudo - nella sua opera - l’unico linguaggio che non muta: quello del dolore.

Un ‘canto popolare’ questo, che incontra paesaggi musicali composti ed eseguiti dal vivo da un grande chitarrista, per una interprete d’eccezione; la domanda ora è: sapranno mettere a nudo il Pasolini dalla sconvolgente densità poetica?

Teatro Oscar · via Lattanzio, 58 · Milano - produzione TIEFFE Filodrammatici Teatro Stabile

ROMBI TUONI SCOPPI SCROSCI TONFI BOATI


Musiche e declamazioni futuriste


A cento anni dalla pubblicazione del Manifesto futurista, Radio3 dedica una serata dal vivo alle espressioni musicali e vocali della principale avanguardia artistica italiana.


Un pianista, un flauto, un quartetto d'archi, i virtuosismi di un sopramo, ma anche cento fischietti e alcune sirene, "suonati" dal pubblico presente nella Sala A di Via Asiago, daranno vita a un concerto nel quale il confine tra suono, rumore, improvvisazione e performance scomparirà.

Daniele Lombardi, tra i massimi esperti e studiosi della musica futurista, propone brani di rara esecuzione scovati negli archivi dei compositori dell'epoca.

Daniele Timpano, giovane talento della drammaturgia italiana, declama frammenti dei Manifesti futuristi, propone ricette della Cucina futurista di Marinetti e Fillia, recita l'Incendiario di Palazzeschi e declama alcune Liriche radiofoniche di Fortunato Depero.
Daniele Lombardi pianoforte - Roberto Fabbriciani flauto - Susanna Rigacci soprano - FuturQUARTETTO della Fondazione Musicale Santa Cecilia di Portogruaro
Silvia Mazzon violino - Valentina Danelo violino - Federico Furlanetto viola -
Giacomo Grava violoncello - Daniele Timpano voce recitante
In diretta dalla Sala A di Via Asiago, 10 - venerdì 6 marzo

Volgar’Eloquio

Nei luoghi-simbolo di Milano da giovedì 5 a lunedì 9 marzo 22 grandi appuntamenti con Franco Branciaroli, Marco Paolini, Toni Servillo, Davide Van De Sfroos, Antonella Ruggiero, Piero Mazzarella, Giulia Lazzarini, Ferruccio Soleri, Stefano de Luca, Teka P, Patrizia Laquidara, Taranta Power, Tonino Guerra, Franco Loi.
Ideato da Massimo Zanello, Assessore alle Culture, Identità e Autonomie della Lombardia, Volgar’Eloquio è un evento interamente dedicato alla cultura del dialetto, per celebrare l’identità, le radici, la tradizione attraverso la musica, il teatro e la poesia.

Per cinque giorni, dal 5 al 9 marzo 2009, Milano sarà il palcoscenico di un viaggio nelle radici della nostra cultura attraverso 22 appuntamenti nei luoghi simbolo della città, dal Piccolo Teatro alla Basilica di San Marco, dal Teatro dal Verme alla Casa circondariale di San Vittore, in compagnia di grandi artisti: Franco Branciaroli, Marco Paolini, Toni Servillo, Giulia Lazzarini, Piero Mazzarella, Antonella Ruggiero, Davide Van De Sfroos, Teka P, Patrizia Laquidara, Taranta Power, Ferruccio Soleri, Stefano de Luca, Tonino Guerra, Franco Loi e altri ancora.

La nostra Regione”, spiega Massimo Zanello, “è la prima ad approvare una legge che tutela e sostiene i beni culturali immateriali. Finalmente potremo valorizzare nella maniera migliore una lingua, un idioma, una serie di musiche, i canti popolari, la poesia, la letteratura locale: tutto ciò che è vera cultura e che viene riconosciuto come un bene immateriale. Ho personalmente ideato, realizzato e portato avanti questa legge importante e innovativa. Partendo da qui, presentiamo questa grande manifestazione culturale che celebra il nostro patrimonio più prezioso, quella cultura intangibile e affascinante che viene trasmessa di generazione in generazione e che racconta, attraverso espressioni, conoscenze, pratiche e rituali le radici e le identità del nostro territorio”.

La musica, il teatro e la poesia sono il cuore di Volgar’Eloquio che coinvolge grandi protagonisti della scena e del mondo della cultura per condividere con il pubblico una piacevole riscoperta delle proprie radici: “Ho condiviso con entusiasmo questa iniziativa con Massimo Zanello per più di un motivo”, spiega il direttore del Piccolo Teatro, Sergio Escobar. “Mentre si fa un gran parlare di identità, Volgar’Eloquio rappresenta una preziosa occasione per riflettere con uno spirito nuovo su questo concetto. Identità non può essere chiusura, ma consapevolezza di un racconto che ha radici nella memoria. Esso offre strumenti che ci aiutano a superare la paura del nuovo, a interpretare e governare i cambiamenti”.
“La rassegna inoltre”,
aggiunge Escobar, “è una formidabile occasione per riaffermare la centralità della parola e la sua forza, per rilanciare il ruolo del teatro inteso come linguaggio che si apre ad altri linguaggi – la musica, la poesia – superando ogni barriera culturale, sociologica e ideologica. L’iniziativa infine si inserisce pienamente nella tradizione del Piccolo Teatro, che nella sua storia e nella sua azione ha sempre vissuto questi valori”.
Accanto all’assessore Massimo Zanello interverranno Gian Luigi Beccaria, professore di Storia della lingua italiana all’Università di Torino, Franco Lurà, direttore del Centro di dialettologia e di etnografia della Svizzera Italiana, Giorgio Mulè, direttore di Studio Aperto e Franco Brevini.
Dunque una grande kermesse in cui spettacoli ed eventi saranno ad ingresso libero, tranne il concerto di lunedì 9 marzo al Teatro Dal Verme per il quale è previsto un biglietto d’ingresso a cinque euro.
Per informazioni tel. 848.800.304 www.volgareloquio.it - www.piccolocard.it

C'era un' orchestra ad Aushwitz


La quarta edizione di Teathralìe, organizzata dall’ Unione Femminile Nazionale presso i propri spazi di Corso di Porta Nuova 32 a Milano, ha per titolo Storie di donne - donne di Storia.
Tra pathos ed ironia, tra quotidianità e Storia, racconta vite di donne che hanno plasmato con coraggio e creatività il proprio tempo. Sei appuntamenti da ottobre a marzo, in cui più attrici si confrontano e sperimentano diverse forme di narrazione.

Mercoledì 4 marzo è di scena la Compagnia Alma Rosè: due voci narranti a dare vita al diario della pianista Fania Fenélon - deportata ad Auschwitz nel '44 - che diede vita all'unica orchestra femminile mai esistita in tutti campi di concentramento della Germania e dei territori occupati. “La nostra idea di teatro – dichiarano Annabella Di Costanzo, Manuel Ferreira e Elena Lolli - è quella di lavorare in piena autonomia, di pensiero e di ricerca, seguendo i desideri del momento e le necessità, cosa che ci ha portato a spaziare dalla fiaba a tematiche di tipo politico e civile, trovando di volta in volta spunti e temi di riflessione diversi. Oltre che nei teatri operiamo anche in situazioni non teatrali e in tutti quei luoghi di aggregazione, della cultura, del sociale, del lavoro, che sono interessati a promuovere insieme a noi dialogo riflessione emozione.Sogniamo un teatro che ritorni a essere rito civile, che sia il più vicino possibile alle persone, che si confronti direttamente con il territorio in cui è nato e perciò lavoriamo in questa direzione.”

Storie di donne , musiche e parole per non dimenticare.
Ingresso gratuito Unione Femminile Nazionale - C.so di Porta Nuova, 32 – Milano - 4 marzo 2009, ore 19.00 aperitivo finale

La Milano di Piero Mazzarella e Giulia Lazzarini

Milano diventa ‘città dei dialetti’ grazie a due interpreti prestigiosi, Piero Mazzarella e Giulia Lazzarini, in scena al Circolo Filologico Milanese dal 2 al 15 marzo con uno spettacolo del Piccolo Teatro in cui esplorano il linguaggio dialettale di varie regioni italiane dipingendo un ritratto crudele, visionario, a blocchi di sequenze pressoché autonome, su più stagioni della storia di Milano: la Milano durante la guerra del ‘15-’18, la Milano degli anni ’30 del fascismo, la Milano, e l’Italia, del presente. Documentario fantastico quello in scena, tra pittura, teatro e cinema, dove il codice di lettura è quello del dialetto, la lingua che muore e con lei i sentimenti che contiene, la verità, la pietà, la rivolta.

