Un mondo dove la violenza non sia più tollerata: quella contro le donne


"La Violenza contro le donne provoca sofferenze indicibili, danneggia le famiglie attraverso le generazioni, impoverisce le comunità, impedisce la realizzazione del potenziale femminile, limita la crescita economica e mina lo sviluppo economico: quando si tratta di violenza contro le donne, non ci sono le società civilizzate".


Così il segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne. "Il mese scorso- ha proseguito Kofi Annan- ho pubblicato uno studio che dimostrava come la metà del genere umano - in ogni continente, nazione e cultura, a prescindere dal reddito, classe, razza o origine etnica -viva sotto questa minaccia". "Anche se viviamo in un ordine mondiale in cui i diritti umani sono stati riconosciuti dalla legge e garantiti da strumenti internazionali, anche se abbiamo imparato che il godimento dei diritti umani è essenziale per il benessere della persona, la comunità e il mondo, anche se, al Vertice mondiale del 2005, i leader si sono impegnati a raddoppiare gli sforzi per eliminare tutte le forme di violenza contro le donne, questo è il dato di fatto."
"Combattere questo flagello ci impone di cambiare una mentalità che è ancora troppo comune e radicata. Per dimostrare, una volta per tutte, che quando si tratta di violenza contro le donne, non vi sono gradi di tolleranza nè scuse tollerabili".
"Per anni, le organizzazioni delle donne e dei movimenti di tutto il mondo hanno lavorato instancabilmente per far uscire la violenza domestica dalla sfera privata e farla approdare nell'arena della responsabilità dello Stato. Molti Stati hanno emanato leggi, attuato provvedimenti e fornito servizi per le vittime della violenza di genere. Ci sono stati, inoltre, progressi nella creazione di norme internazionali". "E 'il momento - ha proseguito il segretario generale delle Nazioni Unite- di fare uno sforzo ulteriore e superare un altro gradino: le Nazioni Unite devono svolgere un ruolo di coordimento e di leadership più forte e più visibile. Gli Stati membri devono invece fare di più per l'attuazione del quadro giuridico internazionale e della politiche cui si sono impegnati. Tutti noi dobbiamo formare dei partenariati forti ed efficaci con la società civile, che ha un ruolo cruciale da svolgere su questo tema a tutti i livelli"."Insieme- ha concluso Annan- dobbiamo lavorare per creare un ambiente in cui la violenza contro le donne non sia tollerata. Incaricando me di intraprendere uno studio approfondito, gli Stati membri delle Nazioni Unite hanno segnalato che sono pronti a realizzare questo progetto. Ora, con lo studio e le raccomandazioni in mano, dobbiamo richiamare il necessario impegno politico e e delle adeguate risorse.
In questa Giornata Internazionale per l'Eliminazione della Violenza contro le donne, dobbiamo tutti - uomini e donne - unire le nostre forze per la realizzazione di questa missione".
In Italia, secondo dati Istat, una donna su tre tra i 16 e i 70 anni è stata, almeno una volta, vittima di violenza o maltrattamenti. Sono sei milioni 743 mila le donne che hanno subito nel corso della propria vita violenza fisica o sessuale.Tre milioni di donne hanno subito aggressioni durante una relazione o dopo averla troncata, quasi mezzo milione nei 12 mesi precedenti all'intervista. Ai danni di mogli e fidanzate i reati gravi: 8 donne su 10 malmenate, ustionate o minacciate con armi hanno subito le aggressioni in casa. Un milione di donne hanno subito uno stupro o un tentato stupro. A ottenere con la forza rapporti sessuali è il partner il 70% delle volte e in questo caso lo stupro è reiterato. Il 6,6% delle donne ha subito una violenza sessuale prima dei 16 anni, e più della metà di loro (il 53%) non lo ha mai confidato a nessuno. Gli autori sono degli sconosciuti una volta su quattro, nello stesso numero di casi sono parenti (soprattutto zii e padri) e conoscenti.
Per quanto riguarda l' Italia, la manifestazione nazionale si terrà a Roma il 28 novembre alle 14 con raduno a Piazza della Repubblica e corteo fino a Piazza San Giovanni. Una manifestazione, spiega il sito http://www.torniamoinpiazza.it/, contro la violenza maschile sulle donne, "per la libertà di scelta sessuale e di identità di genere, per la civiltà della relazione tra i sessi, per una informazione libera e non sessista, contro lo sfruttamento del corpo delle donne a fini politici ed economici. Per una responsabilità condivisa di uomini e donne verso bambine/i, anziane/i e malate/i, nel privato come nel pubblico. Contro ogni forma di discriminazione e razzismo, per una scuola che educhi alla convivenza civile tra i sessi e le culture diverse".
Giorgio Napolitano: no all'immagine volgare da media e spot .
"..ai necessari interventi di tipo repressivo, da esercitare con rigore e senza indulgenza, si debbono affiancare azioni concrete per diffondere, in primo luogo nella scuola e nella società civile, una concezione della donna che rispetti la sua dignità di persona e si opponga a volgari visioni di stampo meramente consumistico spesso veicolate anche dal linguaggio dei media e della pubblicità. Solo così sarà possibile creare una cultura di autentico rispetto, innanzitutto sul piano morale, nei confronti delle donne".
Lo sottolinea il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che in occasione della Giornata internazionale contro la violenza alle donne, ha rivolto un saluto ai partecipanti a tutte le manifestazioni ed agli eventi oggi in programma. "La Giornata internazionale contro la violenza alle donne - osserva il capo dello Stato - deve rappresentare un'occasione per riflettere su un fenomeno purtroppo ancora drammaticamente attuale, individuando gli strumenti idonei a combatterlo in quanto coinvolge tutti i Paesi e rappresenta una vera emergenza su scala mondiale".
"La conferenza su questo tema tenuta a Roma in occasione del G8 - prosegue Napolitano - ha fornito dati che valutano in più di 140 milioni le donne vittime di violenze di ogni tipo. Matrimoni forzati che coinvolgono anche bambine, mutilazioni genitali, stupri generalizzati in contesti di guerra non devono apparirci lontani e a noi estranei. Il dolore di quelle donne, di quelle bambine riguarda tutti noi, anche perché la barbarie della violenza contro le donne non è stata estirpata neppure nei Paesi economicamente e culturalmente avanzati". "..molto resta da fare in ogni parte del mondo per sradicare una concezione della donna come oggetto di cui ci si può anche appropriare: è infatti la persistenza di questi aberranti schemi mentali - sottolinea ancora - a favorire il riprodursi di insopportabili atti di sopraffazione anche in ambito familiare. E' triste dover ricordare che anche in Italia, nonostante la recente introduzione di norme opportunamente più severe, i casi di violenza, i soprusi e le intimidazioni sono in aumento".

