Per una svolta democratica, riformista e progressista
La Pubblica Amministrazione come presidio di democrazia, di legalità.
Questo il messaggio che vorremmo nell’immaginario collettivo dei cittadini, dopo anni di continua ed esasperata delegittimazione del lavoro pubblico, dei pubblici dipendenti.
Un sentire comune che nel disorientamento collettivo generato da una politica afasica, possa rappresentare un ancoraggio forte a rafforzare il senso di appartenenza allo Stato, alle sue Istituzioni, alla sua Storia.
Una storia che nella Pubblica Amministrazione vede costante l’azione a tutela delle persone, del territorio, della legalità, della cultura, della sicurezza, da parte di lavoratrici e lavoratori che quotidianamente con professionalità e abnegazione salvaguardano e tutelano lo stato sociale nel nostro Paese, nonostante la scure abbattutasi nel corso degli ultimi anni sul lavoro pubblico, grazie a ‘politiche’ che hanno utilizzato la pubblica amministrazione a mò di bancomat per fare cassa.
‘Politiche’ che si sono concentrate unicamente sulla sospensione della contrattazione nazionale e integrativa, sulle restrizioni in materia previdenziale, sulla riduzione dei fondi per la produttività, sui trasferimenti d’autorità, sulle modifiche alle disposizioni in materia di mobilità d’ufficio, sull’introduzione di una riforma che ha fatto tornare indietro di venti anni il percorso di contrattualizzazione del rapporto di lavoro pubblico, sminuendo così il ruolo della contrattazione.
‘Politiche’ che anziché ridurre i costi della politica e della cattiva spesa pubblica, con la spending review prima e la legge di stabilità poi, sono intervenute in maniera sistematica con tagli lineari e indiscriminati alle risorse, con la riduzione del personale, con il blocco del turn over, con la soppressione e riduzione di Tribunali, Prefetture, Questure; che negli Enti Previdenziali e Assistenziali stanno riducendo in modo consistente la spesa con il taglio della quota riservata ai progetti speciali che riguardano la lotta all’evasione contributiva; che hanno soppresso e accorpato le Agenzia Fiscali, privatizzato la Croce Rossa Italiana, affidato ‘in conto terzi’ la gestione dei Beni Culturali.
Ecco allora che di fronte a un silenzio assordante - tace la politica, tacciono i media – abbiamo ritenuto che le immagini (come stoccata improvvisa a rompere una situazione di stallo), potessero rappresentare più efficacemente la realtà, il mondo del lavoro che rappresentiamo, i pericoli che stiamo correndo come cittadini e lavoratori.
L’augurio è che il video prodotto dalla UIL PA Milano possa offrire un contributo alla discussione, alla riflessione, convinti come siamo che solo dal confronto, solo attraverso la condivisione e la valorizzazione del lavoro – pubblico, privato – sia possibile ipotizzare un futuro di crescita e benessere per la collettività. Eloisa Dacquino
Convenzione contro la violenza maschile sulle donne - femminicidio: NO MORE!
NO MORE! Convenzione contro la violenza maschile sulle donne - http://convenzioneantiviolenzanomore.blogspot.it/
“Abbiamo scelto di
essere insieme per richiamare le Istituzioni alla loro responsabilità e agli
atti dovuti, per ricordare che tra le priorità dell’agenda politica, la
protezione della vita e della libertà delle donne non possono essere dimenticate
e disattese”.
Movimento Pubblica Qualità
La sempre
crescente esigenza della Cittadinanza di poter fruire di servizi pubblici a
livello di eccellenza, sia sotto il profilo della quantità sia di quello della
qualità, è alla base della nascita del Movimento PQ.
I
costanti tagli non selettivi, che una miope politica ha imposto alla Pubblica
Amministrazione, stanno provocando danni devastanti nel quotidiano dei
Cittadini Italiani.
Per
tentare di giustificare e supportare tali scelte, è stata, quindi, orchestrata
una assurda campagna mediatica volta a criminalizzare i dipendenti pubblici al
solo scopo di tentare di far ricadere sugli stessi, e non su chi assumeva e
gestiva tutte le decisioni, le pesantissime conseguenze delle stesse.
Con
sapiente regìa si è anche cercato di creare confusione fra i servizi pubblici
direttamente erogati alla collettività dalla pubblica amministrazione e quelli
erogati da soggetti privati.
Sanità,
scuola, trasporti, assistenza, asili nido, previdenza, sicurezza,
comunicazioni, ricerca, tutela ambientale, servizi di ogni natura e genere sono
stati negli ultimi anni drasticamente ridotti, obbligando, in troppi casi, a
dover ricorrere a strutture private non sempre in grado di assicurare
prestazioni adeguate ovvero con costi spesso proibitivi per quanti fruiscono di
retribuzioni o pensioni già assottigliate ed erose dall’inflazione e dal blocco
delle contrattazioni.
L’intuizione
è stata, quindi, quella di far nascere un Movimento che si ponesse quale
obiettivo il rilancio della Pubblica Qualità al fine di promuovere, nella
collettività, la rinascita di un ritrovato senso di partecipazione, critica e
costruttiva, nei confronti di quanti hanno, invece, operato riducendo sempre
più i servizi primari ed indispensabili. Con ciò, fra l’altro, comprimendo la
crescita, l’occupazione, il benessere e la felicità di molta parte del Paese.
Le
vittime di queste scelte fallimentari sono chiamate ad aggregarsi facendo,
finalmente, sentire, la loro voce che fermamente richieda il rispetto di quanto
previsto dalla Costituzione in ordine ai diritti sia civili sia di cittadinanza
nonché al dovere di partecipare, proporzionalmente ai propri redditi, alle
spese della Repubblica.
In
particolare, l’art. 3 inequivocabilmente prevede che “E’ compito della Repubblica
rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto,
la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della
persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori
all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
E,
inoltre, l’art. 53 recita:
“Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro
capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di
progressività.
Oggi,
purtroppo, dobbiamo prendere atto che queste previsioni sono abbondantemente
disattese.
