Il patto dell'Appennino: riforme nel segno di Craxi

"Nell'immaginario collettivo una parte del centrosinistra viene vista come un baluardo contro i cambiamenti, la trincea dei difensori più strenui dell'immobilità, e invece c'è una necessità impellente di cambiamenti, di riforme".

Così il segretario del Psi, Riccardo Nencini, ha riassunto il tema guida del convegno che si è svolto a Roma, introdotto da Ugo Intini e moderato da Daniela Brancati e a cui hanno partecipato l'ex presidente della Camera e leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini ed Enrico Letta, vicesegretario del Partito democratico. "Contro questa sorta di Camera dei Lord, simbolo della conservazione, propongo - ha detto Nencini facendo riferimento anche alla provenienza geografica di Casini e Letta, l'uno emiliano come lui stesso e l'altro toscano - non un 'patto della crostata', ma un 'patto dell'Appennino' per mettere in campo un sistema di alleanze c he vada oltre queste elezioni regionali e si proietti sulle prossime elezioni politiche, altrimenti saremo costretti a risparmiare fin da oggi anche sui manifesti elettorali perché la competizione si annuncia impossibile per chi, come tutti noi, auspica che questo paese meriti una stagione di riforme, proprio come era nel disegno di Craxi".
Il convegno, nel ricordo della figura di Bettino Craxi "Dalle riforme alle riforme. Il futuro della storia", è iniziato proprio con una breve rievocazione di Ugo Intini che ha messo l'accento sulle grandi capacità di innovazione dell'ex segretario del Psi nella politica estera,in quella interna come in quella economica.
"La memoria - è intervenuto Nencini rispondendo a Daniela Brancati che chiedeva l'utlilità per il Psi di restare all'ombra di questa grande storia che rischia di pesare troppo sul futuro e sul presente - è un salvadanaio dello spirito. Si conservano le persone che si amano e così anche le proprie radici. Certo non dobbiamo farci seppellire da queste storie, ma dobbiamo saperne trarre una lezione, un insegnamento. E nel nostro caso quello più importante è stato quello dell'innovazione." Il segretario del Psi ha ricordato come quella proposta avanzata da Craxi, nel settembre del 1979 con un articolo sull'Avanti!, giungesse alla fine di un decennio non migliore di quello appena trascorso, perché si era andati alle urne ripetutamente, tre volte per le politiche e una volta per il referendum sul divorzio e perché si chiudeva la fase del 'compromesso storico' ma il segretario del Pci, Enrico Berlinguer aveva aperto quella della 'diversità comunista'. Una stagione in cui si governava solo con il tacito accordo dell'opposizione del Pci ed era molto difficile per il governo prendere delle decisioni e realizzare un progetto politico. In questo quadro Craxi intuisce che c'è la necessità di mettere fine al consociativismo. Il Psi allora non era un partito in preda a una 'mutazione genetica', ma che tentava di rappresentare una parte importante della società italiana, del ceto produttivo, delle nuove classi sociali, che restava esclusa, senza voce. "E' vero anche che le riforme da allora sono state fatte, ma in un modo contorto, senza dirlo, senza dargli il nome che dovevano avere. Si pensi alla riforma elettorale, a una Costituzione che è stata cambiata senza cambiarla, per esempio indicanbdo sulla scheda elettorale il candidato premier. Abbiamo cambiato anche il nome. Difatti lo chiamiamo capo del governo, che è altra cosa dal presidente del consiglio poteri, perché ha poteri e prerogative diverse. Abbiamo cambiato anche i poteri del governo, ampliando la decretazione d'urgenza, e tutto questo senza però mettere mani al delicato meccanismo degli equilibri costituzionali degli organismi di controllo. Abbiamo modificato il titolo anche il titolo V della Costituzione e fatto assumere alle istituzioni una forma verticistica con una legge elettorale per comuni, province e regioni, che assegna poteri straordinari indebolendo però tutte le assemblee elettive. Abbiamo fatto tutto questo senza imbopccare quella cvhe doveva essere la strada maestra per le riforme, l'Assemblea costituente". "Quanto ai paralleli con l'attualità - ha poi detto Nencini rispondendo a un'altra sollecitazione della Brancati - quello tra Craxi e Berlusconi mi convince molto poco. Molti oggi lo sostengono, ma io mi ricordo perfettamente di chi allora c'era e di chi non c'era, di chi girava con i cartelli attorno alle federazioni del Psi, di chi alzava i cappi a Montecitorio e di chi aveva comportamenti di dissenso ma civile, e chi è qui oggi, ha avuto allora un comportamento civile. Sul piano giudiziario poi, le differenze sono profonde. Craxi venne perseguito per ragioni politiche, Berlusconi per la sua attività imprenditoriale e questa è una differenza profonda. Non so se sia l'unica, ma a me basta". "Craxi certo - è intervenuto Casini ricordando di essere stata la prima personalità istituzionale, da presidente della Camera, a visitare la tomba ad Hammamet - non era un santo, ha fatto errori e ha pagato fino in fondo, forse anche una dose ben superiore agli errori fatti. Ha subito un processo di demonizzazione che fino allora pochi avevano subito. La sua vicenda umana ci ricorda che non bisogna mai demonizzare l'avversario politico". Il riferimento alla demonizzazione dell'avversario porta Casini a ritornare sui paralleli con l'attualità. "Io non sono un berlusconiano ho litigato molte volte con Berlusconi quando stavamo insieme, figuriamoci oggi che stiamo divisi, ma rifiuto la demonizzazione che di Berlusconi fanno alcune forze politiche" "quanto alle polemiche sul 'doppio forno', ricordo che allora, erano rivolte a Craxi perché il Psi era alleato con il Pci in giunta in Emilia Romagna mentre era al governo con la Dc. Oggi, capisco che quelle scelte dipendevano dalla sua volontà di difendere l'autonomia del socialismo italiano".
Casini ha poi sottolineato la necessità delle riforme che "vanno fatte mettendole al riparo dalle intemperie politiche perché se si fanno a maggioranza durano al massimo una legislatura" e a questo proposito ha ricordato "l'appello del capo dello Stato" perché "non è interesse di nessuno mettere i bastoni tra le ruote" mentre è importante non ripetere gli errori del passato come "fece il centrosinistra con la riforma del titolo V della Costituzione". Casini condivide appieno il giudizio su Craxi, un innovatore della politica italiana e a questo proposito dedica un saluto, molto applaudito dalla sala, ad altre due figure storiche del riformismo, Giuseppe Saragat, un anticipatore della ricerca dell'autonomia socialista, e Giuliano Vassalli, che sulla giustizia ebbe intuizioni di grande rilievo. "La bontà di questa iniziativa - ha per parte sua sottolineato Enrico Letta - sta proprio nel titolo stesso del convegno e nell'obbligarci a riflettere sulla storia e sul futuro. Gli elettori ci chiedono cosa pensiamo del futuro e la questione delle riforme è centrale. Il Pd sarà il partito delle riforme se riuscirà a declinare nei fatti concreti il moderno riformismo". Secondo Letta, "il Pd non può non incontrarsi con il Psi" e a questo proposito immagina che "più che un incontro sarà un'alleanza". Di certo "il Pd non può essere l'attuazione trent'anni dopo del compromesso storico. Sarebbe un grande limite se avesse una classe dirigente che viene solo dai due partiti fondatori" dagli eredi della Dc e del Pci, mentre deve avere al suo interno un'area che sia l'espressione del riformismo socialista perché "il ruolo del Pd, deve essere proprio quello di interprete di un moderno riformismo italiano". Il dibattito politico, secondo l'esponente del Pd, deve ave re al centro, proprio come ha detto il Capo dello Stato, il tema delle riforme. "Cosa vuol dire oggi essere partito delle riforme? Vuol dire rimettere al centro la concretezza dei fatti non la narrazione dei fatti" Letta, portando poi l'esempio della riforma fiscale prima annunciata e poi smentita, ha sottolineato come Berlusconi si limita ad evocare delle storie e nella memoria della gente restino queste e non i fatti concreti dell'opposizione. "Non basta dire che quello che fa Berlusconi è sbagliato. Occorre costruire un'alternativa, far vedere alla gente che le nostre proposte sono credibili e solo se la gente ci vede come un'alternativa credibile possiamo vincere". "Chi oggi nel Pd rema contro i tentativi di allargamento dell'opposizione - ha poi aggiunto riferendosi all'attualità - e rifiuta nuove alleanze, immagina per noi tutti un futuro di tranquilla marginale forza di opposizione permanente" ma, ha concluso, "come ha detto Nencini a pro posito dei Craxi e del riformismo, il successo di quella storia socialista è arrivato quando si è sposata ai temi dell'innovazione".

Trattato sull'imitazione

Ritorna al Piccolo Teatro Studio dal 19 al 24 gennaio il 'Don Chisciotte' secondo Branciaroli.
Il capolavoro di Cervantes con le sue 1000 pagine e quasi altrettanti episodi e pressoché irrappresentabile in teatro, prende forma in questo spettacolo di  Franco Branciaroli in  un  Don Chisciotte che imita  “Don Chisciotte”.


