Giovannino Guareschi al Bertoldo

Dal Blog La nostra storia di Dino Messina - Corriere della Sera



Nell'anno del fascismo trionfante, il 1936, anno della dichiarazione dell'impero e della guerra di Spagna, Angelo Rizzoli affidò a Cesare Zavattini il compito di dirigere una rivista umoristica, . Agli inizi con frequenza bisettimanale il nuovo giornale doveva far concorrenza al marc'aurelio, ma rivolgendosi a un pubblico più colto. Zavattini perciò reclutò alcuni dei migliori giornalisti umoristi, da Giovanni Mosca (che ben presto gli soffiò il posto di direttore) a Marcello Marchesi al campione di grafica Saul Steinberg (ricordate la mappa di New York che guarda Milano?), a Carletto Manzoni e, last but not least come dicono gli inglesi, a Giovannino Guareschi (1908-1968), che sarebbe diventato presto caporedattore.
Nell'anno del centenario della nascita e del quarantennale della morte, accanto alle iniziative milanesi, c'è da registrare una mostra che si aprirà sabato 29 a Brescia all'Auditorium del museo di Santa Giulia in via dei Musei 81/b, sino al 28 febbraio, intitolata . Un titolo significativo perché fa vedere come durante la dittatura fascista se non era consentita l'opposizione era certamente tollerata una certa fronda. E i disegni bonariamente irridenti di Guareschi contro il militarismo , le sue frecciate contro le bellezze italiche (donnone brutte e temibili), o le sue battute nelle rubriche come "Il cestino", "Post scriptum", "Le osservazioni di uno qualunque" ci descrivono non soltanto lo spirito di un'epoca ma un'importante tappa dell'autore italiano più venduto nel mondo (venti milioni di copie ha totalizzato il suo ).


L'autore della saga dedicata a Peppone e don Camillo passa per essere stato un fascistone.

Di destra lo era senz'altro e pure anticomunista. Ma era soprattutto un anarchico, che si divertiva a irridere il potere. Riuscì ad andare in galera con il fascismo perché ubriaco si era messo a urlare contro Mussolini, a essere internato in Germania perché durante la Repubblica sociale si rifiutò di disconoscere l'autorità del re, fece qualche mese di prigione per aver pubblicato sul delle false lettere di Alcide De Gasperi, piuttosto gravi, se fossero state vere, per il ledaer democristiano, perché in esse si invitava gli Alleati a bombardare la periferia di Roma.

Nonostante tutto, Guareschi a noi rimane simpatico perché lo riteniamo un galantuomo e soprattutto uno dei grandi caratteri (e autore di caratteri) italiani.