Riprendiamoci la dignità, diciamo basta a veline e falsi miti estetici, diamo spazio e corpo alle intelligenze e a quella trascendenza del cuore che ci distingue e contraddistingue.

Donne sveglia!



Il canto libero di Nada



Siamo abituati a pensare Nada come cantante, come la ragazzina quindicenne che ha incantato il Teatro Ariston con la canzone “Ma che freddo fa”, fino alla donna che ha saputo dare un brivido rock all’edizione 2007 del Festival di Sanremo con “Luna in piena”.
Qui la troveremo invece in una veste per molti aspetti inedita: se il teatro è stato certamente parte del suo percorso di artista curiosa e passionale (molti ricorderanno i suoi lavori con Bosetti, Messeri, Fo), con MUSICAROMANZO Nada si mette per la prima volta in gioco.
Sola in scena, in una scenografia scarna - quasi “garage” - una sorta di “non-luogo” dell’anima, si muoverà leggera a raccontare una storia onirica fatta di visioni, parole, cantilene che diventano musica, una storia che si intreccia con la sua storia più intima e profonda, fatta di piccoli ma fondamentali episodi di vita.
Il mio cuore umano è un romanzo che racconta la storia di un’infanzia e di un’adolescenza nella Toscana tra gli anni ‘50 e ‘60, di un’educazione sentimentale indimenticabile e selvaggia alla vita, delle vicende di una famiglia toccata dall’amore e dalla follia.
E’ la storia autobiografica e poetica di un mondo che non esiste più, dove l’essenza magica della natura, il tempo che passa, la pazzia, la passione, la morte, il diventare grandi sono un canto narrativo semplice e profondo che vibra di una forza misteriosa e struggente.
Da questa storia nasce MUSICAROMANZO, uno spettacolo che vede la bambina protagonista del libro raccontare della sua crescita fino a diventare donna e contemporaneamente racconta di un ritorno all’infanzia vista - oggi - con gli occhi della maturità.
La donna e la bambina che insieme raccontano la vita, ognuna con gli occhi dell’altra.
Storie, poesie,incontri, prosa e canzoni per un romanzo in musica che racconta i sogni, gli amori, le ferite e le paure alla ricerca di un equilibrio tra l’ingenuità del passato e la conquista del futuro.
Bentornata Nada.
Teatro Libero - via Savona,10 - Milano
Dal 26 al 28 novembre 2009 - Produzioni Fuorivia
MUSICAROMANZO
da Il mio cuore umano di Nada Malanima

Liberi Amori Possibili cercasi

E' iniziata in questi giorni, e continuerà per tutto il mese di dicembre, la raccolta delle proposte per la composizione del calendario, ancora in fase decisionale, degli spettacoli da inserire nella rassegna di teatro omosessuale, giunta alla sua quarta edizione.
Il Teatro di via Savona a Milano ospiterà la rassegna ' Liberi Amori Possibili' dal 3 all'11 maggio 2010; dopo il primo anno di sperimentazione, il secondo che ha visto la rassegna decollare con un ottimo incremento di pubblico e il successo confermato anche nella scorsa stagione, la rassegna diventa così un appuntamento annuale.
Per essere selezionati è fondamentale che lo spettacolo e la compagnia siano a carattere professionale e non amatoriale e che lo stesso abbia già una produzione.;é necessario, inoltre, che gli argomenti proposti affrontino specificatamente tematiche GLBT (Gay Lesbiche Bisex Trans) o che risultino di interesse per la comunità omosessuale.

Quale modo migliore dell'arte - dunque - e di tutto ciò che concerne lo spettacolo dal vivo per parlare di omosessualità senza tabù e aprirsi a nuove prospettive, lasciando da parte pregiudizi e paure?
Un progetto che nasce da un desiderio civile e culturale di presentare i diversi aspetti dell'omosessualità, considerando la pièce teatrale come immediato spunto di riflessione.
Un approccio inconsueto - quanto mai vivace e stimolante a testi e situazioni che prendono in esame le tensioni, i risvolti affettivi e la condizione omosessuale alla luce dei più recenti modelli scenico-letterari.
Un'iniziativa che vuole essere una risposta concreta alla necessità di dare voce anche alle minoranze sociali, con tutta la forza culturale che il teatro è in grado di offrire.
Perché le barriere, i pregiudizi, i distinguo e i moralismi ideologico-religiosi lascino spazio al dialogo, alla comprensione, a una serena e cosciente unica appartenenza, magari attraverso un’inquietudine, un’intuizione teatrale.
Il Teatro Libero invita a voler inoltrare via mail la scheda di presentazione dello spettacolo, note di regia, foto e rassegna stampa al seguente indirizzo: direzione@teatrolibero.it, con la specifica in oggetto materiale IV ediz. Rass.Omo.
Per gli spettacoli che passeranno la prima fase di selezione verrà richiesto, solo dopo, il materiale video.
Per ogni chiarimento contattare il direttore organizzativo, Francesco Di Rienzo: 0245497296 – 3358054605

Dedicato a Fernanda Pivano

A Fernanda Pivano, scrittrice e traduttrice recentemente scomparsa, una delle figure più significative del panorama culturale italiano, è dedicato il nuovo spettacolo di Giulio Casale, in prima nazionale alla Scatola Magica del Teatro Strehler.

La canzone di Nanda ripercorre le tappe di un’avventura lunga quasi un secolo attraverso i Diari 1917-1973 (opera pubblicata da Bompiani) e i racconti originali che la Pivano ha fatto a Casale negli anni della loro frequentazione, dando così vita ad un affresco poetico ricco di figurazioni e melodie. La narrazione è accompagnata da immagini inedite e sottolineata da momenti musicali che attraverseranno le tappe più importanti della letteratura americana, da Hemingway ai giorni nostri, soffermandosi in particolare sulla beat generation. ù
Un tributo, dunque, che riporta in scena la Nanda stessa e la sua passione per la letteratura, la musica, la libertà.

La canzone di Nanda”, spiega Giulio Casale, “è uno spettacolo di ‘teatro canzone’ e nasce dall’idea di unire i tanti amici e i tanti amori artistici di Fernanda Pivano attraverso una drammaturgia che contenga non solo i riferimenti ai grandi poeti, scrittori, artisti, ma anche le canzoni più rappresentative di un’epoca, che segnano anche i tempi della narrazione scenica. Questo lavoro nasce perché credo che la lezione libertaria e pacifista di Fernanda Pivano, vera selezionatrice di momenti eccellenti in letteratura e nell’arte in generale, sia quanto mai urgente oggi”.