Come l’Hidalgo imita le gesta dei cavalieri dei grandi poemi cavallereschi, l’attore  e  regista milanese  interpretando entrambi i ruoli di Don Chisciotte e di Sancho Panza, imita le voci di Vittorio Gassman e Carmelo Bene, due grandi cavalieri della scena italiana.
Li immagino nell’aldilà”, spiega Branciaroli, “dove finalmente realizzano il sogno di mettere in scena il libro più d’avanguardia che ci sia, quello che ha aperto le porte dell’era moderna”. E il vagabondare verbale, divertente e commovente insieme dei due mattatori, ripercorrerà alcune delle scene più celebri del grande romanzo picaresco del siglo de oro spagnolo, dando loro l’occasione di sfidarsi ancora su nuove “audaci imprese”, come a lungo fecero sui palcoscenici nazionali. “Erano due avversari irriducibili”, continua l’attore-regista, “ma al fondo due artisti che si stimavano e forse, come Don Chisciotte e Sancho Panza, rappresentano un solo modo di pensare il mondo visto da due lati opposti”.

Divertimento con un pizzico di nostalgia è la temperatura emotiva dello spettacolo cui si aggiunge un continuo rispecchiarsi di finzione e realtà che invita alla riflessione sulla creazione artistica e sul teatro in sé  idea questa, cui si ispirano le scene disegnate da Margherita Palli e illuminate da Gigi Saccomandi.

Piccolo Teatro Studio, via Rivoli 6  - M2 Lanza– dal 19 al 24 gennaio 2010
Informazioni e prenotazioni 848800304 - www.piccoloteatro.org - www.piccoloteatro.tv




L’inverno veritas di Nolan

Stasera alla casa 139 di via ripamonti a Milano, un appuntamento da non mancare: Nolan in concerto, per fare le ore piccole, senza secondi fini…

E proprio da questo progetto - disco d’esordio tra i migliori del 2009 - partiamo per quello che risulta più che un ‘viaggio’, un maremosso : 'Secondi Fini per Fare le Ore Piccole'.
E sono Lucio Sagone, Stefano Risso, Gipo Gurrado la  triade batteria, contrabbasso, voce&chitarra, occasionalmente pianoforte, elettronica e sassofono.


Parole e sensazioni mai banali, transgender della musica a vestire di contenuto un corpo teso, vibrante, da rock malinconico e duro.
Poesia in movimento per suoni che confondono, malinconici, su amori finiti, forse sognati, di un altrove dei sensi che costringe l’ascolto e come nodi ci lega irrimediabilmente a “Il Succo”, “Inverno Veritas”, “Non Torno” , “La Strada Opposta”.

Così, su ‘ volevo uscire un po’/ma non piove più/perché credevo di averti pensato/ma poi non eri tu’ invitiamo cuori zingari all’ascolto di questa bella onda musicale, stravagante, innovativa, a rompere il ritmo: sull’onda di emozioni che prendono forma in noi, chiudiamo su  'Non torno':” tra un po’/vengo lì/porto secondi fini/per fare le ore piccole/giornate storte/ per tempi dispari”.

Tra un inizio e una fine - senza fini -  un concerto da non perdere.



Così anticamente mia...

yo

come un nodo alla sua corda
seguo il tuo sguardo
sento il tuo respiro
e mi accosto a te -
amore che dilaghi -
chiudendo al mondo
senza rimedio 
l'eternità
di un tuo sorriso
colato sul mio.

andando-stando
senza più via,
più ritorno.

Il trio d'archi più provocatorio del mondo


Dopo lo strepitoso successo ottenuto nella scorsa stagione con sette giorni di permanenza che hanno registrato il tutto esaurito,e una replica straordinaria, tornano al Teatro Libero di Milano i "Pluck", il trio d'archi più provocatorio del mondo: se pensate che la musica classica sia troppo old-style e pretenziosa - bene, i Pluck vi faranno cambiare idea.


Immaginate di aver appena gustato un'ottima cena, di sedervi in una sala dove tre musicisti seri e impeccabili si accingono a salire sul palco e deliziarvi con le note della Primavera di Vivaldi: scoprirete presto che non si tratta di un concerto come gli altri- tra rivisitazioni jazz, intermezzi di commedia e un finale in puro stile Hendrix- no.. sarete investiti da una scarica di energia musicale eclettica e irresistibile!
In scena tre musicisti eccezionali e irriverenti - pieni di talento - che eseguono questo 'loro' ricco repertorio mettendo in ridicolo ogni tipo di musica, da Bach ai Beatles, fino a 'condurvi' attraverso un mix di incredibili armonie, in un  vero e proprio incendio musicale!
Formatisi nel 2002, questi folli musicisti sono animati dal desiderio di fare qualcosa di più che semplicemente suonare gli strumenti che hanno studiato e perfezionato a lungo: le loro performance sono un mix perfettamente calibrato di musica classica, jazz e rock, che hanno sedotto le platee di tutto il mondo, dall'Europa all'Australia, riportando grandi successi di pubblico e critica.

Da non perdere.

THE PLUCK SHOW
Dal 13 al 18 gennaio 2010 - Teatro LIbero - via savona,10 - Milano






I Manifesti del movimento delle Donne




.......parliamone....

13 gennaio ore 19,30
27 gennaio ore 19,30
3 febbraio ore 19,30

cicip&ciciap
circolo culturale e politico delle donne
via gorani, 9 -20123 milano

Legalità ed integrazione possono convivere?

riceviamo e pubblichiamo testo della petizione inoltrata da Adolfo Pablo LAPI

Kind American President , Barack Obama,
Kind Italian President, Giorgio Napolitano,
Kind President of the council, Silvio Berlusconi,
Kind President European, Jerzy Buzek,
Kind President of the European commission, José Manuel Barroso

Petition: No to the slavery in Europe. The Italian state against the tyranny of the mafia. A European scandal!!!

The lack of the legalities and of the transparency in the Italia system in controls of the migratory flows, the absence of the ItalianState in controls in the world of the clandestine work, the lack of an European police for the control of traffics of human beings of the Mafia in Italy, does emerge the scandal in Italy. The Italy against the mafia. The Europe against the mafia!!!Till, this trade of slaves, deriving to a large extent from the Africa, it yielded and it made well, not underlined the "disposable slavery", now that the economy does not stand up, they come out the "knots to the comb" , of this invisible phenomenon…. http://www.comune.rosarno.rc.it/demonstrated in the commune of Rosarno, with the desperate protests, of the human pain, of these African boys, exploited by the bad organized life….All this, in the name of the comfort of mafiosoes and exploiters, removing all… to human beings that are held on conditions of slavery.Italia was, one fine day, the crib of the culture for the legality and the tolerance, today following these facts, where the “bad life” puts bombs in the courts and the slaves of color, they rise up to manifest their pain, their alienation, from the exploitation from the bad life, does not do that confirm that are remote from the culture of the legality.Legality and human rights, stamp on by mafioso organized gangs of the mafia… and we unfortunately pay the consequence for the resources lack of to oppose this phenomenon.Are suns, in the face of an infernal monster, a monster by name mafia, that is not only Italian, but well it is, a global organization that strikes Italy and the Europe all, with the drug trafficking, with the trade of human beings, are for the harvest in the fields, is with the women to prostitute.to do the LEGALITA maids ', the tolerance and it SOLIDARIETA of the millennial European culture in the face of the deprivation of the LIBERTA and of the Human Dignity , removed by mafiosoes croups that enslave human beings?

What see in Tv, that images of mens of color, desperate that protest in places and only the tip of the iceberg. Is not a located and only phenomenon is a more articulated and dramatic phenomenon.Is not the clandestine thing to the Padania, that passes from Milano with the signed jeanses, that steal to buy a jail cell … these boys are another phenomenon, is the meat of slaughterhouse of the mafia… it same mafia that does fill the city of dustbin, it same mafia that puts the bombs, that does shop of drug, that unload toxic refusals in the lobsters and in the city…These boys in plaza are un Heroes….they say no to the slavery, they say no to the mafia, they say no to the illegality to be " in fact " clandestine…If for a second consider identical in their reality, from like part believe that want to be, doing these protests of plaza?

Legality and integration can cohabit?

The tolerance lack of conjugated with the legality, can bring to destroy our tradition of free and respectful peoples of the honest work,The made in Italy victimization and the look for the expiatory he-goats, making feel guilty " the clandestine "….save Italy of the mafia crab. The see people of color that fights for the liberty, is not able be exploited to say: " looks am un clandestine bad "…. But instead can be Humpty-Dumpty fight for the legality, as all we.If himself ascertained that these persons are enslaved by the mafias, the state must, ask excuse to these human beings, for as have been enslaved in Italian territory!!! It must stay any doubt that the Europe and Italy is privy to the mafia or of the slavery of human beings.The Europe must send inspectors for surveillance these phenomenona of illegality…using the NATO technology against the mafia, surveillance with the satellites all movements that enrich the mafias. Laws there are, sin that the legality does not arrive where it must arrive.
Have in Europe a highly professional army, sin that is destined in foreign missions, while here, in Italy, a day must arrive the blue helmets to free Italy of the mafia that enslaves, sell off every kind of spices, it puts bombs, kills political, judges, city, military, policemen, police, financiers….
They will come a day the blue helmets, sin that will be a day after the fair….We must revalue the crime of "high treason of the country" for all officials of the state in Italy like in Europe?