Gli
effetti di una scandalosa evasione fiscale ricadono sulla spalle di quanti,
invece, compiendo pienamente il proprio dovere, subiscono pesanti, negative
ricadute sulla loro piena libertà di vita.
Tenuto
conto che la maggior parte dei servizi essenziali sono resi dalla Pubblica
Amministrazione, dobbiamo esigere che gli stessi vengano erogati alla
Cittadinanza tutta in maniera adeguata, omogenea e capillare sull’intero
territorio nazionale.
Affinché
ciò sia reso veramente possibile è stato costituito il Movimento che oggi ti
presentiamo che ha, fra gli altri, anche l’obiettivo di svolgere una continua e
costante “operazione
verità” per informare adeguatamente e correttamente l’opinione
pubblica da troppo tempo volutamente e strumentalmente disinformata.
Ci
piace, inoltre, sottolineare, che lo Statuto del Movimento esclude che possano
aderirvi tutti coloro che sono stati condannati, con sentenza passata in
giudicato, per reati di corruzione, collusione, truffa ai danni dello Stato,
evasione fiscale.
Per
approfondire le tematiche del nostro Movimento, costituiremo dei Gruppi di
Lavoro monotematici (sanità, scuola, lavoro pubblico e privato, servizi,
trasporti, previdenza, imprenditoria giovanile, etc.) aperti al contributo
della società civile, di professionisti, di lavoratori dipendenti, di
imprenditori, di pensionati, studiosi, giovani e disoccupati, cui ti invitiamo
a partecipare senza alcun obbligo di adesione ma solo come portatore di idee,
proposte, suggerimenti.
Poiché
saremo lieti di poter approfondire insieme queste problematiche, ti invitiamo a
contattarci scrivendoci a info@movimentopq.org
e a visitare il nostro sito internet: www.movimentopq.org
Quello che prende gli schiaffi
“Per
far capire quanto sia giusto il bene bisogna, a teatro, far vedere il male”.
Così Glauco Mauri sulle ragioni della scelta di Quello che prende gli schiaffi
di Leonid Nikolaevič Andreev, in scena al Piccolo Teatro Grassi dal 16 al 28
ottobre. Un uomo fugge dalla società nella quale vive, dove tutto è dominato
dall’indifferenza e dal denaro e si rifugia in
una compagnia di circensi. Si innamora della giovane e graziosa
Ballerina, innamorata – ricambiata – dell’Acrobata, ma il patrigno vuole che
lei sposi un vecchio e ricco Barone. L’intervento di Quello, il clown che
“prende gli schiaffi”, darà alla vicenda una svolta imprevedibile. Una storia
di indignazione struggente e di sconcertante attualità, una straordinaria prova
d'attore di Roberto Sturno e Glauco Mauri, per scoprire (o riscoprire) un
sorprendente autore russo.
“Ho
conosciuto il tumultuoso mondo di Andreev”, racconta Mauri, “durante gli anni
dell’Accademia d’Arte Drammatica di Roma che mi permetteva, con la sua ricca
biblioteca, di scoprire tutto quel teatro che nella mia Pesaro non avevo potuto
conoscere…”. “Sono
passati molti anni”, continua “abbiamo messo in scena tanti
spettacoli, autori diversissimi fra di loro ma siamo rimasti sempre fedeli al nostro sentire: l’arte per la vita.
In questo momento così difficile abbiamo creduto quindi giusto proporre una
‘favola’ che possa parlare ancora di umanità e di poesia ad una società che
corre il rischio di inaridirsi sempre di più”. Già.
Piccolo Teatro Grassi (via
Rovello 2 – M1 Cordusio)
dal 16 al 28 ottobre 2012
Dai vizi alle virtù del femminile
"Dai vizi alle virtù del femminile": questo il Laboratorio esperienzale condotto da Paola Mencarelli, psicologa, e Caterina Folli, counselor, rivolto alle donne di tutte le età che abbiano voglia di esplorare se stesse e diventare consapevoli delle proprie potenzialità e autodeterminazione.
Il percorso si propone di partire dai vizi, dalle cose brutte, da ciò che socialmente non è accettato per arrivare al bello, alle virtù, alle risorse personali attraverso un viaggio esperienziale condiviso con altre donne.
Stare insieme ad altre donne, cercando nuove modalità di sperimentarsi diverse e creative per sentirsi bene nel mondo, per affrontare il nuovo, il diverso e l’imprevisto senza ansia o angoscia, ma con creatività, per essere nel mondo con consapevolezza e non solo per fare qualcosa o occupare un ruolo che in fondo fondo non abbiamo davvero scelto.
Il percorso esperienziale prevede la frequenza di un sabato al mese dalle 9 alle 13.
E tu, ci stai ancora pensando?
Coraggio donna, è il tuo momento!
Per contatti: Associazione 'La Cornucopia dei Desideri' 347/6561532.
Arrivederci Cardinale
Di seguito uno stralcio dell'intervista rilasciata dal Cardinal Martini a Padre Georg Sporschill e Federica Radice, pubblicata sul Corriere della Sera.
Che strumenti consiglia contro la stanchezza della Chiesa?