Giulia Lazzarini e Piero Mazzarella si alternano nella lettura scenica di pagine memorabili: si va dalla sceneggiatura di 'La terra trema' di Luchino Visconti alle 'Baruffe Chiozzotte' di Goldoni, entrambi a raccontare di pescatori e delle loro fatiche per sopravvivere, per poi osservare le vite dei poveri nella versione di Strehler di 'El Nost Milan' per arrivare, attraverso Manzoni e De Flippo, fino a Delio Tessa.

Concerto” a due voci, dunque, per una mostra-spettacolo in cui il Piccolo ‘gioca fuori casa’, accompagnandoci in uno straordinario viaggio in un universo culturale dimenticato, nell’era della massificazione televisiva , del tutto ignoto ai giovani; e proprio per i giovani è stato pensato “Milano, città dei dialetti”, un progetto di Piero Mazzarella e Giuseppina Carutti che dal 6 marzo si incrocia con la rassegna “Volgar’Eloquio” promossa dalla Regione Lombardia, assessorato alle Culture, Identità e Autonomie.

Pietà e rivolta, oppressi e oppressori , per un affresco da non mancare.

Circolo Filologico Milanese - Via Clerici, 10 – dal 2 al 15 marzo 2009

Enigma?


L'uomo arrischia il suo percorso, il cammino del logos, sui sentieri pericolosi della sapienza.
Ma alla fine l'uomo "conoscerà se stesso", come predica la parola apollinea?I responsi della sapienza non sono mai trasparenti, ma ambigui o oscuri, comunque reticenti: sempre nascondono una trappola la cui posta in gioco è la vita.
Edipo arriva alle porte di Tebe in tre tappe - tre scene dell'azione teatrale: a Corinto il dialogo con la madre Merope; a Delfi lo scambio con la Pizia, e infine l'incontro con la Sfinge alle porte della città. Indovinelli, proverbi, enigmi, costellano la vicenda mitica che proprio mediante la soluzione di giochi di parole sembra dipanarsi per poi inevitabilmente riaggrovigliarsi.
L'uomo - Edipo, il campione del logos, vittima ed eroe di questa storia saprà (vorrà) rispondere all'ultimo indovinello?’.

Nel segno del teatro della sfinge, alla Scatola Magica dello Strehler Luca Lazzareschi e Galatea Ranzi portano in scena testi antichi e moderni per un’azione teatrale che spazia da Sofocle, Platone, Tesauro, Kafka, Lacan, Dürrenmatt.

Piccolo Teatro Strehler - Scatola Magica - 2 marzo 2009, ore 17.00 - Ingresso libero fino ad esaurimento posti

Testamento biologico: Veronesi contro Franceschini

Lettera aperta all’onorevole Franceschini - pubblicata su Micromega- di Umberto Veronesi, Andrea Camilleri, Stefano Rodotà, Paolo Flores d'Arcais: gli emendamenti del Pd sulla legge "fine-vita" non sono una mediazione, sono una resa.

Stimato onorevole Franceschini,
appena eletto segretario del Partito democratico, lei ha fatto riferimento alla laicità come valore irrinunciabile del suo partito, in quanto valore irrinunciabile della carta costituzionale. Il banco di prova della coerenza pratica rispetto a questa affermazione è costituito dall’atteggiamento che il suo partito assumerà nella discussione sulla legge cosiddetta “fine-vita”.Laicità significa che nessuna convinzione religiosa o morale viene imposta per legge da un gruppo di persone, per quanto ampio, alla totalità dei cittadini. E questo vale più che mai per quanto riguarda ciò che è più proprio di ciascuno, che fa anzi tutt’uno con la propria esistenza, la sua stessa vita, e la parte finale di essa. E infatti la Costituzione della Repubblica nel suo articolo 32, e la convenzione di Oviedo ratificata dall’Italia, la legge sul servizio sanitario nazionale, e numerose e univoche sentenze della Cassazione negli ultimi anni, stabiliscono in modo tassativo che nessun cittadino può essere sottomesso a “interventi nel campo della salute” senza il suo consenso (debitamente informato) e che tale consenso può essere ritirato in qualsiasi momento. La convenzione di Oviedo evita ogni distinzione tra “cure” e altri interventi (“di sostegno vitale”, ecc.) proprio perché non si possa giocare sulle parole e violare così il diritto del paziente di rifiutare qualsiasi trattamento medico e/o ospedaliero (tranne che per gli eccezionali motivi di sicurezza pubblica: epidemie, vaccini e simili).Sulla propria vita, insomma, può decidere solo chi la vive, e nessun altro. Questo l’abc della laicità che l’Europa tutta ha adottato in campo medico, confermando l’essenzialità del consenso informato nell’articolo 3 della carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.Il disegno di legge Calabrò distrugge tale diritto. All’art. 2, comma 2 dice infatti: “L'attività medica, in quanto esclusivamente finalizzata alla tutela della vita e della salute, nonché all'alleviamento della sofferenza non può in nessun caso essere orientata al prodursi o consentirsi della morte del paziente, attraverso la non attivazione o disattivazione di trattamenti sanitari ordinari e proporzionati alla salvaguardia della sua vita o della sua salute, da cui in scienza e coscienza si possa fondatamente attendere un beneficio per il paziente”. Il che significa che Piergiorgio Welby non potrebbe far disattivare il respiratore artificiale, e che Luca Coscioni non avrebbe potuto rifiutare la tracheotomia, e che l’amputazione di un arto che va in gangrena diventerebbe coatto, e così la trasfusione di sangue anche a chi la rifiuta per motivi religiosi (tutti rifiuti garantiti oggi dalla legge e più volte applicati fino al “prodursi della morte del paziente”).Non basta. L’articolo 5 comma 6 stabilisce che “Alimentazione ed idratazione, nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, sono forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze e non possono formare oggetto di Dichiarazione Anticipata di Trattamento”. In tal modo il cosiddetto testamento biologico diventa una beffa. Qualsiasi cosa abbia stabilito il cittadino, davanti a un notaio e reiterando le sue volontà ogni tre anni, il sondino gli sarà messo in gola a forza. I medici delle cure palliative hanno del resto spiegato drammaticamente che alimentazione e idratazione non alleviano ma moltiplicano e intensificano le sofferenze nei malati terminali. Queste sofferenze aggiuntive, che è difficile non definire torture in malati in quelle condizioni, diventano con questa legge obbligatorie.E’ evidente il carattere anticostituzionale di tale legge, ma anche il suo carattere semplicemente disumano. Purtroppo gli emendamenti proposti dal suo partito (primo firmatario Anna Finocchiaro) lasciano intatta la violenza dell’articolo 2 comma 2, e aprono solo un modesto spiraglio rispetto a quella dell’articolo 5 comma 6. Non parliamo della cosiddetta “mediazione” di Rutelli, praticamente indistinguibile dal disegno di legge della maggioranza, e che non a caso è stata benevolmente accolta dall’on. Quagliariello.Il Partito democratico aveva il suo progetto di legge da anni, e con tale programma andò alle elezioni che portarono al secondo governo Prodi: la legge firmata da Ignazio Marino. Ogni passo indietro rispetto a tale proposta sarebbe una rinuncia pura e semplice ai diritti elementari sanciti dalla Costituzione, dalla convenzione di Oviedo, dalle sentenze della Cassazione.Abbiamo letto che il suo partito sarebbe comunque orientato a dare ai suoi parlamentari “libertà di coscienza” al momento del voto. Ci sembra che tale atteggiamento sia frutto di un fraintendimento molto grave.Se venisse presentato un disegno di legge che stabilisce la religione cattolica come religione di Stato, proibisce il culto ai protestanti valdesi e obbliga gli ebrei a battezzare i propri figli, sarebbe pensabile - per un partito politico che prenda sul serio la Costituzione - lasciare i propri parlamentari liberi di “votare secondo coscienza”, a favore, contro, astenendosi? O non sarebbe un elementare dovere, vincolante, opporsi a una legge tanto liberticida?La legge ora in discussione sulle volontà di fine vita è, se possibile, ancora più liberticida (e disumana) di quella sopra evocata. Non costringe al battesimo forzato, costringe al sondino forzato, al respiratore forzato, a qualsiasi accanimento che prolunghi artificialmente una vita che, per la persona che la vive, non è più vita ma solo tortura. Peggiore quindi della morte. In ogni caso la libertà di coscienza del parlamentare non può essere invocata per violare e cancellare la libertà di coscienza delle persone.Siamo certi perciò che nulla di tutto questo accadrà, e che in coerenza con il valore della laicità da lei riaffermato, il Partito democratico non tollererà scelte che violino, opprimano e vanifichino l’elementare diritto di ciascuno sulla propria vita.
Andrea Camilleri ,Paolo Flores d’Arcais, Stefano Rodotà, Umberto Veronesi
25 febbraio 2009
Non stupisce, considerata la risposta del neo eletto Segretario alla lettera appello di cui sopra, che il Partito Democratico sia votato – ora e probabilmente negli anni a venire - alla sconfitta.
E questo è il prezzo che questa ‘ sinistra democratica’ pagherà ora e sempre, per aver escluso la componente socialista e i riformatori di area liberale dalle sue fila.
I nostri migliori auguri, onorevole Franceschini.

