Oltre


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'Bisogna fare uno sforzo per risalire il corso delle cose, e capovolgere gli eventi.

Con purezza e sincerità di fronte a noi stessi...perche' vivere non è seguire come pecore il corso degli eventi, nel solito tran tran di questo insieme di idee, di gusti, di percezioni, di desideri, di disgusti che confondiamo con il nostro io e dei quali siamo appagati senza cercare oltre, piu' lontano.

Vivere è superare se stessi, mentre l'uomo non sa far altro che lasciarsi andare.'

"Vivere è superare se stessi. Lettere a Jean - Louis Barrault 1935-1945"
  Antonin Artaud
 
 
 
*martha graham

Europride 2011, il PD dice si.

Con buona pace dei moralizzatori cultori del bunga bunga e dei Giovanardi di turno.

Il  Partito democratico si aggiunge  a Idv,  Radicali italiani, Sel e al Partito marxista-leninista italiano  che hanno inviato la loro adesione e sostegno  a "Europride 2011", manifestazione europea per i diritti e l’uguaglianza delle persone GLBT che si terrà a Roma nel mese di giugno 2011.

"Il valore dell’uguaglianza sostanziale tra tutti i cittadini - affermato solennemente dalla Carta Costituzionale - e la rimozione di ogni discriminazione, incluse quelle basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, sono parte integrante del patrimonio e dei valori del nostro partito e dei partiti socialisti e democratici europei. L'Italia sconta peraltro un grave ritardo legislativo nei confronti dei cittadini GLBT e recentemente la Corte Costituzionale ha sottolineato che al Parlamento spetta legiferare sulle unioni omosessuali".

"Il Partito Democratico - continua la nota - è impegnato, in parlamento e nelle sedi di partito, a favorire la conoscenza di un fenomeno sociale di crescente rilevanza e ad individuare soluzioni legislative tali da assicurare a tutti i cittadini, anche in Italia, diritti che sono ormai patrimonio consolidato della civiltà giuridica del nostro continente.

La delegazione ufficiale del Partito Democratico a Europride 2011 comprenderà Ivan Scalfarotto, Vicepresidente dell’Assemblea Nazionale del Partito Democratico; Ettore Martinelli, Responsabile Diritti della Segreteria del PD; l’Onorevole Anna Paola Concia e l’Onorevole David Sassoli, capogruppo del PD al Parlamento Europeo".

Un paese al capolinea

Di seguito alcuni passaggi dell' ultimo discorso pronunciato alla Camera da Giacomo Matteotti il 30 maggio 1924.

"Giacomo Matteotti. Uno dei candidati, l’onorevole Piccinini, al quale mando a nome del mio gruppo un saluto... (Rumori)

Voci: “E Berta? Berta!”

Giacomo Matteotti. ... conobbe cosa voleva dire obbedire alla consegna del proprio partito. Fu assassinato nella sua casa, per avere accettata la candidatura nonostante prevedesse quale sarebbe stato per essere il destino suo all’indomani. (Rumori) Ma i candidati - voi avete ragione di urlarmi, onorevoli colleghi - i candidati devono sopportare la sorte della battaglia e devono prendere tutto quello che è nella lotta che oggi imperversa. Lo accenno soltanto, non per domandare nulla, ma perché anche questo è un fatto concorrente a dimostrare come si sono svolte le elezioni. (Approvazioni all’estrema sinistra) Un’altra delle garanzie più importanti per lo svolgimento di una libera elezione era quella della presenza e del controllo dei rappresentanti di ciascuna lista, in ciascun seggio. Voi sapete che, nella massima parte dei casi, sia per disposizione di legge, sia per interferenze di autorità, i seggi - anche in seguito a tutti gli scioglimenti di Consigli comunali imposti dal Governo e dal partito dominante - risultarono composti quasi totalmente di aderenti al partito dominante. Quindi l’unica garanzia possibile, l’ultima garanzia esistente per le minoranze, era quella della presenza del rappresentante di lista al seggio. Orbene, essa venne a mancare. Infatti, nel 90 per cento, e credo in qualche regione fino al 100 per cento dei casi, tutto il seggio era fascista e il rappresentante della lista di minoranza non poté presenziare le operazioni. Dove andò, meno in poche grandi città e in qualche rara provincia, esso subì le violenze che erano minacciate a chiunque avesse osato controllare dentro il seggio la maniera come si votava, la maniera come erano letti e constatati i risultati. Per constatare il fatto, non occorre nuovo reclamo e documento. Basta che la Giunta delle elezioni esamini i verbali di tutte le circoscrizioni, e controlli i registri. Quasi dappertutto le operazioni si sono svolte fuori della presenza di alcun rappresentante di lista. Veniva così a mancare l’unico controllo, l’unica garanzia, sopra la quale si può dire se le elezioni si sono svolte nelle dovute forme e colla dovuta legalità. Noi possiamo riconoscere che, in alcuni luoghi, in alcune poche città e in qualche provincia, il giorno delle elezioni vi è stata una certa libertà. Ma questa concessione limitata della libertà nello spazio e nel tempo - e l’onorevole Farinacci, che è molto aperto, me lo potrebbe ammettere - fu data ad uno scopo evidente: dimostrare, nei centri più controllati dall’opinione pubblica e in quei luoghi nei quali una più densa popolazione avrebbe reagito alla violenza con una evidente astensione controllabile da parte di tutti, che una certa libertà c’è stata. Ma, strana coincidenza, proprio in quei luoghi dove fu concessa a scopo dimostrativo quella libertà, le minoranze raccolsero una tale abbondanza di suffragi, da superare la maggioranza - con questa conseguenza però, che la violenza, che non si era avuta prima delle elezioni, si ebbe dopo le elezioni. E noi ricordiamo quello che è avvenuto specialmente nel Milanese e nel Genovesato ed in parecchi altri luoghi, dove le elezioni diedero risultati soddisfacenti in confronto alla lista fascista. Si ebbero distruzioni di giornali, devastazioni di locali, bastonature alle persone. Distruzioni che hanno portato milioni di danni... (Vivissimi rumori al centro e a destra)