Giulio oltre che un attore è anche un autore”, osserva il regista, Gabriele Vacis, “Poi è uno che non scava solchi. Per dire: la distinzione tra recitare, cantare, ballare è solo occidentale. Lavorare con uno che fa tutto al livello di Giulio mi incuriosiva molto… E lavorando con lui mi sono convinto ancora di più che la regia è un lavoro di ascolto… Specie se hai un testo come quello di Fernanda Pivano da decifrare. I suoi Diari sono una specie di dizionario. Il vocabolario di un mondo che, purtroppo, non esiste più. Il nostro percorso è stato costruire il corpo che potesse pronunciare le parole di quel mondo. è un processo di incarnazione. In questo senso è sacro e non si può tanto parlarne”.
Scatola Magica, Piccolo Teatro Strehler, largo Greppi (M2 Lanza) fino al 6 dicembre 2009
Biglietteria telefonica: 848.800.304 - http://www.piccoloteatro.org/ - http://www.piccoloteatro.tv/

Il jazz di Alberto Sordi

Dopo gli arrangiamenti in chiave jazz delle musiche di Morricone, Rota e Trovajoli, la Civica Jazz Band apre la sua stagione interpretando la musica di un altro grande interprete di musica per film: Piero Piccioni.
Scomparso nel 2004, a 82 anni, Piccioni ha lavorato con grandi registi quali Lattuada, Monicelli, Rosi, Comencini, Visconti, Rossellini, Pietrangeli, Bertolucci, De Sica, ma soprattutto con Alberto Sordi, di cui fu il musicista di riferimento, colui che lo accompagnò nella sua grande avventura cinematografica diventando anche uno dei suoi più intimi amici.
Al pari di Trovajoli, fu un autentico musicista di jazz, che cominciò ad ascoltare da bambino, appassionandosi in particolare a Duke Ellington e imparando a suonare il pianoforte.
Tra l’altro, é stato l’unico musicista italiano a suonare con Charlie Parker, in un serata del 1949, a New York, quando sostituì il pianista Al Haig.
Il suo mondo musicale era quindi vicino al jazz, tanto che in questa serie di letture delle opere dei grandi autori sopra citati, Piccioni è l’unico di cui si possono utilizzare le partiture originali senza bisogno di arrangiamenti jazzistici, ma solo di alcuni adattamenti e aperture congeniali per l’esecuzione di pagine nate per il cinema nell’ambito di un contesto jazzistico.
Lo sguardo a Piccioni rappresenta un doveroso contributo a una autentica personalità della musica italiana e rende l’apertura di Orchestra Senza Confini un evento di assoluta originalità.
Musiche e arrangiamenti originali di Piero Piccioni
Adattamenti di Enrico Intra
America Slow (da: Il bell’Antonio) / Amore, Amore, Amore, Amore (da: Un italiano in America) / Anima Nera (da: Anima Nera) / Opus Jazz (da: Adua e le compagne) / Underground Sketches, In Point of Love e Magic of New York (da: Lucky Luciano) / Rugido do leao (da: Finché c’è guerra c’è speranza) / This Is Life (da: Fumo di Londra) / Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto (dal film omonimo) / Daylight (sigla dell’orchestra 013)
CIVICA JAZZ BAND
Direttore ENRICO INTRA
Solisti: Emilio Soana (tromba), Roberto Rossi (trombone), Giulio Visibelli (sassofoni e flauto),
Mario Rusca (pianoforte), Lucio Terzano (contrabbasso), Tony Arco (batteria)
Introduzione al concerto a cura di Maurizio Franco
Lunedì 7 dicembre, alle ore 11, presso il Piccolo Teatro Studio (via Rivoli, 6 – M2 Lanza
Ingresso 16,50 euro - Per informazioni e prenotazioni tel. 848800304

Giorello-Boschi-de Luca al Piccolo di Milano

Dopo le tappe internazionali di Mosca e Lisbona toccate ad ottobre con straordinario successo di pubblico, "Darwin… tra le nuvole" torna a Milano. Originale omaggio a Charles Darwin nel bicentenario della nascita, nato dall’incontro “improbabile” tra un epistemologo - Giulio Giorello - un professore di Fumetto e Cinema d’animazione - Luca Boschi - e un regista di teatro - Stefano de Luca - lo spettacolo, per grandi e piccini è nuovamente in scena al Piccolo Teatro Studio dal 21 novembre al 5 dicembre 2009.

Nella cornice di una scenografia “animata” da immagini in parte originali in parte rielaborazioni delle illustrazioni di Darwin ( tutte firmate da Luca Boschi), si dipana il viaggio del Beagle, il vascello che in cinque anni avrebbe portato lo scienziato alla scoperta dei luoghi più remoti del mondo: un percorso a tappe in cui ogni nuovo approdo, ogni nuova meta diventa occasione per illustrare alcuni aspetti del sistema evoluzionistico.

Il racconto prende le mosse dal desiderio di due ragazze dei giorni nostri di “intervistare” quel tranquillo gentiluomo del Kent che avrebbe promosso in biologia una rivoluzione intellettuale paragonabile a quella iniziata da Copernico in astronomia.
Comincia così un viaggio nel tempo attraverso il teatro: lo scienziato che le ragazze incontrano è un Darwin giovane, praticamente ventenne, l’età nella quale si unì alla spedizione del Beagle, un Darwin narratore, entusiasta, fantasioso, tra le nuvole appunto, che ama perdersi nei racconti della sua infanzia e che diventa emblema dell’immaginazione come territorio comune nel quale si muovono allo stesso modo infanzia, teatro e scienza, dell’immaginazione come primordiale strumento di interpretazione della realtà e come possibile scorciatoia per la conoscenza.


Piccolo Teatro Studio (via Rivoli 6 - M2 Lanza) – dal 21 novembre al 5 dicembre 2009
"Darwin… tra le nuvole"

Milano ricorda Alda Merini

Questa sera il Piccolo Teatro di Milano - Teatro Strehler - in collaborazione con il Teatro Franco Parenti, dedicherà alla poetessa Alda Merini una serata a ingresso gratuito con letture di suoi testi e proiezione di filmati.
Subito dopo la sua morte, domenica scorsa " spiega il direttore del Piccolo Sergio Escobar - ci siamo sentiti con l’assessore regionale Massimo Zanello: con lui abbiamo condiviso questa iniziativa, che ho ritenuto giusto promuovere in collaborazione con il Franco Parenti, l’altro teatro al quale Alda Merini era molto legata. Riteniamo doveroso ricordare così la grande poetessa, che è stata più volte ospite dei due teatri con memorabili recital”.
Doveroso ricordarla così:
"L’ora più solare per me
quella che più mi prende il corpo
quella che più mi prende la mente
quella che più mi perdona è quando tu mi parli.
Sciarade infinite,
infiniti enigmi,
una così devastante arsura,
un tremito da far paurache mi abita il cuore.
Rumore di pelle sul pavimento
come se cadessi sfinita:da me si diparte la vita e d’un bianchissimo armento
io pastora senza giudizio di te amor mio mi prendo il vizio.
Vizio che prende un bambino
vizio che prende l’adolescente
quando l’amore è furente
quando l’amore è divino"
Ciao Alda.