Ezra Pound, lo scandalo libertario


dal Blog di Dino Messina “La nostra storia”


«Beauty is difficult», scriveva Ezra Pound: la bellezza è difficile. E senz' altro è difficile capire come uno dei geni poetici del Novecento volesse conciliare Benito Mussolini e Thomas Jefferson, la libertà e la scelta per la Repubblica sociale. A sciogliere queste contraddizioni in un «elogio libertario di Ezra Pound» ci ha provato la settimana scorsa sul Corriere della Sera il filosofo Giulio Giorello in un articolo dedicato a un saggio di Pound tradotto da Andrea Colombo per la prima volta in italiano, Il carteggio Jefferson Adam come tempio e monumento (Edizioni Ares, introduzione di Luca Gallesi). L' intervento di Giorello non è passato inosservato. Non ci riferiamo tanto al commento entusiastico di Luciano Lanna sulla prima pagina del Secolo d' Italia, «Pound (come Jünger) era un libertario», quanto all' attenzione che ad esso ha dedicato Giano Accame, ex direttore del Secolo d' Italia, ma soprattutto uno dei maggiori esperti italiani del pensiero politico di Pound. «Negli anni Novanta avevo pubblicato per Settimo Sigillo il saggio Pound economista. Contro l' usura - ci dice Accame -. Un lavoro cui mi dedicai quando Pound, soprattutto per i lavori poetici, era stato ampiamente rivalutato dalla critica di sinistra, a cominciare dai fondamentali saggi del professor Massimo Bacigalupo, che collaborava al manifesto e, detto per inciso, era figlio del medico italiano dell' autore dei Cantos. Mi sembra che l' intervento di Giorello possa rappresentare l' inizio della rivalutazione non soltanto poetica, ma del pensiero complessivo di Pound, anche alla luce della crisi finanziaria internazionale».
Che cosa c' entra, si potrebbe obiettare, il crollo dei mercati finanziari, evocato peraltro anche da Giorello, con il poeta americano che aveva scelto di vivere in Italia? «Pound - spiega Accame - si reputava un patriota, legato ai valori della Costituzione, che affidava al Congresso di Washington la custodia della moneta. Egli considerava un' abiura della sovranità popolare l' aver delegato la gestione della moneta e della finanza alla Banca centrale, un ente i cui responsabili non rispondono delle proprie azioni al popolo. Da questa concezione derivava la proposta ingenua di una moneta deperibile... Al di là degli aspetti utopistici e sconclusionati del suo pensiero economico, restano oggi, in questa situazione, i moniti profetici. Pound considerava i poeti come le antenne di un popolo».Pensiero economico a parte, definire «libertario» uno scrittore che si schierò pubblicamente per la Repubblica sociale italiana può essere visto da alcuni intellettuali di sinistra come un' impostura. «Non è affatto un' impostura - risponde Accame - perché il sogno finale di tutti i grandi intellettuali fascisti, da Giovanni Gentile all' eretico Berto Ricci e all' artista Mario Sironi, era realizzare la grandezza italiana nella libertà. Il fatto poi che Pound fosse vicino al fascismo in declino rispondeva un po' alla natura dei pionieri americani, gente costretta a fuggire perché negletta nella propria terra».Internato in un campo di concentramento vicino a Pisa, dove scrisse i Canti pisani, da alcuni considerato il meglio della sua produzione, Pound passò poi dodici anni in un manicomio criminale a Washington, ma l' America non ebbe mai il coraggio di condannare per tradimento uno dei suoi geni. Nessuno può negare la tensione libertaria di testi composti in un campo di prigionia. Tuttavia, osserva Luigi Sampietro, docente di letteratura angloamericana all' Università Statale di Milano e frequentatore tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta di casa Pound a Brunnenburg, vicino a Merano, «non si deve confondere tensione democratica, certamente presente in Pound, e liberalismo, che è l' espressione culturale del mercato. In fondo Adams e Jefferson condussero una guerra economica, per la liberalizzazione del mercato, diedero l' indipendenza alla propria terra perché non volevano pagare tasse. Ezra Pound, invece, con la sua ossessione contro l' usura, da cui derivava il suo antiebraismo, e l' invenzione di una moneta deperibile basata sul valore accumulato con il lavoro, contrapposto al denaro neutro valido per tutti, si ispirava in fondo a principi antiliberali. Chi potrebbe realizzare, se non una dittatura con un' economia dirigista, la carta-lavoro ipotizzata dall' autore dei Cantos?».
D'accordo con «l' elogio libertario» scritto da Giulio Giorello è lo scrittore Pietrangelo Buttafuoco, autore di Cabaret Voltaire (Bompiani). Tuttavia, dice Buttafuoco, il contesto politico-culturale del nostro Paese ci costringe sempre « alla scoperta dell' acqua calda. Sì, ha capito bene: scoperta dell' acqua calda. Perché fin quando non ci libereremo dell' incubo antifascista, non ci potremo accostare con serenità al grande patrimonio culturale del Novecento. E non solo, perché ricordo che in Italia la cultura marxista più retriva ha messo in dubbio persino i filosofi presocratici, considerandoli antesignani del pensiero negativo. Come per Pound, oggi assistiamo alla rivalutazione del Futurismo, dopo che per anni ci hanno annoiato con le scoperte della transavanguardia. Ci rendiamo conto soltanto adesso che il Futurismo è stato il maggiore movimento culturale italiano assieme al Rinascimento? Certo, ebbe anche una valenza politica».

Le figlie di Lilith


Venerdì 27 febbraio 2009 presso l'Unione Femminile Nazionale di Milano, reading con Valeria Palumbo autrice di " Le figlie di Lilith. Vipere, dive, dark ladies e femmes fatales. L'altra ribellione femminile".

Musica, immagini e parole per una piacevole e stuzzicante lettura accompagnata dalla voce recitante di Sonia Grandis, ai fiati e alle tastiere da Walter Colombo e Giovanni Tosi, per una serata in cui far discutere animatamente 'maschi e femmine' e scoprire quanto arte, letteratura e cinema debbano alle donne.