Yours truly,
Adolfo Pablo Lapi


Gentilissimo Presidente Americano Barack Obama,
Gentilissimo Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano,
Gentilissimo Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi,
Gentilissimo Presidente del Parlamento Europeo, Jerzy Buzek,
Gentilissimo Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso

Petizione: No alla schiavitù in Europa. Lo Stato Italiano contro la tirannia della Mafia. Uno scandalo Europeo!!!

La mancanza delle legalità e della trasparenza nel sistema Italia nei controlli dei flussi migratori, l’assenza dello Stato Italiano nei controlli nel mondo del lavoro clandestino, la mancanza di una Polizia Europea per il controllo dei traffici di esseri umani ad’opera della mala vita organizzata in Italia, fa emergere l’ennesimo scandalo all’italiana, Lo Stato contro la Mafia. La Europa contro la Mafia!!!Finché, questa tratta di schiavi, proveniente in gran parte dall’Africa, fruttava e rendeva bene, non si evidenziava la “schiavitù usa e getta”, ora che la economia non regge, vengono fuori i “nodi al pettine”, di questo fenomeno invisibile…. http://www.comune.rosarno.rc.it/ manifestato nel comune di Rosarno, con le proteste disperate, del dolore umano, di questi ragazzi africani, sfruttati dalla mala vita organizzata….Tutto ciò, in nome del benessere di mafiosi ed sfruttatori, togliendo tutto… ad essere umani che sono tenuti in condizioni di schiavitù.Italia fu, una volta, la culla della cultura per la legalità e la tolleranza, oggi a seguito di questi fatti, dove la mala vita mette bombe nei tribunali e gli schiavi di colore insorgono a manifestare il loro dolore, la loro emarginazione, dallo sfruttamento dalla mala vita, non fanno che confermare che siamo lontani della cultura della legalità.Legalità e diritti umani, calpestati dalle cosche mafiose… e noi purtroppo ne paghiamo le conseguenza per la mancanza di risorse per contrastare questo fenomeno.Siamo soli davanti a un mostro infernale, un mostro di nome Mafia, che non è solo italiana ben si un’organizzazione globale che colpisce l’Italia e l’Europa Tutta, con il traffico di droga, con la tratta di essere umani per la raccolta nei campi, sia con le donne da prostituire.

A cosa serve la LEGALITA', la TOLLERANZA e la SOLIDARIETA' della cultura millenaria Europea di fronte alla privazione della LIBERTA' e della DIGNITA' UMANA, tolta da gruppi mafiosi che schiavizzano esseri umani?Quello che vediamo in Tv, quelle immagini di uomini di colore, disperati che protestano in piazza e soltanto la punta dell’iceberg. Non è un fenomeno localizzato ed unico è un fenomeno più articolato e drammatico.Non è il clandestino alla Padana, che passa da Milano con i jeans firmati, che rubano per comprarsi un cellulare … questi ragazzi sono un altro fenomeno, sono la carne di macello della Mafia… la stessa Mafia che fa riempire le città di pattumiera, la stessa mafia che mette le bombe, che fa spaccio di droga, che scaricano rifiuti tossici nei mari e nelle città…Questi ragazzi in piazza sono degli EROI….dicono no alla schiavitù, dicono no alla mafia, dicono no alla illegalità di essere “di fatto” clandestini…Se per un secondo ci immedesimiamo nella loro realtà, da quale parte credete che vogliano stare, facendo queste proteste di piazza?

Legalità ed integrazione possono convivere?

La mancanza di tolleranza coniugata con la legalità, può portare ad annientare la nostra tradizione di popoli liberi e rispettosi del LAVORO ONESTO.Il vittimismo Made in Italy e il cercare i capri espiatori, colpevolizzando “ il clandestino”….non salveranno l’Italia del cancro Mafia. Il vedere gente di colore che lotta per la libertà, non può essere strumentalizzato per dire: “guarda sono dei clandestini cattivi”…. Ma invece potrebbero essere persone che lotta per la legalità, come tutti noi.Qualora si appurasse che queste persone sono schiavi dalle Mafie, Lo Stato dovrebbe, chiedere scusa a questi essere umani, per come sono stati schiavizzati in territorio italiano!!! Non dovrebbe restare nessun dubbio che l’Europa e L’Italia sia complice della Mafia o della schiavitù di esseri umani.L’Europa dovrebbe inviare ispettori per monitorare questi fenomeni di illegalità…adoperando la tecnologia NATO contro la Mafia, monitorando con i satellite tutti i movimenti che arricchiscono le Mafie. Le leggi ci sono, peccato che la legalità non arriva dove dovrebbe arrivare.

Abbiamo in Europa un esercito altamente professionale, peccato sia destinato in missioni estere, mentre qua, in Italia, un giorno dovranno arrivare i caschi blu per liberare l’Italia della Mafia che schiavizza, spaccia ogni tipo di droga, mette bombe, ammazza Politici, Giudici, Cittadini, Militari, Carabinieri, Polizia, Finanzieri…. Verranno un giorno i caschi blu, peccato che sarà troppo tardi….
Dovremmo rivalutare il reato di “alto tradimento della Patria” per tutti i funzionari dello Stato in Italia come in Europa?

Cordiali saluti,
Adolfo Pablo Lapi




Se non son Ipazie non le vogliamo


In Italia si vuole blocccare il film "Agorà" di Amenabar, che narra la storia della filosofa Ipazia - filosofa vissuta ad Alessandria d'Egitto fra la fine del IV e l'inizio del V secolo.


Ipazia diffondeva la grande cultura greca ed educava alla cittadinanza (agorà) mediante lo studio. Insegnava filosofia, matematica, astronomia. Un'anomalia doppiamente insopportabile: era una donna e per giunta pensava. Scomoda soprattutto al cattolicesimo apostolico romano, che in alleanza col decadente impero romano, aveva ottenuto nel 380 l'editto di Tessalonica con cui lo Stato diventava il braccio armato che perseguitava quanti non si conformassero ai dogmi cattolici.
Ipazia con cocci taglienti venne fatta a pezzi, gettati per spregio ulteriore nel "cinerone" dove si bruciava la spazzatura. I suoi assassini erano monaci fanatici ed analfabeti al seguito del vescovo di Alessandria, Cirillo.
Questa figura di donna scomoda, apprezzata e stimata dai colti, ma difforme dal mito mariano che lo stesso Cirillo stava contribuendo a costruire, fa paura ancora oggi, visto che si sta cercando di bloccare la diffusione di un film che ne ripropone la storia.

Come liberi pensatori - come bruniani - ostacoliamo questa censura.

Pazzi...per le vedove!

Enrico Groppali - giornalista, scrittore e critico di teatro - porta sul palcoscenico del Libero di Milano due monologhi ispirati a due grandi figure femminili che hanno segnato la vita di grandi artisti del Novecento: Alma Schindler Mahler e Antonietta Portulano

La prima scena è ambientata in un salotto liberty primo Novecento: sepolta in una poltrona di velluto rosso, una signora anziana fuma un narghilé; è Alma Schindler Mahler, donna di virtù, che suo malgrado ha ispirato quattro grandi uomini a scrivere e comporre, dipingere e creare quella cosa tanto fragile e preziosa che si chiama arte.
Giovanissima si lega a Gustave Klimt - suo primo amore- mentre un altro Gustave, il compositore Mahler, diviene il suo primo marito. Marito adorato fin tanto che un giorno Alma conosce Walter Gropius: un architetto, un poeta che canta - nei suoi disegni perfetti - i fasti e la purezza della città futura. La sorte beffarda vuole però che, un’amica la conduca a una mostra: Alma si innamora del pittore Oskar Kokoschka, segnando l'inizio di un nuovo idillio.. Poi è la volta dello scrittore Franz Werfel
Così i mariti muoiono presto e chissà perché i mariti muoiono così presto - si domanda alla fine dell’opera la sconsolata vedova delle quattro arti: come se Mahler, Gropius , Kokoschka e Werfel nella sua vita abbiano contato..Loro malgrado sono stati un fuscello, un grano di sabbia, che Alma racconta con originale e irresistibile ironia.