«Ne consiglio tre molto forti. Il primo è la conversione: la Chiesa deve riconoscere i propri errori e deve percorrere un cammino radicale di cambiamento, cominciando dal Papa e dai vescovi. Gli scandali della pedofilia ci spingono a intraprendere un cammino di conversione. Le domande sulla sessualità e su tutti i temi che coinvolgono il corpo ne sono un esempio. Questi sono importanti per ognuno e a volte forse sono anche troppo importanti. Dobbiamo chiederci se la gente ascolta ancora i consigli della Chiesa in materia sessuale. La Chiesa è ancora in questo campo un'autorità di riferimento o solo una caricatura nei media? Il secondo la Parola di Dio. Il Concilio Vaticano II ha restituito la Bibbia ai cattolici. (...) Solo chi percepisce nel suo cuore questa Parola può far parte di coloro che aiuteranno il rinnovamento della Chiesa e sapranno rispondere alle domande personali con una giusta scelta. La Parola di Dio è semplice e cerca come compagno un cuore che ascolti (...). Né il clero né il Diritto ecclesiale possono sostituirsi all'interiorità dell'uomo. Tutte le regole esterne, le leggi, i dogmi ci sono dati per chiarire la voce interna e per il discernimento degli spiriti. Per chi sono i sacramenti? Questi sono il terzo strumento di guarigione. I sacramenti non sono uno strumento per la disciplina, ma un aiuto per gli uomini nei momenti del cammino e nelle debolezze della vita. Portiamo i sacramenti agli uomini che necessitano una nuova forza? Io penso a tutti i divorziati e alle coppie risposate, alle famiglie allargate. Questi hanno bisogno di una protezione speciale. La Chiesa sostiene l'indissolubilità del matrimonio. È una grazia quando un matrimonio e una famiglia riescono (...). L'atteggiamento che teniamo verso le famiglie allargate determinerà l'avvicinamento alla Chiesa della generazione dei figli. Una donna è stata abbandonata dal marito e trova un nuovo compagno che si occupa di lei e dei suoi tre figli. Il secondo amore riesce. Se questa famiglia viene discriminata, viene tagliata fuori non solo la madre ma anche i suoi figli. Se i genitori si sentono esterni alla Chiesa o non ne sentono il sostegno, la Chiesa perderà la generazione futura. Prima della Comunione noi preghiamo: "Signore non sono degno..." Noi sappiamo di non essere degni (...). L'amore è grazia. L'amore è un dono. La domanda se i divorziati possano fare la Comunione dovrebbe essere capovolta. Come può la Chiesa arrivare in aiuto con la forza dei sacramenti a chi ha situazioni familiari complesse?»
«Ne consiglio tre molto forti. Il primo è la conversione: la Chiesa deve riconoscere i propri errori e deve percorrere un cammino radicale di cambiamento, cominciando dal Papa e dai vescovi. Gli scandali della pedofilia ci spingono a intraprendere un cammino di conversione. Le domande sulla sessualità e su tutti i temi che coinvolgono il corpo ne sono un esempio. Questi sono importanti per ognuno e a volte forse sono anche troppo importanti. Dobbiamo chiederci se la gente ascolta ancora i consigli della Chiesa in materia sessuale. La Chiesa è ancora in questo campo un'autorità di riferimento o solo una caricatura nei media? Il secondo la Parola di Dio. Il Concilio Vaticano II ha restituito la Bibbia ai cattolici. (...) Solo chi percepisce nel suo cuore questa Parola può far parte di coloro che aiuteranno il rinnovamento della Chiesa e sapranno rispondere alle domande personali con una giusta scelta. La Parola di Dio è semplice e cerca come compagno un cuore che ascolti (...). Né il clero né il Diritto ecclesiale possono sostituirsi all'interiorità dell'uomo. Tutte le regole esterne, le leggi, i dogmi ci sono dati per chiarire la voce interna e per il discernimento degli spiriti. Per chi sono i sacramenti? Questi sono il terzo strumento di guarigione. I sacramenti non sono uno strumento per la disciplina, ma un aiuto per gli uomini nei momenti del cammino e nelle debolezze della vita. Portiamo i sacramenti agli uomini che necessitano una nuova forza? Io penso a tutti i divorziati e alle coppie risposate, alle famiglie allargate. Questi hanno bisogno di una protezione speciale. La Chiesa sostiene l'indissolubilità del matrimonio. È una grazia quando un matrimonio e una famiglia riescono (...). L'atteggiamento che teniamo verso le famiglie allargate determinerà l'avvicinamento alla Chiesa della generazione dei figli. Una donna è stata abbandonata dal marito e trova un nuovo compagno che si occupa di lei e dei suoi tre figli. Il secondo amore riesce. Se questa famiglia viene discriminata, viene tagliata fuori non solo la madre ma anche i suoi figli. Se i genitori si sentono esterni alla Chiesa o non ne sentono il sostegno, la Chiesa perderà la generazione futura. Prima della Comunione noi preghiamo: "Signore non sono degno..." Noi sappiamo di non essere degni (...). L'amore è grazia. L'amore è un dono. La domanda se i divorziati possano fare la Comunione dovrebbe essere capovolta. Come può la Chiesa arrivare in aiuto con la forza dei sacramenti a chi ha situazioni familiari complesse?»
Lei cosa fa personalmente?
«La Chiesa è rimasta indietro di 200 anni. Come mai non si scuote? Abbiamo paura? Paura invece di coraggio? Comunque la fede è il fondamento della Chiesa. La fede, la fiducia, il coraggio. Io sono vecchio e malato e dipendo dall'aiuto degli altri. Le persone buone intorno a me mi fanno sentire l'amore. Questo amore è più forte del sentimento di sfiducia che ogni tanto percepisco nei confronti della Chiesa in Europa. Solo l'amore vince la stanchezza. Dio è Amore. Io ho ancora una domanda per te: che cosa puoi fare tu per la Chiesa?».
«La Chiesa è rimasta indietro di 200 anni. Come mai non si scuote? Abbiamo paura? Paura invece di coraggio? Comunque la fede è il fondamento della Chiesa. La fede, la fiducia, il coraggio. Io sono vecchio e malato e dipendo dall'aiuto degli altri. Le persone buone intorno a me mi fanno sentire l'amore. Questo amore è più forte del sentimento di sfiducia che ogni tanto percepisco nei confronti della Chiesa in Europa. Solo l'amore vince la stanchezza. Dio è Amore. Io ho ancora una domanda per te: che cosa puoi fare tu per la Chiesa?».
Arrivederci Cardinal Martini: che questo suo testamento morale possa fungere da faro per quanti, troppi, brancolano ancora nel buio.
Da oggi a Milano più diritti
Milano finalmente dice si alle unioni civili, con buona pace della curia e dei pseudo popoli per le libertà (quali?).
Dopo undici ore e trenta minuti di discussione in aula, 27 voti favorevoli, 7 contrari e 4 astenuti Milano dice si. Al via dunque un provvedimento che impegna il Comune a garantire condizioni di parità riguardo le unioni civili e a rendere finalmente Milano una città più vicina alle previsioni europee, laica, garante della non discriminazione.