«Hanno rotto tabù, sconvolto abitudini, fatto scandalo. Soprattutto hanno scavalcato i limiti da sempre imposti alle donne. All'inizio erano soltanto un drappello di signore che procedevano in ordine sparso. Poi, i loro modi sono diventati costume: eccola l'altra ribellione femminile che cambia mode, atteggiamenti culturali e rapporti di forza. Da la Bella Otero a Lola Montez, da Liala a Theda Bara, da Colette alla Contessa Lara, da Alma Mahler a Anna Fougez, il mito letterario e artistico della femme fatale e della dame sans merci si è trasformato così, a partire dalla Belle époque e fino agli anni Venti, in quello della diva»


Laureata con una tesi di storia delle donne, Valeria Palumbo è membro della Società italiana delle storiche. Ha pubblicato: 'Prestami il volto' - Selene 2003 - sulle compagne di artisti famosi, vincitore del premio Il Paese delle donne; 'Lo sguardo di Matidia' - Selene 2004 -sulle matrone romane; 'Le Donne di Alessandro Magno' -Sonzogno 2005; 'Donne di Piacere', Sonzogno 2005 ; 'La perfidia delle donne' , Sonzogno 2006 e 'Svestite da uomo' ,Bur 2007.

Unione Femminile Nazionale C.so di Porta Nuova, 32 - 20121 Milano ore 19 ingresso libero

Amleto e la crisi dell’uomo moderno

Il Piccolo Teatro di Milano si ferma a una nuova “stazione” dell’ideale percorso shakespeariano avviato con il 'Sogno' di Ronconi, i 'Sonetti' letti da Marianne Faithfull, il Romeo & Juliet (are dead) del Charioteer e che si concluderà alle soglie dell’estate con il Mercante di Venezia della compagnia inglese Propeller, con l’Amleto - in scena nella sala dello Strehler dal 24 febbraio all’8 marzo - prodotto dal Teatro Biondo di Palermo, in collaborazione con il Teatro Stabile di Catania.
Ancora i versi del Bardo, dunque, per una tra le più conosciute tragedie di Shakespeare, qui proposta in una veste compiuta e definitiva nella traduzione di Alessandro Serpieri, regia e scene di Pietro Carriglio e musiche originali di Matteo D’Amico.
Il regista offre una lettura teatrale molto ampia – scrive Serpieri - fedele al testo e allo stesso tempo ricca di invenzioni finalizzate alla esplorazione di quel “mistero” che Amleto rinserra nelle sue molteplici quinte”.
E Carriglio d'altronde fin dall’inizio della sua attività di regista, ha dedicato un’attenzione particolare al teatro di Shakespeare - non solo per la sua grandezza e unicità letteraria e drammaturgia - ma perché costituisce la più complessa espressione di un’epoca di grandi stravolgimenti (per certi versi paragonabile alla nostra), dove si assiste al crollo di valori e certezze. Amleto, in particolare, viene assunto non solo quale simbolo della crisi dell’uomo moderno di fronte al destino e alle proprie responsabilità, quanto esemplare metafora del teatro come visione del mondo.


Piccolo Teatro Strehler, largo Greppi (M2 Lanza) – dal 24 febbraio all’8 marzo 2009
In tournèe a Venezia (10-15 marzo), Padova (17-22 marzo), Roma (24 marzo- 5 aprile), Trieste (14-19 aprile), Brescia (21-26 aprile)

Profumo del tempo

C’è un tempo che non cancella e non muta ciò che sta oltre la vita: ci chiama, attraverso il suo profumo, come nei colori accesi della fantasia.
In continuo ascolto.
Così, nei colori accesi di questo giorno che non teme tempeste del cuore, questi ditirambi aprono nel ricordo di un uomo, di un padre, il mio: quell’uomo si chiamava Arturo, classe 1928, un uomo semplice quanto straordinario.
E per celebrare la memoria di tutti gli uomini semplici, gli uomini di un tempo cui bastava la parola data e l’esempio sopra ogni altra cosa quale simbolo a richiamare la Virtù, faccio mia la lettera più bella che una donna, una figlia , abbia mai scritto a un padre: quella di Oriana Fallaci.

“…un bravo cittadino che insieme ai diritti invocava i doveri e ad ogni pretesto brontolava ‘oggi si parla troppo di diritti e troppo poco di doveri’. Un democratico coerente che tollerava gli avversari più odiosi e si ribellava con civiltà agli abusi pubblici e privati. Un nemico della furbizia che disprezzava i compromessi e le ipocrisie quanto i fanatismi. Un saggio che non cercava, che non ha mai cercato, il potere e il successo. Un probo che non desiderava, che non ha mai desiderato, la ricchezza e la fama. Infatti ha sempre vissuto del suo lavoro malpagato e poi della sua pensione, questo piccolo grande uomo che agli sciocchi sembrava un uomo qualsiasi, un uomo che non contava nulla (o) contava poco. Non si smentì mai, non tradì mai, non tradì mai se stesso.
Voglio che conosciate come è morto...E' morto come è vissuto, con indicibile coraggio e incantevole dignità. E' morto combattendo l'unico nemico che potesse piegarlo e distruggerlo: la malattia che uccide. Per lunghi mesi e poi strazianti settimane le ha resistito come resistette agli aguzzini di Mario Carità, le ha fatto la guerra come la faceva ai fascisti di ogni chiesa e di ogni colore. E ha perduto, stavolta. Non perchè avesse ottantaquattroanni ( era un vecchio forte, fino a poco tempo fa si arrampicava sugli olivi con agevolezza, avrebbe potuto vivere ancora), ma perchè la malattia che uccide era troppo più forte di lui. Però ha perduto bene. A testa alta, a denti stretti, da eroe. Dalla sua bocca non è mai uscito il più infinitesimale lamento. Mai. Non ha mai dato un attimo di soddisfazione a quel nemico. Mai. Fino all'ultimo. E mentre moriva tra le mie braccia a mezzogiorno di domenica scorsa, gliel'ho detto " Babbo - che uomo coraggioso sei! Che uomo straordinario!" Credo che mi abbia udito, che sia morto ascoltando quelle parole. Era lucido. Comunque glielo dico di nuovo, dinanzi a voi, con sterminata ammirazione, sterminata fierezza " Babbo, che uomo coraggioso sei, che uomo straordinario!". E dinanzi a voi, insieme alle mie sorelle, lo ringrazio per tutto quello che mi ha dato, che ci ha dato, per tutto quello che mi ha insegnato, che ci ha insegnato. Per esempio, a dire pane al pane e vino al vino, a non aver paura di nulla e nessuno, ad essere persone perbene. Lo ringrazio delle sue severità, delle sue inflessibilità, delle sue intransigenze. Lo ringrazio delle sue tenerezze nascoste, del suo amore burbero e profondo, senza smancerie e senza tradimenti. Lo ringrazio anche del rispetto che aveva per le donne, questo femminista ante-litteram. Quest'uomo antico e così moderno. E poi lo ringrazio per quello che ha dato agli altri, al paese, con le sue lotte mai celebrate e i suoi sacrifici mai ricompensati e il suo esempio sottile, mai applaudito.”

Di un padre - di un uomo - una figlia : con gratitudine, amore e infinito rimpianto. Eloisa Dacquino

Città che sale...

