Mutilazioni genitali femminili: un progetto dell'IS Donne

Di seguito l'intervento di Pia Locatelli -  Presidente dell'Internazionale Socialista donne- pubblicato sull'Avanti della Domenica.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’Unicef, ogni anno milioni di bambine sono sottoposte alle mutilazioni genitali femminili che compromettono la loro salute, non rispettano i loro diritti umani, violano l’integrità del loro corpo. Si stima che nel mondo più di 130 milioni abbiano subito questa pratica, con la giustificazione della tradizione e delle identità culturali.
Nulla di più falso, nulla di più sbagliato: le religioni, compresa quella islamica, sono totalmente estranee a questa pratica che è pre-islamica, pur essendo diffusa tra Paesi di quella religione. Ora si sta diffondendo in Europa attraverso le migrazioni e quindi è anche problema di casa nostra.
Uno studio condotto dall’OMS nel 2006 sugli effetti delle mutilazioni genitali femminili su partorienti e neonati durante il parto evidenzia che le donne mutilate hanno parti più difficili e che il tasso di mortalità neonatale è più alto; non solo: il grado di complicazioni aumenta quanto più severe sono le mutilazioni.
Le mutilazioni genitali femminili sono una chiara violazione dei diritti umani delle donne e delle bambine ed una forma crudele di discriminazione, condannata da molte Convenzioni e Strumenti legali. Vanno combattute con determinazione e senza incertezze: il rispetto della cultura e della tradizione non può essere invocato quando i diritti umani, per definizione universali, indivisibili, interdipendenti, sono violati. Le mutilazioni genitali femminili sono una delle più crudeli forme di violenza alle bambine, una violenza che le segnerà per la vita nel corpo e nell’anima.
Per questo l’Internazionale Socialista Donne ha deciso di celebrare il 25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, con un’azione di solidarietà concreta, finanziando un progetto per contribuire alla eliminazione delle mutilazioni genitali femminili in una regione del Kenia, la Valle del Rift, tra la popolazione Pokot. Il progetto prevede una duplice azione: sensibilizzazione culturale (non solo far capire che le mutilazioni genitali femminili sono inutili, ma soprattutto spiegare le conseguenze e i danni che  provocano) e un’attività di formazione professionale delle “mammane-mutilatrici”, cioè le donne che vivono di mutilazioni, dato che questo è il loro lavoro, per offrire loro un’alternativa con un lavoro vero.
Il progetto è finanziato dal Fondo Gabriel Proft, amministrato dall’Internazionale Socialista Donne, ed è svolto in collaborazione con la Setat Women’s Organisation del Kenia, che fa parte del Comitato Inter-Africano contro le Pratiche Tradizionali.
Il Fondo fu istituito  nel 1969 e riceve contributi e donazioni dalle organizzazioni che fanno parte dell’Internazionale Socialista Donne e da singole persone. Il suo obiettivo è quello di finanziare progetti per le donne nei Paesi in via di sviluppo, ricordando e onorando così l’impegno costante di Gabriel Proft in questo ambito. Gabriel Proft era una socialista austriaca vissuta tra l’Ottocento e il Novecento, segretaria dell’organizzazione delle donne del partito membro dell’Internazionale, parlamentare per molti anni, tra le più attive nella riorganizzazione dell’Internazionale Socialista Donne dopo la seconda guerra mondiale. Grazie a lei e al fondo a lei dedicato sono stati realizzati progetti in diversi Paesi soprattutto africani.
Il fondo è aperto a contributi di tutti e tutte. 

Un contributo al fondo è un modo concreto per celebrare il 25 novembre 2010.


www.avantidelladomenica.it

Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne

Congresso A.I.S.E.: vita, arte, scienza


Nelle giornate del  22, 23, 24 ottobre 2010 Vercelli ospiterà il  Congresso "Educazione e Sport, il caso del judo" promosso da A.I.S.E - Associazione Italiana Sport Educazione - nella splendida cripta dell'Università. 
Il tema proposto riguarda l’educazione e coinvolge l’originaria visione del judo di Kano Jigoro: certamente non il ju-sport, niente a che vedere con la competizione. 
Così volentieri pubblichiamo l'invito di Cesare Barioli, maestro di Judo e poi giornalista, traduttore, scrittore, poeta, e poi ancora...

