Congresso A.I.S.E.: vita, arte, scienza


Nelle giornate del  22, 23, 24 ottobre 2010 Vercelli ospiterà il  Congresso "Educazione e Sport, il caso del judo" promosso da A.I.S.E - Associazione Italiana Sport Educazione - nella splendida cripta dell'Università. 
Il tema proposto riguarda l’educazione e coinvolge l’originaria visione del judo di Kano Jigoro: certamente non il ju-sport, niente a che vedere con la competizione. 
Così volentieri pubblichiamo l'invito di Cesare Barioli, maestro di Judo e poi giornalista, traduttore, scrittore, poeta, e poi ancora...

"In un mondo dove la scienza raggiunge risultati prodigiosi, leggiamo nella cronaca di tutti i giorni che l’essere umano non dimostra di aver compiuto progressi umanistici tali da garantire la gestione di tale potere. E la proposta del judo, non in quanto selezione sportiva ma come formazione scolastica, può dare occasione di discutere come realizzare principi educativi consoni alle esigenze della Società moderna. 
Nel 1935 il Fondatore del judo dichiarava a Gunji Koizumi:
Mi è stato chiesto da persone di vari settori circa l’opportunità di inserire il judo tra gli sport Olimpici. Il mio punto di vista in proposito è piuttosto critico. Se è nei desideri degli altri paesi, non ho alcuna obbiezione. Ma non sono propenso a prendere alcuna iniziativa.
Da un lato, il judo non è un vero sport. Io lo considero come un principio di vita, arte e scienza; infatti è un mezzo per il raggiungimento di una cultura personale.  Solo una delle forme di allenamento il ‘randori’ può essere classificato come una forma di sport. Potremmo dire la stessa cosa anche per la scherma e la box, ma oggi esse sono praticate e condotte come sport.
Inoltre i giochi olimpici sono così intrisi di nazionalismo c che possibile  esserne influenzati al punto da sviluppare un “Judo Competizione” cioè una forma retrograda quale era il ju Jitsu prima del Judo Kodokan”
Il judo come principio di vita, arte e scienza viene offerto ai giovani non come sport per primeggiare, ma come disciplina morale. Che non consiste nell’insegnare quando morire per l’onore o il feudo come facevano la Cavalleria o il Bu-gei, ma come vivere per contribuire al benessere dell’umanità.
Il nostro Congresso vuole discutere la formazione dell’essere umano (sei-ryoku-zen’yo) perché questi possa poi dedicarsi al progresso e al benessere collettivo (ji-ta-kyo-ei)." 

“Educazione e Sport: il caso del Judo”
Vercelli 22  23  24 Ottobre 2010
Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università del Piemonte Orientale
via Galileo Ferraris, angolo Corso Alcide de Gasperi
Nell’occasione verrà presentato il libro: 'Kano Jigoro educatore' di Cesare Barioli

Perfezione e follia nell'assolo


"Quando leggo qualcosa, a qualunque genere appartenga, mi viene naturale immaginare soluzioni per trasportare quel testo in teatro. È il mio mestiere, è il territorio in cui mi so muovere. Non trovo differenza nell’allestire un romanzo o un lavoro nato per il teatro: il mio interesse scatta nel momento in cui mi imbatto in un linguaggio preciso, riconoscibile, che possegga una significativa connotazione letteraria. Ed è il caso dei Beati anni del castigo, un’opera letteraria che, per come è scritta, mi è sembrato presupponesse l’idea anche di una sua comunicazione orale."

Così Luca Ronconi alla presentazione di  'I beati anni del castigo', tratto dal romanzo di formazione di Fleur Jaeggy (Edizioni Adelphi), con l’interpretazione di Elena Ghiaurov: prodotto dal Piccolo Teatro di Milano, debutta in prima nazionale al Teatro Studio Expo mercoledì prossimo 20 ottobre con repliche fino al 31 ottobre segnando un’ulteriore, importante tappa, nel percorso del regista sulla drammaturgia contemporanea.
«I beati anni del castigo è un titolo ossimorico, evidentemente», sottolinea Ronconi. «Il fatto che si definisca beato un castigo lascia intendere che esista un elemento fuori registro. È un titolo ironico, ma forse vuole anche sottolineare quanto il successivo disincanto della vita adulta sia stato peggiore della vita di collegio. Forse quegli anni di “clausura” e di punizioni, da un certo punto di vista, sono stati beati».
La storia è ambientata in un collegio femminile,dove la protagonista vive e in cui il racconto,sorta di lettura di un suo intimo diario, apre le porte su un mondo in bilico, un’ 'arcadia della malattia', per usare le parole della scrittrice. Finché si affaccia alla storia  Frédérique, nuova allieva perfetta, magnetica, severa: e qui si scopre la minaccia, una “terra di nessuno” tra  perfezione e  follia.
Il rapporto fra le due donne è qui ripercorso attraverso le percezioni dell’unica che racconta e descrive: nello svilupparsi lento e spietato di un assolo unilaterale, in un crescendo di tensione e di attesa.

Piccolo Teatro Studio Expo  - via Rivoli 6 – M2 Lanza - dal 20 al 31 ottobre 2010
'I beati anni del castigo'
Informazioni e prenotazioni 848800304 - www.piccoloteatro.org - www.piccoloteatro.tv

Lavori e vite precarie: tante storie, nessuna storia?

Secondo incontro presso l'Unione Femminile Nazionale di Milano per il ciclo "Ragazze di ieri e di oggi. Corpo, lavoro, amore, famiglia, sessualità... Incontri e dialoghi tra donne di generazioni diverse".
Il senso del lavoro per le ragazze di ieri e le ragazze di oggi, tra continuità e rotture senso di  precarietà in cui cambiano vite,cambiano percorsi e forse identità e insieme il modo di raccontarsi. 
Riusciremo noi donne a capirci, nella nuova babele delle voci e dei linguaggi?

Lunedì 18 ottobre 2010 alle ore 18.30 è prevista la proiezione del video "Aspettando Madonna ", prodotto dal Laboratorio Eyelab, regia di Federico Iris Osmo Tinelli (52'): un gruppo di giovani donne decide di fare un'autoinchiesta sul lavoro e di tradurla in linguaggio cinematografico. 
Il regista scompiglia le carte in un 'racconto non racconto' di storie soggettive in cui  narrare la precarietà attraverso la precarietà della narrazione.
Conducono il dibattito Chiara Martucci e Marina Piazza alla  presenza del regista  e di alcune delle protagoniste.

Organizzano: Amiche di ABCD, Donneinquota, Libera Università delle donne, Sconvegno, Unionefemminile, Usciamo dal silenzio
Unione Femminile Nazionale
C.so di Porta Nuova, 32 - 20121 Milano

Sans Titre

Come quando stai per lasciare il luogo dell'anima 
e una malinconia  che nessuno ti ha mai presentato ti prende per mano, ti sussurra parole
- e tu ti lasci incantare - 
tra viali di sogno e profumi che non sai,
a segnare il confine di un amore che non puoi,
di un amore che sai,
di un amore che senti,
di un amore che vuoi.

E non avere un prima - non avere un dopo - nelle notti che non lo sai dire,
perchè nessuno asciuga pensieri,
colma silenzi,
ti prende per mano.
Come quando non hai più parole  ma un solo nome 
e
come un condannato a morte
tutte le notti e i giorni 
invochi il suo nome.
Come  quando si è soli e si è pronti a morire
perchè senti che la vita 
è altrove.