Di seguito all' intervista rilasciata da Abbruzzese sulle pagine del Corriere della Sera a proposito di un nuovo Manifesto della Cultura, riteniamo non ci sia bisogno di nuovi eroi del lavoro: gli attuali perdono la loro sfida perché perdono paradossalmente la vita e i dati sconfortanti in tema di prevenzione e protezione sono lì, davanti ai nostri occhi, a dimostrarlo.
Serve nuovamente l’esempio legato all’etica del fare, l’esempio che non ha bisogno di mediazione alcuna perché la forma è - da sempre - sostanza.
Gli uomini e le donne che hanno prodotto innovazione e mutamento nel campo sociale, civile, economico,del secolo scorso, sono gli stessi che hanno saputo coniugare cultura, virtù e necessità di nuovi e più ampi spazi di libertà tanto nel campo delle arti, quanto dei mestieri.
Nelle prestigiose istituzioni culturali che proprio a inizio secolo videro la luce a Milano, dando alla città la fama di 'capitale economica e morale del Paese', troviamo piena espressione di quel saper fare illuminato di una società – quella milanese – che seppe coniugare allo sviluppo economico, passione civile, solidarietà, cultura, includendo le fasce più deboli nella crescita comune attraverso valori condivisi.
L’idea che ha mosso il sogno dell’Avanguardia al potere, che proprio a Milano è nata e si è sviluppata, testimonia il motore di quel progresso che ha saputo coniugare la capacità di ‘fare’ unitamente alla capacità di veicolare le conoscenze, gli spazi, gli ideali a tutta la società: nessuno escluso,gratuitamente.
Dare continuità a quel sogno, a quel progetto, è far vivere nella memoria collettiva il ricordo di una stagione ricca di fermento e partecipazione culturale, politica, con al centro comportamenti virtuosi nell’economia quanto nella solidarietà.
Città che sale’ - in continuo movimento per dirla con Boccioni - ma con al centro l’uomo, i suoi bisogni, la necessità al bello in tutte le sue forme e declinazioni.
Ecco allora che la proposta di Davide Rampello per un nuovo Manifesto della Cultura, troverebbe si legittimazione, non solo rispetto alla grande crisi economica quanto civile e morale del paese, che al centro delle riflessioni odierne necessariamente deve includere la ‘centralità della risorse umane’ nei contesti organizzativi tutti, come accadde dopo la grande crisi del ’29 negli Stati Uniti d’America, quando le industrie si accorsero che le teorie legate allo Scientific Management non potevano più rispondere alla necessità di nuove forme di integrazione, crescita, efficienza e produttività: mancava l’uomo.
Così, rispetto alla società dell’immagine richiamata da Alberto Abruzzese nella sua intervista al Corriere della Sera, vi è la necessità di stimolare nuovamente il ruolo attivo delle persona, la centralità dell’uomo nei processi di crescita e trasformazione.
La domanda allora è: sapremo noi dare continuità , ora, a quel progetto di modernità che è stata la Milano dei primi del secolo scorso? di Eloisa Dacquino

L’École des femmes

Un Molière d’eccezione quello in scena dal 18 al 21 febbraio al Piccolo Teatro Strehler , con Daniel Auteuil e il ‘suo’ Arnolphe in “L’école des femmes”.
Dunque un grande divo del cinema francese unitamente a Jean-Jacques Blanc, Bernard Bloch, Michèle Goddet, Pierre Gondard, David Gouhier, Charlie Nelson e Lyn Thibault, calcherà le scene del Piccolo di Milano diretto da Jean-Pierre Vincent che torna - a scadenza quasi decennale - a rappresentare il commediografo francese dopo ‘Il Misantropo’, ‘Le furberie di Scapino’ ( già con la presenza di Daniel Auteuil nel 1990) e ‘Tartufo’.

Primo vero e importante attacco di Molière contro alcuni meccanismi del potere - del resto sempre attuali e più attivi che mai - ‘L’école des femmes’ ha per protagonista Arnolfo, vecchio tiranno e tutore della giovane Agnese il quale, credendo di poter manipolare a proprio piacimento la natura femminile plasmandola a modo suo e addirittura deformandola, riserverà alla sua pupilla una educazione rigida e chiusa. Ai suoi occhi, l’autorità assoluta del tutore deve occupare qualunque spazio, anche quello nel quale dovrebbe trovare posto l’autonomia e la libertà della sua pupilla. Tagliata fuori dal mondo, Agnese sarebbe così solo una marionetta per il ventriloquo, ma Arnolfo si scontrerà con la realtà e dovrà ammettere che il genere umano non è come un impasto che può essere modellato passivamente e che il mondo esterno, cacciato dalla porta, rientrerà inevitabilmente dalla finestra.

La 'scuola delle mogli' ci attende, dunque, per quattro serate da non mancare.

Piccolo Teatro Strehler, largo Greppi (M2 Lanza) – dal 18 al 21 febbraio 2009

Due ore con...

"Precario, flessibile, sicuro: il lavoro che cambia – confronto fra le teorie e i soggetti del lavoro", questo il tema del secondo appuntamento di “Due ore con”, un ciclo di incontri promossi da Enel in collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano, in cui si confrontano personalità legate al mondo dell’informazione, della cultura, dell’economia, della politica, delle istituzioni.

Giovedì 19 febbraio alle ore 17.30 presso il Piccolo Teatro Studio di Via Rivoli (ingresso libero fino a esaurimento posti), prendono parte al dibattito Gad Lerner, giornalista e autore della trasmissione L’Infedele, Michele Tiraboschi - docente di Diritto del Lavoro presso le Università di Modena e di Reggio Emilia e Giovanna Zucconi, giornalista, scrittrice e autrice. Modera l’incontro Giuliano Da Empoli, sociologo e scrittore.

Al centro del dibattito il significato del lavoro nel mondo moderno, le parole e i contenuti di un sistema economico e sociale che ha conosciuto un’evoluzione straordinaria. In un momento congiunturale come quello che stiamo attraversando - anche alla luce del nuovo modello di contrattazione - le tematiche legate all’occupazione, alla precarietà e alla flessibilità che quotidianamente suscitano discussioni e polemiche.

Aria Laica

Martedì 17 febbraio presso la Sala Alessi di Palazzo Marino verrà presentata ‘ARIA LAICA – per respirare tutte e tutti’, la Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni.

Insieme di associazioni ispirate a diverse concezioni del mondo, ‘Aria Laica’ si propone di diventare luogo di scambio e di confronto per coloro che operano in difesa della laicità delle istituzioni. “In Italia crescono le pressioni, soprattutto della Chiesa cattolica, per stravolgere la laicità dello Stato, mentre altre visioni del mondo subiscono un soffocamento politico e mediatico. La Consulta intende operare - attraverso iniziative di informazione e formazione – per la pari dignità e libertà di espressione, contrastando privilegi e fondamentalismi. La laicità è al tempo stesso valore e metodo, essendo volta a difendere uno spazio pubblico neutro, comune a tutti i cittadini e le cittadine, indipendentemente dalle loro convinzioni etiche o religiose, come dettano la Costituzione italiana e la Carta dei Diritti Umani. La Consulta intende battersi affinché venga riconosciuto il primato della libertà di scelta e della coscienza individuale sui temi “eticamente sensibili”, opponendosi all’approvazione di leggi che tendano a imporre a tutti la stessa morale”.

Tra gli interventi previsti quelli del costituzionalista Vittorio Angiolini , del ginecologo Francesco Dambrosio, della giurista Marilisa d’amico, di Mina Welby, della filosofa Roberta de Ponticelli, della sociologa Marianella Sclavi e il contributo in video di Moni Ovadia.
martedì 17 febbraio 2009, ore 21.00 Sala Alessi - Palazzo Marino - Piazza della Scala 2 - milanolaica@gmail.com

La Santa e la Spudorata

In equilibrio tra storia e memoria, Emma Scaramuzza compie un viaggio che restituisce intatto - liberandolo - il senso delle nostre radici: "La Santa e la Spudorata - Alessandrina Ravizza e Sibilla Aleramo" è la storia di un'amicizia fra donne (apparentemente diverse), impegnate in un progetto di libertà e rinnovamento sociale che attraverso un'indagine rigorosa e partecipe illumina l'evoluzione dell'intellettualità femminile tra Otto e Novecento.
L'autrice, ricercatrice di Storia contemporanea presso l'Università degli Studi di Milano, colma un vuoto nel panorama editoriale offrendo un tassello importante al dibattito ancora aperto su maternità, sessualità, denaro, creazione artistica, politica: muovendo dalla storia dell'amicizia tra la filantropa Alessandrina Ravizza (1846 - 1915) e la femminista 'nuova' Sibilla Aleramo (1876 - 1960), intreccia vite ed esperienze di una molteplicità di figure femminili tra cui spiccano Anna Kuliscioff e Giacinta Pezzana, Ersilia Majno e Maria Montessori, Linda Malnati e Eleonora Duse.
Esperienze di vita ora incrociate, ora parallele, per un viaggio nel tempo da una generazione all'altra di «donne nuove», che agli inizi del Novecento emerse prepotentemente conquistando spazi di autonomia e libertà : attraverso un toccante carteggio, Emma Scaramuzza muove tra le fessure di un remoto sottosuolo, richiamando dall'oblio la memoria di quella élite di donne che agli inizi degli anni Settanta sembrava essersi del tutto smarrita o forse volutamente dimenticata.
Nella diversità amiche, la 'santa laica' Ravizza e la 'pellegrina d'amore' Sibilla condivisero impegno politico, le battaglie a favore del suffragio femminile e dei diritti di cittadinanza delle donne: la prima sfidando burocrazia e conformismo, la seconda contestando la maternità come obbligo e destino. Libere pensatrici, donne d'avanguardia, che appellandosi alla legge superiore, allo " spirito autonomo femminile", trasgredirono spostando ( l'Aleramo) il limite di libertà, anche sessuale: Cordula Poletti fu la "lucida follia", l'amore sconvolgente che fece entrare Sibilla in contatto con il proprio desiderio, la 'delicatezza espansione e luminosità' del rapporto erotico con un'altra donna.
E proprio in queste pagine, tra privato e pubblico, Emma Scaramuzza fissa nel tempo la pagina più bella e luminosa di un flusso di vita- storia che lega le relazioni tra donne, colmando un vuoto nella memoria storica del Novecento: in eqilibrio tra storia e memoria, profumo del tempo in chi saprà coglierne la poesia. di Eloisa Dacquino
Scaramuzza, Emma 'La santa e la spudorata - Alessandrina Ravizza e Sibilla Aleramo' Liguori editore