"In un mondo dove la scienza raggiunge risultati prodigiosi, leggiamo nella cronaca di tutti i giorni che l’essere umano non dimostra di aver compiuto progressi umanistici tali da garantire la gestione di tale potere. E la proposta del judo, non in quanto selezione sportiva ma come formazione scolastica, può dare occasione di discutere come realizzare principi educativi consoni alle esigenze della Società moderna. 
Nel 1935 il Fondatore del judo dichiarava a Gunji Koizumi:
Mi è stato chiesto da persone di vari settori circa l’opportunità di inserire il judo tra gli sport Olimpici. Il mio punto di vista in proposito è piuttosto critico. Se è nei desideri degli altri paesi, non ho alcuna obbiezione. Ma non sono propenso a prendere alcuna iniziativa.
Da un lato, il judo non è un vero sport. Io lo considero come un principio di vita, arte e scienza; infatti è un mezzo per il raggiungimento di una cultura personale.  Solo una delle forme di allenamento il ‘randori’ può essere classificato come una forma di sport. Potremmo dire la stessa cosa anche per la scherma e la box, ma oggi esse sono praticate e condotte come sport.
Inoltre i giochi olimpici sono così intrisi di nazionalismo c che possibile  esserne influenzati al punto da sviluppare un “Judo Competizione” cioè una forma retrograda quale era il ju Jitsu prima del Judo Kodokan”
Il judo come principio di vita, arte e scienza viene offerto ai giovani non come sport per primeggiare, ma come disciplina morale. Che non consiste nell’insegnare quando morire per l’onore o il feudo come facevano la Cavalleria o il Bu-gei, ma come vivere per contribuire al benessere dell’umanità.
Il nostro Congresso vuole discutere la formazione dell’essere umano (sei-ryoku-zen’yo) perché questi possa poi dedicarsi al progresso e al benessere collettivo (ji-ta-kyo-ei)." 

“Educazione e Sport: il caso del Judo”
Vercelli 22  23  24 Ottobre 2010
Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università del Piemonte Orientale
via Galileo Ferraris, angolo Corso Alcide de Gasperi
Nell’occasione verrà presentato il libro: 'Kano Jigoro educatore' di Cesare Barioli

Perfezione e follia nell'assolo


"Quando leggo qualcosa, a qualunque genere appartenga, mi viene naturale immaginare soluzioni per trasportare quel testo in teatro. È il mio mestiere, è il territorio in cui mi so muovere. Non trovo differenza nell’allestire un romanzo o un lavoro nato per il teatro: il mio interesse scatta nel momento in cui mi imbatto in un linguaggio preciso, riconoscibile, che possegga una significativa connotazione letteraria. Ed è il caso dei Beati anni del castigo, un’opera letteraria che, per come è scritta, mi è sembrato presupponesse l’idea anche di una sua comunicazione orale."

Così Luca Ronconi alla presentazione di  'I beati anni del castigo', tratto dal romanzo di formazione di Fleur Jaeggy (Edizioni Adelphi), con l’interpretazione di Elena Ghiaurov: prodotto dal Piccolo Teatro di Milano, debutta in prima nazionale al Teatro Studio Expo mercoledì prossimo 20 ottobre con repliche fino al 31 ottobre segnando un’ulteriore, importante tappa, nel percorso del regista sulla drammaturgia contemporanea.
«I beati anni del castigo è un titolo ossimorico, evidentemente», sottolinea Ronconi. «Il fatto che si definisca beato un castigo lascia intendere che esista un elemento fuori registro. È un titolo ironico, ma forse vuole anche sottolineare quanto il successivo disincanto della vita adulta sia stato peggiore della vita di collegio. Forse quegli anni di “clausura” e di punizioni, da un certo punto di vista, sono stati beati».
La storia è ambientata in un collegio femminile,dove la protagonista vive e in cui il racconto,sorta di lettura di un suo intimo diario, apre le porte su un mondo in bilico, un’ 'arcadia della malattia', per usare le parole della scrittrice. Finché si affaccia alla storia  Frédérique, nuova allieva perfetta, magnetica, severa: e qui si scopre la minaccia, una “terra di nessuno” tra  perfezione e  follia.
Il rapporto fra le due donne è qui ripercorso attraverso le percezioni dell’unica che racconta e descrive: nello svilupparsi lento e spietato di un assolo unilaterale, in un crescendo di tensione e di attesa.