Dittatura e follia alla Pasqual

In prima nazionale debutta al Piccolo Teatro Studio dal 5 al 15 novembre 2009 " La casa di Bernarda Alba ", di Garcia Lorca nella rilettura di Lluis Pasqual.

Di Federico García Lorca, Lluís Pasqual ama dire che rappresenta per lui un padre artistico, un fratello maggiore che lo ha sempre guidato e ispirato nel suo lavoro di artista. “Oggi, per l’età che ho”, spiega, “mi sento maturo per il Lorca dei grandi spettacoli, dei testi più conosciuti ma anche più complessi come La casa di Bernarda Alba”. Il più internazionale dei registi spagnoli - che al Piccolo si fece conoscere nel 1987 con uno spettacolo di grande impatto come El Público (ancora da Lorca) - torna a Milano portando in scena il capolavoro del drammaturgo andaluso per il Festival di teatro in lingua originale del Piccolo, protagoniste le più grandi interpreti del teatro iberico guidate da Núria Espert e Rosa Maria Sardà.

La storia della madre tirannica e folle, che reclude in casa se stessa e le proprie figlie, impedendo loro di vivere e di amare, è per Pasqual la fotografia della Spagna franchista, schiacciata dalla dittatura: “Una denuncia spudorata e viva, grazie al teatro”, dice il regista. “Foto che riflettono realtà contenute in parole, in frasi scritte con il bianco ed il nero di Guernica di Picasso. Bernarda e la sua gente, allora e sempre, non difendono altro che una casta ed i suoi privilegi, sostenuta sopra colonne inamovibili di principi tanto vanamente eterni quanto vuoti e decomposti e lo fanno sfidando persino le leggi della Natura, e sapendo che semineranno solo morte”.

Come in un carcere, le mura chiudono e separano dal mondo quel nucleo di donne costrette a soggiacere alla tirannia matriarcale, in uno spazio tanto ampio quanto opprimente; si muovono come fantasmi, personaggi che sono la rappresentazione di un mondo ripiegato su se stesso, in cui non sembra penetrare alcun elemento proveniente dall’esterno. In ogni scena è palpabile la tensione del momento storico in cui è stata scritta scritta quest’opera e in ogni personaggio è possibile ritrovare un’indole, un carattere che ci riguarda, anche nel presente.

Piccolo Teatro Studio, via Rivoli 6 (M2 Lanza) – dal 5 al 15 novembre 2009 www.piccoloteatro.org - 848.800.304

Le cronache yiddish di Moni Ovadia


Qui Radio Erevan, la radio della Repubblica socialista sovietica dell’Armenia. In nostri ascoltatori ci domandano: “Che cos’è uno scambio di opinioni?”. Rispondiamo: cari compagni, uno scambio di opinioni è quando entri nell’ufficio del tuo capo con un’opinione tua ed esci con la sua.

Accompagnato al pianoforte da Carlo Boccadoro, compositore e creatore del progetto cultural/musicale Sentieri Selvaggi, Moni Ovadia sbarca al Teatro Libero dal 4 al 6 novembre con la sua allegra collezione di musiche, canzoni, racconti e storielle tratti dalla cultura yiddish, unica nel suo genere in Italia e in Europa.
Tracciando schizzi rapsodici del tempo epico e tragico di un’Atlantide che si chiamò U.R.S.S.,Ovadia canta di uomini e donne che in quell’Atlantide vissero, amarono, sperarono e soffrirono; donne e uomini la cui memoria è anche la nostra memoria.

Rabinovich e Popov sono i due nomi tipici dell’ebreo russo e del russo ortodosso. Al tempo dell’Unione Sovietica furono il compagno Popov e il compagno Rabinovich. Il loro rapporto fu sempre di natura passionale, segnato da sentimenti contrastanti: ammirazione, diffidenza, odio, solidarietà, amore, rabbia ma soprattutto attrazione fatale. In scena anche pezzi umoristici tratti da “Lavoratori di tutto il mondo, ridete” (Einaudi), raccolta satirica sul comunismo russo, in cui la storiella di tradizione ebraica, il witz, diventa, per Ovadia, mezzo ideale per concentrare in poche righe l'assurdità e le contraddizioni dell'uomo, per denunciare vizi, falsi miti e scheletri nell'armadio: Qui Radio Erevan, la radio della Repubblica socialista sovietica dell’Armenia. In nostri ascoltatori ci domandano: “Perché i nostri poliziotti camminano per le strade in squadre di tre?”. Rispondiamo. Coloro che formano la pattuglia della polizia sono scelti secondo questo criterio: uno sa leggere, l’altro sa scrivere e il terzo tiene sotto controllo quei due pericolosi intellettuali.”


dal 4 al 6 novembre - Teatro Libero - via Savona,10 - Milano
RABINOVICH E POPOV


80 anni con leggerezza


Festa grande nella famiglia del Piccolo Teatro domani, 6 novembre, per gli ottant’anni di Ferruccio Soleri, intramontabile interprete di Arlecchino servitore di due padroni: per l’occasione il sindaco di Milano Letizia Moratti gli conferirà l’Ambrogino d’oro con una cerimonia speciale alle 17,15 a Palazzo Marino nella Sala dell’Orologio.

Ottant’anni splendidamente portati e quasi 50 da Arlecchino: Soleri infatti debuttò nel capolavoro goldoniano con la regia di Giorgio Strehler il 28 febbraio 1960 a New York - come sostituto di Marcello Moretti -diventando poi titolare di questo ruolo nel 1963. Da allora Arlecchino, ogni anno, è in scena a Milano e in tournée in Italia e nel mondo: finora è stato rappresentato in 40 Paesi (dalla Russia alla Cina, dal Giappone agli Stati Uniti alla Nuova Zelanda) e in oltre 200 città, superando i due milioni e mezzo di spettatori.