ED


Parità di genere sempre, non solo quando conviene

Ciò che la politica omette e pervicacemente  non affronta in tema di partità di genere.
Pubblichiamo, condividendone ogni suo punto, la petizione per le donne di Pia Locatelli, Presidente dell'Internazionale Socialista delle donne.

"Ho sempre sostenuto che l’Europa conviene alle donne, in particolare alle donne italiane che, rispetto a quelle europee, vivono situazioni più difficili: basso tasso di occupazione, scarsa presenza nelle istituzioni e nei luoghi decisionali in generale, scarsi servizi sociali che consentano di conciliare vita professionale e familiare…
La condizione femminile in Italia vive una situazione di particolare difficoltà a causa di una ragione fondamentale: il nostro welfare, diversamente da quello di tanti Paesi europei, non ha mai ritenuto il lavoro di cura meritevole di considerazione. Provate a chiedervi su quali spalle pesi la cura dell’infanzia, quella delle persone anziane, quella dei disabili. Nella grande maggioranza dei casi sono spalle femminili, da sempre, sia quando la maggioranza delle donne stava fuori dal mercato del lavoro, sia quando, anno dopo anno, sempre più donne sono via via entrate a farne parte.
Purtroppo la politica, quasi esclusivamente in mani maschili, ha continuato a chiudere gli occhi di fronte alla realtà e anziché adeguare il sistema del welfare ai cambiamenti sociali che vedono le donne non più solo casalinghe ma anche lavoratrici attive, ha messo qualche pezza e qualche “risarcimento”, come l'anticipazione dell’età della pensione. Non è concettualmente sbagliato in questo caso parlare di una sorta di compensazione alle donne per aver continuato a reggere il welfare pur partecipando al mercato del lavoro.
Questa “compensazione differita” continua a svolgere il suo ruolo nella tenuta del sistema sociale anche ora che ormai moltissime giovani donne lavorano anche fuori casa ma i servizi all’infanzia non crescono proporzionalmente, anzi è vero il contrario. Sappiamo tutte che non c’è nulla di meglio delle “giovani nonne” che offrono pasti più digeribili delle scarse mense scolastiche, che suppliscono al tempo pieno sempre meno pieno, che offrono orari flessibili, che accolgono i bimbi  anche quando hanno due linee di febbre.
Ora l’Europa dice basta alla pensione anticipata per le donne in nome dell'uguaglianza di genere, mostrando di vedere solo l’aspetto pensionistico di uno Stato sociale che, proprio per la sua struttura disattenta al lavoro di cura, fa dell’Italia il fanalino di coda quanto ad uguaglianza tra uomini e donne in tanti ambiti.
Invece noi siamo per l’uguaglianza di genere sempre, non a corrente alternata.
Non vogliamo difendere la situazione attuale lasciando le cose come stanno, ma nemmeno vogliamo avviare un cambio che penalizza le donne e rende la situazione ancor più dis-eguale. Siamo per uno scambio che preveda un’azione simultanea: più anni per andare in pensione, più diritti sociali che vengono dal lavoro di cura.
La proposta oggi sul tavolo manca di questo secondo aspetto ed è perciò inaccettabile. Fino a che la cura non entrerà nella polis, non saremo d’accordo ad alzare l’età pensionabile delle donne."

Pia Locatelli
Presidente Internazionale socialista donne

Liberi Amori Possibili

Contro ogni pregiudizio Teatro Libero presenta la IV edizione della 'Rassegna Liberi Amori Possibili', nove spettacoli per introdurre la riflessione sul tema dell'omosessualità, sul modello di quanto accade già da diversi anni in Europa e Oltreoceano.

Dal 3 all'11 maggio a Teatro Libero arriveranno compagnie da tutta Italia per parlare di omosessualità senza tabù, con una rosa di spettacoli la cui   selezione è avvenuta nel corso dell'anno passato e ha portato a individuare  gli attuali spettacoli proposti su un ventaglio  di  più di duecento titoli presentati
Le tematiche toccate quest'anno spaziano dal transgender - in entrambe le trasformazioni, da uomo a donna e da donna a uomo, quest'ultimo caso molto raro nel panorama teatrale – all'omogenitorialità, argomento d'attualità molto dibattuto, al sesso visto come scambio o come gioco pericoloso non protetto nonchè della crisi che nasce dalla voglia di cambiare identità, del coraggio di dichiararsi diversi da come si appare, del conflitto tra figli e genitori.
Il progetto nasce dal desiderio civile e culturale di presentare - attraverso i 9 spettacoli - i diversi aspetti dell'omosessualità, considerando la pièce teatrale come immediato spunto di riflessione.
Un approccio vivace e stimolante a testi e situazioni che prendono in esame le tensioni, le passioni, i risvolti affettivi e sociali della condizione omosessuale, con tutta la forza sociale e culturale che il teatro è in grado di offrire.

La rassegna, decollata soprattutto negli ultimi anni grazie alla tenacia del Direttore Organizzativo Francesco Di Rienzo, ha visto nel tempo incrementare il proprio pubblico e si è confermata come importante appuntamento annuale, nella consapevolezza che l'arte non risolava le ingiustizie e le discriminazioni, ma che abbia il merito di denunciarle.
In stretta collaborazione con le maggiori associazioni omosessuali,  Il C.I.G. -Comitato Provinciale Arcigay Milano, che sostiene l'iniziativa  con entusiasmo  e quest'anno aggiunge al patrocinio un contributo al sostegno della comunicazione.
L'appuntamento  comprende un importante evento collaterale, una tavola rotonda dedicata al tema dell'omogenitorialità, in cui si esplorerà l'universo delle famiglie omosessuali.

Programma
3 maggio

The Worrybeads presentano Pelle, testo e regia di Kio, con Kio, Amalia Ruocco, Anna Musella.
4 maggio
Con-Fusione presenta Le rose di Jürgen, di Giacomo Fanfani, regia della compagnia teatrale Con-Fusione, con Lorella Serni, Rafel Porras Montero.
5 maggio
Compagnia Flavio Mazzini presenta L'Ultimo Sanremo del millennio, di Flavio Mazzini, regia di Marco Medelin, con Cristiano Cecchetti, Fabrizio Costa, Angelo Curci, Fabrizio Foligno, Silvana Rossomando, Michela Totino.
6 maggio
Officine Papage presenta One New Man Show, testo, musiche originali, regia di Davide Tolu, con Matteo Manetti.
7 maggio
Massimo Stinco/NoirDesir.it – The Blue Seagull International Company presentano The Houseboy, testo e regia di Massimo Stinco, tratto dal film omonimo di Spencer Schilly, con Fabio Maffei, Simone Marzola, Tony Allotta, Givanni di Lonardo, Orazio Sagone Manzella, Giuseppe Sternativo, Jacopo Bartaloni, Massimo Stinco, e con la partecipazione straordinaria di Regina Miami.
8 maggio
Altrarte presenta Prigionieri del Sesso, di John Roman Baker, regia di Antonio Serrano, con Antonio Bonanotte, Daniel Plat, Marcello Caroselli, Pierfrancesco Ceccanei.
9 maggio
Azteca produzioni cinematografiche presenta Ultima Stagione in Serie A, testo e regia di Mauro Mandolini, con Marco Bocci, Fabrizio Sabatucci.
10 maggio
Metamorphè presenta Tuttonostro, di Alessandro di Marco, Valentina Reginelli, Claudio Renzetti, regia di Alessandro di Marco e Claudio Renzetti, con Alberta Andreotti, Marika Cazzaniga, Alessandro di Marco, Michela Fabrizi, Claudio Renzetti, Claudio Strinati.
11 maggio
Imargini presenta Alexis, di Marguerite Yourcenar, regia di Massimo di Michele, con Piergiuseppe di Tanno.