Piccolo Teatro Studio Expo  - via Rivoli 6 – M2 Lanza - dal 20 al 31 ottobre 2010
'I beati anni del castigo'
Informazioni e prenotazioni 848800304 - www.piccoloteatro.org - www.piccoloteatro.tv

Lavori e vite precarie: tante storie, nessuna storia?

Secondo incontro presso l'Unione Femminile Nazionale di Milano per il ciclo "Ragazze di ieri e di oggi. Corpo, lavoro, amore, famiglia, sessualità... Incontri e dialoghi tra donne di generazioni diverse".
Il senso del lavoro per le ragazze di ieri e le ragazze di oggi, tra continuità e rotture senso di  precarietà in cui cambiano vite,cambiano percorsi e forse identità e insieme il modo di raccontarsi. 
Riusciremo noi donne a capirci, nella nuova babele delle voci e dei linguaggi?

Lunedì 18 ottobre 2010 alle ore 18.30 è prevista la proiezione del video "Aspettando Madonna ", prodotto dal Laboratorio Eyelab, regia di Federico Iris Osmo Tinelli (52'): un gruppo di giovani donne decide di fare un'autoinchiesta sul lavoro e di tradurla in linguaggio cinematografico. 
Il regista scompiglia le carte in un 'racconto non racconto' di storie soggettive in cui  narrare la precarietà attraverso la precarietà della narrazione.
Conducono il dibattito Chiara Martucci e Marina Piazza alla  presenza del regista  e di alcune delle protagoniste.

Organizzano: Amiche di ABCD, Donneinquota, Libera Università delle donne, Sconvegno, Unionefemminile, Usciamo dal silenzio
Unione Femminile Nazionale
C.so di Porta Nuova, 32 - 20121 Milano

Sans Titre

Come quando stai per lasciare il luogo dell'anima 
e una malinconia  che nessuno ti ha mai presentato ti prende per mano, ti sussurra parole
- e tu ti lasci incantare - 
tra viali di sogno e profumi che non sai,
a segnare il confine di un amore che non puoi,
di un amore che sai,
di un amore che senti,
di un amore che vuoi.

E non avere un prima - non avere un dopo - nelle notti che non lo sai dire,
perchè nessuno asciuga pensieri,
colma silenzi,
ti prende per mano.
Come quando non hai più parole  ma un solo nome 
e
come un condannato a morte
tutte le notti e i giorni 
invochi il suo nome.
Come  quando si è soli e si è pronti a morire
perchè senti che la vita 
è altrove.



ED


Parità di genere sempre, non solo quando conviene

Ciò che la politica omette e pervicacemente  non affronta in tema di partità di genere.
Pubblichiamo, condividendone ogni suo punto, la petizione per le donne di Pia Locatelli, Presidente dell'Internazionale Socialista delle donne.