Nominato nel 2007 Ambasciatore Unicef, questo Ambrogino si aggiunge a numerosi premi ricevuti da Soleri, tra i quali la medaglia di benemerenza civica del Comune di Milano, l’Arlecchino d’oro a Mantova, la maschera d’oro a Mosca, la medaglia d’oro del Presidente della Repubblica come benemerito della Scuola, della Cultura e dell’Arte, il leone d’oro alla carriera alla Biennale di Venezia 2006.


Un uomo, una storia

Un giorno con Giovanni - organizzato dal Piccolo Teatro in collaborazione con la Fondazione Corriere della Sera per il quinto anniversario della morte del poeta Giovanni Raboni - si prolunga e completa nei giorni 27 e 28 ottobre, con una lettura e un convegno. Martedì 27 alle ore 21 alla Casa del Manzoni l'attrice Anna Nogara leggerà una sua scelta di testi raboniani. I partecipanti al convegno non residenti a Milano avranno modo di visitare, alla vigilia della chiusura, la mostra "Il catalogo è questo", curata da Giulia Raboni, figlia del poeta. Mercoledì 28, nella Sala Napoleonica dell'Università Statale comincerà alle ore 9 una giornata di studio in cui maestri della critica e qualche amico e giornalista - come Moni Ovadia e Dino Messina - parleranno del poeta, del critico, del traduttore, dell'uomo.

C’è il Raboni poeta al centro della giornata di studio organizzata dal dipartimento di Filologia moderna e curata dal professor Gianni Turchetta dal titoloLa Storia di Raboni”. Con un programma fitto di interventi e introdotto dai saluti del Preside di Lettere e Filosofia, Elio Franzini e di Giovanna Rosa, direttore del dipartimento di Filologia moderna, il convegno affronta il percorso poetico di Raboni intrecciandolo a tratti alla sua profonda e duratura attività di critico e autore letterario e teatrale.

La giornata dedicata al poeta e presieduta da Pier Vincenzo Mengaldo - filologo, storico della letteratura italiana e grande studioso del ‘900 - prevede interventi di: Fernando Bandini, Maria Antonietta Grignani, Gabriele Frasca, Rodolfo Zucco, che ne ha curato l’edizione dell’opera poetica per i “Meridiani” della Mondadori, Stefano Giovanardi, Silvana Tamiozzo Goldmann, Fabio Magro, autore di una recente monografia sul poeta, Marco Ceriani e Luca Daino. Ma l’attività di Giovanni Raboni appartiene anche all’editoria. Consulente di Garzanti e Mondadori, prima, e direttore della collana di poesia della Guanda poi, il poeta Raboni dà voce a tanta poesia contemporanea - quella nota e quella fino ad allora del tutto sconosciuta - mantenendo un rapporto prolifico e costante con il mondo editoriale, che lo vede anche traduttore di Flaubert, Apollinaire, Baudelaire e Racine, oltre che dell’intera Recherche proustiana. E poi c’è l’attività di giornalista e critico letterario, teatrale e cinematografico attento ai problemi della vita sociale, culturale e politica del Paese, che analizza con lucida generosità dalle pagine di aut aut, di Paragone, dei Quaderni Piacentini, del Corriere della Sera. Di questo si parlerà nella tavola rotonda conclusiva che vede la partecipazione di: Dino Messina, Enzo Golino, Gianni Mura e Moni Ovadia.

Omofobia: un passo indietro per l'Italia

BRUXELLES "Affossare la legge contro l'omofobia è stato un passo indietro per l'Italia". L'Alto commissario Onu per i diritti umani, Navi Pillay, mette sotto accusa l'Italia. E denuncia le scelte del Parlamento, che non tengono conto delle violenze di cui sono spesso fatti oggetto gli omosessuali: "Per loro è necessaria una piena protezione".

Navi Pillay entra a gamba tesa nella già accesa discussione nata dopo la bocciatura della legge che avrebbe introdotto l'aggravante per i reati commessi in danno di persone colpite per il loro orientamento sessuale. "L'omosessualità e gli omosessuali vengono criminalizzati in alcuni Paesi - ha detto il commissario Onu - ma non possiamo ignorare che i gruppi minoritari, e tra loro gli omosessuali, sono soggetti non solo a violenza, ma a discriminazioni in diversi aspetti della loro vita". Secondo Pillay, che era a Bruxelles per l'apertura del nuovo ufficio Onu per i diritti umani nell'Unione europea, è necessaria quindi "una piena protezione" per gli omosessuali.

Navi Pillay aveva già apertamente criticato il governo italiano per le scelte in materia di respingimenti dei migranti. Oggi il commissario per i diritti umani è ritornato sul problema sicurezza in Italia, criticando ancora una volta la circostanza aggravante della clandestinità contestata agli immigrati irregolari che commettano un crimine. "E' una discriminazione. Per gli immigrati irregolari - ha sottolineato Pillay - non ci può essere una sospensione dei diritti umani. Per punire lo stesso reato, dovrebbero esserci le stesse regole per chiunque. Non escludo - ha concluso il commissario - che l'Onu possa chiedere all'Italia di modificare la legge".

Il birraio di Preston

Siamo nella seconda metà dell’Ottocento, in una piccola città della provincia siciliana, quella Vigàta dove Camilleri ama ambientare tutte le sue storie ancora un secolo e mezzo prima dell’arrivo di Montalbano. Si deve inaugurare il nuovo teatro civico “Re d’Italia”. Il Prefetto Bortuzzi - fiorentino e perciò “straniero” - prefetto di Montelusa, paese distante qualche chilometro, ma odiato dagli abitanti di Vigàta perché più importante e sede della Prefettura, s’intestardisce ad aprire la stagione lirica con Il birraio di Preston, melodramma di Ricci di scarso valore, di nulla fama e di oggettiva idiozia. In realtà nessuno vorrebbe la rappresentazione di quell’opera, ma il Prefetto obbliga a dimettersi ben due consigli di amministrazione del teatro, pur di far passare quella che lui considera una doverosa educazione dei vigatesi all’Arte. Tra i siciliani, visibilmente irritati dall’autorità esterna, si insinua il “bombarolo” mazziniano Nando Traquandi, venuto da Roma per creare scompiglio all’apertura della sala. L’imposizione, un “atto di testardaggine” del Prefetto, crea dunque una situazione che dopo aver visti coinvolti l’esercito, mafiosi veri e presunti, causa un incendio con numerosi morti e ci conduce infine alla scoperta che tutto è nato per un clamoroso equivoco.