Terra di confine

A vent'anni dalla caduta del muro di Berlino, Serena Sinigaglia e la sua compagnia Atir portano in scena al Teatro Libero dal 3 al 13 febbraio “1989 – Crolli”: terzo e ultimo capitolo della trilogia “Incontri con epoche straordinarie: 1943 – Come un cammello in una grondaia (ovvero del coraggio), 1968 (ovvero dell’incanto), 1989 Crolli (ovvero del disorientamento)” che la Sinigaglia dedica al teatro civile. Una rilettura degli avvenimenti chiave che hanno stravolto la nostra epoca, motivata dal bisogno di ricostruire una coscienza “politica” forte.

Il testo, creato dalla stessa Sinigaglia con l’aiuto di una piccola equipe di drammaturghi e che si ispira a testimonianze e documenti autentici tratti da Lidia Campagnano, Paolo Rumiz, Peter Handke, Saint-Exupéry, Hana Blandiana, procede per canti che pongono una serie di domande a cui non è facile dare risposte definitive ed univoche, ma alle quali non è possibile sottrarsi.
Nel mondo dell’informazione, dove la “quantità”non si trasforma automaticamente in “qualità” e sapere, dove predomina l’incapacità di intervenire sul reale per modificarlo e migliorarlo, Serena Sinigaglia prova a interrogarsi sugli accadimenti storici che hanno decretato il crollo del muro di Berlino: 1989 si concentra sugli effetti di quel 9 novembre, sulla condizione dell’uomo contemporaneo che deve riappropriarsi di se stesso con la convinzione che una possibile via d’uscita esiste: assumersi la responsabilità delle proprie azioni, dei propri desideri e del nostro essere in un mondo che tende a cancellare la memoria perché non coltiva l’analisi critica e dove pochissimi si assumono la responsabilità di cercare la verità, la conoscenza, come ha fatto Anna Politkovskaja, la giornalista russa assassinata per il suo lavoro d’inchiesta sulle torture in Cecenia e sulla Russia di Putin, alla quale Serena Sinigaglia dedica l’ultimo capitolo e questo suo spettacolo.
di Eloisa Dacquino
Teatro Libero - via Savona 10 - Milano

Cultura immateriale

Una lingua, un idioma, una serie di musiche, di canti popolari, di poesie, di letteratura locale. Tutto ciò che è vera cultura è un bene immateriale. La mia proposta parte proprio da qui: rivalutare, difendere il senso dell’immaterialità”, spiega Massimo Zanello, Assessore alle Culture, Identità e Autonomie della Lombardia ”Tutto ciò che non è meramente commerciale e banalmente folkloristico merita, rispondendo ai criteri fissati dalla legge, l’aiuto economico dell’istituzione. E’ il ritorno dei popoli - dichiara l’assessore - dopo il fallimento dello Stato”.

Partendo dalla nuova legge per la tutela e la valorizzazione della cultura immateriale che recepisce una direttiva dell’Unesco, l’Assessore ha invitato alcuni dei massimi esperti nazionali al convegno che si terrà martedì 3 febbraio alle ore 17.30 nella Scatola Magica del Piccolo Teatro Strehler, per riflettere sulle prospettive che essa apre: dall’antropologia all’etnomusicologia, dalla dialettologia alla cultura agricola e industriale, un immenso e prezioso patrimonio attende di essere valorizzato come merita.
Si discuteranno i problemi e le strategie per tutelare le culture locali e l’eredità di saperi, conoscenze, creatività che esse possono tramandare all’uomo del nostro tempo.
Sono previsti gli interventi di Pier Paolo Poggio - Fondazione Micheletti di Brescia - Febo Guizzi, Professore di Etnomusicologia - Università degli Studi di Torino, Luigi Lombardi-Satriani, Professore di Etnologia - Università La Sapienza di Roma, Glauco Sanga, Professore di Lessicografia dialettale e gergale - Università di Venezia; moderatore Franco Brevini, Professore di Letteratura italiana - Università di Bergamo e Università IULM di Milano, mentre Piero Mazzarella leggerà brani tratti da Milanin Milanon di Emilio De Marchi.
Prospettive e problemi per la tutela di una cultura dimenticata: la nuova legge della Regione Lombardia sulla “Cultura immateriale”

Adriano Prosperi: Inquisizione organismo vivente

"Quello di cui stiamo parlando è una istituzione del passato o è un organismo vivo e in piena attività?" . Si conclude con questa domanda l'interessante articolo di Adriano Prosperi, il maggiore studioso italiano dell'Inquisizione, pubblicato in apertura al nuovo numero della rivista "Belafgor", diretta da Carlo Ferdinando Russo.
La domanda posta da Prosperi, docente alla Normale di Pisa, arriva dopo una ricostruzione critica di una storia dell'Inquisizione in Italia, non trascurando il confronto con i Paesi europei cattolici, e un'osservazione sulla durata di questa istituzione della chiesa romana. L'Inquisizione spagnola, osserva Prosperi, nasce nel 1478 e muore nel 1834, quela portoghese nasce nel 1536 e muore nel 1821.
Per quanto riguarda l'Inquisizione italiana la vicenda è più sfumata: l'anno di nascita è il 1542, stabilito da una bolla di Papa Paolo III, l'anno di morte è il 1965 (7 dicembre), quando la IX sessione del Concilio Vaticano II approva la "declaratio de libertate religiosa". In conseguenza di questo atto Paolo VI trasformò la Congregazione del Sant'Uffizio (in base alla riforma avvenuta sotto Pio X nel 1908) in Congregazione per la dottrina della fede.
"L'opera della Congregazione a partire dal 1965 - scrive Prosperi - è stata non solo intensa ma si è collocata con decisione su di una linea che il suo attuale prefetto card. William Joseph Levada ha definito di 'rinnovamento nella continuità'. E' facile rendersene conto a chi sfoglia i 105 documenti raccolti nel volume edito dalla Congregazione stessa nel 2006. Le materie trattate in un'opera normativa che s'è fatta progressivamente più intensa appartengono in pieno alla tradizione storica dell'opera del Sant'Uffizio: basti pensare alla questione della 'sollicitatio ad turpia', da quasi cinque secoli presenza fissa nella giurisprudenza e nell'attività processuale del Sacro Tribunale. E ci sono naturalmente la scomunica per apostasia ed eresia, una speciale attenzione ai rapporti con i fedeli di altre confessioni, una sorveglianza sulle tendenze politiche e le ideologie come la 'teologia della liberazione'".
Tra i libri italiani condannati dall'Inquisizione cattolica nel Novecento quelli di Alberto Pincherle (Moravia), Raffaele Pettazzoni, Adolfo Omodeo, ma soprattutto Benedetto Croce (per 'La storia d'Europa nel Secolo decimonono') e Giovanni Gentile.
Padre Agostino Gemelli osservò che era la prima volta che la Santa Sede condannava un intero sistema filosofico.
dal Blog di Dino Messina - La nostra Storia - Corriere.it

Latella e Albertazzi, viaggiatori d’infinito

Antonio Latella torna al Piccolo Teatro di Milano dal 27 gennaio all’8 febbraio, dando vita insieme a Giorgio Albertazzi alla trasposizione scenica dell’opera che Herman Melville pubblicò nel 1851: “Moby Dick”.