"Ho sempre sostenuto che l’Europa conviene alle donne, in particolare alle donne italiane che, rispetto a quelle europee, vivono situazioni più difficili: basso tasso di occupazione, scarsa presenza nelle istituzioni e nei luoghi decisionali in generale, scarsi servizi sociali che consentano di conciliare vita professionale e familiare…
La condizione femminile in Italia vive una situazione di particolare difficoltà a causa di una ragione fondamentale: il nostro welfare, diversamente da quello di tanti Paesi europei, non ha mai ritenuto il lavoro di cura meritevole di considerazione. Provate a chiedervi su quali spalle pesi la cura dell’infanzia, quella delle persone anziane, quella dei disabili. Nella grande maggioranza dei casi sono spalle femminili, da sempre, sia quando la maggioranza delle donne stava fuori dal mercato del lavoro, sia quando, anno dopo anno, sempre più donne sono via via entrate a farne parte.
Purtroppo la politica, quasi esclusivamente in mani maschili, ha continuato a chiudere gli occhi di fronte alla realtà e anziché adeguare il sistema del welfare ai cambiamenti sociali che vedono le donne non più solo casalinghe ma anche lavoratrici attive, ha messo qualche pezza e qualche “risarcimento”, come l'anticipazione dell’età della pensione. Non è concettualmente sbagliato in questo caso parlare di una sorta di compensazione alle donne per aver continuato a reggere il welfare pur partecipando al mercato del lavoro.
Questa “compensazione differita” continua a svolgere il suo ruolo nella tenuta del sistema sociale anche ora che ormai moltissime giovani donne lavorano anche fuori casa ma i servizi all’infanzia non crescono proporzionalmente, anzi è vero il contrario. Sappiamo tutte che non c’è nulla di meglio delle “giovani nonne” che offrono pasti più digeribili delle scarse mense scolastiche, che suppliscono al tempo pieno sempre meno pieno, che offrono orari flessibili, che accolgono i bimbi  anche quando hanno due linee di febbre.
Ora l’Europa dice basta alla pensione anticipata per le donne in nome dell'uguaglianza di genere, mostrando di vedere solo l’aspetto pensionistico di uno Stato sociale che, proprio per la sua struttura disattenta al lavoro di cura, fa dell’Italia il fanalino di coda quanto ad uguaglianza tra uomini e donne in tanti ambiti.
Invece noi siamo per l’uguaglianza di genere sempre, non a corrente alternata.
Non vogliamo difendere la situazione attuale lasciando le cose come stanno, ma nemmeno vogliamo avviare un cambio che penalizza le donne e rende la situazione ancor più dis-eguale. Siamo per uno scambio che preveda un’azione simultanea: più anni per andare in pensione, più diritti sociali che vengono dal lavoro di cura.
La proposta oggi sul tavolo manca di questo secondo aspetto ed è perciò inaccettabile. Fino a che la cura non entrerà nella polis, non saremo d’accordo ad alzare l’età pensionabile delle donne."

Pia Locatelli
Presidente Internazionale socialista donne

Liberi Amori Possibili

Contro ogni pregiudizio Teatro Libero presenta la IV edizione della 'Rassegna Liberi Amori Possibili', nove spettacoli per introdurre la riflessione sul tema dell'omosessualità, sul modello di quanto accade già da diversi anni in Europa e Oltreoceano.

Dal 3 all'11 maggio a Teatro Libero arriveranno compagnie da tutta Italia per parlare di omosessualità senza tabù, con una rosa di spettacoli la cui   selezione è avvenuta nel corso dell'anno passato e ha portato a individuare  gli attuali spettacoli proposti su un ventaglio  di  più di duecento titoli presentati
Le tematiche toccate quest'anno spaziano dal transgender - in entrambe le trasformazioni, da uomo a donna e da donna a uomo, quest'ultimo caso molto raro nel panorama teatrale – all'omogenitorialità, argomento d'attualità molto dibattuto, al sesso visto come scambio o come gioco pericoloso non protetto nonchè della crisi che nasce dalla voglia di cambiare identità, del coraggio di dichiararsi diversi da come si appare, del conflitto tra figli e genitori.
Il progetto nasce dal desiderio civile e culturale di presentare - attraverso i 9 spettacoli - i diversi aspetti dell'omosessualità, considerando la pièce teatrale come immediato spunto di riflessione.
Un approccio vivace e stimolante a testi e situazioni che prendono in esame le tensioni, le passioni, i risvolti affettivi e sociali della condizione omosessuale, con tutta la forza sociale e culturale che il teatro è in grado di offrire.

La rassegna, decollata soprattutto negli ultimi anni grazie alla tenacia del Direttore Organizzativo Francesco Di Rienzo, ha visto nel tempo incrementare il proprio pubblico e si è confermata come importante appuntamento annuale, nella consapevolezza che l'arte non risolava le ingiustizie e le discriminazioni, ma che abbia il merito di denunciarle.
In stretta collaborazione con le maggiori associazioni omosessuali,  Il C.I.G. -Comitato Provinciale Arcigay Milano, che sostiene l'iniziativa  con entusiasmo  e quest'anno aggiunge al patrocinio un contributo al sostegno della comunicazione.
L'appuntamento  comprende un importante evento collaterale, una tavola rotonda dedicata al tema dell'omogenitorialità, in cui si esplorerà l'universo delle famiglie omosessuali.