Teatro Libero via Savona 10 – 20144 Milano  http://www.teatrolibero.it/

Profili di donne lombarde

Immagini e letture per la presentazione del libro "Profili di donne lombarde. Quattro protagoniste dell'aristocrazia nel XIX e XX secolo" , a cura di Franca Pizzini con testi di Marta Boneschi, Roberta Fossati, Franca Pizzini (Mazzotta, 2009).

Ne parlano giovedi' 29 aprile alle ore 18.30 presso la sede dell'unione Femminile Nazionale di  Milano, Karoline Roerig (storica), Bernardo Falconi (storico dell'arte), insieme alle autrici Franca Pizzini e Roberta Fossati .
I testi e le immagini del libro - molte delle quali inedite -  delineano il profilo di quattro figure femminili di origine aristocratica.
Metilde Viscontini Dembowski , Cristina Trivulzio di Belgiojoso , Paolina Calegari Torri , Maura Dal Pozzo d'Annone , espressione della tradizione storica lombarda nel XIX e XX secolo, hanno in comune la capacità di arricchire di nuovi valori l'ambiente, influendo sul costume e sulla vita sociale, culturale e politica.

Con il racconto delle loro vite - Milano e la Lombardia sono il teatro da cui partono  -  è possibile ripercorrere duecento anni di storia italiana : dalla nascita di Metilde Viscontini nel 1790 alla morte di Maura Dal Pozzo nel 1987, attraverso il Risorgimento di Cristina Belgiojoso e l'epoca post-unitaria di Paolina Torri. Le quattro protagoniste costituiscono una "ideale genealogia femminile", nella quale il testimone passa da una generazione all'altra, arricchendosi di contenuti e di valori.

Unione Femminile Nazionale

C.so di Porta Nuova, 32 - 20121 Milano
www.unionefemminile.it

Una su cento

Questi 'ditirambi' muovono fieri e alteri - oggi - verso donne impegnate in un progetto di libertà e rinnovamento sociale, «donne nuove» che agli inizi del Novecento emerse prepotentemente conquistando spazi di autonomia e libertà attraverso i quali ancora oggi è possibile il confronto: donne esempio di emancipazione, genio e perseveranza come Madame Curie, Lillian Moller Gilbreth, Rosalin Franklin e Virginia Galilei , che nel campo della ricerca e scoperte scientifiche hanno dovuto lottare contro i pregiudizi e il maschilismo imperante, rischiando di vedersi strappare scoperte fondamentali, spesso attribuite ai soli colleghi uomini; donne come Eleonora Duse, Emma Grammatica, Sibilla Aleramo, Ada Negri, Anna Kuliscioff , Giacinta Pezzana, Alessandrina Ravizza, Ersilia Majno , Maria Montessori, Linda Malnati, Ada Negri.

Donne come il premio nobel Rita Levi Montalcini, che tutte le comprende e riscatta e che oggi raggiunge il suo ennesimo traguardo: e sono centouno!
Con punta d’orgoglio rinnoviamo a questa donna straordinaria oggi - nel giorno del suo compleanno - tutta la nostra riconoscenza e stima per ciò che con lo studio, la ricerca, l’aiuto concreto e solidale, ha saputo donare alla scienza e al mondo anche attraverso la sua Fondazione: esempio di sacrificio, abnegazione e volontà è per noi richiamo alla Virtù, in un mondo che reclama comportamenti virtuosi tanto nel campo dell’economia, quanto nel sapere e nella solidarietà e che alle donne impone il prezzo maggiore.

Così, in equilibrio tra storia e memoria, facciamo nostro l'odierno accorato appello a voler finanziare e aiutare a tutti i livelli di responsabilità  la ricerca, rinnovando l'invito ai giovani  ad avere fiducia nelle proprie capacità, nel futuro, e lo facciamo nuovamente attraverso  la lettera pubblicata sul quotidiano La Repubblica l'11 aprile dello scorso anno:
"DESIDERO rivolgermi, soprattutto ai giovani, per incoraggiarli ad avere fiducia in loro stessi e nel futuro. Lo scopo ultimo di quanto si produce non è il premio, ma il piacere di utilizzare al meglio le capacità cognitive delle quali è dotato l’Homo sapiens. La passione e interesse nella soluzione di problematiche di qualunque natura non decade con gli anni; il segreto risiede nel mantenere il cervello in piena attività. Agli inizi degli Anni Cinquanta la scienza biologica, oggi nota come neuroscienza, era quasi inesistente. Era a un livello così rudimentale da scoraggiare i biologi che volevano dedicarsi a questo settore. Gli studi iniziati più di mezzo secolo fa, in un piccolo laboratorio privato a Torino nella sinistra atmosfera degli anni 1938-1945, hanno aperto un nuovo attacco allo studio dei meccanismi differenziativi e di regolazione del sistema nervoso. Prima delle ricerche delineate in questa cronologia nella quale è riportata l' origine e lo sviluppo della molecola proteica, Nerve Growth Factor. Così come riportato nella motivazione dell’assegnazione del Premio Nobel per la fisiologia e la medicina, assegnatomi nel 1986, trentacinque anni dopo la scoperta del fattore di crescita della fibra nervosa (NGF) dall’Accademia delle Scienze svedesi, non vi era alcuna idea di come lo sviluppo del sistema nervoso e l'innervazione degli organi fossero regolati. Alla ricerca guidata da imprevedibili colpi di fortuna con una strategia razionale si sono susseguiti negli anni studi volti alla potenziale utilizzazione del NGF nel trattamento di patologie del sistema nervoso. I pronostici sull’imprevedibilità sono stati e sono tuttora incoraggiati dallo stesso modo nel quale si è svolta la storia del NGF che può essere definita una lunga sequenza di eventi non previsti i quali hanno aperto nuovi scenari su un panorama sempre più ampio. Questo sviluppo, tanto imprevisto, quanto fortunato è l’aspetto più attraente di questa lunga avventura della saga NGF. L' imprevedibilità dei risultati risiede nella complessità degli ambienti nei quali si muove il Nerve Growth Factor. La sua attività assume una rilevanza estrema non soltanto nello sviluppo normale di tutti gli organismi, ma anche in quelli affetti da patologie neurodegenerative, autoimmunitarie e di natura oncologica. Ma gli studi svolti negli ultimi decenni hanno fornito sempre nuove prove della natura vitale di questa molecola. Da un ruolo ristretto a componenti del sistema nervoso periferico e centrale la sua azione si è estesa a tutte le componenti coinvolte a livello strutturale, fisiologica e comportamentale. La 'cronologia' di questa molecola si è posta l’obiettivo di portare a conoscenza i lettori specializzati e non, della mia esperienza personale seguendo un percorso tortuoso dato le tecnologie rudimentali a quei tempi a disposizione e il periodo difficile nel quale ho iniziato e condotto la prima fase delle mie ricerche. " RITA LEVI MONTALCINI


Laura Curino racconta Enrico Mattei

Dopo l’approfondito e acclamato lavoro su Camillo e Adriano Olivetti, Laura Curino porta in scena al Piccolo Teatro Studio  la storia di Enrico Mattei,  altro grande industriale del Novecento.
Il testo, che l’attrice ha firmato con Gabriele Vacis - regista dello spettacolo - trae ispirazione dall’evento per il centenario di Mattei allestito al Piccolo nel 2006, ma è un lavoro completamente nuovo, prodotto dalla Fondazione del Teatro Stabile di Torino e dall’Associazione Culturale Muse.
Sola sul palco, intrecciando  parole con documenti d’epoca e filmati, Laura Curino racconta le storie dell’uomo “più potente d’Italia” come ebbe a definirlo Giovanni Guareschi.