Una voce, a destra: “Ricordatevi delle devastazioni dei comunisti!”

Giacomo Matteotti. Onorevoli colleghi, ad un comunista potrebbe essere lecito, secondo voi, di distruggere la ricchezza nazionale, ma non ai nazionalisti, né ai fascisti come vi vantate voi! Si sono avuti, dicevo, danni per parecchi milioni, tanto che persino un alto personaggio, che ha residenza in Roma, ha dovuto accorgersene, mandando la sua adeguata protesta e il soccorso economico. In che modo si votava? La votazione avvenne in tre maniere: l’Italia è una, ma ha ancora diversi costumi. Nella valle del Po, in Toscana e in altre regioni che furono citate all’ordine del giorno dal Presidente del Consiglio per l’atto di fedeltà che diedero al Governo fascista, e nelle quali i contadini erano stati prima organizzati dal partito socialista, o dal partito popolare, gli elettori votavano sotto controllo del partito fascista con la “regola del tre”. Ciò fu dichiarato e apertamente insegnato persino da un prefetto, dal prefetto di Bologna: i fascisti consegnavano agli elettori un bollettino contenente tre numeri o tre nomi, secondo i luoghi (Interruzioni), variamente alternati in maniera che tutte le combinazioni, cioè tutti gli elettori di ciascuna sezione, uno per uno, potessero essere controllati e riconosciuti personalmente nel loro voto. In moltissime provincie, a cominciare dalla mia, dalla provincia di Rovigo, questo metodo risultò eccellente.

Aldo Finzi. Evidentemente lei non c’era! Questo metodo non fu usato!........
..........
Francesco Ciarlantini. Lei ha un trattato, perché non lo pubblica?

Giacomo Matteotti. Lo pubblicherò, quando mi si assicurerà che le tipografie del Regno sono indipendenti e sicure (Vivissimi rumori al centro e a destra); perché, come tutti sanno, anche durante le elezioni, i nostri opuscoli furono sequestrati, i giornali invasi, le tipografie devastate o diffidate di pubblicare le nostre cose. (Rumori)

Voci: “No! No!”...
..................................
Giacomo Matteotti. Coloro che ebbero la ventura di votare e di raggiungere le cabine, ebbero, dentro le cabine, in moltissimi Comuni, specialmente della campagna, la visita di coloro che erano incaricati di controllare i loro voti. Se la Giunta delle elezioni volesse aprire i plichi e verificare i cumuli di schede che sono state votate, potrebbe trovare che molti voti di preferenza sono stati scritti sulle schede tutti dalla stessa mano, così come altri voti di lista furono cancellati, o addirittura letti al contrario. Non voglio dilungarmi a descrivere i molti altri sistemi impiegati per impedire la libera espressione della volontà popolare. Il fatto è che solo una piccola minoranza di cittadini ha potuto esprimere liberamente il suo voto: il più delle volte, quasi esclusivamente coloro che non potevano essere sospettati di essere socialisti. I nostri furono impediti dalla violenza; mentre riuscirono più facilmente a votare per noi persone nuove e indipendenti, le quali, non essendo credute socialiste, si sono sottratte al controllo e hanno esercitato il loro diritto liberamente. A queste nuove forze che manifestano la reazione della nuova Italia contro l’oppressione del nuovo regime, noi mandiamo il nostro ringraziamento. (Applausi all’estrema sinistra. Rumori dalle altre parti della Camera) Per tutte queste ragioni, e per le altre che di fronte alle vostre rumorose sollecitazioni rinunzio a svolgere, ma che voi ben conoscete perché ciascuno di voi ne è stato testimonio per lo meno... (Rumori) per queste ragioni noi domandiamo l’annullamento in blocco della elezione di maggioranza.