Questo "Il birraio di Preston", capolavoro assoluto della scrittura di Camilleri, in scena al Piccolo Teatro Strehler dal 20 ottobre al 15 novembre.Prima di accettare l'ipotesi di una riduzione per il teatro - spiega Camilleri - ho resistito un bel po'. Non capivo come fosse possibile (e ragionavo, è ovvio, da autore) trovare un contenitore spaziale, una griglia che supportasse, senza tradirlo, il racconto. Il colloquio avuto con Giuseppe Dipasquale ci ha fatto trovare la soluzione: una struttura drammaturgica che salvaguardasse la scomposizione temporale del romanzo, ma condotta in modo da loca lizzare scenicamente il tutto in un luogo chefosse ad un tempo un teatro (quello, per esem pio, dove poteva essere avvenuto l'incendio) e il luogo dell'azione del racconto”. Osserva il regista Giuseppe Dipasquale: “Il racconto parte da un fatto che vuole essere di per sé stupefacente, misterioso e incantatore. Proprio come il' C’era una volta dei bambini'. E di un bambino si tratta: l’occhio innocente di un bimbo, per purezza nei confronti del mondo, è il motore dell’azione. Ad esso è destinata, in apertura del romanzo, la scoperta dell’unica grande tragedia che incombe su Vigàta; le altre saranno come delle ipotragedie in questa contenute e da questa conseguenti. Ossia lo spaventoso incendio che nell’originale struttura narrativa costituisce l’inizio e al tempo stesso la conclusione del racconto”.

Tra brucianti storie d’amore, morti ammazzati per volontà e per accidente, lazzi di un loggione indisciplinato, si dipana una storia dalla perfetta architettura narrativa che partendo da una tragedia ci porta al sorriso e che Giuseppe Dipasquale - con la stessa raffinata ironia- mette in scena, a dieci anni dal primo allestimento e con un cast rinnovato.

Piccolo Teatro Strehler, largo Greppi 2 - M2 Lanza – dal 20 ottobre al 15 novembre 2009

foto Filippo Sinopoli


Il rogo della verità

"Siamo entrati nella fabbrica per i sopralluoghi e più che la parte bruciata mi ha colpito il resto, lo squallore, la tristezza, la morte che il luogo in sé, la fabbrica appunto, emanava. Il mio viaggio dentro la fabbrica è cominciato da lì. Sentivo il bisogno di partire da quel dolore cercando di entrare nella sua profondità, evitando il pietismo che è solo prodotto dall’ipocrisia." Pippo Delbono

Approda a Milano dopo il grande successo riscosso ad Avignone "La menzogna", ultima creazione di Pippo Delbono, che sarà in scena al Piccolo Teatro Studio fino al 31 ottobre. Lo spettacolo prende le mosse dal tragico episodio dell’incendio alla Thyssen Krupp costato la vita a sette operai, ma non si ferma alla fabbrica col suo bagaglio di dolore o lo stillicidio continuo delle morti bianche: lo spettacolo svela -alla maniera visionaria e poetica dell’artista ligure - la menzogna come un male diffuso in maniera capillare al quale è difficile, se non impossibile, sottrarsi. Ed è di nuovo la presa di coscienza del dolore il nucleo centrale di questo, come già di altri lavori di Delbono. La menzogna si apre nel silenzio. Quel silenzio, quella memoria, sono il suo punto di partenza.

Vengono però poi evocate altre memorie, altri corpi bruciati, reclusi, abbandonati, mentre emerge il desiderio dell’autore di andare a fondo, guardarsi in faccia, andare oltre le menzogne politiche, ma anche teatrali. La menzogna muove da un bisogno di verità, di spogliarsi delle menzogne di cui è intessuta la vita di ciascuno, di smascherare il finto gioco della rappresentazione, per essere spettacolo politico attraverso la poesia e mettere in guardia contro il razzismo e il fascismo strisciante, contro la violenza e la stupidità. Riflessioni e materiali letterari costruiscono man mano il discorso dell’autore intorno al suo tema, insieme ad immagini surreali, oniriche, brani da Shakespeare non interpretati ma che emergono come urli dell’anima, un tessuto sonoro emotivo che va dall’opera al tango, da Stravinskij a Wagner, fino alla voce di Juliette Greco.

Piccolo Teatro Studio, via Rivoli 6 - M2 Lanza – fino al 31 ottobre 2009


La parola alle donne

Con ottobre lo Spazio dell'Unione femminile torna ad aprirsi alla città. Riprende la rassegna di letture teatrali Theatralìè le muse del teatro, quest'anno alla quinta edizione con il titolo "Giri di vite: la parola alle donne". Il primo appuntamento della rassegna è per mercoledì 28 con "La donna che entrò da sola in un bar. Ovvero: La grande enciclopedia della donna". Si ascolta musica mercoledì 21, con il concerto a cura dell'Associazione Kairòs, "Le giardiniere, 1815-1848", dedicato alla musica al femminile nella Milano di primo Ottocento.

Nel pieno del dibattito della libertà di informazione, alcune giornaliste milanesi lanciano un appello alle concittadine. Intitolato "Le donne della realtà", si rivolge a quelle che "si dedicano al lavoro e alla famiglia, che contribuiscono allo sviluppo scientifico, sociale e morale del Paese", e che "sono scomparse dai media. I riflettori sono accesi su modelli femminili distorti. Escort, veline, donne di carta che paiono avere un solo obiettivo: visibilità e carriera, soldi e favori elargiti da uomini potenti e danarosi". Lo scopo è quello di dare voce all'indignazione femminile di fronte al dilagare di un'informazione insensibile ai problemi della vita reale, a vantaggio di analisi che rendono sempre più virtuale il contatto tra media e Paese reale. A proposito di informazione. La biblioteca dell'Unione femminile ha appena acquisito alcune annate di due importanti riviste straniere. "Fem. Publicacion feminista mensual" è la prima rivista femminista latinoamericana. "off our backs" è un periodico fatto da e per le donne, sul mondo dell'attivismo al femminile in USA. Pubblicato dal 1970, costituisce il più antico giornale femminista vivente negli Stati Uniti. Altre novità in biblioteca: "L'ora delle ragazze Alfa", l'ultimo libro della giornalista e scrittrice Valeria Palumbo. "Se l'amore ferisce", storie al femminile per curare le ferite del cuore. L'autrice e l'autore sono psicoterapeuti. Non usciamo dal seminato se parliamo di blog, veicoli di controinformazione. Nel variegato mondo delle bloggers non mancano le giovani donne che rifiutano il modello "velina" per ricercare una propria via alla femminilità. Oggi segnaliamo Sherazade ed Eka, che dicono la loro su un manifesto pubblicitario che abbiamo visto di recente nelle strade e nelle metropolitane.