«All'infuori dell'elezione del Santo Padre, tutto il resto dipende - in Italia - direttamente o indirettamente da lui nel senso che, dovunque egli lo voglia, può attivamente intervenire e far sentire il peso della sua smisurata forza. Col metano egli controlla l'industria, coi concimi chimici egli è in grado di controllare l'agricoltura, con le sue circa cinquanta aziende "sicure" (in quanto garantite dallo Stato) egli regna sul mercato finanziario ed è in grado di assorbire facilmente una parte colossale del risparmio nazionale. Non esiste città, paese, villaggio, strada che non siano presidiati dai distributori di benzina del Cane Nero: attraverso questi "blocchi" stabili, il Signore del Cane nero è in grado di controllare qualsiasi spostamento di uomini o cose»: così appunto Guareschi a proposito di Enrico Mattei, personaggio chiave della storia economica e culturale del nostro paese (dal dopoguerra al 1962), anno della sua tragica fine.
Partigiano, deputato, regista della creazione di una forte industria energetica nazionale, Mattei ha rappresentato una figura imprenditoriale di grande forza e carisma, capace di imporre l’Italia come soggetto economico autorevole anche sui mercati internazionali.

«Sei anni di lavoro istruttorio», scrive la Curino, «poi nel maggio del 1999 viene aperto a Pavia un nuovo processo sul caso Enrico Mattei, prove schiaccianti dimostrano che la tragedia di Bascapè, in cui persero la vita Mattei, il pilota e un giornalista, considerata fino ad allora un incidente aereo, in realtà nasconde un triplice omicidio. Tanti lo sospettavano e credevano di conoscerne i mandanti. Ma non c’erano prove. Il processo di Pavia arriva alle prove inconfutabili che l’aereo è scoppiato in volo. Una carica di dinamite pone fine alla vita dell’italiano più potente dai tempi dell’imperatore Augusto. Ma chi abbia piazzato l’ordigno, e su ordine di chi, è un segreto ancora sepolto nel fango. Ce n’è di fango in questa storia. Tanto da mettere disagio solo a leggerne, figurarsi a recitarla. Petrolio e fango.
Eppure, immergendo le mani nel pozzo nero della storia, le emozioni più profonde restano il disgusto, si, ma anche lo stupore. Il disgusto: quali interessi personali, politici ed economici portano a troncare ignobilmente la vita di Mattei?
Lo stupore: come ha fatto l’Italia a sollevarsi dalla vergogna della guerra persa, dal disastro umano ed economico, dalla miseria secolare di tanta parte del paese?
Dove ha trovato l’energia? Nella generosità dei suoi uomini e delle sue donne migliori, nel coraggio, nell’intraprendenza, nel lavoro.
Di Mattei si sono dette tante cose. Viene accusato di statalismo, sfiducia nella politica, addirittura di aver dato inizio alla corruzione in Italia. Nessuno però contesta la sua lucida comprensione delle necessità del paese: pensiero costante al bene comune, energia a basso costo per la ricostruzione, lavoro, fiducia nelle giovani generazioni, costruzione di rapporti economici internazionali fondati sul rispetto reciproco e sull’equità, attenzione per gli stati emergenti. Visioni che lo portano in paesi allora “intoccabili” come l’Unione Sovietica e la Cina».

Piccolo Teatro Studio, via Rivoli 6 – dal 19 al 30 aprile 2010
Biglietteria telefonica 848800304 - www.piccoloteatro.org - www.piccoloteatro.tv


Le strade della libertà per Leo Valiani

Leo Valiani fu un uomo fuori dal comune per lo straordinario coraggio e per l’ardente passione politica e civile di cui diede prova nella lotta per la libertà : fu storico di valore, giornalista finissimo e scrittore di grande rigore.

A cento anni dalla sua nascita la Fondazione Corriere della Sera, il Piccolo Teatro e il Comitato Nazionale per le celebrazioni del Centenario della nascita di Leo Valiani ne ricordano la figura, con due appuntamenti.
Lunedì 12 aprile - ore 20.30 - al Piccolo Teatro Grassi di via Rovello lo spettacolo teatrale “Le strade della libertà” racconta la vita di Leo Valiani e il suo avventuroso viaggio attraverso il mondo – dall’Italia, all’Europa, all’America – attraverso la storia, dalla lotta al fascismo trionfante, alla guerra e alla Resistenza, fino alla Liberazione. Lo spettacolo si sviluppa su due livelli: uno sfondo epico tratteggia il momento storico, un piano più lirico vede il protagonista parlare direttamente di sé e filtrare le vicende che vive attraverso la sua sensibilità. Drammaturgia e regia sono di Paolo Castagna mentre Laura Marinoni accompagna le azioni con il canto.
Martedì 13 aprile un convegno alla Sala Montanelli di Milano si propone di esplorare i diversi aspetti del poliedrico intellettuale;Giuseppe Galasso indaga il pensiero storico e politico che ha contrassegnato l’intera vita di Valiani: la nomina a senatore a vita, nel 1980, segna il culmine di un impegno che lo ha visto schierarsi contro il fascismo fin da giovanissimo, operando nel partito comunista, nel partito radicale e infine, nel partito repubblicano.
La sua visione della storia e la passione per le idee si è espressa anche nell’attività di giornalista per diverse testate, tra le quali Il Mondo e il Corriere della Sera; lo storico e giornalista Arturo Colombo approfondisce il rapporto che legò Leo Valiani al Corriere della Sera.
Attento alla qualità della ricerca scientifica e convinto teorico del ruolo culturale delle istituzioni, Valiani donò alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli i suoi libri e le sue carte d'archivio: le preziose testimonianze sono narrate da David Bidussa, che dal 1989 lavora presso la Fondazione.

La figura di Leo Valiani e il suo rigore etico sono oggetto dell’intervento di Giorgio La Malfa, mentre il suo pensiero economico è rivisitato da Fulvio Coltorti, responsabile dell’area studi di Mediobanca e docente di economia applicata all’Università di Firenze, e da Francesca Pino, direttore dell’archivio storico di Banca Intesa.