Programma
3 maggio

The Worrybeads presentano Pelle, testo e regia di Kio, con Kio, Amalia Ruocco, Anna Musella.
4 maggio
Con-Fusione presenta Le rose di Jürgen, di Giacomo Fanfani, regia della compagnia teatrale Con-Fusione, con Lorella Serni, Rafel Porras Montero.
5 maggio
Compagnia Flavio Mazzini presenta L'Ultimo Sanremo del millennio, di Flavio Mazzini, regia di Marco Medelin, con Cristiano Cecchetti, Fabrizio Costa, Angelo Curci, Fabrizio Foligno, Silvana Rossomando, Michela Totino.
6 maggio
Officine Papage presenta One New Man Show, testo, musiche originali, regia di Davide Tolu, con Matteo Manetti.
7 maggio
Massimo Stinco/NoirDesir.it – The Blue Seagull International Company presentano The Houseboy, testo e regia di Massimo Stinco, tratto dal film omonimo di Spencer Schilly, con Fabio Maffei, Simone Marzola, Tony Allotta, Givanni di Lonardo, Orazio Sagone Manzella, Giuseppe Sternativo, Jacopo Bartaloni, Massimo Stinco, e con la partecipazione straordinaria di Regina Miami.
8 maggio
Altrarte presenta Prigionieri del Sesso, di John Roman Baker, regia di Antonio Serrano, con Antonio Bonanotte, Daniel Plat, Marcello Caroselli, Pierfrancesco Ceccanei.
9 maggio
Azteca produzioni cinematografiche presenta Ultima Stagione in Serie A, testo e regia di Mauro Mandolini, con Marco Bocci, Fabrizio Sabatucci.
10 maggio
Metamorphè presenta Tuttonostro, di Alessandro di Marco, Valentina Reginelli, Claudio Renzetti, regia di Alessandro di Marco e Claudio Renzetti, con Alberta Andreotti, Marika Cazzaniga, Alessandro di Marco, Michela Fabrizi, Claudio Renzetti, Claudio Strinati.
11 maggio
Imargini presenta Alexis, di Marguerite Yourcenar, regia di Massimo di Michele, con Piergiuseppe di Tanno.

Teatro Libero via Savona 10 – 20144 Milano  http://www.teatrolibero.it/

Profili di donne lombarde

Immagini e letture per la presentazione del libro "Profili di donne lombarde. Quattro protagoniste dell'aristocrazia nel XIX e XX secolo" , a cura di Franca Pizzini con testi di Marta Boneschi, Roberta Fossati, Franca Pizzini (Mazzotta, 2009).

Ne parlano giovedi' 29 aprile alle ore 18.30 presso la sede dell'unione Femminile Nazionale di  Milano, Karoline Roerig (storica), Bernardo Falconi (storico dell'arte), insieme alle autrici Franca Pizzini e Roberta Fossati .
I testi e le immagini del libro - molte delle quali inedite -  delineano il profilo di quattro figure femminili di origine aristocratica.
Metilde Viscontini Dembowski , Cristina Trivulzio di Belgiojoso , Paolina Calegari Torri , Maura Dal Pozzo d'Annone , espressione della tradizione storica lombarda nel XIX e XX secolo, hanno in comune la capacità di arricchire di nuovi valori l'ambiente, influendo sul costume e sulla vita sociale, culturale e politica.

Con il racconto delle loro vite - Milano e la Lombardia sono il teatro da cui partono  -  è possibile ripercorrere duecento anni di storia italiana : dalla nascita di Metilde Viscontini nel 1790 alla morte di Maura Dal Pozzo nel 1987, attraverso il Risorgimento di Cristina Belgiojoso e l'epoca post-unitaria di Paolina Torri. Le quattro protagoniste costituiscono una "ideale genealogia femminile", nella quale il testimone passa da una generazione all'altra, arricchendosi di contenuti e di valori.