A settembre giornali e notiziari hanno dato ampio spazio alla vicenda della giovane Sanaa, uccisa dal padre che non ne condivideva le scelte di vita. Se ne è molto parlato per il fatto che Sanaa era di origine marocchina. Segnaliamo alcune voci nel dibattito femminista, che offrono una lettura più articolata rispetto allo scenario dello scontro di civiltà. Così Lea Melandri sul sito della Libera università delle donne, con "Il caso Sanaa: quando l’integrazione si sposa con la xenofobia". Stefania Cantatore, sul sito del Paese delle donne, prende spunto dal fatto che "Cristina accoltellata a Rho il 30 luglio è morta proprio come Sanaa. Anche se gli uomini che le hanno uccise si credono differenti". Ileana Montini, sullo stesso sito, invita a non semplificare il nesso fra patriarcato e religione. Per le Donne in nero di Bologna, "non si tratta di una questione religiosa ma di tradizioni e di culture che giustificano la punizione delle donne in quanto il loro corpo è il depositario dell’identità, dell’onore della famiglia e della comunità".

Le autrici del blog Mille e Una Donna, dedicato alla condizione delle donne arabe e/o musulmane in Italia e nel mondo, scrivono delle "altre Sanaa salvate dal padre padrone", mentre le Dumbles affermano "Siamo tutte Sanaa" lanciando un provocatorio "Evviva il patriarcato degli altri!"

Unione Femminile Nazionale - c.so di Porta Nuova, 32 - 20121 Milano




Sulle orme di Sant’Ambrogio

Trascorsa l’estate ad adattare per la scena il soggetto a cui ha dedicato il suo ultimo libro, Dario Fo è giunto alla naturale conclusione di dividere la scena con la compagna di una vita, Franca Rame, che insieme a lui nell’ultimo mezzo secolo ha vissuto la città da protagonista non solo della sua vita culturale ma anche di battaglie civili e impegno politico: in prima nazionale assoluta fino all'11 ottobre debuttano al Piccolo Teatro Strehler con "Sant’Ambrogio e l’invenzione di Milano".
Dario Fo e Franca Rame si presentano dunque al pubblico con uno spettacolo su Ambrogio, patrono di Milano a cui diede massimo lustro e davanti al quale s’inchinarono imperatori, papi, vescovi e che oggi si trova ad essere paradossalmente quasi uno sconosciuto nella sua città.
Nel lavoro drammaturgico, quelli che erano due grandi monologhi (Ambrosius e All’improvvisa) sono confluiti in un unico testo a due voci, "Sant’Ambrogio e l’invenzione di Milano": così si dipana sulla scena il viaggio avventuroso alla scoperta della vita di quest'uomo dal coraggio incredibile e contemporaneamente delle radici di Milano.

La biografia di questa coppia straordinaria si sovrappone sulla scena alla storia della città dal dopoguerra ad oggi, nel segno del coraggio e dell’indipendenza intellettuale di cui Ambrogio è stato esempio tanti secoli prima. Il racconto, accompagnato da grandi proiezioni di disegni e pitture per la regia multimediale di Felice Cappa, mostrerà - attraverso le vicende dei protagonisti - una Milano poco nota, con piazze e architetture degne di una città che è stata capitale dell’impero romano:" Al tempo di Ambrogio, Milano era una città d'acqua, con sette fiumi e tre canali. Ci si arrivava in barca dall'Adriatico. William Shakespeare credeva addirittura ci fosse un porto, come testimonia la sua Tempesta. Certo, oggi, nessuno lo direbbe".

Piccolo Teatro Strehler, largo Greppi 2 (M2 Lanza) – dal 6 all’11 ottobre 2009
Biglietteria telefonica 848800304 - www.piccoloteatro.org

Amleto claustrofobico


…io sono morto e tu continui a vivere…
Racconta di me a chi vorrà saperne di più. Addio, addio! Ti prego, Orazio, ricordati di me. Continua a ricordare. Ricorda.....”
Sono queste le ultime parole che Amleto morente rivolge a Orazio, l'amico carissimo, l'unico sopravvissuto della storia: questi ne accoglie la preghiera e ne diventa il testimone. Col procedere del tempo, però, il ricordo si sbiadisce e si deteriora e nella mente di Orazio la vicenda si confonde e si scompone.

Dunque questo piccolo grande teatro di Milano - Teatro Libero - che nella passata stagione ha battuto il record di presenze in sala, si presenta al suo pubblico con lo spettacolo 'AMLETO', che con Otello, Romeo e Giulietta, Macbeth, Riccardo III inaugura il ciclo di produzioni shakespeariane della Compagnia Teatri Possibili, dal 23 settembre al 19 ottobre 2009.
Luoghi della mente, luoghi dell'anima quelli dove si svolgono le azioni ,in una logica di labilità del confine tra sogno e realtà.
Con un cast completamente rinnovato, la Compagnia intende coinvolgere ed affascinare gli spettatori con una delle più originali rappresentazioni di Amleto che siano mai state messe in scena: in una stanza vuota Corrado d'Elia racconta - o forse è più esatto dire ricorda - la vicenda di Amleto, così come la memoria di Orazio la rimanda; una sequenza più o meno logica di quadri in cui i volti e le immagini emergono dal buio con la rapidità di un battito di ciglia.
La scena è una stanza della memoria, claustrofobica e senza via d'uscita; le azioni si susseguono al ritmo ossessivo del ricordo, si confondono e si mischiano come avviene nella mente di Orazio, che ci restituisce una storia spezzata, frammentaria,ma colma di umanità. Un allestimento di forte impatto emotivo, caratterizzato da un linguaggio visivo marcato, dall'essenzialità di scene e costumi, da un ritmo sostenuto e dall'uso incalzante delle luci e della musica; un percorso verso la frammentarietà, che qui raggiunge il suo apice, con un taglio fortemente cinematografico.
Un Corrado d'Elia - Amleto - da non mancare, con tutta la forza, l'impatto emotivo e l'energia che caratterizzano le sue interpretazioni.