Il secondo monologo – affidato ad Antonietta Portulano, vedova di Pirandello – è ambientato nella clinica in cui la donna ha trascorso i vent’anni della sua malattia: la sua è una storia fatta di amore e di incomprensione, in cui il percorso verso la follia è evocato con pochi tratti capaci di ricreare la sensazione angosciosa che si accompagna alla perdita del controllo di sé.
La protagonista conclude il monologo-confessione sottolineando come il marito stesso abbia accettato supinamente la di lei follia, arrivando al punto di trarre - dai suoi disturbi - spunto per la composizione artistica e, in particolare, per l’ideazione de Il Berretto a sonagli.
Un Pirandello inedito dunque quello che emerge dal testo pungente e acutissimo di Groppali che, tra la citazione di una celebre commedia e la rivisitazione di frammenti biografici, guida lo spettatore nell'oscuro tunnel della pazzia, alla fine del quale un colpo di teatro attende lo spettatore.
Teatro Libero - via Savona 10 - Milano - dal 7 al 12 gennaio 2010

Tra il chiaro e lo scuro il Mercante di Ronconi


Dopo le repliche che a dicembre hanno fatto registrare il tutto esaurito, torna al Teatro Strehler dal 7 al 31 gennaio " Il mercante di Venezia" per la regia di Luca Ronconi : testo ambiguo - crudele -'nero' -intrigante.

Nelle mie frequentazioni shakespeariane” - spiega Ronconi - “ho sempre scelto commedie problematiche: Troilo e Cressida, Sogno di una notte di mezza estate, Misura per misura. Il loro esito dipende dallo sguardo dell’osservatore: che cosa vede? Cosa lascia in ombra? Il mercante di Venezia rientra nella mia predilezione per questo Shakespeare mezzo chiaro e mezzo scuro, mezzo serio e mezzo grottesco…”. Nel Mercante” - aggiunge il regista - “il concetto di duplicità è ancor più marcato rispetto al Sogno: se là esisteva una netta demarcazione fra il mondo di Atene e quello della Foresta, nel Mercante possiamo parlare di una continua alternanza tra due “location” equivalenti, un luogo realistico, Venezia, e un luogo fiabesco o romanzesco, Belmonte. Due luoghi sono anche il luogo dell’ebreo e quello del cristiano. Non stiamo parlando di un conflitto di religioni: a Shakespeare non interessava e il testo va lasciato così com’è, senza forzature. Un altro tema interessante è il rapporto tra eros e oro: la legge del danaro, e il modo in cui essa governa l’eros, è sorprendentemente presente. Siamo di fronte a una commedia piena di sfaccettature e di possibili punti di vista…”.

Una scenografia - quella di Margherita Palli - scarna ed essenziale, priva di qualsiasi connotazione storica, tesa tra due luoghi, Venezia e Belmonte. Comune è lo sfondo che recupera naturalmente il palcoscenico del Teatro Strehler, ridipinto in una tinta più chiara; e comune è soprattutto la costante, insistente presenza della bilancia, declinata in tutti gli elementi scenici, con un fiorire ovunque di pesi e di misure di tutte le dimensioni e tipologie.
La bilancia determina lo spazio”, dichiara Margherita Palli, “replicandosi all’infinito. Dopo il Sogno di una notte di mezza estate, un altro Shakespeare mi offre l’occasione per interpretare lo spazio vuoto del grande palcoscenico dello Strehler, non da riempire scenograficamente ma con una trama ideale di oggetti, un intreccio di segni e simboli”.

L’esigenza di differenziare i due mondi, diversi ma speculari, di Venezia e di Belmonte, si riflette anche nei costumi, firmati da Ursula Patzak, che spiega: “Per Venezia, regolata dal denaro, dagli affari, ho pensato a costumi che riprendessero la rigidità di quel mondo con redingote scure, vagamente fine ‘800. L’altro, Belmonte, inventato, fantastico, dove a dominare sono le linee fluide, senza rimandi ad epoche storiche definibili, i tessuti leggeri e preziosi” .


Piccolo Teatro Strehler - largo Greppi (M2 Lanza) - dal 7 al 31 gennaio 2010 - Info e prenotazioni 848800304 - www.piccoloteatro.org - www.piccoloteatro.tv - Prezzi speciali su www.piccolocard.it

La primera boda gay en Latinoamérica se celebra en la Patagonia

La gobernadora de Tierra del Fuego autoriza el matrimonio después de que la justicia civil lo volviera a rechazar.

Por primera vez, dos personas del mismo sexo se casaron ayer en Latinoamérica. Lo hicieron en la ciudad más al sur del planeta, Ushuaia, la ciudad argentina situada a 3.500 kilómetros de Buenos Aires. Álex Freyre y José María Di Bello, que habían intentado sin suerte casarse el 1 de diciembre en la capital argentina, por lo que recorrieron todo ese camino para encontrar un lugar en el mundo donde unirse en matrimonio.La pareja había pedido en abril casarse en su ciudad, Buenos Aires, pero el Registro Civil le denegó su solicitud porque el Código Civil no contempla la posibilidad de matrimonios entre personas del mismo sexo. Freyre y Di Bello presentaron entonces un recurso de amparo y consiguieron que una juez lo autorizara. Como el alcalde de Buenos Aires, el liberal Mauricio Macri, no apeló la decisión, la boda iba a celebrarse el 1 de diciembre, pero abogados católicos reclamaron ante otra juez, que les hizo caso, y después la Cámara Civil confirmó la suspensión del enlace. Una apelación de la pareja ante la Corte Suprema quedó truncada por errores de procedimiento del procurador general porteño.
Intentos judiciales
Pero Freyre y Di Bello viajaron como asesores ad honorem del Instituto Nacional contra la Discriminación (INADI) a Ushuaia y allí volvieron a pedir autorización al Registro Civil de la provincia de Tierra del Fuego, que también se la rechazó. Entonces apelaron a la gobernadora fueguina, Fabiana Ríos, de centroizquierda. Ella los autorizó y se casaron ayer. Uno de los testigos fue el presidente del INADI, el kirchnerista Claudio Morgado. "Sabíamos que la gobernadora es una persona que simpatiza con esta causa", comentó Di Bello.Hasta ayer no había matrimonios gays en Latinoamérica. El pasado día 21, la Asamblea Legislativa de la ciudad de México aprobó su existencia, pero la ley sólo entrará en vigencia en febrero. Hasta ahora, sólo existían uniones civiles, que usualmente no contemplan el derecho a la adopción, en el Distrito Federal mexicano, Buenos Aires, Colombia y Uruguay. Pero este año una reforma del Código de la Niñez habilitó la adopción en Uruguay.
ALEJANDRO REBOSSIO Buenos Aires 28/12/2009
elpais.com

Scrooge


Tratto da Canto di Natale di Dickens approda al Piccolo "Scrooge", spettacolo popolare e coinvolgente che trova nella musica il fulcro dell’intero impianto drammaturgico e scenico, unendo recitato, recitativo e canto.

Scenicamente incentrato sulle molteplici possibilità combinatorie di personaggi in carne ed ossa, ombre corporee e ombre di sagome, lo spettacolo affronta tematiche e contenuti di grande attualità.
La storia di Scrooge, avaro e misantropo riccone nato dalla fantasia di Dickens, è conosciuta: Scrooge è un perfetto prototipo di uomo avido ed egoista, cieco e insensibile di fronte ai mali del mondo; ma anche un esempio edificante di uomo in lotta con una lacerante presa di coscienza.

Coproduzione Teatro Gioco Vita – Teatro Stabile di Innovazione e Teatro delle Briciole Solares Fondazione delle Arti, 'Scrooge' costituisce una nuova tappa del percorso di collaborazione già da tempo avviato tra queste realtà: da anni infatti Teatro delle Briciole e Teatro Gioco Vita, pur nella diversità delle poetiche e delle linee artistiche, hanno avviato percorsi di collaborazione instaurando sinergie comuni su alcuni progetti tra i quali ricordiamo la coproduzione dello spettacolo Alice nel paese delle meraviglie del 1997.

Piccolo Teatro Studio - via Rivoli, 6 - dal 22 al 30 dicembre 2009
Informazioni e prenotazioni 848.800.304, www.piccoloteatro.org - www.piccoloteatro.tv

La farsa tragica di Ionesco


Pietro Carriglio prosegue la sua ricerca registica sul teatro del Novecento e sui temi dell’assurdo: dopo 'Il re muore' e a cent’anni dalla nascita dell’autore franco-rumeno, Pietro Carriglio torna a Ionesco scegliendo 'Le sedie' al suo debutto in prima nazionale fino al 20 dicembre al Teatro Studio.
Protagonisti Nello Mascia e Galatea Ranzi nel ruolo di due anziani coniugi che vivono in un faro abbandonato su un’isola deserta: una vita fatta di piccoli gesti quotidiani, come dell’assoluta mancanza di comunicazione con il mondo esterno che i due anziani decidono di rompere per trasmettere un “messaggio all'umanità”.
Attraverso le parole dei due protagonisti prendono vita sulla scena un gran numero di personaggi invisibili: alla porta è un continuo via vai di persone, saluti e strette di mano di individui inesistenti nella realtà ma lucidamente delineati nella loro mente. Persone che si materializzano solo attraverso il moltiplicarsi di sedie oggetto-simbolo, unico segno concreto del senso di vuoto che l'autore intende trasmettere.
Piccolo Teatro Studio -via Rivoli, 6 – M2 Lanza - dal 16 al 20 dicembre 2009
Informazioni e prenotazioni 848.800.304 www.piccoloteatro.org - www.piccoloteatro.tv
'Le sedie'
di Eugène Ionesco
regia e scene Pietro Carriglio
con Nello Mascia, Galatea Ranzi e Sergio Basileproduzione Teatro Biondo Stabile di Palermo

AAA cercasi Cirano disperatamente


In occasione della ripresa dello spettacolo 'Cirano di Bergerac' per la regia di Corrado d'Elia, la Compagnia Teatri Possibili ricerca un attore dai 35 anni in su per il ruolo di Ragueneau (il pasticcere): disponibilità richiesta per gennaio, febbraio e marzo 2010.
Sono ormai dieci anni che Teatro Libero rappresenta questo spettacolo in giro per l’Italia; cambiano le sale ma non il loro entusiasmo, supportato dalla presenza formidabile del pubblico che ha decretato il successo di questo spettacolo, trasformandolo in un ritratto generazionale e in un vero e proprio cult del teatro giovane.