Da oggi - come evidenziato dallo stesso Pisapia - a Milano ci sono più diritti in tema di coppie di fatto, etero e omosessuali; una conquista di civiltà che ci si augura possa accelerare i tempi del dibattito, affinchè il parlamento approvi una legge che consenta a tutti i cittadini uguali diritti in tema di matrimonio, a prescindere dall'orientamento sessuale.
Un'anima migrante,un solo destino: Antonia.
Nell’ambito del progetto ”Buon compleanno Antonia!” (3-19 febbraio 2012), a cura di Elisabetta Vergani e Maurizio Schmidt, organizzato con Farneto Teatro e Teatro Franco Parenti (iniziative per rivisitare la vita e l’opera poetica e fotografica di Antonia Pozzi), il 13 febbraio, dalle ore 14.30 alle 20.00, nella Sala Grande del Teatro Franco Parenti (via Pier Lombardo 14), incontro di riflessione e testimonianze su Antonia Pozzi a cento anni dalla nascita.
Non un convegno, ma un incontro informale tra quanti, amando Antonia Pozzi, hanno dedicato la loro attività alla crescente riscoperta della sua opera poetica. Il numero degli interventi, purtroppo necessariamente limitato, testimonia la quantità, la qualità e la passione del lavoro di approfondimento critico degli ultimi anni e la suggestione che l’opera di Antonia Pozzi ha mosso in vari ambiti artistici.
Una festa di compleanno per la poesia di Antonia Pozzi, riattraversandone con affetto i temi e i motivi.
Coordina:
Elisabetta Vergani
Programma:
14,40 SALUTI ED INTRODUZIONE
14,50 Graziella Bernabò, Saggista e biografa di Antonia Pozzi
Antonia Pozzi, oggi
15,10 Eugenio Borgna, Psichiatra Emerito Ospedale Maggiore di Novara, saggista e scrittore
La ultima solitudine in Antonia Pozzi
15,30 Gabriele Scaramuzza, Docente di Estetica Università Statale di Milano
La costruzione dei ruoli nell’esperienza di Antonia Pozzi.
15,50 Roberta De Monticelli, Docente di Filosofia della Persona Università San Raffaele di Milano
Lettera ad Antonia Pozzi.
16,10 Stefano Raimondi, Poeta e critico letterario
Una parola condivisa: Antonia Pozzi e Vittorio Sereni.
16,30 Onorina Dino, Curatrice delle opere di Antonia Pozzi e depositaria dell’Archivio Pozzi
Il mio incontro con Antonia Pozzi.
INTERVALLO E BUFFET
17,30 Fulvio Papi, Filosofo e Prof. Emerito dell’Università di Pavia,
Fiori bianchi e fiori rossi; l’amicizia di Antonia con Paolo Treves e il ricordo di A. Kuliscioff
17,50 Elena Borsa, Studiosa dei manoscritti
“…Questa pagina porterebbe il tuo nome”: le carte pozziane da memoria diaristica a dono.
18,10 Marco Dalla Torre, Saggista e critico letterario
Il silenzio della montagna.
18,30 Tiziana Altea, Studiosa e saggista
Antonia Pozzi, un’anima migrante
18,50 Marina Spada, Regista
La poesia dello sguardo
A SEGUIRE INTERVENTI DAL PUBBLICO E SALUTI
Teatro Franco Parenti Via Pier Lombardo 14, Milano tel 02/59995206
Ingresso libero
Il capolavoro di Mozart secondo Brook
Torna al Teatro Strehler uno dei più grandi successi della stagione 2010/2011: " Un flauto magico", con la regia di Peter Brook.
Straordinario cantore della vita, in suggestioni che toccano le corde più profonde del sentire rifiutando lo sfarzo dell’opera lirica tradizionale,Brook dirige al cuore della musica di Mozart e ne libera l’essenza. Come un alchimista, distilla una fiaba di principi, dame, sacerdoti e draghi con in palio l’amore: per l’amante, l’amico, la conoscenza, la vita. Totale, unico, disarmante, essenziale nelle linee di un palcoscenico disadorno e vero. Cast di giovanissimi e virtuosi interpreti che - scalzi e pieni di vita - conducono alla scoperta di un Mozart inedito, con la semplicità più profonda, quella di cui Brook ha fatto il suo credo e che coincide con la bellezza assoluta; la sola in grado di salvare l’uomo, quella stessa che abbiamo amato nella straordinaria regia di un Mahabharata che ci ha restituito mito e virtù,quale opera sua più grande.
Perché - come dichiara lo stesso Brook “il mondo intorno a noi è disperato ma Mozart ci mostra come andare oltre”. Caro agli Dei, questo Mozart e il suo flauto magico liberano note che scandagliano l'anima nella visione poetica di Brook.
Piccolo Teatro Strehler (largo Greppi – M2 Lanza), dal 31 gennaio all’11 febbraio 2012
Un flauto magico
da Wolfgang Amadeus Mozart, liberamente adattato da Peter Brook, Franck Krawczyk e Marie-Hélène Estienne
regia Peter Brook
luci Philippe Vialatte
al pianoforte Remy Atasay
regia Peter Brook
luci Philippe Vialatte
al pianoforte Remy Atasay
con (in alternanza) Dima Bawab, Malia Bendi-Merad, Leila Benhamza, Jean-Christophe Born, Raphaël Brémard,
Anne-Emmanuelle Davy, Thomas Dolié, Antonio Figueroa, Virgile Frannais, Betsabée Haas, Jan Kucera,
Martine Midoux, Matthew Morris, Roger Padullès, Vincent Pavesi, Adrian Strooper, Lenka Turcanova
attori Abdou Ouologuem, Stéphane Soo Mongo
una coproduzione Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa; C.I.C.T. / Théâtre des Bouffes du Nord, Paris; Festival d’Automne à Paris; Attiki Cultural Society, Atene; Musikfest, Brema, Théâtre de Caen, Caen; MC2, Grenoble; Barbican, Londra; Les Théâtres de la Ville de Luxembourg; Lincoln Center Festival, New York
attori Abdou Ouologuem, Stéphane Soo Mongo
una coproduzione Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa; C.I.C.T. / Théâtre des Bouffes du Nord, Paris; Festival d’Automne à Paris; Attiki Cultural Society, Atene; Musikfest, Brema, Théâtre de Caen, Caen; MC2, Grenoble; Barbican, Londra; Les Théâtres de la Ville de Luxembourg; Lincoln Center Festival, New York
produttore delegato: C.I.C.T. / Théâtre des Bouffes du Nord, Paris
Spettacolo in francese e tedesco con sovratitoli in italiano.