Lo spettacolo teatrale ‘Le strade della libertà’ è al Piccolo Teatro Grassi in via Rovello 2 a Milano, ingresso libero fino a esaurimento posti.
www.piccoloteatro.org  centenarioleovaliani@gmail.com
Il convegno di martedì 13 aprile è alla Sala Montanelli del Corriere della Sera in via Solferino 26/A alle ore 17, ingresso libero solo con prenotazione, tel. 02 87387707 oppure mail a rsvp@fondazionecorriere.it

Giusto la fine del mondo: variazioni sul tema

Mentre il palcoscenico del Teatro Grassi ospita le repliche di "Giusto la fine del mondo" di Jean-Luc Lagarce, con la regia di Luca Ronconi, continua sabato 10 aprile nel chiostro della restaurata sede storica di via Rovello, il breve percorso di approfondimento aperto al pubblico sui temi dell’incomunicabilità, del disagio, delle complesse relazioni familiari e affettive presenti nel testo del drammaturgo francese.

Un affascinante itinerario tra i meandri del cervello e del cuore, in compagnia dei protagonisti dello spettacolo e di alcuni docenti ed esperti: "La mente tra illusione e sogno" - in programma sabato - offre una lettura introspettiva e psicologica dei personaggi di Jean-Luc Lagarce, per “accettare di guardare dentro di sé per guardare il Mondo, non straniarsi, ma collocarsi là, nel bel mezzo dello spazio e del tempo, avere il coraggio di cercare nel proprio spirito, nel proprio corpo, le tracce di tutti gli altri uomini, ammettere di vederle, ricevere nella propria esistenza i due o tre barlumi di vita di tutte le altre vite, accettare di conoscere, correndo il rischio di distruggere le proprie personali certezze, cercare e rifiutare pertanto di trovare e andare in giro indifesi, rischiando di non essere capiti” .
A chiudere il breve percorso di approfondimento "Dire e non dire con Lagarce", conversazione con la compagnia di “Giusto la fine del mondo”.

Sabato 10 aprile 2010, ore 18.00 'La mente tra illusione e sogno'

Martedì 13 aprile 2010, ore 17.00 'Dire e non dire con Lagarce'

Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti.
Prenotazione consigliata allo 02/72333332; pernae@piccoloteatromilano.it

Previsioni meteo - diluvio universale

Al Teatro Libero di Milano il primo testo teatrale su una scalata finanziaria, quella di Fiorani alla Banca Antonveneta: non accade di frequente che un'inchiesta giudiziaria - quella della procura milanese sulla scalata alla Banca AntonVeneta – dia lo spunto per uno spettacolo in cui i personaggi sono tratti direttamente dall’ambiente politico finanziario.

Finito  al centro di un caso giudiziario con un ricorso - respinto - che il banchiere lodigiano ha presentato per tentare di bloccare lo spettacolo al suo debutto a Lodi - nell'ottobre scorso - e con una causa ancora aperta intentata nei confronti di Dè Giorgi, lo spettacolo per il tramite del suo autore e interprete - Eugenio de' Giorgi -  reinterpreta tutti i protagonisti dell'intrigo finanziario del 2005, focalizzando l' attenzione piuttosto che su di un’imitazione pedissequa dei personaggi, sulla psicologia e sulla natura nascosta degli stessi. 
Avremo così Gianpy (Gianpiero Fiorani) molto ‘anni Ottanta’, a metà tra lo scalatore di Wall Street e il ragioniere in carriera; Sant’Antonio (Antonio Fazio) - ex governatore della Banca d’Italia - che piega l'istituzione di vigilanza creditizia alle ambizioni personali e alle esigenze politiche del caso; Ste’ (Stefano Ricucci), immobiliarista romano, in realtà odontotecnico rampante che balbetta solo se gli tocca pronunciare il vecchio odiato titolo; Chicco (Emilio Gnutti), imprenditore, sempre pronto a speculazioni azionarie, ritratto in un surreale quanto comicissimo duetto anglo-bresciano con il principe del Liechtenstein.
L'amaro effetto comico è dato, oltre che dalle caratterizzazioni di de' Giorgi, anche dal fatto che dopo un anno di ricerche approfondite sulle fonti dell’epoca, dal testo emergono figure che incarnano il degrado morale ed etico non solo degli ambienti economici, ma dell'intero Paese, ben più di qualunque personaggio immaginario.

“Previsioni Meteo: Diluvio Universale. The rise and fall of Gianpy” non è solo un monologo di denuncia o di narrazione o di Commedia dell'Arte: è tutte queste cose insieme, è l’esilarante e crudele esposizione di episodi significativi della nostra storia recente che crea negli spettatori un effetto che varia dall'ilarità all'indignazione per l'enorme gravità di quanto rappresentato.

Fino al 15 marzo
Teatro Libero - via savona, 10 - Milano

Donne sveglia!

Ancora e sempre l’8 di marzo a ricordare e commemorare un incendio mai avvenuto: ebbene si, in quell' ormai tristemente famoso 8 di marzo del 1910 non morirono 129 operaie; meglio, non morì alcuna donna.
La verità storica - secondo due interessanti libri “ 8 marzo – Storie, miti e riti  della Giornata Internazionale della donna” di Tilde Capomazza e Marisa Ombra ( ora ristampato per i tipi della Iacobelli ) e Verità storica della misteriosa origine dell‘8 marzo” di Renèe Còté - è un’altra.

Durante la conferenza di Copenaghen del 26-27 agosto 1910, l’Internazionale Socialista delle Donne, su proposta della sua Presidente Clara Zetkin, adottò una risoluzione in cui ci si impegnava a celebrare l’8 marzo di ogni anno la ‘ Giornata internazionale della Donna’ al fine di rivendicare parità di trattamento rispetto agli uomini ed in particolare l’estensione del voto politico alle donne di ogni Paese.
Una giornata politica – dunque – non rituale né commemorativa: progettuale e critica, con una specifica rivendicazione delle donne a vedere realizzati i loro diritti civili e politici, senza per questo dover delegare il potere di scelta agli uomini.

Ora ci si domanda: perché proprio l’8 marzo?

Con ogni probabilità la scelta fu fatta per ricordare il più grande sciopero – cui seguì una manifestazione tutta femminile – avvenuto negli Stati Uniti ( anno 1848 – 8 marzo), alla quale parteciparono trentamila donne dell’industria dell’abbigliamento di New York.
Le scioperanti chiedevano la riduzione dell’orario di lavoro, un giorno di riposo, un regolare contratto con retribuzione rispondente agli accordi sindacali fra padroni e lavoratori, diritto di voto.
La ‘Giornata internazionale della Donna’ si radicò subito in tutti i paesi industrializzati e nei paesi dove erano presenti e forti le organizzazioni socialiste e democratiche; accadde così che nella giornata internazionale della donna che si festeggiava anche in Russia – dove erano forti l’organizzazione e le sezioni del Partito Socialista Democratico – le lavoratrici di Pietrogrado decisero di scioperare proprio nella “ giornata del proletariato femminile” rivendicando “ pane e pace”.
Era il 1917, 23 febbraio, che secondo il calendario allora in vigore in Russia corrispondeva al nostro 8 marzo: la grande rivoluzione ebbe inizio con una grande e spontanea manifestazione di donne scese in piazza, l’inizio di uno ‘sconvolgimento’ che portò alla fine di un’epoca.