Compagnia Teatri Possibili
AMLETO
di W. Shakespeare
Dal 23 settembre al 19 ottobre 2009 - Teatro Libero - via Savona,10 - Milano
info 02-8323126

Vaticano: gli abusi sessuali dei sacerdoti

**VERONA, Italy (AP) - "Accadeva notte dopo notte", ha detto l'uomo non-udente, "a volte nella camera da letto del prete, a volte nella stanza da bagno, perfino nel confessionale." Quando era un giovane ragazzo all'istituto Cattolico per sordomuti, ha detto Alessandro Vantini, i sacerdoti lo sodomizzavano così implacabilmente che lui era arrivato a sentirsi "come morto". Questi anno, lui e dozzine di altri ex studenti hanno fatto qualcosa di altamente insolito per l'Italia: hanno dichiarato pubblicamente di essere stati costretti ad atti di sesso con i sacerdoti.Per decenni, una cultura del silenzio ha circondato gli abusi dei preti in Italia, dove gli studi mostrano che la Chiesa è considerata una delle istituzioni più rispettate nel Paese. (...) Un'indagine di Associated Press durata un anno ha documentato 73 casi di accuse di abusi sessuali da parte di preti siu minori nel decennio passato in Italia, con più di 235 vittime. L'indagine è stata compilata a partire dai report dei media locali, linkati da siti web di gruppi di vittime e vari blog. Quasi tutti i casi sono usciti nei 7 anni successivi all'esplosione negli USA dello scandalo dei preti cattolici pedofili.I numeri in Italia sono ancora appena un rivolo, se comparati alle centinaia di casi che sono esaminati nelle corti di giustizia in USA e Irlanda. E secondo l'indagine di AP, la chiesa italiana ha dovuto pagare appena qualche centinaio di migliaia di dollari in risarcimenti alle vittime, contro i 2,6 milioni di dollari della diocesi americana o i 1,1 milioni di euro corrisposto alle vittime in Irlanda.(...)I casi italiani seguono molto le modalità degli scandali statunitensi ed irlandesi: i prelati italiani si accanivano su poveri, su disabili fisici o psichici, o su giovani tossicodipendenti affidati alle loro cure. (...)In questo paese prevalentemente Cattolico, le chiese godono di una posizione talmente elevata, che i pronunciamenti del papa sono frequentemente presentati in cima alle notizie della sera, senza alcun commento critico. Anche coloro che hanno visioni anticlericali riconoscono l'importante ruolo che la chiesa gioca nell'educazione, servizi sociali e aiuto ai poveri.Come risultato, pochi osano criticarla, inclusi i grandi giornali indipendenti ed i media di stato. Inoltre, vi è un certo puritanesimo nelle piccole città italiane, dove non si parla di sesso, e meno che mai di sesso tra un prete ed un bambino. (...) Rompendo la cospirazione del silenzio, 67 ex studenti dell'istituto per sordi Antonio Provolo di Verona hanno denunciato abusi sessuali, pedofilia e punizioni corporali che si svolgevano nella scuola dagli anni '50 agli '80 da parte dei preti e dei frati della Compagnia di Maria. Nonostante non tutti siano stati essi stessi vittime, 14 dei 67 hanno rilasciato dichiarazioni giurate e testimonianze videoregistrate in cui raccontano dettagliatamente gli abusi di cui dicono di aver subito, alcuni per anni, nei due campus della città di Giulietta e Romeo. Essi hanno fatto i nomi di 24 preti, religiosi laici e frati.
Vantini ha raccontato di essere stato in silenzio per anni: "Come avrei potuto dire al mio papà che un prete aveva fatto sesso con me?" Vantini, 59 anni, ha parlato con AP un pomeriggio, raccontando per mezzo di un interprete del linguaggio dei segni gli abusi. "Non si poteva raccontare nulla ai genitorim perché i preti ti avrebbero picchiato."
**By THE ASSOCIATED PRESS
*VERONA, Italy (AP) -- It happened night after night, the deaf man said, sometimes in the priest's bedroom, sometimes in the bathroom, even in the confessional.
When he was a young boy at a Catholic-run institute for the deaf, Alessandro Vantini said, priests sodomized him so relentlessly he came to feel ''as if I were dead.'' This year, he and dozens of other former students did something highly unusual for Italy: They went public with claims they were forced to perform sex acts with priests.
For decades, a culture of silence has surrounded priest abuse in Italy, where surveys show the church is considered one of the country's most respected institutions. Now, in the Vatican's backyard, a movement to air and root out abusive priests is slowly and fitfully taking hold.
A yearlong Associated Press tally has documented 73 cases with allegations of sexual abuse by priests against minors over the past decade in Italy, with more than 235 victims. The tally was compiled from local media reports, linked to by Web sites of victims groups and blogs. Almost all the cases have come out in the seven years since the scandal about Roman Catholic priest abuse broke in the United States.
The numbers in Italy are still a mere trickle compared to the hundreds of cases in the court systems of the United States and Ireland. And according to the AP tally, the Italian church has so far had to pay only a few hundred thousand euros (dollars) in civil damages to the victims, compared to $2.6 billion in abuse-related costs for the American diocese or euro1.1 billion ($1.5 billion) due to victims in Ireland.
However, the numbers still stand out in a country where reports of clerical sex abuse were virtually unknown a decade ago. They point to an increasing willingness among the Italian public and -- slowly -- within the Vatican itself to look squarely at a tragedy where the reported cases may only just be the tip of the iceberg. The Italian church will not release the numbers of cases reported or of court settlements.
The implications of priest abuse loom large in Italy: with its 50,850 priests in a nation of 60 million, Italy counts more priests than all of South America or Africa. In the United States -- where the Vatican counts 44,700 priests in a nation of 300 million -- more than 4,000 Catholic clergy have been accused of molesting minors since 1950.
The Italian cases follow much the same pattern as the U.S. and Irish scandals: Italian prelates often preyed on poor, physically or mentally disabled, or drug-addicted youths entrusted to their care. The deaf students' speech impairments, for example, made the priests' admonition ''never to tell'' all the more easy to enforce.
In this predominantly Roman Catholic country, the church enjoys such an exalted status that the pope's pronouncements frequently top the evening news, without any critical commentary. Even those with anti-clerical views acknowledge the important role the church plays in education, social services and caring for the poor.
As a result, few dare to criticize it, including the mainstream independent and state-run media. In addition, there's a certain prudishness in small-town Italy, where one just doesn't speak about sex, much less sex between a priest and a child.
''It's a taboo on top of a taboo,'' said Jacqueline Monica Magi, who prosecuted several pedophilia cases in Italy before becoming a judge. ''This is the provincialism of Italy.''
Breaking the conspiracy of silence, 67 former students from Verona's Antonio Provolo institute for the deaf signed a statement alleging that sexual abuse, pedophilia and corporal punishment occurred at the school from the 1950s to the 1980s at the hands of priests and brothers of the Congregation for the Company of Mary.
While not all acknowledged being victims themselves, 14 of the 67 wrote sworn statements and videotaped testimony, detailing the abuse they say they suffered, some for years, at the school's two campuses in Verona, the city of Romeo and Juliet. They named 24 priests, lay religious men and religious brothers.
Vantini said he, too, was silent for years.
''How could I tell my papa that a priest had sex with me?'' Vantini, 59, told the AP one afternoon, recounting through a sign-language interpreter the abuse he said he endured. ''You couldn't tell your parents because the priests would beat you.''
*articolo pubblicato il 14 settembre dal “ the New York Times"