Una mano sulla coscienza, l'altra al portafoglio.
Se "motus in fine velocior", questo è il peggior risultato che il Paese potesse ereditare: in fuga dal Governo Berlusconi approda ora verso tecnicismi che soddisfano il mercato, certamente non noi.
Una 'manovrabracadabra', i cui esimi professori certo non hanno brillato per originalità: si è tenuta la barra verso un sistema semplice e collaudato, prendere il denaro dove si trova e cioè a chi è tassato alla fonte perché lavoratore dipendente, pensionato: 17 miliardi di tasse per una manovra finanziaria di 30, aumento e/o reintroduzione di balzelli primo fra tutti l'ICI, aumento dell'accisa sui carburanti, modifica del sistema previdenziale, blocco dell'adeguamento delle pensioni.
E intanto l'Istat certifica 8,4 milioni di nuclei familiari a rischio povertà, 1,6 milioni di famiglie proprietarie di prima casa che hanno come fonte principale di reddito una pensione o trasferimenti pubblici e che si troveranno - grazie a questa manovra che definire iniqua é divenuto ormai puro esercizio di stile - povere.
E mentre infuria la polemica e le confederazioni UIL, CGIL e CISL proclamo unitariamente lo sciopero generale del mondo del lavoro pubblico e privato, ecco puntuale all'appuntamento la querelle contro il Vaticano: MicroMega lancia l'appello per introdurre la tassazione IMU anche per gli immobili della Chiesa Cattolica e giù un coro di protesta trasversale a tutti i partiti politici.
Il quesito é molto semplice: è corretto, equo, chiedere sacrifici da lacrime e sangue agli onesti contribuenti Italiani e permettere che la Chiesa, il Vaticano, non debba versare un solo centesimo di tasse per gli immobili e le attività commerciali?
Caro Presidente Bagnasco, caro Segretario Bertone, lo scatto di originalità portatelo voi in questo Paese: stupiteci dichiarandovi pronti a versare fino all'ultimo centesimo di tasse dovute per immobili non utilizzati a fini di culto e attività economiche in concorrenza con i privati, così da chiudere una volta e per sempre voce ai vari Binetti, Casini, Fioroni, Gelmini, Rotondi, Baio.
Una mano sulla coscienza, l'altra al portafoglio: lo Stato Italiano e i suoi cittadini hanno già dato.
Orgogliosi di essere dipendenti pubblici
| ** |
* Quelli del pubblico impiego sono lavoratori “speciali”.
E’ l’unica categoria a prestare la propria opera a favore di altre persone.
Si occupano della nostra salute, della nostra sicurezza, dell’educazione dei nostri figli.
E’ l’unica categoria a prestare la propria opera a favore di altre persone.
Si occupano della nostra salute, della nostra sicurezza, dell’educazione dei nostri figli.
Ci assistono nella realizzazione dei nostri progetti di crescita, siano essi personali, culturali o scientifici.
Sono in molti a lamentarsi per una Pubblica Amministrazione inefficiente, incapace di essere realmente al fianco dei cittadini.
Ma spesso i disservizi sono la conseguenza o di una carenza di risorse e strumenti necessari a svolgere quelle funzioni o di una pessima organizzazione di cui chi sta al vertice ha tutta la responsabilità.
Così, l’impegno di quei lavoratori al servizio dei cittadini risulta vanificato.
Serve, allora, un’azione di modernizzazione.
I lavoratori del pubblico impiego sono pronti ad accettare la sfida per accrescere la produttività e l’efficienza dei servizi pubblici.
Ma qualunque riforma non può essere fatta contro di loro, perché di quei cambiamenti essi dovranno essere i protagonisti.
Sono in molti a lamentarsi per una Pubblica Amministrazione inefficiente, incapace di essere realmente al fianco dei cittadini.
Ma spesso i disservizi sono la conseguenza o di una carenza di risorse e strumenti necessari a svolgere quelle funzioni o di una pessima organizzazione di cui chi sta al vertice ha tutta la responsabilità.
Così, l’impegno di quei lavoratori al servizio dei cittadini risulta vanificato.
Serve, allora, un’azione di modernizzazione.
I lavoratori del pubblico impiego sono pronti ad accettare la sfida per accrescere la produttività e l’efficienza dei servizi pubblici.
Ma qualunque riforma non può essere fatta contro di loro, perché di quei cambiamenti essi dovranno essere i protagonisti.
Noi chiediamo che nel settore pubblico abbia compiuta ed efficace applicazione lo stesso modello contrattuale del settore privato.
Negli ultimi dieci anni, i “costi della politica” sono cresciuti dell’80% mentre gli stipendi nel pubblico impiego sono rimasti al palo. E’ come dire che il datore di lavoro si è arricchito mentre il sottoposto si è ulteriormente impoverito. Ora, il blocco della contrattazione aggrava la loro condizione economica mentre sprechi e consulenze proliferano ostacolando il corretto funzionamento dei servizi di cui tutti abbiamo bisogno.
Se un lavoratore potesse, non sciopererebbe mai.
Rinunciare ad una giornata di stipendio è un vero sacrificio. Ma per questi lavoratori, adesso, non c’è più scelta per far valere i loro e i nostri diritti.
Quello di domani è uno sciopero di cittadini per tutti i cittadini.
Comprendiamone le ragioni e sosteniamolo.
Quello di domani è uno sciopero di cittadini per tutti i cittadini.
Comprendiamone le ragioni e sosteniamolo.
E' nell’interesse di noi tutti.