Con momenti di intensa fisicità e nella maniera asciutta, veloce, visionaria che contraddistingue le regie di Corrado d' Elia, la magnifica storia di Cirano - uomo eroico e virtuoso - insuperabile nella spada e nella parola, la cui diversità e il rifiuto di farsi imprigionare dalle convenzioni sociali, dall'asservimento politico e culturale, dal conformismo ideologico e dal potere viene pagata con la morte.
Inviare cv aggiornato e foto in formato jpg a mailto: provini@teatripossibili.org entro e non oltre il giorno 18 dicembre:non saranno presi in considerazione i cv inviati senza foto o pervenuti dopo questa data.

Ombre Shakespeariane


Luca Ronconi sceglie ancora Shakespeare per la sua nuova produzione al Piccolo: un testo ambiguo, crudele, nero e intrigante come ‘Il mercante di Venezia’, al Piccolo Teatro Strehler in prima nazionale assoluta.

Nelle mie frequentazioni shakespeariane”, spiega il regista, “ho sempre scelto commedie problematiche: Troilo e Cressida, Sogno di una notte di mezza estate, Misura per misura. Il loro esito dipende dallo sguardo dell’osservatore: cosa vede? Cosa lascia in ombra? Il mercante di Venezia rientra nella mia predilezione per questo Shakespeare mezzo chiaro e mezzo scuro, mezzo serio e mezzo grottesco… Nel Mercante il concetto di duplicità è ancor più marcato, rispetto al Sogno: se là esisteva una netta demarcazione fra il mondo di Atene e quello della Foresta, nel Mercante possiamo parlare di una continua alternanza tra due “location” equivalenti, un luogo realistico, Venezia, e un luogo fiabesco o romanzesco, Belmonte. Due luoghi sono anche il “luogo dell’ebreo” e quello “del cristiano”. Non stiamo parlando di un conflitto di religioni: a Shakespeare non interessava e il testo va lasciato così com’è, senza forzature. Un altro tema interessante è il rapporto tra eros e danaro: la legge del danaro, e il modo in cui essa governa l’eros, è sorprendentemente presente. Siamo di fronte a una commedia piena di sfaccettature e di possibili punti di vista…”.


Piccolo Teatro Strehler - largo Greppi (M2 Lanza) -dal 9 al 23 dicembre 2009 e dal 7 al 31 gennaio 2010
Info e prenotazioni 848800304 -
www.piccoloteatro.org - www.piccoloteatro.tv

foto Marasco

Polizia Penitenziaria: quale identità

Ancora in questi giorni - dopo i casi Cucchi e Bianzino - il carcere e i suoi Operatori sono sotto la lente mediatica a causa, purtroppo, di eventi tragici che determinano un onda emotiva di avversione nei confronti del sistema, ma in particolare della Polizia Penitenziaria.
Noi che conosciamo bene la realtà carceraria vivendola quotidianamente - dichiara Angelo Urso Segretario Nazionale UIL PA Penitenziari - non possiamo che soffrire per la conseguenze che si riverberano su di noi in termini di immagine”. Riteniamo indispensabile - aggiunge Urso - sollecitare le coscienze di ognunoad una riflessione sulle condizioni che il sistema carcere attraversa, a causa del sovraffollamento e delle carenze di ogni genere”. “Vogliamo sfatare il luogo comune che vede proprio nella Polizia Penitenziaria i responsabili di tutto. Siamo noi, pur lavorando in condizioni di estrema difficoltà, ad essere i primi garanti dei detenuti, quelli che cercano di risolvere i loro problemi ogni giorno, di garantire i loro diritti e di far rispettare le regole di civile convivenza, coloro che assorbono i loro sfoghi, le loro sofferenze e le loro frustrazioni”. “Si tratta di quotidiani fatti di cronaca penitenziaria – conclude il sindacalista - dei quali non si parla perché forse nella notizia manca clamore, ma per noi salvare una persona che tenta il suicidio è motivo di soddisfazione perché un essere umano
è sempre tale, ancor di più quando privato della libertà
”.
Queste sono le ragioni che hanno spinto la UIL PA Penitenziari ad organizzare il convegno “POLIZIA PENITENZIARIA: QUALE IDENTITA’” che si svolgerà oggi 14/12/2009 alle ore 15:30, a Milano presso il Palazzo della Regione – sala Pirelli – con la speranza che possa essere utile a fare si che si guardi al carcere in maniera diversa.
Al convegno interverranno il Presidente della Regione Lombardia, Sen. Roberto Formigoni, la Dr.ssa Antonella Maiolo sottosegretario del Presidente della Regione, il Dr.Alberto Nobili procuratore aggiunto presso il Tribunale di Milano, il Dr. Massimo Picozzi Direttore ricerca del Crimine presso l’Università Liuc di Castellanza, la Dr.ssa Alessandra Uscidda comandante di reparto presso la casa reclusione di Bollate, la Dr.ssa Daria Bignardi giornalista e conduttrice televisiva e Sarno Eugenio Segretario Generale UIL PA Penitenziari.

Carrozzine e stampelle di cioccolato, come il panettone a Natale

Dopo un 1° dicembre dedicato alla lotta nel mondo contro l'Aids, oggi - 3 dicembre - si celebra la Giornata internazionale delle persone con disabilità.
Due temi trasversali, due problematiche troppo importanti per essere relegate a una sola giornata, perché così come di Aids si continua a morire anche nei giorni in cui il mondo non ne parla, si è o si diventa disabili oggi, domani o l'anno prossimo, ma la situazione diventa permanente, e i problemi quotidiani.

E allora la redazione di Disabili.com , portale di riferimento dei disabili italiani da 10 anni (1 milione di pagine viste al mese, 8.500 iscritti al forum e oltre 2.000 fan su Facebook) che di questo si occupa quotidianamente, 365 giorni l'anno, si è chiesta e ha chiesto ai propri navigatori- ed anche ad alcune persone che di disabilità si occupano o che la disabilità conoscono bene- se ha senso, ed eventualmente quale sia, celebrare il 3 dicembre.
Attraverso un sondaggio è emerso che per un terzo dei disabili italiani 'serve solo a lavarsi la coscienza'; speculare la percentuale (15%) di chi pensa che sia 'un giorno importante' e dei disillusi, convinti che 'tanto non cambia nulla'. Un navigatore su 5 infine si domanda a chi importi cosa succede ad esempio il 2, o il 4 dicembre.
Opinioni contrapposte anche nel forum di discussione aperto dalla redazione, dove se per qualcuno non ci sono motivi per festeggiare, visti i tagli al sociale, gli ausili negati e le barriere sparse ovunque nel Paese, per altri si, considerato che "Siamo pieni di giornate di qualcosa, ci sta anche questa, per sottolineare però che esistiamo anche durante il resto dell'anno ".
Per quanto ci riguarda, facciamo nostra la proposta ironica e provocatoria di un navigatore che lancia l'idea: "inventare prodotti di cioccolato a forma di carrozzina o di stampella, da vendere in questa giornata "