Ma come, quando e perchè la storia fu ‘riscritta’?
La storia è presto detta:
- il 7 marzo 1952 il settimanale bolognese “ La lotta” scrive che la data dell’8 marzo vuole ricordare l’incendio scoppiato in una fabbrica tessile di New York in cui morirono 129 operaie;
- nel 1978 il “ Secolo” di Genova riporta l’episodio come avvenuto a Chicago, con 129 operaie morte;
- nel 1981 “ La Repubblica” parla di un incendio a Boston ma datato 1898;
- nel 1981 “ Stampa Sera” parla di un incendio dei primi dell’900 in un luogo imprecisato degli USA con 146 vittime;
- nel 1982 “ Noi Donne” parla di Boston nel 1908 e di 19 vittime;
- in vari siti visitati si parla dell’Inghilterra , si descrivono addirittura i funerali e le vertenze con le compagnie di assicurazioni, sempre riferendosi al medesimo caso.
Eppure sulla stampa statunitense di quegli anni non esiste notizia di nessun incendio, né di avvenimento simile.

Sorge allora spontanea la domanda: perché sindacati – politici – le stesse organizzazioni femminili e i giornali hanno accettato, diffuso e trasmesso questa versione ‘storica’?
Forse perché vi era l’urgenza di cancellare ogni ricordo della rivoluzione anomala anticipata dalle donne nella loro giornata, per cancellare anche la storia imbarazzante dell’emarginazione-oppressione ed eliminazione dei dirigenti del Comitato Esecutivo del Soviet, i quali avevano iniziato una rivoluzione con caratteristiche socialiste e democratiche? Forse, ma per far questo occorreva nasconderne le origini, gli effetti e le finalità di un appuntamento – quello dell’8 marzo – che ormai era radicato nel mondo occidentale e nella cultura progressista.
Così si cancellò la storia delle donne.Ma temiamo anche che la versione legata al rogo e alla morte, sia stata fatta su misura per un inconscio collettivo ( di uomini e donne), bisognoso di una immagine femminile oppressa e perdente.
Quindi 129 operaie morte in un incendio mai avvenuto sono perfette a sostenere tesi e ipotesi, come 129 donne che nel momento stesso in cui sono protagoniste e non più e non già rispondenti al ruolo loro assegnato per l’equilibrio sociale, muoiono.
Il dato sconfortante è che ancora oggi si tende rimuovere la poco rassicurante memoria di donne – magari socialiste – che con lucidità rivendicarono e tuttora rivendicano, i propri diritti; donne lavoratrici che provocarono i veri “ giorni che sconvolsero il mondo”.
Ecco allora che la conoscenza e la consapevolezza dell’enorme potere politico e della forza che le donne dispongono diventa ora - più che mai – imperativo morale per una nuova lotta di resistenza e rivendicazione che accolga nella coscienza femminile quelle figure di donne autenticamente riformiste, socialiste, cadute nell’operazione di “ pulizia storica”, di “ damnatio memoriae” avvenuta nel nostro paese.

Per non dormire, ora come nel 1910, una data – questa – per rivendicare e verificare ogni anno l’attuazione dei diritti civili e politici delle donne in Italia e nel mondo.
Donne sveglia!

foto in alto: Tano d'Amico

Le ragioni dell'amore

Dopo lo straordinario successo ottenuto nella scorsa stagione e la tappa spagnola del luglio scorso nell’ambito del Festival Grec al Teatro Nacional de la Catalunya di Barcellona,  torna al Piccolo Teatro Strehler dal 5 al 21 marzo 2010 il " Sogno di una notte di mezza estate", diretto da Luca Ronconi, che nel settembre 2009 ha vinto il     Premio Eti – gli Olimpici del Teatro come miglior spettacolo della stagione.

Nel mio Sogno non c’è spazio per sospiri o languori”, spiega Luca Ronconi. “Gli attori non recitano il sentimento d’amore quanto piuttosto le ragioni di quell’amore. E’ sostanzialmente una commedia di scambi: tra sogno e veglia, tra persone e nell’intimo delle persone stesse. Un testo”, continua il regista, “che si presta a più livelli di lettura, ricco com’è di simboli, allegorie, risvolti psicanalitici. Ma è anche la storia di una iniziazione all’amore - quattro giovani sono alle prese con i misteri del sentimento e della passione - particolarmente adatta a essere interpretata da un gruppo di giovani che scoprono i trucchi del teatro come i loro personaggi restano vittime di quelli dell’amore”.

Le scene -  realizzate da Margherita Palli - raccontano i luoghi del Sogno, Atene e Foresta, rappresentati da lettere dell’alfabeto di svariati colori e misure che si compongono e si scompongono interagendo con le luci di AJ Weissbard. Le lettere, muovendosi, diventano di volta in volta alberi, sedie, palcoscenico per i comici, luci della metropoli, affollando o svuotando la scena, mentre la luce diffusa e chiara di Atene si arrende alle ombre e all’incertezza della Natura.
I costumi sono firmati da Antonio Marras, uno degli stilisti più creativi e attesi ad ogni stagione, al crocevia tra moda e arte, tra saperi tradizionali e progettualità contemporanea.

Piccolo Teatro Strehler-  dal 5 al 21 marzo 2010
Info e prenotazioni 848800304 - www.piccoloteatro.org - http://www.piccoloteatro.tv/

Gianmaria Testa in volo

Gianmaria Testa, cantautore piemontese dai toni malinconici, sceglie il Teatro Libero di Milano per portare in scena i brani del suo ultimo disco "Solo dal vivo", disco live registrato al Parco della Musica di Roma.

Il concerto di Roma non era stato pensato per essere registrato e diventare un disco; ma ciò che ha reso quel concerto unico e irripetibile per  magia,  miracolo di intensità e poesia e corrente di emozioni tra palco e platea, ha finito per diventare progetto: il risultato è una sorta di “bootleg” autorizzato dal suo artista con un inedito: 'Come al cielo gli aeroplani', una canzone d’amore intensa, struggente, di quelle che sembrano sempre esistite.
Può sembrare curioso che proprio Gianmaria Testa, uno degli artisti italiani più aperti alle collaborazioni e ai progetti speciali che mescolano generi diversi, scelga come suo primo live un concerto 'In Solo', voce e chitarre; nulla di più. Ma a pensarci bene, strano non lo è poi così tanto: da sempre, infatti, Gianmaria parla di “forma canzone”, di quell’equilibrio perfetto di testo, melodia ed armonia che da solo sa reggere il tutto. Ripete spesso che se le canzoni non vivono ed emozionano da sole, suonate semplicemente alla chitarra, non c’è arrangiamento, non c’è invenzione che le possa salvare.

Quelli come me incominciano da soli a battagliare una chitarra. Finché il legno si svernicia e le dita si scavano di corde. Qualche dritta di un amico è benvenuta, ma il grosso è testarda vocazione all’addomesticamento di qualcosa che senti anarchico e selvatico. Poi la fatica solitaria diventa una frontiera: se l’attraversi ti rimane addosso una malattia di canzoni. Così è andata per me e forse così doveva andare, con la chitarra da accompagnamento e compagnia. E avrei suonato e cantato comunque. Con o senza dischi, con o senza pubblico. Per questo nei concerti non patisco affanni, mi dico che è un incontro da onorare. Gente che è partita da casa apposta, qualcuno per caso, da non far pentire.”     Gianmaria Testa


5 e 6 marzo 2010
GIANMARIA TESTA IN SOLO
Teatro Libero - via savona,10 - Milano 


L' anima etica della democrazia e del socialismo riformista: Sandro Pertini


'' La democrazia si difende e si rafforza con una grande tensione morale. Si colpiscano i colpevoli di corruzione senza pietismi. Bisogna essere intransigenti verso se stessi ed io lo sono stato: ho resistito al fascismo ed ho sempre compiuto il mio dovere''.