Voci a destra: “Accettiamo” (Vivi applausi a destra e al centro)

Giacomo Matteotti. [...] Voi dichiarate ogni giorno di volere ristabilire l’autorità dello Stato e della legge. Fatelo, se siete ancora in tempo; altrimenti voi sì, veramente, rovinate quella che è l’intima essenza, la ragione morale della Nazione. Non continuate più oltre a tenere la Nazione divisa in padroni e sudditi, poiché questo sistema certamente provoca la licenza e la rivolta. Se invece la libertà è data, ci possono essere errori, eccessi momentanei, ma il popolo italiano, come ogni altro, ha dimostrato di saperseli correggere da sé medesimo. (Interruzioni a destra) Noi deploriamo invece che si voglia dimostrare che solo il nostro popolo nel mondo non sa reggersi da sé e deve essere governato con la forza. Ma il nostro popolo stava risollevandosi ed educandosi, anche con l’opera nostra. Voi volete ricacciarci indietro. Noi difendiamo la libera sovranità del popolo italiano al quale mandiamo il più alto saluto e crediamo di rivendicarne la dignità, domandando il rinvio delle elezioni inficiate dalla violenza alla Giunta delle elezioni. (Applausi all’estrema sinistra - Vivi rumori)".






C'era anche Cristina Trivulzio!

Riportiamo l'interessante articolo di   *Clara Lazzarini  pubblicato sull'Avanti! della Domenica il 13 marzo 2011
Il Socialismo è tricolore  -  W l'Italia!

Come riferiscono i diari di guerra austriaci, nel 1848 fu il “battaglione Belgioioso” a salvare l’esercito piemontese a Curtatone , e non i volontari toscani come scritto nei testi ufficiali di storia.
Il “Belgioioso” era un battaglione di 170 volontari napoletani organizzati, armati ed imbarcati su una nave a spese di Cristina Trivulzio, principessa di Belgioioso che il 22 marzo, giorno della cacciata degli austriaci da Milano, si trovava a Napoli in occasione di uno dei suoi viaggi di agitatrice politica per l’unità d’Italia.
Nata il 28 giugno 1808, Cristina parlava con scioltezza diverse lingue (cosa che le facilitò i contatti internazionali) ma soprattutto era versatile, dotata di vivacissimo ingegno e profondità di pensiero. In più, era anche particolarmente bella e la donna più ricca di Milano.
Per tutte queste ragioni, quando si interessa attivamente della questione dell’unità d’Italia, finanziando i moti del ’30, del ’48 e della 1° guerra d’indipendenza - da posizioni inizialmente monarchiche e moderate - viene giudicata estremamente pericolosa dal Governo Austriaco.
Più volte accusata di alto tradimento, fu perseguitata da molteplici mandati di cattura e, per ben due volte, dalla confisca di tutti i suoi beni.
Costretta a fuggire, ripara di volta in volta a Genova, a Roma, a Napoli, a Firenze, in Provenza. Giunge infine a Parigi dove, ormai priva delle sue rendite, si mantiene facendo lezioni private, eseguendo decorazioni e ritratti, ma cogliendo l’occasione di iniziare la sua futura professione – per lei una vera e propria vocazione - di giornalista, scrivendo sul” National” editoriali e fondi politici.
Ritornata in possesso dei suoi beni, finanzia patrioti e politici come Mazzini, Gioberti, Mameli , Menotti, Pellico e Maroncelli. Ma, sempre critica, non manca talvolta di polemizzare politicamente con loro su strumenti e metodi della lotta.
Fonda “La Gazzetta Italiana”. Incontra Cavour e Carlo Alberto e fonda “La Gazzetta” in Piemonte ed il “Crociato” in Italia.
Delusa dai Savoia, si avvicina alla teoria della guerriglia di Garibaldi, diventa repubblicana e rivoluzionaria.
Eroina della Repubblica Romana, fonda 7 ospedali ed un moderno corpo di crocerossine.
Dalla Turchia, dove è riparata a seguito di un altro mandato di cattura, invia vivacissimi reportage sul Medio Oriente e sulla condizione delle donne negli harem. Socialista saintsimoniana e “femminista”, concretizza le convinzioni teoriche nel suo fondo di Locate (oggi Locate Triulzi) organizzando un asilo infantile, scuole elementari per ambo i sessi, scuole e laboratori d’arti e mestieri, cucina pubblica, “scaldatoio” e centri infermieristici, riqualificazione delle abitazioni; senza dimenticare il finanziamento e l’organizzazione di feste popolari per qualificare il tempo libero.
Inutile precisare che si attirò l’odio degli altri proprietari terrieri lombardi.
Non smette di scrivere e pubblica opere di teologia, di politica internazionale e un testo “Sulla presente condizione delle donne e del loro avvenire” fortemente anticipatore.
Segue sempre da vicino l’evolversi della situazione dell’unità del Paese per la quale aveva tanto lavorato e pagato,
Nel 1871, ormai gravemente malata, poco prima di morire, a Locate, ha la forza di chiedere “Buone notizie dall’Italia?”
Per sua volontà e all’insaputa di tutti, volle essere sepolta sotto una semplice croce nel settore dei poveri, tra “coloro che amava”.
Lo Stato la dimenticò e la Storia la cancellò: forse odiata dalle donne perché troppo bella e dagli uomini perché troppo intelligente.