Processo breve e violenza contro le donne

L’associazione nazionale “D.i.Re - Donne in rete contro la violenza” alla quale aderiscono 54 centri antiviolenza di tutta Italia che operano a sostegno delle donne vittime di violenza, si unisce alle tante voci di grande preoccupazione per il Disegno di legge proposto dal Governo sulla riforma del processo penale.
D.i.Re denuncia che qualora passasse il provvedimento migliaia di processi finirebbero al macero: compresi quelli che vedono imputati gli autori di violenze sulle donne. Sono inoltre ad altissimo rischio di annullamento (per la prescrizione di due anni) i processi che vedono le donne parte offesa per i reati di maltrattamento familiare, di violenza sessuale (per i casi sotto i 10 anni), di violazione degli obblighi di assistenza familiare, di violenza privata, di lesioni e dello sfruttamento della prostituzione.
L'Associazione segnala che saranno esclusi dal rischio di prescrizione solo i processi per i reati di stalking, pornografia minorile, sequestro di persona a scopo di estorsione perché secondo il disegno di legge, producono allarme sociale. Con ciò implicitamente si ribadisce la convinzione che il maltrattamento familiare e i tanti reati contro la persona in ambito familiare siano reati che non producono allarme sociale e non riguardano la società intera.
Dati ufficiali confermano invece che il 75% delle violenze alle donne, fisiche, psicologiche e sessuali, avvengono nell’ambito familiare e sappiamo quanto siano gravi le conseguenze della violenza da un punto di vista psicologico e fisico sulle donne e sui figli e le figlie che assistono ai maltrattamenti. Sappiamo inoltre che la violenza alle donne ha costi sociali in termini sia umani che di risorse economiche altissimi e che è elemento di disgregazione sociale.
In Italia ogni tre giorni viene assassinata una donna e nella gran maggioranza dei casi sono delitti maturati nell’ambito di situazioni di maltrattamento familiare!
L’associazione nazionale “DiRe – Donne in rete contro la violenza” si appella al Parlamento affinché non approvi una legge che viola i principi costituzionali, discrimina gli imputati, non tutela le vittime di gravi reati contro la persona. Secondo l'Associazione si tratta di un’ evidente ingiustizia per tutti, che scardina lo Stato di diritto e sancirà l’ennesima impunità della violenza in famiglia e degli autori di quelle violenze che nella stragrande maggioranza dei casi sono i mariti ed conviventi.
Le donne vittime di violenza saranno lasciate prive di tutela.


Associazione "D.r.Re. contro la violenza", Presso Linea Rosa, Sede Operativa, Via Mazzini, 57/A 48100 Ravenna. Tel. e Fax 0544 216316
e-mail: direcontrolaviolenza@women.it
www.direcontrolaviolenza.it
Sede legale: Via della Lungara nr. 19 – 00165 Roma

fonte: Unione Femminile Nazionale

La Locandiera pop di Corrado d'Elia



Debutta al Teatro Libero di Milano in prima nazionale uno degli spettacoli più attesi della stagione, 'La Locandiera' di Corrado d'Elia, in un allestimento colorato, comico, di grande energia e ritmo.
Attraente e astuta - costantemente corteggiata dagli uomini che frequentano la sua locanda - non cede a nessuno e si diverte a conquistare il cuore di cavalieri e marchesi che alla fine rifiuterà, scegliendo a dispetto di tutti il fidato cameriere.

Secolo di grande allegria e finzione -il settecento- dove la forma aveva grande significato e che nello spettacolo di D'Elia prende una forma sinuosa, affascinante, colorata e ironica: da una parte la Mirandolina archetipo e modello indiscusso di femminilità, dall'altro pratica e calcolatrice donna d'affari, seducente amministratrice delle vite di coloro che nella sua locanda vivono speranze e delusioni, sacrificherà il suo ideale di donna libera in nome della possibilità di scegliere lei stessa il suo destino.
Dopo tanta sperimentazione, dopo gli ultimi lavori in cui la parola veniva spesso frammentata e le immagini e la musica suggestionavano in maniera determinante l'impianto spettacolare delle sue regie, ecco il ritorno ad un teatro di parola, di cui d'Elia è abilissimo costruttore (pensiamo a Cirano de Bergerac, Caligola e Novecento).
Una 'Locandiera' finalmente comica, ricca di energia, d'emozione e di buon ritmo, di atmosfere e scambi vivaci, prezioso e atteso incontro tra un'opera e un regista dal personalissimo e incisivo punto di vista.
Dal 2 al 31 dicembre 2009
Teatro Libero - via savona,10 - Milano

Gaber al femminile


Il secondo appuntamento con “Milano per Giorgio Gaber” è affidato a Maddalena Crippa, che torna al teatro-canzone con "E pensare che c’era il pensiero" di Gaber-Luporini, prima donna a cimentarsi con il repertorio gaberiano.

Dal primo istante”, spiega l’attrice, “mi è stato chiaro che in quanto donna non avrei mai potuto, ma soprattutto non avrei mai voluto, rifare Gaber. Ma Gaber, insieme a Luporini, ha davvero inventato un nuovo modo di abitare il palcoscenico e la canzone, rinnovando l'unione tra parola e musica, riflettendo,interrogandosi, scendendo nel privato o aprendosi al sociale, stando nel presente, riuscendo spesso a decifrarlo e persino ad anticiparlo, mettendosi in gioco in prima persona in una costante ricerca. Proprio nell'onestà di questa ricerca, che a tratti diventa perfino corrosiva, e nel bisogno di condividerla sta il punto di contatto con me, con noi, con l'oggi. Vale la pena di riascoltare le sue parole, specie in un momento tanto buio sia per la cultura che per le coscienze, ma credo valga la pena soprattutto perché la sua eredità, in questo caso, passa attraverso un'alterità - il mio essere donna appunto - un altro punto di vista, un'altra sensibilità. Nella costruzione della scaletta drammaturgica, non ho esitato a tagliare e ad integrare brani o canzoni di altri spettacoli, come per altro era sua consuetudine, specie con E pensare che c’era il pensiero forse lo spettacolo più rappresentato ed elaborato nel corso del tempo”.

La cosa che mi ha soprattutto convinto”, aggiunge la regista Emanuela Giordano, “è l’idea di un Gaber riletto, ripensato, metabolizzato e proposto al femminile grazie all’interpretazione assolutamente inedita che ne fa Maddalena Crippa, allontanando così ogni rischio di imitazione, di rifare Gaber “facendo” Gaber. Maddalena Crippa, attraverso Gaber, canta e racconta la sua (nostra) idea del vivere, i suoi perché, le sue paure. E lo fa volutamente, con fascino, ironia, e potenza tutta femminile. Arturo Annecchino che ha curato il coordinamento musicale dello spettacolo, con gli arrangiamenti di Massimiliano Gagliardi, al pianoforte, ha aderito con entusiasmo al nostro desiderio di portare all’estremo questa inedita lettura gaberiana, presentando in scena non un ensemble strumentale ma un trio di giovanissime vocalist che fanno da contrappunto al canto di Maddalena Crippa, canto che spazia da una vocalità piena a note sottili e struggenti”.

L'ultimo appuntamento con “Milano per Giorgio Gaber” sarà il 14 dicembre con Claudio Bisio, che porta in scena, questa volta al Piccolo Teatro Strehler "Io quella volta lì avevo 25 anni", lettura scenica di un testo inedito di Gaber-Luporini, diretta da Giorgio Gallione con Carlo Boccadoro al pianoforte.


Piccolo Teatro Studio, via Rivoli 6 (M2 Lanza) – 2 e 3 dicembre 2009
Informazioni e prenotazioni: 848.800.304 - www.piccoloteatro.org - www.piccoloteatro.tv

Un mondo dove la violenza non sia più tollerata: quella contro le donne


"La Violenza contro le donne provoca sofferenze indicibili, danneggia le famiglie attraverso le generazioni, impoverisce le comunità, impedisce la realizzazione del potenziale femminile, limita la crescita economica e mina lo sviluppo economico: quando si tratta di violenza contro le donne, non ci sono le società civilizzate".