Unione Femminile Nazionale

C.so di Porta Nuova, 32 - 20121 Milano
www.unionefemminile.it

Una su cento

Questi 'ditirambi' muovono fieri e alteri - oggi - verso donne impegnate in un progetto di libertà e rinnovamento sociale, «donne nuove» che agli inizi del Novecento emerse prepotentemente conquistando spazi di autonomia e libertà attraverso i quali ancora oggi è possibile il confronto: donne esempio di emancipazione, genio e perseveranza come Madame Curie, Lillian Moller Gilbreth, Rosalin Franklin e Virginia Galilei , che nel campo della ricerca e scoperte scientifiche hanno dovuto lottare contro i pregiudizi e il maschilismo imperante, rischiando di vedersi strappare scoperte fondamentali, spesso attribuite ai soli colleghi uomini; donne come Eleonora Duse, Emma Grammatica, Sibilla Aleramo, Ada Negri, Anna Kuliscioff , Giacinta Pezzana, Alessandrina Ravizza, Ersilia Majno , Maria Montessori, Linda Malnati, Ada Negri.

Donne come il premio nobel Rita Levi Montalcini, che tutte le comprende e riscatta e che oggi raggiunge il suo ennesimo traguardo: e sono centouno!
Con punta d’orgoglio rinnoviamo a questa donna straordinaria oggi - nel giorno del suo compleanno - tutta la nostra riconoscenza e stima per ciò che con lo studio, la ricerca, l’aiuto concreto e solidale, ha saputo donare alla scienza e al mondo anche attraverso la sua Fondazione: esempio di sacrificio, abnegazione e volontà è per noi richiamo alla Virtù, in un mondo che reclama comportamenti virtuosi tanto nel campo dell’economia, quanto nel sapere e nella solidarietà e che alle donne impone il prezzo maggiore.

Così, in equilibrio tra storia e memoria, facciamo nostro l'odierno accorato appello a voler finanziare e aiutare a tutti i livelli di responsabilità  la ricerca, rinnovando l'invito ai giovani  ad avere fiducia nelle proprie capacità, nel futuro, e lo facciamo nuovamente attraverso  la lettera pubblicata sul quotidiano La Repubblica l'11 aprile dello scorso anno:
"DESIDERO rivolgermi, soprattutto ai giovani, per incoraggiarli ad avere fiducia in loro stessi e nel futuro. Lo scopo ultimo di quanto si produce non è il premio, ma il piacere di utilizzare al meglio le capacità cognitive delle quali è dotato l’Homo sapiens. La passione e interesse nella soluzione di problematiche di qualunque natura non decade con gli anni; il segreto risiede nel mantenere il cervello in piena attività. Agli inizi degli Anni Cinquanta la scienza biologica, oggi nota come neuroscienza, era quasi inesistente. Era a un livello così rudimentale da scoraggiare i biologi che volevano dedicarsi a questo settore. Gli studi iniziati più di mezzo secolo fa, in un piccolo laboratorio privato a Torino nella sinistra atmosfera degli anni 1938-1945, hanno aperto un nuovo attacco allo studio dei meccanismi differenziativi e di regolazione del sistema nervoso. Prima delle ricerche delineate in questa cronologia nella quale è riportata l' origine e lo sviluppo della molecola proteica, Nerve Growth Factor. Così come riportato nella motivazione dell’assegnazione del Premio Nobel per la fisiologia e la medicina, assegnatomi nel 1986, trentacinque anni dopo la scoperta del fattore di crescita della fibra nervosa (NGF) dall’Accademia delle Scienze svedesi, non vi era alcuna idea di come lo sviluppo del sistema nervoso e l'innervazione degli organi fossero regolati. Alla ricerca guidata da imprevedibili colpi di fortuna con una strategia razionale si sono susseguiti negli anni studi volti alla potenziale utilizzazione del NGF nel trattamento di patologie del sistema nervoso. I pronostici sull’imprevedibilità sono stati e sono tuttora incoraggiati dallo stesso modo nel quale si è svolta la storia del NGF che può essere definita una lunga sequenza di eventi non previsti i quali hanno aperto nuovi scenari su un panorama sempre più ampio. Questo sviluppo, tanto imprevisto, quanto fortunato è l’aspetto più attraente di questa lunga avventura della saga NGF. L' imprevedibilità dei risultati risiede nella complessità degli ambienti nei quali si muove il Nerve Growth Factor. La sua attività assume una rilevanza estrema non soltanto nello sviluppo normale di tutti gli organismi, ma anche in quelli affetti da patologie neurodegenerative, autoimmunitarie e di natura oncologica. Ma gli studi svolti negli ultimi decenni hanno fornito sempre nuove prove della natura vitale di questa molecola. Da un ruolo ristretto a componenti del sistema nervoso periferico e centrale la sua azione si è estesa a tutte le componenti coinvolte a livello strutturale, fisiologica e comportamentale. La 'cronologia' di questa molecola si è posta l’obiettivo di portare a conoscenza i lettori specializzati e non, della mia esperienza personale seguendo un percorso tortuoso dato le tecnologie rudimentali a quei tempi a disposizione e il periodo difficile nel quale ho iniziato e condotto la prima fase delle mie ricerche. " RITA LEVI MONTALCINI