*Segretario Regionale UILP Milano e Lombardia

If

 


Com'è duro
gettare gusci di parole
prima del sonno.

Senti 
stridere le stelle
e il mare demente.








L'estremità di quest'albero
- nudo -
si tuffa nel mistero.
Non  mio
non tuo
il mistero.

In cima tremo ogni notte
e non é tua -
la notte.



Mi confonderò ancora
tra le pieghe -
una -
più dell'anima.
Travolti i sogni muoveranno in un mare in cui la nave sarà perduta...
Come stella polare,
puro il mio irrequieto sentire
e poesie bugiarde  di cui ascolti strofe infinite.

E' una sera antica
in cui l'anima posa
sulle urne del cuore -  in un rosso luna.

Nell'occulta magia della sera agonizzante.
Sono.

foto Rosenthal

Diritto in stile libero


« Reclama la libertà in base al diritto della civiltà moderna, per poterla poi negare in base al diritto canonico .»   
                                                                                                               Ernesto Rossi

Lo Statuto, una conquista da rinnovare

Riportiamo un interessante articolo di Silvano Rometti, pubblicato sull' Avanti della domenica venerdì 3 dicembre u.s.

A quarant’anni dalla sua approvazione, lo Statuto dei Lavoratori costituisce ancora un punto fermo della legislazione che concerne il mondo del lavoro.
La legge 300 del 1970 disciplina la tutela della libertà e della dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività dei sindacati nei luoghi di lavoro. Questa legge, contestualizzata nel periodo in cui venne discussa ed approvata, fu una vera svolta per quel che riguardava i rapporti tra datori di lavoro, lavoratori e rappresentanze sindacali.
Visto oggi, il testo della legge andrebbe sicuramente aggiornato a quelle che sono le esigenze dei lavoratori atipici ed adeguato secondo i profondi mutamenti dell’attuale mercato del lavoro, passando così dalla sua forma attuale, ad una nuova che si possa realizzare con l’approvazione dello Statuto dei Lavori. Lo Statuto, così come fu concepito dai sui fautori, ha una forte connotazione riformista, volta alla tutela dei diritti di tutti quei lavoratori che fino a quel momento non venivano riconosciuti, a partire dal diritto di libera opinione del dipendente sul luogo di lavoro, fino al reintegro dello stesso nel caso di licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo. Tale connotazione deriva dal fatto che quei fautori erano due uomini socialisti: Giacomo Brodolini e Gino Giugni, due uomini esperti nella materia sindacale e giurisprudenziale che hanno permesso la promozione di una legislazione moderna e riformista che l’Italia di quegli anni non aveva avuto modo di conoscere. Socialista era anche il giuslavorista che ha disciplinato, con una legge che porta il suo nome, il tema del diritto del lavoro nella società dei nostri giorni, introducendo il concetto di flessibilità, troppe volte però confuso con quello di precarietà: parlo ovviamente di Marco Biagi. Per tutti questi motivi mi fa piacere, in quanto socialista convinto, vedere che nel panorama politico italiano spesso si fa riferimento allo Statuto dei Lavoratori, in maniera del tutto bipartisan ne viene riconosciuta la valenza e si discute al fine di proporre quelle modifiche necessarie per ridurre le eccessive rigidità della legge.
Mi lascia tuttavia turbato il fatto che queste forze non ricordano gli autori di quella legge. Eppure è proprio l’articolo 19 del testo che disciplina la presenza delle rappresentanze sindacali, su iniziativa dei lavoratori, in ogni unità lavorativa delle aziende.
Ritengo dunque che, seppur lo Statuto dei Lavoratori è stato riconosciuto da tutti come la base di quanto concerne il diritto del lavoro italiano, sia imprescindibile non dargli una valenza politica e riconoscere il riformismo che Brodolini e Giugni sono stati in grado di tradurre in legge.
 