Così il segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne. "Il mese scorso- ha proseguito Kofi Annan- ho pubblicato uno studio che dimostrava come la metà del genere umano - in ogni continente, nazione e cultura, a prescindere dal reddito, classe, razza o origine etnica -viva sotto questa minaccia". "Anche se viviamo in un ordine mondiale in cui i diritti umani sono stati riconosciuti dalla legge e garantiti da strumenti internazionali, anche se abbiamo imparato che il godimento dei diritti umani è essenziale per il benessere della persona, la comunità e il mondo, anche se, al Vertice mondiale del 2005, i leader si sono impegnati a raddoppiare gli sforzi per eliminare tutte le forme di violenza contro le donne, questo è il dato di fatto."
"Combattere questo flagello ci impone di cambiare una mentalità che è ancora troppo comune e radicata. Per dimostrare, una volta per tutte, che quando si tratta di violenza contro le donne, non vi sono gradi di tolleranza nè scuse tollerabili".
"Per anni, le organizzazioni delle donne e dei movimenti di tutto il mondo hanno lavorato instancabilmente per far uscire la violenza domestica dalla sfera privata e farla approdare nell'arena della responsabilità dello Stato. Molti Stati hanno emanato leggi, attuato provvedimenti e fornito servizi per le vittime della violenza di genere. Ci sono stati, inoltre, progressi nella creazione di norme internazionali". "E 'il momento - ha proseguito il segretario generale delle Nazioni Unite- di fare uno sforzo ulteriore e superare un altro gradino: le Nazioni Unite devono svolgere un ruolo di coordimento e di leadership più forte e più visibile. Gli Stati membri devono invece fare di più per l'attuazione del quadro giuridico internazionale e della politiche cui si sono impegnati. Tutti noi dobbiamo formare dei partenariati forti ed efficaci con la società civile, che ha un ruolo cruciale da svolgere su questo tema a tutti i livelli"."Insieme- ha concluso Annan- dobbiamo lavorare per creare un ambiente in cui la violenza contro le donne non sia tollerata. Incaricando me di intraprendere uno studio approfondito, gli Stati membri delle Nazioni Unite hanno segnalato che sono pronti a realizzare questo progetto. Ora, con lo studio e le raccomandazioni in mano, dobbiamo richiamare il necessario impegno politico e e delle adeguate risorse.
In questa Giornata Internazionale per l'Eliminazione della Violenza contro le donne, dobbiamo tutti - uomini e donne - unire le nostre forze per la realizzazione di questa missione".
In Italia, secondo dati Istat, una donna su tre tra i 16 e i 70 anni è stata, almeno una volta, vittima di violenza o maltrattamenti. Sono sei milioni 743 mila le donne che hanno subito nel corso della propria vita violenza fisica o sessuale.Tre milioni di donne hanno subito aggressioni durante una relazione o dopo averla troncata, quasi mezzo milione nei 12 mesi precedenti all'intervista. Ai danni di mogli e fidanzate i reati gravi: 8 donne su 10 malmenate, ustionate o minacciate con armi hanno subito le aggressioni in casa. Un milione di donne hanno subito uno stupro o un tentato stupro. A ottenere con la forza rapporti sessuali è il partner il 70% delle volte e in questo caso lo stupro è reiterato. Il 6,6% delle donne ha subito una violenza sessuale prima dei 16 anni, e più della metà di loro (il 53%) non lo ha mai confidato a nessuno. Gli autori sono degli sconosciuti una volta su quattro, nello stesso numero di casi sono parenti (soprattutto zii e padri) e conoscenti.
Per quanto riguarda l' Italia, la manifestazione nazionale si terrà a Roma il 28 novembre alle 14 con raduno a Piazza della Repubblica e corteo fino a Piazza San Giovanni. Una manifestazione, spiega il sito http://www.torniamoinpiazza.it/, contro la violenza maschile sulle donne, "per la libertà di scelta sessuale e di identità di genere, per la civiltà della relazione tra i sessi, per una informazione libera e non sessista, contro lo sfruttamento del corpo delle donne a fini politici ed economici. Per una responsabilità condivisa di uomini e donne verso bambine/i, anziane/i e malate/i, nel privato come nel pubblico. Contro ogni forma di discriminazione e razzismo, per una scuola che educhi alla convivenza civile tra i sessi e le culture diverse".
Giorgio Napolitano: no all'immagine volgare da media e spot .
"..ai necessari interventi di tipo repressivo, da esercitare con rigore e senza indulgenza, si debbono affiancare azioni concrete per diffondere, in primo luogo nella scuola e nella società civile, una concezione della donna che rispetti la sua dignità di persona e si opponga a volgari visioni di stampo meramente consumistico spesso veicolate anche dal linguaggio dei media e della pubblicità. Solo così sarà possibile creare una cultura di autentico rispetto, innanzitutto sul piano morale, nei confronti delle donne".
Lo sottolinea il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che in occasione della Giornata internazionale contro la violenza alle donne, ha rivolto un saluto ai partecipanti a tutte le manifestazioni ed agli eventi oggi in programma. "La Giornata internazionale contro la violenza alle donne - osserva il capo dello Stato - deve rappresentare un'occasione per riflettere su un fenomeno purtroppo ancora drammaticamente attuale, individuando gli strumenti idonei a combatterlo in quanto coinvolge tutti i Paesi e rappresenta una vera emergenza su scala mondiale".
"La conferenza su questo tema tenuta a Roma in occasione del G8 - prosegue Napolitano - ha fornito dati che valutano in più di 140 milioni le donne vittime di violenze di ogni tipo. Matrimoni forzati che coinvolgono anche bambine, mutilazioni genitali, stupri generalizzati in contesti di guerra non devono apparirci lontani e a noi estranei. Il dolore di quelle donne, di quelle bambine riguarda tutti noi, anche perché la barbarie della violenza contro le donne non è stata estirpata neppure nei Paesi economicamente e culturalmente avanzati". "..molto resta da fare in ogni parte del mondo per sradicare una concezione della donna come oggetto di cui ci si può anche appropriare: è infatti la persistenza di questi aberranti schemi mentali - sottolinea ancora - a favorire il riprodursi di insopportabili atti di sopraffazione anche in ambito familiare. E' triste dover ricordare che anche in Italia, nonostante la recente introduzione di norme opportunamente più severe, i casi di violenza, i soprusi e le intimidazioni sono in aumento".

Riprendiamoci la dignità, diciamo basta a veline e falsi miti estetici, diamo spazio e corpo alle intelligenze e a quella trascendenza del cuore che ci distingue e contraddistingue.

Donne sveglia!



Il canto libero di Nada



Siamo abituati a pensare Nada come cantante, come la ragazzina quindicenne che ha incantato il Teatro Ariston con la canzone “Ma che freddo fa”, fino alla donna che ha saputo dare un brivido rock all’edizione 2007 del Festival di Sanremo con “Luna in piena”.
Qui la troveremo invece in una veste per molti aspetti inedita: se il teatro è stato certamente parte del suo percorso di artista curiosa e passionale (molti ricorderanno i suoi lavori con Bosetti, Messeri, Fo), con MUSICAROMANZO Nada si mette per la prima volta in gioco.
Sola in scena, in una scenografia scarna - quasi “garage” - una sorta di “non-luogo” dell’anima, si muoverà leggera a raccontare una storia onirica fatta di visioni, parole, cantilene che diventano musica, una storia che si intreccia con la sua storia più intima e profonda, fatta di piccoli ma fondamentali episodi di vita.
Il mio cuore umano è un romanzo che racconta la storia di un’infanzia e di un’adolescenza nella Toscana tra gli anni ‘50 e ‘60, di un’educazione sentimentale indimenticabile e selvaggia alla vita, delle vicende di una famiglia toccata dall’amore e dalla follia.
E’ la storia autobiografica e poetica di un mondo che non esiste più, dove l’essenza magica della natura, il tempo che passa, la pazzia, la passione, la morte, il diventare grandi sono un canto narrativo semplice e profondo che vibra di una forza misteriosa e struggente.
Da questa storia nasce MUSICAROMANZO, uno spettacolo che vede la bambina protagonista del libro raccontare della sua crescita fino a diventare donna e contemporaneamente racconta di un ritorno all’infanzia vista - oggi - con gli occhi della maturità.
La donna e la bambina che insieme raccontano la vita, ognuna con gli occhi dell’altra.
Storie, poesie,incontri, prosa e canzoni per un romanzo in musica che racconta i sogni, gli amori, le ferite e le paure alla ricerca di un equilibrio tra l’ingenuità del passato e la conquista del futuro.
Bentornata Nada.
Teatro Libero - via Savona,10 - Milano
Dal 26 al 28 novembre 2009 - Produzioni Fuorivia
MUSICAROMANZO
da Il mio cuore umano di Nada Malanima

Liberi Amori Possibili cercasi

E' iniziata in questi giorni, e continuerà per tutto il mese di dicembre, la raccolta delle proposte per la composizione del calendario, ancora in fase decisionale, degli spettacoli da inserire nella rassegna di teatro omosessuale, giunta alla sua quarta edizione.
Il Teatro di via Savona a Milano ospiterà la rassegna ' Liberi Amori Possibili' dal 3 all'11 maggio 2010; dopo il primo anno di sperimentazione, il secondo che ha visto la rassegna decollare con un ottimo incremento di pubblico e il successo confermato anche nella scorsa stagione, la rassegna diventa così un appuntamento annuale.
Per essere selezionati è fondamentale che lo spettacolo e la compagnia siano a carattere professionale e non amatoriale e che lo stesso abbia già una produzione.;é necessario, inoltre, che gli argomenti proposti affrontino specificatamente tematiche GLBT (Gay Lesbiche Bisex Trans) o che risultino di interesse per la comunità omosessuale.

Quale modo migliore dell'arte - dunque - e di tutto ciò che concerne lo spettacolo dal vivo per parlare di omosessualità senza tabù e aprirsi a nuove prospettive, lasciando da parte pregiudizi e paure?
Un progetto che nasce da un desiderio civile e culturale di presentare i diversi aspetti dell'omosessualità, considerando la pièce teatrale come immediato spunto di riflessione.
Un approccio inconsueto - quanto mai vivace e stimolante a testi e situazioni che prendono in esame le tensioni, i risvolti affettivi e la condizione omosessuale alla luce dei più recenti modelli scenico-letterari.
Un'iniziativa che vuole essere una risposta concreta alla necessità di dare voce anche alle minoranze sociali, con tutta la forza culturale che il teatro è in grado di offrire.
Perché le barriere, i pregiudizi, i distinguo e i moralismi ideologico-religiosi lascino spazio al dialogo, alla comprensione, a una serena e cosciente unica appartenenza, magari attraverso un’inquietudine, un’intuizione teatrale.
Il Teatro Libero invita a voler inoltrare via mail la scheda di presentazione dello spettacolo, note di regia, foto e rassegna stampa al seguente indirizzo: direzione@teatrolibero.it, con la specifica in oggetto materiale IV ediz. Rass.Omo.
Per gli spettacoli che passeranno la prima fase di selezione verrà richiesto, solo dopo, il materiale video.
Per ogni chiarimento contattare il direttore organizzativo, Francesco Di Rienzo: 0245497296 – 3358054605

Dedicato a Fernanda Pivano

A Fernanda Pivano, scrittrice e traduttrice recentemente scomparsa, una delle figure più significative del panorama culturale italiano, è dedicato il nuovo spettacolo di Giulio Casale, in prima nazionale alla Scatola Magica del Teatro Strehler.