Laura Curino racconta Enrico Mattei

Dopo l’approfondito e acclamato lavoro su Camillo e Adriano Olivetti, Laura Curino porta in scena al Piccolo Teatro Studio  la storia di Enrico Mattei,  altro grande industriale del Novecento.
Il testo, che l’attrice ha firmato con Gabriele Vacis - regista dello spettacolo - trae ispirazione dall’evento per il centenario di Mattei allestito al Piccolo nel 2006, ma è un lavoro completamente nuovo, prodotto dalla Fondazione del Teatro Stabile di Torino e dall’Associazione Culturale Muse.
Sola sul palco, intrecciando  parole con documenti d’epoca e filmati, Laura Curino racconta le storie dell’uomo “più potente d’Italia” come ebbe a definirlo Giovanni Guareschi.

«All'infuori dell'elezione del Santo Padre, tutto il resto dipende - in Italia - direttamente o indirettamente da lui nel senso che, dovunque egli lo voglia, può attivamente intervenire e far sentire il peso della sua smisurata forza. Col metano egli controlla l'industria, coi concimi chimici egli è in grado di controllare l'agricoltura, con le sue circa cinquanta aziende "sicure" (in quanto garantite dallo Stato) egli regna sul mercato finanziario ed è in grado di assorbire facilmente una parte colossale del risparmio nazionale. Non esiste città, paese, villaggio, strada che non siano presidiati dai distributori di benzina del Cane Nero: attraverso questi "blocchi" stabili, il Signore del Cane nero è in grado di controllare qualsiasi spostamento di uomini o cose»: così appunto Guareschi a proposito di Enrico Mattei, personaggio chiave della storia economica e culturale del nostro paese (dal dopoguerra al 1962), anno della sua tragica fine.
Partigiano, deputato, regista della creazione di una forte industria energetica nazionale, Mattei ha rappresentato una figura imprenditoriale di grande forza e carisma, capace di imporre l’Italia come soggetto economico autorevole anche sui mercati internazionali.

«Sei anni di lavoro istruttorio», scrive la Curino, «poi nel maggio del 1999 viene aperto a Pavia un nuovo processo sul caso Enrico Mattei, prove schiaccianti dimostrano che la tragedia di Bascapè, in cui persero la vita Mattei, il pilota e un giornalista, considerata fino ad allora un incidente aereo, in realtà nasconde un triplice omicidio. Tanti lo sospettavano e credevano di conoscerne i mandanti. Ma non c’erano prove. Il processo di Pavia arriva alle prove inconfutabili che l’aereo è scoppiato in volo. Una carica di dinamite pone fine alla vita dell’italiano più potente dai tempi dell’imperatore Augusto. Ma chi abbia piazzato l’ordigno, e su ordine di chi, è un segreto ancora sepolto nel fango. Ce n’è di fango in questa storia. Tanto da mettere disagio solo a leggerne, figurarsi a recitarla. Petrolio e fango.
Eppure, immergendo le mani nel pozzo nero della storia, le emozioni più profonde restano il disgusto, si, ma anche lo stupore. Il disgusto: quali interessi personali, politici ed economici portano a troncare ignobilmente la vita di Mattei?
Lo stupore: come ha fatto l’Italia a sollevarsi dalla vergogna della guerra persa, dal disastro umano ed economico, dalla miseria secolare di tanta parte del paese?
Dove ha trovato l’energia? Nella generosità dei suoi uomini e delle sue donne migliori, nel coraggio, nell’intraprendenza, nel lavoro.
Di Mattei si sono dette tante cose. Viene accusato di statalismo, sfiducia nella politica, addirittura di aver dato inizio alla corruzione in Italia. Nessuno però contesta la sua lucida comprensione delle necessità del paese: pensiero costante al bene comune, energia a basso costo per la ricostruzione, lavoro, fiducia nelle giovani generazioni, costruzione di rapporti economici internazionali fondati sul rispetto reciproco e sull’equità, attenzione per gli stati emergenti. Visioni che lo portano in paesi allora “intoccabili” come l’Unione Sovietica e la Cina».