UIL - sciopero generale del pubblico impiego
UIL PA - UIL FPL - UIL RUA - UIL SCUOLA
28 ottobre 2011
** foto manifestazione piazza Santi Apostoli in Roma 28/10/2011
* inserto pubblicato sul Corriere della Sera del 27/10/2011
* inserto pubblicato sul Corriere della Sera del 27/10/2011
Musica? forte,grazie.
Da molti decenni il pubblico della musica "forte", come la chiama Quirino Principe - accademico di Santa Cecilia in Roma - la cosiddetta "musica classica", o "seria", o "colta", non si rinnova più, è seguita solamente da un pubblico sempre più in là con gli anni. "Quando tutti i canuti e ritinti saranno volati in cielo, non ci sarà più pubblico". Non solo, continuando così le cose - avverte Principe - "la stessa "musica forte" è destinata a scomparire, e con essa ogni traccia della tradizione musicale italiana (che per molti aspetti è europea, mondiale).
Una catastrofe". Per questo motivo dalle pagine de Il Sole 24 Ore Domenica, l'inserto culturale del Sole 24 Ore in edicola oggi, Principe torna a fare un appello ai legislatori italiani e al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano affinché la musica ritorni ad essere insegnata nelle scuole.
«L'Italia - fa notare Principe - è l'unico Stato nel mondo in cui la musica non viene insegnata in tutte le scuole di ogni ordine e rango" (con l'eccezione dei paesi islamici, per motivi religiosi), bensì solo nelle scuole specializzate. E prosegue: "Se una disciplina è insegnata soltanto in sedi circoscritte, e al massimo livello scientifico, e non entra nel circuito della cultura diffusa, essa è un tesoro che si spera bene custodito, ma la sua presenza nella società è nulla».I motivi per mantenere e potenziare l'insegnamento della pratica musicale nelle scuole dell'obbligo sono molti e vanno dalla richiesta di mantenere viva un'identità culturale (difesa accoratamente nel testo di Quirino Principe) alla consapevolezza dell'effetto positivo che l'istruzione artistica, e in particolare musicale, ha sullo sviluppo cognitivo di capacità che poi sono mobilitate nell'apprendimento delle discipline matematiche e scientifiche. Il Sole 24 Ore Domenica appoggia la causa e invita ad aderire scrivendo a musicainclasse@ilsole24ore.com.
Quirino Principe
Domenica del Sole24 ore
11 settembre 2011
Oltre
*martha graham
| * |
'Bisogna fare uno sforzo per risalire il corso delle cose, e capovolgere gli eventi.
Con purezza e sincerità di fronte a noi stessi...perche' vivere non è seguire come pecore il corso degli eventi, nel solito tran tran di questo insieme di idee, di gusti, di percezioni, di desideri, di disgusti che confondiamo con il nostro io e dei quali siamo appagati senza cercare oltre, piu' lontano.
Vivere è superare se stessi, mentre l'uomo non sa far altro che lasciarsi andare.'
"Vivere è superare se stessi. Lettere a Jean - Louis Barrault 1935-1945"
Antonin Artaud
*martha graham
Europride 2011, il PD dice si.
Con buona pace dei moralizzatori cultori del bunga bunga e dei Giovanardi di turno.
Il Partito democratico si aggiunge a Idv, Radicali italiani, Sel e al Partito marxista-leninista italiano che hanno inviato la loro adesione e sostegno a "Europride 2011", manifestazione europea per i diritti e l’uguaglianza delle persone GLBT che si terrà a Roma nel mese di giugno 2011.
"Il valore dell’uguaglianza sostanziale tra tutti i cittadini - affermato solennemente dalla Carta Costituzionale - e la rimozione di ogni discriminazione, incluse quelle basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, sono parte integrante del patrimonio e dei valori del nostro partito e dei partiti socialisti e democratici europei. L'Italia sconta peraltro un grave ritardo legislativo nei confronti dei cittadini GLBT e recentemente la Corte Costituzionale ha sottolineato che al Parlamento spetta legiferare sulle unioni omosessuali".
"Il Partito Democratico - continua la nota - è impegnato, in parlamento e nelle sedi di partito, a favorire la conoscenza di un fenomeno sociale di crescente rilevanza e ad individuare soluzioni legislative tali da assicurare a tutti i cittadini, anche in Italia, diritti che sono ormai patrimonio consolidato della civiltà giuridica del nostro continente.
La delegazione ufficiale del Partito Democratico a Europride 2011 comprenderà Ivan Scalfarotto, Vicepresidente dell’Assemblea Nazionale del Partito Democratico; Ettore Martinelli, Responsabile Diritti della Segreteria del PD; l’Onorevole Anna Paola Concia e l’Onorevole David Sassoli, capogruppo del PD al Parlamento Europeo".
Un paese al capolinea
Di seguito alcuni passaggi dell' ultimo discorso pronunciato alla Camera da Giacomo Matteotti il 30 maggio 1924.
"Giacomo Matteotti. Uno dei candidati, l’onorevole Piccinini, al quale mando a nome del mio gruppo un saluto... (Rumori)
Voci: “E Berta? Berta!”