La canzone di Nanda ripercorre le tappe di un’avventura lunga quasi un secolo attraverso i Diari 1917-1973 (opera pubblicata da Bompiani) e i racconti originali che la Pivano ha fatto a Casale negli anni della loro frequentazione, dando così vita ad un affresco poetico ricco di figurazioni e melodie. La narrazione è accompagnata da immagini inedite e sottolineata da momenti musicali che attraverseranno le tappe più importanti della letteratura americana, da Hemingway ai giorni nostri, soffermandosi in particolare sulla beat generation. ù
Un tributo, dunque, che riporta in scena la Nanda stessa e la sua passione per la letteratura, la musica, la libertà.

La canzone di Nanda”, spiega Giulio Casale, “è uno spettacolo di ‘teatro canzone’ e nasce dall’idea di unire i tanti amici e i tanti amori artistici di Fernanda Pivano attraverso una drammaturgia che contenga non solo i riferimenti ai grandi poeti, scrittori, artisti, ma anche le canzoni più rappresentative di un’epoca, che segnano anche i tempi della narrazione scenica. Questo lavoro nasce perché credo che la lezione libertaria e pacifista di Fernanda Pivano, vera selezionatrice di momenti eccellenti in letteratura e nell’arte in generale, sia quanto mai urgente oggi”.

Giulio oltre che un attore è anche un autore”, osserva il regista, Gabriele Vacis, “Poi è uno che non scava solchi. Per dire: la distinzione tra recitare, cantare, ballare è solo occidentale. Lavorare con uno che fa tutto al livello di Giulio mi incuriosiva molto… E lavorando con lui mi sono convinto ancora di più che la regia è un lavoro di ascolto… Specie se hai un testo come quello di Fernanda Pivano da decifrare. I suoi Diari sono una specie di dizionario. Il vocabolario di un mondo che, purtroppo, non esiste più. Il nostro percorso è stato costruire il corpo che potesse pronunciare le parole di quel mondo. è un processo di incarnazione. In questo senso è sacro e non si può tanto parlarne”.
Scatola Magica, Piccolo Teatro Strehler, largo Greppi (M2 Lanza) fino al 6 dicembre 2009
Biglietteria telefonica: 848.800.304 - http://www.piccoloteatro.org/ - http://www.piccoloteatro.tv/

Il jazz di Alberto Sordi

Dopo gli arrangiamenti in chiave jazz delle musiche di Morricone, Rota e Trovajoli, la Civica Jazz Band apre la sua stagione interpretando la musica di un altro grande interprete di musica per film: Piero Piccioni.
Scomparso nel 2004, a 82 anni, Piccioni ha lavorato con grandi registi quali Lattuada, Monicelli, Rosi, Comencini, Visconti, Rossellini, Pietrangeli, Bertolucci, De Sica, ma soprattutto con Alberto Sordi, di cui fu il musicista di riferimento, colui che lo accompagnò nella sua grande avventura cinematografica diventando anche uno dei suoi più intimi amici.
Al pari di Trovajoli, fu un autentico musicista di jazz, che cominciò ad ascoltare da bambino, appassionandosi in particolare a Duke Ellington e imparando a suonare il pianoforte.
Tra l’altro, é stato l’unico musicista italiano a suonare con Charlie Parker, in un serata del 1949, a New York, quando sostituì il pianista Al Haig.
Il suo mondo musicale era quindi vicino al jazz, tanto che in questa serie di letture delle opere dei grandi autori sopra citati, Piccioni è l’unico di cui si possono utilizzare le partiture originali senza bisogno di arrangiamenti jazzistici, ma solo di alcuni adattamenti e aperture congeniali per l’esecuzione di pagine nate per il cinema nell’ambito di un contesto jazzistico.
Lo sguardo a Piccioni rappresenta un doveroso contributo a una autentica personalità della musica italiana e rende l’apertura di Orchestra Senza Confini un evento di assoluta originalità.
Musiche e arrangiamenti originali di Piero Piccioni
Adattamenti di Enrico Intra
America Slow (da: Il bell’Antonio) / Amore, Amore, Amore, Amore (da: Un italiano in America) / Anima Nera (da: Anima Nera) / Opus Jazz (da: Adua e le compagne) / Underground Sketches, In Point of Love e Magic of New York (da: Lucky Luciano) / Rugido do leao (da: Finché c’è guerra c’è speranza) / This Is Life (da: Fumo di Londra) / Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto (dal film omonimo) / Daylight (sigla dell’orchestra 013)
CIVICA JAZZ BAND
Direttore ENRICO INTRA
Solisti: Emilio Soana (tromba), Roberto Rossi (trombone), Giulio Visibelli (sassofoni e flauto),
Mario Rusca (pianoforte), Lucio Terzano (contrabbasso), Tony Arco (batteria)
Introduzione al concerto a cura di Maurizio Franco
Lunedì 7 dicembre, alle ore 11, presso il Piccolo Teatro Studio (via Rivoli, 6 – M2 Lanza
Ingresso 16,50 euro - Per informazioni e prenotazioni tel. 848800304

Giorello-Boschi-de Luca al Piccolo di Milano

Dopo le tappe internazionali di Mosca e Lisbona toccate ad ottobre con straordinario successo di pubblico, "Darwin… tra le nuvole" torna a Milano. Originale omaggio a Charles Darwin nel bicentenario della nascita, nato dall’incontro “improbabile” tra un epistemologo - Giulio Giorello - un professore di Fumetto e Cinema d’animazione - Luca Boschi - e un regista di teatro - Stefano de Luca - lo spettacolo, per grandi e piccini è nuovamente in scena al Piccolo Teatro Studio dal 21 novembre al 5 dicembre 2009.

Nella cornice di una scenografia “animata” da immagini in parte originali in parte rielaborazioni delle illustrazioni di Darwin ( tutte firmate da Luca Boschi), si dipana il viaggio del Beagle, il vascello che in cinque anni avrebbe portato lo scienziato alla scoperta dei luoghi più remoti del mondo: un percorso a tappe in cui ogni nuovo approdo, ogni nuova meta diventa occasione per illustrare alcuni aspetti del sistema evoluzionistico.

Il racconto prende le mosse dal desiderio di due ragazze dei giorni nostri di “intervistare” quel tranquillo gentiluomo del Kent che avrebbe promosso in biologia una rivoluzione intellettuale paragonabile a quella iniziata da Copernico in astronomia.
Comincia così un viaggio nel tempo attraverso il teatro: lo scienziato che le ragazze incontrano è un Darwin giovane, praticamente ventenne, l’età nella quale si unì alla spedizione del Beagle, un Darwin narratore, entusiasta, fantasioso, tra le nuvole appunto, che ama perdersi nei racconti della sua infanzia e che diventa emblema dell’immaginazione come territorio comune nel quale si muovono allo stesso modo infanzia, teatro e scienza, dell’immaginazione come primordiale strumento di interpretazione della realtà e come possibile scorciatoia per la conoscenza.


Piccolo Teatro Studio (via Rivoli 6 - M2 Lanza) – dal 21 novembre al 5 dicembre 2009
"Darwin… tra le nuvole"

Milano ricorda Alda Merini

Questa sera il Piccolo Teatro di Milano - Teatro Strehler - in collaborazione con il Teatro Franco Parenti, dedicherà alla poetessa Alda Merini una serata a ingresso gratuito con letture di suoi testi e proiezione di filmati.
Subito dopo la sua morte, domenica scorsa " spiega il direttore del Piccolo Sergio Escobar - ci siamo sentiti con l’assessore regionale Massimo Zanello: con lui abbiamo condiviso questa iniziativa, che ho ritenuto giusto promuovere in collaborazione con il Franco Parenti, l’altro teatro al quale Alda Merini era molto legata. Riteniamo doveroso ricordare così la grande poetessa, che è stata più volte ospite dei due teatri con memorabili recital”.
Doveroso ricordarla così:
"L’ora più solare per me
quella che più mi prende il corpo
quella che più mi prende la mente
quella che più mi perdona è quando tu mi parli.
Sciarade infinite,
infiniti enigmi,
una così devastante arsura,
un tremito da far paurache mi abita il cuore.
Rumore di pelle sul pavimento
come se cadessi sfinita:da me si diparte la vita e d’un bianchissimo armento
io pastora senza giudizio di te amor mio mi prendo il vizio.
Vizio che prende un bambino
vizio che prende l’adolescente
quando l’amore è furente
quando l’amore è divino"
Ciao Alda.