Piccolo Teatro Studio, via Rivoli 6 – dal 19 al 30 aprile 2010
Biglietteria telefonica 848800304 - www.piccoloteatro.org - www.piccoloteatro.tv


Le strade della libertà per Leo Valiani

Leo Valiani fu un uomo fuori dal comune per lo straordinario coraggio e per l’ardente passione politica e civile di cui diede prova nella lotta per la libertà : fu storico di valore, giornalista finissimo e scrittore di grande rigore.

A cento anni dalla sua nascita la Fondazione Corriere della Sera, il Piccolo Teatro e il Comitato Nazionale per le celebrazioni del Centenario della nascita di Leo Valiani ne ricordano la figura, con due appuntamenti.
Lunedì 12 aprile - ore 20.30 - al Piccolo Teatro Grassi di via Rovello lo spettacolo teatrale “Le strade della libertà” racconta la vita di Leo Valiani e il suo avventuroso viaggio attraverso il mondo – dall’Italia, all’Europa, all’America – attraverso la storia, dalla lotta al fascismo trionfante, alla guerra e alla Resistenza, fino alla Liberazione. Lo spettacolo si sviluppa su due livelli: uno sfondo epico tratteggia il momento storico, un piano più lirico vede il protagonista parlare direttamente di sé e filtrare le vicende che vive attraverso la sua sensibilità. Drammaturgia e regia sono di Paolo Castagna mentre Laura Marinoni accompagna le azioni con il canto.
Martedì 13 aprile un convegno alla Sala Montanelli di Milano si propone di esplorare i diversi aspetti del poliedrico intellettuale;Giuseppe Galasso indaga il pensiero storico e politico che ha contrassegnato l’intera vita di Valiani: la nomina a senatore a vita, nel 1980, segna il culmine di un impegno che lo ha visto schierarsi contro il fascismo fin da giovanissimo, operando nel partito comunista, nel partito radicale e infine, nel partito repubblicano.
La sua visione della storia e la passione per le idee si è espressa anche nell’attività di giornalista per diverse testate, tra le quali Il Mondo e il Corriere della Sera; lo storico e giornalista Arturo Colombo approfondisce il rapporto che legò Leo Valiani al Corriere della Sera.
Attento alla qualità della ricerca scientifica e convinto teorico del ruolo culturale delle istituzioni, Valiani donò alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli i suoi libri e le sue carte d'archivio: le preziose testimonianze sono narrate da David Bidussa, che dal 1989 lavora presso la Fondazione.

La figura di Leo Valiani e il suo rigore etico sono oggetto dell’intervento di Giorgio La Malfa, mentre il suo pensiero economico è rivisitato da Fulvio Coltorti, responsabile dell’area studi di Mediobanca e docente di economia applicata all’Università di Firenze, e da Francesca Pino, direttore dell’archivio storico di Banca Intesa.

Lo spettacolo teatrale ‘Le strade della libertà’ è al Piccolo Teatro Grassi in via Rovello 2 a Milano, ingresso libero fino a esaurimento posti.
www.piccoloteatro.org  centenarioleovaliani@gmail.com
Il convegno di martedì 13 aprile è alla Sala Montanelli del Corriere della Sera in via Solferino 26/A alle ore 17, ingresso libero solo con prenotazione, tel. 02 87387707 oppure mail a rsvp@fondazionecorriere.it