Giacomo Matteotti. ... conobbe cosa voleva dire obbedire alla consegna del proprio partito. Fu assassinato nella sua casa, per avere accettata la candidatura nonostante prevedesse quale sarebbe stato per essere il destino suo all’indomani. (Rumori) Ma i candidati - voi avete ragione di urlarmi, onorevoli colleghi - i candidati devono sopportare la sorte della battaglia e devono prendere tutto quello che è nella lotta che oggi imperversa. Lo accenno soltanto, non per domandare nulla, ma perché anche questo è un fatto concorrente a dimostrare come si sono svolte le elezioni. (Approvazioni all’estrema sinistra) Un’altra delle garanzie più importanti per lo svolgimento di una libera elezione era quella della presenza e del controllo dei rappresentanti di ciascuna lista, in ciascun seggio. Voi sapete che, nella massima parte dei casi, sia per disposizione di legge, sia per interferenze di autorità, i seggi - anche in seguito a tutti gli scioglimenti di Consigli comunali imposti dal Governo e dal partito dominante - risultarono composti quasi totalmente di aderenti al partito dominante. Quindi l’unica garanzia possibile, l’ultima garanzia esistente per le minoranze, era quella della presenza del rappresentante di lista al seggio. Orbene, essa venne a mancare. Infatti, nel 90 per cento, e credo in qualche regione fino al 100 per cento dei casi, tutto il seggio era fascista e il rappresentante della lista di minoranza non poté presenziare le operazioni. Dove andò, meno in poche grandi città e in qualche rara provincia, esso subì le violenze che erano minacciate a chiunque avesse osato controllare dentro il seggio la maniera come si votava, la maniera come erano letti e constatati i risultati. Per constatare il fatto, non occorre nuovo reclamo e documento. Basta che la Giunta delle elezioni esamini i verbali di tutte le circoscrizioni, e controlli i registri. Quasi dappertutto le operazioni si sono svolte fuori della presenza di alcun rappresentante di lista. Veniva così a mancare l’unico controllo, l’unica garanzia, sopra la quale si può dire se le elezioni si sono svolte nelle dovute forme e colla dovuta legalità. Noi possiamo riconoscere che, in alcuni luoghi, in alcune poche città e in qualche provincia, il giorno delle elezioni vi è stata una certa libertà. Ma questa concessione limitata della libertà nello spazio e nel tempo - e l’onorevole Farinacci, che è molto aperto, me lo potrebbe ammettere - fu data ad uno scopo evidente: dimostrare, nei centri più controllati dall’opinione pubblica e in quei luoghi nei quali una più densa popolazione avrebbe reagito alla violenza con una evidente astensione controllabile da parte di tutti, che una certa libertà c’è stata. Ma, strana coincidenza, proprio in quei luoghi dove fu concessa a scopo dimostrativo quella libertà, le minoranze raccolsero una tale abbondanza di suffragi, da superare la maggioranza - con questa conseguenza però, che la violenza, che non si era avuta prima delle elezioni, si ebbe dopo le elezioni. E noi ricordiamo quello che è avvenuto specialmente nel Milanese e nel Genovesato ed in parecchi altri luoghi, dove le elezioni diedero risultati soddisfacenti in confronto alla lista fascista. Si ebbero distruzioni di giornali, devastazioni di locali, bastonature alle persone. Distruzioni che hanno portato milioni di danni... (Vivissimi rumori al centro e a destra)
Una voce, a destra: “Ricordatevi delle devastazioni dei comunisti!”
Giacomo Matteotti. Onorevoli colleghi, ad un comunista potrebbe essere lecito, secondo voi, di distruggere la ricchezza nazionale, ma non ai nazionalisti, né ai fascisti come vi vantate voi! Si sono avuti, dicevo, danni per parecchi milioni, tanto che persino un alto personaggio, che ha residenza in Roma, ha dovuto accorgersene, mandando la sua adeguata protesta e il soccorso economico. In che modo si votava? La votazione avvenne in tre maniere: l’Italia è una, ma ha ancora diversi costumi. Nella valle del Po, in Toscana e in altre regioni che furono citate all’ordine del giorno dal Presidente del Consiglio per l’atto di fedeltà che diedero al Governo fascista, e nelle quali i contadini erano stati prima organizzati dal partito socialista, o dal partito popolare, gli elettori votavano sotto controllo del partito fascista con la “regola del tre”. Ciò fu dichiarato e apertamente insegnato persino da un prefetto, dal prefetto di Bologna: i fascisti consegnavano agli elettori un bollettino contenente tre numeri o tre nomi, secondo i luoghi (Interruzioni), variamente alternati in maniera che tutte le combinazioni, cioè tutti gli elettori di ciascuna sezione, uno per uno, potessero essere controllati e riconosciuti personalmente nel loro voto. In moltissime provincie, a cominciare dalla mia, dalla provincia di Rovigo, questo metodo risultò eccellente.
Aldo Finzi. Evidentemente lei non c’era! Questo metodo non fu usato!........
..........
Francesco Ciarlantini. Lei ha un trattato, perché non lo pubblica?
Giacomo Matteotti. Lo pubblicherò, quando mi si assicurerà che le tipografie del Regno sono indipendenti e sicure (Vivissimi rumori al centro e a destra); perché, come tutti sanno, anche durante le elezioni, i nostri opuscoli furono sequestrati, i giornali invasi, le tipografie devastate o diffidate di pubblicare le nostre cose. (Rumori)
Voci: “No! No!”...
..................................
Giacomo Matteotti. Coloro che ebbero la ventura di votare e di raggiungere le cabine, ebbero, dentro le cabine, in moltissimi Comuni, specialmente della campagna, la visita di coloro che erano incaricati di controllare i loro voti. Se la Giunta delle elezioni volesse aprire i plichi e verificare i cumuli di schede che sono state votate, potrebbe trovare che molti voti di preferenza sono stati scritti sulle schede tutti dalla stessa mano, così come altri voti di lista furono cancellati, o addirittura letti al contrario. Non voglio dilungarmi a descrivere i molti altri sistemi impiegati per impedire la libera espressione della volontà popolare. Il fatto è che solo una piccola minoranza di cittadini ha potuto esprimere liberamente il suo voto: il più delle volte, quasi esclusivamente coloro che non potevano essere sospettati di essere socialisti. I nostri furono impediti dalla violenza; mentre riuscirono più facilmente a votare per noi persone nuove e indipendenti, le quali, non essendo credute socialiste, si sono sottratte al controllo e hanno esercitato il loro diritto liberamente. A queste nuove forze che manifestano la reazione della nuova Italia contro l’oppressione del nuovo regime, noi mandiamo il nostro ringraziamento. (Applausi all’estrema sinistra. Rumori dalle altre parti della Camera) Per tutte queste ragioni, e per le altre che di fronte alle vostre rumorose sollecitazioni rinunzio a svolgere, ma che voi ben conoscete perché ciascuno di voi ne è stato testimonio per lo meno... (Rumori) per queste ragioni noi domandiamo l’annullamento in blocco della elezione di maggioranza.