Dall’incontro avvenuto nel 2004 - quando ‘Bestia da stile’ era in scena al Teatro India - in cui intuirono un percorso comune e nacque l’idea di lavorare insieme, Giorgio Albertazzi e Antonio Latella in “Moby Dick” hanno trovato ‘il viaggio comune’, un viaggio senza ritorno al quale è destinato solo chi è pronto a sopportare lo sradicamento e la sfida, a pagare il prezzo che si deve per solcare – liberi - gli oceani perigliosi della conoscenza.
Chi sceglie il mare, sceglie le leggi della natura e non dei cittadini – dichiara Latella - Chi sceglie il mare, sceglie di non camminare. È lui che ci conduce, che ci culla, che ci sbatte, che c’innalza verso il cielo, ci sprofonda verso gli abissi. E’ l’acqua a decidere di noi’.
Acqua che diventa metafora di trasformazione, del potere sgretolante di ogni certezza che si incarna nella solidità della terra ferma. ‘Chi sfida la Balena Bianca - aggiunge il regista - sfida la malattia del vivere. […] Solo davanti alla chiara consapevolezza che il male non è una proiezione, ma è dentro di noi, come l’odio, si può tentare la via del ritorno verso la purezza. Non verso casa”.

Copione teatrale opera di Federico Bellini, ancora una volta al fianco del regista, la caccia alla balena bianca che l’occhio di Ismaele e la sua narrazione intessuta di riflessioni, trasforma da epica in allegoria ed epopea umana, viene portata in scena dalla affiatata e collaudata compagnia di attori diretta da Latella ( del quale ancora batte come un’incudine sul nostro cuore lo straordinario e intenso ‘Edoardo II’ di Marlowe andato in scena nel 2006 sempre al Piccolo Teatro), qui equipaggio della baleniera comandata dal capitano Achab, al quale Giorgio Albertazzi con la sua interpretazione conferisce una potenza tragica e una pietrosa intensità.

Passata per l’Odéon di Parigi di seguito a una lunga tournée, la baleniera Pequod approda ora sulle tavole del Piccolo Teatro per chiudere il suo viaggio: non ci è dato sapere ora se Strehler gradirà o meno la presenza scenica di Albertazzi data la storica rivalità; confidiamo le Ombre delle idee possano accompagnare questi viaggiatori d’infinito, in una sfida da non mancare.
di Eloisa Dacquino


Piccolo Teatro Strehler - largo Greppi (M2 Lanza) – dal 27 gennaio all’8 febbraio 2009

Giovannino Guareschi al Bertoldo

Dal Blog La nostra storia di Dino Messina - Corriere della Sera



Nell'anno del fascismo trionfante, il 1936, anno della dichiarazione dell'impero e della guerra di Spagna, Angelo Rizzoli affidò a Cesare Zavattini il compito di dirigere una rivista umoristica, . Agli inizi con frequenza bisettimanale il nuovo giornale doveva far concorrenza al marc'aurelio, ma rivolgendosi a un pubblico più colto. Zavattini perciò reclutò alcuni dei migliori giornalisti umoristi, da Giovanni Mosca (che ben presto gli soffiò il posto di direttore) a Marcello Marchesi al campione di grafica Saul Steinberg (ricordate la mappa di New York che guarda Milano?), a Carletto Manzoni e, last but not least come dicono gli inglesi, a Giovannino Guareschi (1908-1968), che sarebbe diventato presto caporedattore.
Nell'anno del centenario della nascita e del quarantennale della morte, accanto alle iniziative milanesi, c'è da registrare una mostra che si aprirà sabato 29 a Brescia all'Auditorium del museo di Santa Giulia in via dei Musei 81/b, sino al 28 febbraio, intitolata . Un titolo significativo perché fa vedere come durante la dittatura fascista se non era consentita l'opposizione era certamente tollerata una certa fronda. E i disegni bonariamente irridenti di Guareschi contro il militarismo , le sue frecciate contro le bellezze italiche (donnone brutte e temibili), o le sue battute nelle rubriche come "Il cestino", "Post scriptum", "Le osservazioni di uno qualunque" ci descrivono non soltanto lo spirito di un'epoca ma un'importante tappa dell'autore italiano più venduto nel mondo (venti milioni di copie ha totalizzato il suo ).


L'autore della saga dedicata a Peppone e don Camillo passa per essere stato un fascistone.

Di destra lo era senz'altro e pure anticomunista. Ma era soprattutto un anarchico, che si divertiva a irridere il potere. Riuscì ad andare in galera con il fascismo perché ubriaco si era messo a urlare contro Mussolini, a essere internato in Germania perché durante la Repubblica sociale si rifiutò di disconoscere l'autorità del re, fece qualche mese di prigione per aver pubblicato sul delle false lettere di Alcide De Gasperi, piuttosto gravi, se fossero state vere, per il ledaer democristiano, perché in esse si invitava gli Alleati a bombardare la periferia di Roma.

Nonostante tutto, Guareschi a noi rimane simpatico perché lo riteniamo un galantuomo e soprattutto uno dei grandi caratteri (e autore di caratteri) italiani.

Le Annales: ottant'anni di storia.


Dal blog La nostra storia di Dino Messina - Corriere Della Sera


Ormai è un motivo che ritorna: le Annales furono vera storia? Così titolava ieri la Stampa un bell'articolo di Miguel Gotor, accompagnato da un controcanto di Giuseppe Galasso che come già aveva fatto in un'intervista a noi si lamenta per le degenerazioni della nouvelle histoire soprattutto in tempi recenti, cioè dopo il 1968. Un'accusa da un punto di vista marxistico l'aveva lanciata un esponente italiano della storiografia delle Annales, Ruggiero Romano, in un saggio uscito nel 1995 da Donzelli intitolato "Braudel e noi, riflessioni sulla cultura storica del nostro tempo". Ma al di là degli aspetti controversiali che servono a rinnovare l'interesse per la materia, non v'è dubbio che le Annales furono vera storia. Forse, furono l'ultima grande rivoluzione nel campo storiografico.
Come annunciava
Marc Bloch ( qui sopra, a destra) nel primo numero, uscito il 15 gennaio 1929, la rivista non era indirizzata ai soli specialisti, anche se gli abbonati inizialmente non superarono i 400. Soprattutto erano l'interdiplinarietà e l'ampliamento delle aree di studio gli elementi che saltavano agli occhi del lettore: si passava da un articolo sul prezzo del papiro nell'antico Egitto a un saggio sull'istruzione dei mercanti nel Medioevo a interventi sull'economica tedesca nel primo dopoguerra e sulla demografia dell'Unione sovietica. Era chiaro: non c'erano ambiti "umili" che non meritassero l'attenzione dello studioso di storia: si trattasse di sistema di comunicazioni (le poste), di alimentazione, di archeologia botanica, di mentalità, ogni singolo ambito della storia umana meritava di essere preso in considerazione. E poi l'arco temporale si estendeva sino all'oggi. I due direttori, Marc Bloch e Lucien Febvre, avevano concezioni di vita opposte (il primo volle combattere con la resistenza francese nonostante avesse più di 50 anni e fu ucciso dai nazisti nel 1944, il secondo attese defilato che la tempesta passasse) ma erano entrambi studiosi affermati e all'avanguardia.
Il terzo nome che bisogna ricordare, accanto a Bloch, che quando fondò la rivista aveva già scritto "I re taumaturghi", e a Febvre, autore tra l'altro di uno studio ormai classico su Martin Lutero, di un saggio sul problema dell'incredulità nel XVI secolo: La religione di Rabelais, è quello di Fernand Braudel. Fu Braudel a portare a compimento la rivoluzione delle Annales, sottolineando il concetto di lunga durata, e lasciandoci contributi eccezionali come lo studio sul Mediterraneo all'epoca di Filippo II. A noi piace aggiungere anche i nomi di Philippe Ariès, Georges Duby, Jacques Le Goff e anche quello di François Furet, che si occupò di storia politica (rivoluzione francese e comunismo) in maniera del tutto nuova.