Sono parole, queste, che identificano immediatamente Sandro Pertini, Presidente di tutti gli italiani e garante della Costituzione con la forza e con la passione di un eroe risorgimentale. Con Sandro si chiude una straordinaria galleria di ricordi e di celebrazioni tutte incardinate sul primo bimestre di questo 2010. Andrea Costa, Craxi, Nenni, Pertini. Oltre un secolo di storia del socialismo italiano. Una bella storia. La storia dalla parte giusta.
Pertini rappresentò al contempo l' ala meno ideologizzata del partito e la fedeltà alla 'purezza' originaria, ad un socialismo idealista ed autonomo che affondava le sue radici in un tempo antico, dal quale non si separò mai. Nemmeno quando venne chiamato al Quirinale.

Al Colle, lo stile Pertini è inequivocabile e innovativo; diventa la rappresentazione di un forte legame personale fra istituzioni e paese in un periodo di spietata crisi italiana. Terrorismo, rapimento e omicidio di Moro, difficoltà economiche e politiche. Fu il momento di riappropriarsi e di esaltare i valori che avevano fatto sbocciare la democrazia, combattere nuovamente e sconfiggere i suoi nemici. Capì, con grande anticipo, quello che oggi - nel degradarsi di quella tensione morale che il comportamento di tanti protagonisti della nostra vita pubblica rende così evidente - è il rischio maggiore di una democrazia: il venir meno del suo cuore etico. Ecco la modernità e attualità di Sandro Pertini: interpretare l' anima etica della democrazia e con essa del socialismo riformista; quasi un messaggio che trascende la dimensione istituzionale.
Ad esso oggi dobbiamo guardare con grande determinazione per ritrovare e coniugare regole e valori condivisi.

Il cuore dell' insegnamento di Pertini, che trova nell' attualità uno spaventevole riscontro, diventa la continuità che deve sussistere fra etica personale ed etica pubblica, educando e ancorando le coscienze alla rettitudine. Forse è anche l' unico modo oggi di abituarci all' uso critico dei media, protagonisti di una stagione terribile per uomini e istituzioni, e formare cittadini e loro rappresentanti, oltre che ai diritti, ai doveri.
Il senso profondo della democrazia si manifesta nell'avvicinare i cittadini alle istituzioni e diventare modelli di impegno civile e morale per tutti.
Nella nostra memoria di socialisti e di italiani è questo che rimane scolpito con tutta la forza della nostra tradizione di democratici e riformisti.

Conferenza programmatica Partito Socialista 
27 febbraio 2010
Roma - Eur


La disoccupazione in Italia :un sintomo del malgoverno

Riceviamo e pubblicchiamo lettera aperta di   Pablo   LAPI

Gentilissimo Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano

Gentilissimo Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi
Gentilissimo presidente del Parlamento Europeo, Jerzy Buzek
Gentilissimo Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso
Gentilissimo Presidente della CODACONS, Marco Maria Donzelli


La mancanza di politiche sociali aggressive a tutela del lavoro, i pochi investimenti nel privato da parte dalle banche, la mancanza di una linea di credito trasparente e diretta fra lo stato e le piccole e medie imprese, l’apparente disinteresse a creare posti di lavoro e a tutelarli, ci ha portato a 2.138.000 disoccupati che cercano lavoro.
Dalle rilevazioni Istat si evince che solo il 57% della popolazione attiva ha un lavoro cioè 22.914.000 cittadini. Di contro abbiamo 14.822.000 cittadini ‘inattivi’ di cui 2.138.000 in cerca di lavoro, cioè il 37,7% della popolazione fra 15 e 64 risulta disoccupato, di cui il 26% nella fascia d’età giovanile.

Dal dopoguerra il diritto al lavoro è tutelato dalle Nazioni Unite, dall’Unione Europea e dalla Repubblica Italiana; la Costituzione italiana tutela – dovrebbe tutelare il lavoro:
Art. 4 “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto..Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.”

Così ci chiediamo: l’attuale governo italiano e la Comunità Europea come intendono contrastare la disoccupazione, la povertà e l’esclusione sociale che progressivamente ha paralizzato il nostro paese?
Questo il dato sui cui riflettere e trovare risposte adeguate: 14.822.000 cittadini inattivi nel solo territorio italiano.
La politica urlata, autoreferenziale e propagandistica non paga più, tanto meno quella di affidarsi alla mano invisibile di Adam Smith a salvarci in nome e per conto della Provvidenza dalla catastrofe economica annunciata.
L'occultare i problemi reali del paese come la fame, la disoccupazione, il crollo della produzione industriale, il crollo dei consumi, il costante impoverimento delle famiglie, non fanno altro che aggravare - il problema - ormai senza più ritorno alcuno.

Riteniamo non sia più il tempo di attese e speranze: è tempo di agire. I crimini contro l’umanità non si commettono solo in tempi di guerra: i crimini contro l' umanità si commettono anche in tempo di pace con il fallimento dell’economia di un paese, con la distruzione del tessuto socio- lavorativo.
Chi non sa governare, tradisce la Costituzione nel senso più letterale del termine e quindi – riteniamo - dovrebbe essere ricondotto al reato di alto tradimento e attentato alla Costituzione. Mancano in questo nostro povero paese, le normative per punire chi governando distrugge l’economia, pone in essere conflitti di interesse e/o abuso di potere, chi commette illeciti tanto nelle amministrazioni pubbliche che europee, chi non favorisce la crescita sana delle piccole e medie imprese, con la diretta conseguenza di intaccare il lavoro e la possibilità di trovarlo.
In Italia - poi - altri fattori non contribuiscono al buon governo: la Costituzione non viene rispettata compiutamente, la ‘deontologia professionale’ non viene messa al servizio del paese, l’ illegalità è diffusa, il mal costume generalizzato, il lavoro in nero la regola, la mancanza di politiche fiscali che contrastino efficacemente l’evasione da parte di “furbetti” e mafiosi che portano in dote al nostro paese una evasione fiscale complessiva di 249 miliardi all’anno, fanno si che la ferita di un tempo sia divenuta il vero cancro per l’ economia Italiana ed Europea.

Il Pil Italiano si aggira sui 1.500 miliardi di euro, il 18-19% cioè 249 miliardi lo stato non li vede. Nondimeno il conflitto d’interessi all’interno dello Stato, non aiuta certamente a valorizzare il LAVORO; da una parte lo stato tutela il Gioco d'azzardo con il suo "monopolio di Stato" dall’altra con l'articolo 1 della Costituzione Italiana valorizza il lavoro, che qui richiamiamo a memoria e coscienza dei più: “Art. 1 : l'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”

Pablo LAPI

Visionario d'Elia nel Cirano di Bergerac

Torna al Libero e al Teatro  Franco Parenti uno degli spettacoli più attesi dell'anno, giunto al tredicesimo anno di rappresentazioni: Corrado d'Elia e il suo 'Cirano di Bergerac'.