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Mutilazioni genitali femminili: un progetto dell'IS Donne

Di seguito l'intervento di Pia Locatelli -  Presidente dell'Internazionale Socialista donne- pubblicato sull'Avanti della Domenica.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’Unicef, ogni anno milioni di bambine sono sottoposte alle mutilazioni genitali femminili che compromettono la loro salute, non rispettano i loro diritti umani, violano l’integrità del loro corpo. Si stima che nel mondo più di 130 milioni abbiano subito questa pratica, con la giustificazione della tradizione e delle identità culturali.
Nulla di più falso, nulla di più sbagliato: le religioni, compresa quella islamica, sono totalmente estranee a questa pratica che è pre-islamica, pur essendo diffusa tra Paesi di quella religione. Ora si sta diffondendo in Europa attraverso le migrazioni e quindi è anche problema di casa nostra.
Uno studio condotto dall’OMS nel 2006 sugli effetti delle mutilazioni genitali femminili su partorienti e neonati durante il parto evidenzia che le donne mutilate hanno parti più difficili e che il tasso di mortalità neonatale è più alto; non solo: il grado di complicazioni aumenta quanto più severe sono le mutilazioni.
Le mutilazioni genitali femminili sono una chiara violazione dei diritti umani delle donne e delle bambine ed una forma crudele di discriminazione, condannata da molte Convenzioni e Strumenti legali. Vanno combattute con determinazione e senza incertezze: il rispetto della cultura e della tradizione non può essere invocato quando i diritti umani, per definizione universali, indivisibili, interdipendenti, sono violati. Le mutilazioni genitali femminili sono una delle più crudeli forme di violenza alle bambine, una violenza che le segnerà per la vita nel corpo e nell’anima.
Per questo l’Internazionale Socialista Donne ha deciso di celebrare il 25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, con un’azione di solidarietà concreta, finanziando un progetto per contribuire alla eliminazione delle mutilazioni genitali femminili in una regione del Kenia, la Valle del Rift, tra la popolazione Pokot. Il progetto prevede una duplice azione: sensibilizzazione culturale (non solo far capire che le mutilazioni genitali femminili sono inutili, ma soprattutto spiegare le conseguenze e i danni che  provocano) e un’attività di formazione professionale delle “mammane-mutilatrici”, cioè le donne che vivono di mutilazioni, dato che questo è il loro lavoro, per offrire loro un’alternativa con un lavoro vero.
Il progetto è finanziato dal Fondo Gabriel Proft, amministrato dall’Internazionale Socialista Donne, ed è svolto in collaborazione con la Setat Women’s Organisation del Kenia, che fa parte del Comitato Inter-Africano contro le Pratiche Tradizionali.
Il Fondo fu istituito  nel 1969 e riceve contributi e donazioni dalle organizzazioni che fanno parte dell’Internazionale Socialista Donne e da singole persone. Il suo obiettivo è quello di finanziare progetti per le donne nei Paesi in via di sviluppo, ricordando e onorando così l’impegno costante di Gabriel Proft in questo ambito. Gabriel Proft era una socialista austriaca vissuta tra l’Ottocento e il Novecento, segretaria dell’organizzazione delle donne del partito membro dell’Internazionale, parlamentare per molti anni, tra le più attive nella riorganizzazione dell’Internazionale Socialista Donne dopo la seconda guerra mondiale. Grazie a lei e al fondo a lei dedicato sono stati realizzati progetti in diversi Paesi soprattutto africani.
Il fondo è aperto a contributi di tutti e tutte. 

Un contributo al fondo è un modo concreto per celebrare il 25 novembre 2010.


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