La domanda "fu vera storia?" è un'esagerazione giornalistica.

Averne ancora di stagioni così.

Della perduta ragione, il Sogno

Dopo lo straordinario successo ottenuto tra ottobre e novembre, torna al Piccolo Teatro Strehler di Milano Luca Ronconi e il suo “ Sogno di una notte di mezza estate”, in scena dal 9 al 23 gennaio 2009.

Il nuovo anno apre dunque con questo atteso ritorno per una delle commedie forse più famose di William Shakespeare e in cui Ronconi dà corpo non tanto al sentimento d’amore, quanto alle ‘ragioni’ dell’amore, di quell’amore.
E’ sostanzialmente una commedia di scambi – spiega Luca Ronconi - tra sogno e veglia, tra persone e nell’intimo delle persone stesse. Un testo”, continua il regista, “che si presta a più livelli di lettura, ricco com’è di simboli, allegorie, risvolti psicanalitici. Ma è anche la storia di una iniziazione all’amore - quattro giovani sono alle prese con i misteri del sentimento e della passione - particolarmente adatta a essere interpretata da un gruppo di giovani che scoprono i trucchi del teatro come i loro personaggi restano vittime di quelli dell’amore”.

Ecco allora muovere nella scenografie realizzate da Margherita Palli, le trame amorose di Titania e Oberon, gli intrighi di Elena, Lisandro, Ermia e Demetrio, nei luoghi del Sogno – Atene e Foresta - lettere dell’alfabeto di svariati colori e misure che si compongono e si scompongono diventando di volta in volta alberi, sedie, palcoscenico per i comici, luci della metropoli, affollando o svuotando la scena, mentre la luce diffusa e chiara di Atene si arrende alle ombre e all’incertezza della Natura.

Cast di giovani attori, costumi firmati da Antonio Marras, per un 'Sogno' alla sua terza e ultima tranche di recite da non mancare: nessun sospiro, nessun languor. di Eloisa Dacquino

Piccolo Teatro Strehler - l.go greppi, Milano - dal 9 al 23 gennaio 2009

Anfitrione e il suo doppio

Commedia dalla comicità plautina che ha il suo culmine nella varietà di toni dei numerosi faccia-faccia tra gli Dei e gli uomini, per la regia di Antonio Zavatteri è in scena al Teatro Libero di Milano dal 7 al 18 gennaio “ Anfitrione”, di Molière.

Un ‘affaire’ si potrebbe dire di corna divine, di ‘Dei’ in combutta contro gli uomini che per soddisfare le proprie pulsioni non esitano ad esercitare violenza, a mentire sulla propria identità e soprattutto ad espropriare l’identità dei propri avversari, privati della propria grazie all’esercizio di prevaricazione ed arroganza dei potenti.
Tema quanto mai ineluttabile ed eterno, ‘Anfitrione’ muove tra il reale e il suo doppio, in un grande ‘gioco’ che è anche opera di indagine sulla vita e sul comportamento dell’uomo.
La storia è presto detta: invaghitosi della bella Alcmena - casta moglie del re di Tebe Anfitrione - Giove scende dall'Olimpo e le si presenta con indosso l'armatura del marito di ritorno dalla guerra; mentre il fedele Mercurio - assunte le sembianze di Sosia del quale corteggia la moglie Cleante - fa la guardia alla porta del palazzo in cui si consuma la divina notte d'amore, faranno ritorno a casa anche il vero Anfitrione e il vero Sosia.

E dunque chi il ‘vero’ Anfitrione, chi il ‘vero’ Sosia?
Tra finzione e realtà, un Molière dalla travolgente comicità
di Eloisa Dacquino

De’ segni de’ tempi

Ci scuserà forse Giordano Bruno se mutuando il titolo del suo libro ( andato perduto), come segno del tempo - di questa nostra nuova alba o tramonto - non ci uniamo al coro dei tuttologi- opinionisti- girotondini- economisti su ciò che sarà l’immediato futuro ( qui ed ora): preferiamo osare e sfidarlo questo Tempo – lasciando dietro lo stupore degli attoniti- e richiamare dall’oblio chi il Tempo l’ha segnato e cambiato.
Per sempre.

Così, nella consapevolezza che a ‘mancare’ sia l’uomo, quello educato al bello, quello eticamente consapevole che il fare sia per il benessere e la crescita comune e che tutti insieme –uomini e donne- sia unicamente per progredire, richiamiamo dall’oblio chi dal mondo e dall’universo è stato dimenticato, più spesso estromesso: quell’ universo è donna.

Fuori - nel mondo in cui viviamo - oltre le nostre coscienze un olocausto di proporzioni gigantesche grida disperato sul corpo di milioni di donne e bambine; è una guerra dichiarata, visibile, che muove sul piano fisico, sessuale, psicologico ed economico dal nord al sud del mondo, nelle nostre case, ad un passo da noi.
Da Nanchino all’India degli Avatar , dalla Cina dei 'saggi' all'Africa nera, dai paesi arabi all'Occidente ricco ed evoluto, nel Darfur, in Congo, in Sudan, nella ex Jugoslavia , oltre 130 milioni sono mutilate nel corpo e nell'anima.
Oltre il velo, un silenzio complice copre il volto delle donne, di tutte le donne, sulle quali quotidianamente si compie il rito : questione di sfumature, certo, difficili da comprendere..

Così, tra guerre dichiarate e terre di conquista, veli a coprire il volto delle donne storia e verità, tra veline gossip e oroscopi per l’anno che verrà, muoviamo fieri e alteri verso donne che nel campo della ricerca, della solidarietà, dell’arte, hanno determinato il ‘progresso della civiltà’ spingendola verso quello che fu definito ‘ il mondo nuovo’.

Donne esempio di emancipazione, genio e perseveranza come Maria Bakunin, Madame Curie, Maria Gaetana Agnesi, Mileva Einstein, Rosalind Franklin e Virginia Galilei , che nel campo della ricerca e scoperte scientifiche hanno dovuto lottare contro i pregiudizi e il maschilismo imperante, rischiando di vedersi strappare scoperte fondamentali, spesso attribuite ai soli colleghi uomini.
Donne come Eleonora Duse, Emma Grammatica, Sibilla Aleramo, Ada Negri, Anna Kuliscioff , Giacinta Pezzana, Alessandrina Ravizza, Ersilia Majno , Maria Montessori, Linda Malnati, Ada Negri.
Donne impegnate in un progetto di libertà e rinnovamento sociale, «donne nuove» che agli inizi del Novecento emerse prepotentemente conquistando spazi di autonomia e libertà attraverso i quali ancora oggi è possibile il confronto.
Una memoria di ‘èlite’ di donne – dunque - del tutto smarrita o forse volutamente dimenticata.
Che qui richiamiamo dall’oblio, sfidando il lettore attento e curioso.

Questi ditirambi chiudono l’ode sulla figura di una donna (di ieri- oggi- domani), che tutte le comprende e riscatta : il premio nobel Rita Levi Montalcini, prossima a spegnere le cento candeline e alla quale con punta d’orgoglio esprimiamo tutta la nostra riconoscenza e stima per ciò che con lo studio, la ricerca, l’aiuto concreto e solidale, ha saputo donare alla scienza e al mondo anche attraverso la sua Fondazione: esempio di sacrificio, abnegazione e volontà è per noi richiamo alla Virtù, in un mondo che reclama comportamenti virtuosi tanto nel campo dell’economia, quanto nel sapere e nella solidarietà e che alle donne impone il prezzo maggiore.

In equilibrio tra storia e memoria, per non dormire.
di Eloisa Dacquino