Più di 150 mila spettatori, oltre mille repliche in tutta Italia in circuiti istituzionali e indipendenti: sono i numeri dello straordinario successo dello spettacolo portato in scena dalla Compagnia Teatri Possibili, che ogni anno appassiona un numero sempre crescente di pubblico e di fan.
E sarà ancora Corrado d'Elia (fresco della vincita del prestigioso Premio Internazionale Pirandello 2009) a interpretare l'indomito guascone dal lunghissimo naso e dalla irresistibile vitalità e a raccontare del suo amore non corrisposto per Rossana -  invaghitasi  di Cristiano -  bello ma privo di qualsiasi spirito.

Con momenti di intensa fisicità e nella maniera asciutta, veloce, visionaria che contraddistingue le produzioni della Compagnia Teatri Possibili, si torna a raccontare la magnifica storia di Cirano -  eroico e virtuoso, insuperabile nella spada e nella parola -  la cui diversità e il rifiuto di farsi imprigionare dalle convenzioni sociali, dall'asservimento politico e culturale, dal conformismo ideologico e dal potere, viene pagata con la morte.
Svestito delle piume del romanticismo e delle facili rime, tradotto in prosa, questo Cirano affascina per la fedeltà’ irremovibile ai suoi sogni, il suo amore per la libertà e l’anticonformismo che sempre lo contraddistingue, rendendolo finalmente figura umana concreta.


Considerato il costante successo di pubblico e la grandissima richiesta che la piccola sala del Libero fatica a contenere, lo spettacolo sarà  ospitato quest'anno (dal 4 al 7 marzo, dopo le date al Libero) anche nella Sala Grande del Franco Parenti.


Teatro Libero - via Savona -  10 - info 02-8323126
www.teatrolibero.it - www.ticket.it, www.bookingshow.com, www.vivaticket.it

Lettera aperta a Beppino Englaro

Caro Beppino,
è passato un anno da quando il debole filo che legava Eluana alla vita è stato reciso per suo volere.

E’ stato un percorso in salita il tuo; riuscire ad arrivare fino in fondo, in un paese pochissimo rispettoso della libertà della persona, campione nella doppia morale, ; liberare Eluana da un corpo che non era più sicuramente il suo e rispettarne il volere; farlo non di nascosto, magari in una clinica all’estero, ma alla luce del sole, nella legalità, secondo le norme e le sentenze dello Stato italiano.

Maurizio Sacconi ministro della Salute, Roberto Formigoni Presidente della Regione Lombardia, parte del parlamento, massimi esponenti della Chiesa parlarono allora di te come di un assassino, di condanna a morte per Eluana e poi di omicidio; tentarono in ogni modo di impedire l’applicazione della sentenza della Corte di Cassazione che accoglieva le tue ragioni e quelle di Eluana.

Quanta rabbia e vergogna per quelle ignobili parole e per la successiva indagine penale a tuo carico! E quanto sollievo nell’apprendere che l’inchiesta si era chiusa perché “Eluana Englaro si è spenta naturalmente a seguito della legittima interruzione dei trattamenti sanitari” e che l’autopsia aveva attestato che la situazione cerebrale di Eluana non poteva consentire neppure un minimo di coscienza o di recupero.

Ti siamo profondamente grate per il tuo amore, per il tuo coraggio, per il tuo senso dello Stato e il tuo spirito ribelle.
Il tuo impegno e il tuo esempio hanno messo radici, sentieri nuovi si sono aperti.
Come saprai, dopo il caso di Eluana, in una cinquantina di Comuni italiani, grandi e piccoli, sono state presentate mozioni per istituire il registro dei testamenti biologici al fine di valorizzare la volontà dei cittadini in merito alle scelte di fine vita.
Anche a Brescia , il 12 febbraio, sarà presentata in consiglio comunale una mozione con il medesimo intento. Ne sono fautori alcune/i consigliere/i dell’opposizione.

Da parte nostra auspichiamo che, nel rispetto reciproco delle diverse opzioni culturali, etiche, di fede, tutti sappiano comprendere che le proprie convinzioni non possono essere imposte ad altri e che la libertà personale e di coscienza, così come il principio di autodeterminazione sono valori fondamentali della nostra Costituzione in uno Stato democratico e laico.

Per il Movimento per la scelta : Flavia Piccinelli, Donatella Albini, Gisella Bottoli, Gabriella Liberini, Maria Cipriano,Gabriella Bertola, Clara Lazzarini

Brescia 09/02/10

Fantasie in movimento

Le coreografie di Shen Wei Dance Arts incanteranno per la prima volta il pubblico milanese al Piccolo Teatro Strehler dal 24 al 28 febbraio 2010, presentando 'Folding' e 'Map', due affascinanti momenti di danza in un unico spettacolo.

Attraverso la ricerca di un nuovo approccio al movimento e al corpo sia per il danzatore che per lo spettatore, la compagnia di danza di Shen Wei sviluppa un originale vocabolario fisico basato sulla ricerca del movimento; la coreografia, reale e astratta contemporaneamente, congiunge forme estetiche orientali ed occidentali e potenti elementi scenici volti a creare una mise-en-scène pittorica e ibrida.
Map è caratterizzato dalla geografia melodica e ritmica di The Desert Music di Steve Reich, mentre la danza traccia i contorni di cinque “mappe del movimento” che documentano il terreno corporale della tecnica coreografica di Shen Wei. Grazie alla combinazione di assoli, piccoli gruppi di ballerini e parti con tutta la Compagnia, Map si costruisce sul potere dei corpi e sul ritmo della musica per culminare in un magistrale vortice di energia: un pavimento bianco, posto in contrasto con un fondale sul quale sono disegnati dei pesci in un mare spirituale, caratterizza Folding, una coreografia della durata di 40 minuti che vede in scena l’intera Compagnia. Altamente scultorea nella forma, l’articolata struttura dell’opera rivela dei corpi avvolti in abiti rossi e neri che vengono continuamente temprati e trasformati. Profondamente umano e astratto allo stesso tempo,  Shen Weiin Folding  crea un universo vivido e surreale che è al di là del tempo e dello spazio, unendo la musica originale del canto buddista tibetano con le melodie dolci di John Taverner.

Coreografo, ballerino, pittore e designer, Shen Wei , nato in Cina, ha studiato l’opera cinese dall’età di nove anni, lavorando per le più importanti compagnie di danza del suo paese, prima di trasferirsi a New York, dove le sue coreografie sono state presentate in innumerevoli festival internazionali. Fonda la compagnia Shen Wei Dance Arts, progetto che è stato insignito di numerosi riconoscimenti in tutto il mondo. Dal debutto all’American Dance Festival nel 2000, la Compagnia ha raggiunto un posto di prim’ordine tra le compagnie di danza conosciute al livello internazionale. Oltre ai ripetuti impegni con l’American Dance Festival, il Lincoln Center Festival e la Biennale di Venezia, la Compagnia Shen Wei Dance Arts si è esibita in grandi festival in tutto il mondo.

Il 22 febbraio alle ore 17.30  presso lo Spazio Eurolab del Piccolo Teatro Strehler, Shen Wei sarà impegnato in una conversazione, aperta al pubblico, con Marinella Guatterini. Interviene France Pepper, direttore esecutivo della compagnia;  l’ingresso è libero fino a esaurimento posti.

Piccolo Teatro Strehler, largo Greppi (M2 Lanza) - dal 24 al 28 febbraio 2010