Voci a destra: “Accettiamo” (Vivi applausi a destra e al centro)
Giacomo Matteotti. [...] Voi dichiarate ogni giorno di volere ristabilire l’autorità dello Stato e della legge. Fatelo, se siete ancora in tempo; altrimenti voi sì, veramente, rovinate quella che è l’intima essenza, la ragione morale della Nazione. Non continuate più oltre a tenere la Nazione divisa in padroni e sudditi, poiché questo sistema certamente provoca la licenza e la rivolta. Se invece la libertà è data, ci possono essere errori, eccessi momentanei, ma il popolo italiano, come ogni altro, ha dimostrato di saperseli correggere da sé medesimo. (Interruzioni a destra) Noi deploriamo invece che si voglia dimostrare che solo il nostro popolo nel mondo non sa reggersi da sé e deve essere governato con la forza. Ma il nostro popolo stava risollevandosi ed educandosi, anche con l’opera nostra. Voi volete ricacciarci indietro. Noi difendiamo la libera sovranità del popolo italiano al quale mandiamo il più alto saluto e crediamo di rivendicarne la dignità, domandando il rinvio delle elezioni inficiate dalla violenza alla Giunta delle elezioni. (Applausi all’estrema sinistra - Vivi rumori)".
C'era anche Cristina Trivulzio!
Riportiamo l'interessante articolo di *Clara Lazzarini pubblicato sull'Avanti! della Domenica il 13 marzo 2011
Il Socialismo è tricolore - W l'Italia!
Come riferiscono i diari di guerra austriaci, nel 1848 fu il “battaglione Belgioioso” a salvare l’esercito piemontese a Curtatone , e non i volontari toscani come scritto nei testi ufficiali di storia.Il “Belgioioso” era un battaglione di 170 volontari napoletani organizzati, armati ed imbarcati su una nave a spese di Cristina Trivulzio, principessa di Belgioioso che il 22 marzo, giorno della cacciata degli austriaci da Milano, si trovava a Napoli in occasione di uno dei suoi viaggi di agitatrice politica per l’unità d’Italia.
Nata il 28 giugno 1808, Cristina parlava con scioltezza diverse lingue (cosa che le facilitò i contatti internazionali) ma soprattutto era versatile, dotata di vivacissimo ingegno e profondità di pensiero. In più, era anche particolarmente bella e la donna più ricca di Milano.
Per tutte queste ragioni, quando si interessa attivamente della questione dell’unità d’Italia, finanziando i moti del ’30, del ’48 e della 1° guerra d’indipendenza - da posizioni inizialmente monarchiche e moderate - viene giudicata estremamente pericolosa dal Governo Austriaco.
Più volte accusata di alto tradimento, fu perseguitata da molteplici mandati di cattura e, per ben due volte, dalla confisca di tutti i suoi beni.
Costretta a fuggire, ripara di volta in volta a Genova, a Roma, a Napoli, a Firenze, in Provenza. Giunge infine a Parigi dove, ormai priva delle sue rendite, si mantiene facendo lezioni private, eseguendo decorazioni e ritratti, ma cogliendo l’occasione di iniziare la sua futura professione – per lei una vera e propria vocazione - di giornalista, scrivendo sul” National” editoriali e fondi politici.
Ritornata in possesso dei suoi beni, finanzia patrioti e politici come Mazzini, Gioberti, Mameli , Menotti, Pellico e Maroncelli. Ma, sempre critica, non manca talvolta di polemizzare politicamente con loro su strumenti e metodi della lotta.
Fonda “La Gazzetta Italiana”. Incontra Cavour e Carlo Alberto e fonda “La Gazzetta” in Piemonte ed il “Crociato” in Italia.
Delusa dai Savoia, si avvicina alla teoria della guerriglia di Garibaldi, diventa repubblicana e rivoluzionaria.
Eroina della Repubblica Romana, fonda 7 ospedali ed un moderno corpo di crocerossine.
Dalla Turchia, dove è riparata a seguito di un altro mandato di cattura, invia vivacissimi reportage sul Medio Oriente e sulla condizione delle donne negli harem. Socialista saintsimoniana e “femminista”, concretizza le convinzioni teoriche nel suo fondo di Locate (oggi Locate Triulzi) organizzando un asilo infantile, scuole elementari per ambo i sessi, scuole e laboratori d’arti e mestieri, cucina pubblica, “scaldatoio” e centri infermieristici, riqualificazione delle abitazioni; senza dimenticare il finanziamento e l’organizzazione di feste popolari per qualificare il tempo libero.
Inutile precisare che si attirò l’odio degli altri proprietari terrieri lombardi.
Non smette di scrivere e pubblica opere di teologia, di politica internazionale e un testo “Sulla presente condizione delle donne e del loro avvenire” fortemente anticipatore.
Segue sempre da vicino l’evolversi della situazione dell’unità del Paese per la quale aveva tanto lavorato e pagato,
Nel 1871, ormai gravemente malata, poco prima di morire, a Locate, ha la forza di chiedere “Buone notizie dall’Italia?”
Per sua volontà e all’insaputa di tutti, volle essere sepolta sotto una semplice croce nel settore dei poveri, tra “coloro che amava”.
Lo Stato la dimenticò e la Storia la cancellò: forse odiata dalle donne perché troppo bella e dagli uomini perché troppo intelligente.
*Segretario Regionale UILP Milano e Lombardia
![]() |
L'estremità di quest'albero
- nudo -
si tuffa nel mistero.
Non mio
non tuo
il mistero.
In cima tremo ogni notte
e non é tua -
la notte.
Mi confonderò ancora
tra le pieghe -
una -
più dell'anima.
Travolti i sogni muoveranno in un mare in cui la nave sarà perduta...
Come stella polare,
puro il mio irrequieto sentire
e poesie bugiarde di cui ascolti strofe infinite.
E' una sera antica
in cui l'anima posa
sulle urne del cuore - in un rosso luna.
Nell'occulta magia della sera agonizzante.
Sono.
foto Rosenthal
Iscriviti a:
Post (Atom)










